28 gennaio 2018 IV Domenica del tempo ordinario

Gesù è un Rabbì, un Maestro, va nelle sinagoghe a insegnare la scrittura.
Vi ricordate che siamo all’inizio del suo ministero. Abbiamo festeggiato il Natale, alla fine del tempo di Natale c’è stato il battesimo di Gesù (il battesimo non è di Gesù bambino che viene battezzato, ma Gesù è grande, ha già trent’anni quando viene battezzato) e da lì inizia a camminare e a dire: “Il regno di Dio è vicino”.

E va anche, come sentiamo oggi, nella sinagoga (non esistevano le chiese, c’era il tempio di Gerusalemme, e poi le altre sinagoghe), nella sinagoga di Cafarnao. E insegna. E la gente rimane stupita, ci dice il Vangelo, stupita davanti a questo giovane Maestro, questo giovane Rabbì che parla della scrittura. Rimangono stupiti, meravigliati, perché dicono che lui parla con autorità. Non vuol dire che è autoritario, ma parla con autorità, autorevolezza, cioè quello che dice, si capisce che lo vive. Quello che dice li colpisce perché non sono solo parole in aria, ma è un qualcosa che Gesù vive. E lo vivrà fino alla fine, fino alla croce. Darà la vita per me, e per voi, perché lui è fedele alla sua parola. La sua parola la vive.
E’ una cosa che facciamo fatica a capire, perché abbiamo talmente l’abitudine di avere gente che parla ma non fa (in piena campagna elettorale, adesso, lo possiamo vedere), e qui tocchiamo con mano, invece, quello che Gesù è: è la Parola di Dio. E la gente rimane stupita.
Ma mi vorrei soffermare su un altro fatto: cosa succede quando lui parla? Un uomo si alza, un uomo posseduto dal diavolo. E dice: “Cosa vieni a fare, qua? Ci vuoi rovinare? Tu, il Santo di Dio!”
Il primo miracolo che Gesù fa è di buttare fuori uno spirito malvagio. Nel vangelo di Marco, che stiamo leggendo quest’anno (voi sapete che in ogni anno liturgico leggiamo un Vangelo diverso, quest’anno è il Vangelo di Marco), è il primo miracolo di cui si parla: Gesù butta fuori lo spirito malvagio da un uomo.
Ma quell’uomo lì non era fuori, era nella sinagoga. Quell’uomo lì potrebbe essere un uomo con la giacca e la cravatta, tranquillo, seduto come tutti gli altri. E quando Gesù comincia a parlare, allora sbotta.
E’ un uomo che andava nella sinagoga.
Tante volte abbiamo l’impressione che il diavolo si a una cosa brutta, ci sono adesso, negli ultimi 10 anni, dei film horror che parlano di queste cose, e il diavolo è sempre raffigurato come un mostro. Ma non è così, il diavolo ti deve sedurre, e quindi certamente non prenderà il volto di un mostro, assolutamente no, ti deve attirare. Se il Vangelo inizia come primo miracolo con questo, è perché dobbiamo capire che noi prima di tutto abbiamo bisogno della guarigione.
Perché siamo tutti toccati dalla seduzione del maligno, e spesso non ce ne rendiamo conto. Non ci lasciamo sconvolgere dalla Parola, perché abbiamo già ricevuto, a poco a poco, l’influenza del maligno.
Pensate ai primi uomini, Adamo ed Eva. Cosa fa con loro il maligno? Si mette lì come un piccolo consigliere, che viene a dire: “Ma no, quest’albero, questo frutto, lo potete prendere, non morirete! Dio vi mente!”.
Cosa fa il diavolo? Mette una punta, solo una punta di sfiducia nell’uomo.
L’abbiamo già detto altre volte: in una coppia basta una punta di sfiducia perché la coppia si rompa. O la fiducia è al cento per cento, o a poco a poco va male.
Un po’ la stessa cosa coi nostri muri della parrocchia: il problema attuale è che sui muretti ci sono delle piccole infiltrazioni. Sono delle cose piccole, ma a lungo andare quest’acqua che scende, scende nei nostri muri, li spacca, a poco a poco.
Così è nella nostra vita, il diavolo si infiltra. Ci mette questa goccia di sfiducia.
Allora cosa dobbiamo capire oggi: che ciascuno di noi ha bisogno di essere guarito, che ciascuno di noi ha bisogno del Signore. Non crediamo di non averne bisogno, non crediamo di essere forti, non crediamo di essere fiduciosi, perché è proprio nel momento in cui tu credi di essere perfetto, quando credi di essere fedelissimo, quando credi che tutto vada bene, che crolli.
Ci vuole un’azione continua e soprattutto sentire dentro di sé il bisogno di Dio.
Cosa fa il diavolo? Ci dà una visione di Dio sbagliata, ci fa credere che il cristianesimo è solo un sistema morale, e quindi per liberarmi devo andare fuori, perché questo sistema non mi dà la libertà. Ci fa credere che Dio è un padre autoritario, una sorta di spia che sta sempre lì a guardare le brutte azioni… e potrei continuare così a fare un elenco di quello che possiamo pensare, quella che viene data come immagine del cristianesimo, la religione, Dio.
Gesù è venuto invece a parlarci del vero volto di Dio e del vero volto dell’uomo. Attraverso di lui scopriamo che significa credere in Dio, a chi crediamo, qual è questo Dio. Ci parlerà di lui come di un padre.
Attraverso Gesù capiamo chi è l’uomo, a cosa è chiamato.
Noi siamo all’inizio ma già Gesù viene a liberare l’uomo, in questo Vangelo, con il primo miracolo.
Ci fa capire l’obiettivo, il perché è venuto: per liberare l’uomo.
Allora noi siamo chiamati a questo: ad aprire i nostri cuori alla sua presenza e alle sue parole, dobbiamo capire che abbiamo bisogno di lui, abbiamo bisogno di liberarci da tutto un sistema di pensiero che ci nega la realtà.
Apriamo il nostro cuore e vedremo con i suoi occhi chi è Dio. Amen.