20 gennaio 2019 Seconda domenica del Tempo Ordinario C – Le nozze di Cana

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Con la bellissima festa della settimana scorsa – Il Battesimo di Gesù – in cui noi abbiamo battezzato dei bambini e uno l’abbiamo messo nell’acqua – vi ricordate? – per immersione, si è concluso il lungo tempo del Natale. Il nostro coro ormai sapeva tutti i canti a memoria, non c’era più bisogno di prove: avevano cantato i canti di Natale per settimane e settimane. Adesso, vedete, siamo tornati al colore verde, il colore del Tempo Ordinario: ricominciamo la nostra vita nel tempo ordinario. E come inizia? Con una cosa bella, una festa.

Vedete, noi cristiani siamo piuttosto fortunati perché le cose importanti Dio le fa per noi sempre con un banchetto, una cena. Iniziamo questo Tempo Ordinario con questo matrimonio, a Cana, e lo concluderemo con l’Ultima Cena. Dunque i momenti forti sono sempre in mezzo a una cena. E questo, lo vedremo, è importante.

Ora cosa abbiamo? Un matrimonio. E cosa succede a questo matrimonio? Maria, che è sempre molto attenta e discreta, osserva e dice: manca il vino. Non manca una cosa essenziale: non manca il pane! Ma manca il vino. Potremmo dire che è qualcosa di superfluo, qualcosa di non necessario: manca il vino!  Però il vino a una festa è importante, è un segno di gioia, è questo di più che dà gioia alla festa. E allora cominciamo a farci una domanda: perché proprio san Giovanni, che è l’unico che racconta questo episodio, perché ci vuole raccontare questo? Che non è considerato un miracolo: per san Giovanni sono dei segni i primi miracoli, sono sette segni; sono sette segni importanti e questo è il primo di questi sette segni: manca il vino.

E quando manca il vino nella nostra vita? Manca il vino quando nelle nostra relazione con nostra moglie, con nostro marito, quel di più non c’è più, quando si va avanti così, quando non c’è più la passione.

Quando è che ci manca il vino? Quando nella nostra relazione con Dio non c’è più quello slancio, quella passione, quella volontà di evangelizzare.

Quando non c’è più questo vino?  Quando nella relazione con l’altro mi ritiro un po’ in me stesso, quando non ho tanta voglia di donare, quando sono sempre alla ricerca di prendere quel che c’è.

Vedete che nella nostra vita tante volte il vino manca.

Allora cosa devo fare nella mia vita per ritrovare questo gusto, questo di più? Guardiamo il Vangelo cosa dice. Maria dice ai servi: Fate quello che vi dirà. Noi dobbiamo fare quello che ci dice Gesù. Dobbiamo fare il Vangelo: la buona notizia. Dobbiamo renderlo vivo. Dobbiamo dare corpo alle parole di Gesù. Dobbiamo mettere in pratica quello che ci racconta, cercando di vivere il Vangelo in maniera più concreta e ritroveremo il gusto delle cose. 

È un Dio strano questo qui perché è un Dio che quando entra nella tua vita, non ti toglie, ma ti fa scoprire chi sei. Quando entra nella relazione di coppia, non toglie, ma aiuta a una vera relazione. Nei cammini che stiamo facendo, sia con le famiglie mature, come con quelle giovani scopriamo con loro l’importanza del sacramento del matrimonio, dove è vissuta proprio la grazia che gli è stata donata: cioè come lo Spirito Santo agisce dentro la loro vita di coppia. È terribile come tanti dicono: io per vent’anni non mi ero mai reso conto di quanto era importante la presenza di Dio nella mia vita di coppia. Ecco noi siamo così, noi rischiamo di vivere tutta una vita in cui veniamo in chiesa, facciamo il segno della croce, continuiamo a dire: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo e poi non lasciamo agire lo Spirito santo dentro le nostre vite! Ce lo dimentichiamo, a tutti i livelli!

Ho parlato agli sposi, ma potrebbe esserci questo anche in una persona che studia o lavora o vive la sua vita, ma che non fa mai le scelte cercando di capire quello che Dio vuole da lui. E quel di più non lo vive mai, non lo sente mai e va per inerzia, va avanti così. Che vita triste!

Questa non è la vita cristiana! Perché la vita cristiana è quel banchetto! Se la liturgia inizia con questa storia delle nozze di Cana è proprio perché la vita con Dio è una vita di gioia. Dio non vuole gente rattrappita, che non sorride mai. Il Dio dei cristiani è un Dio della gioia!  Un Dio felice! Che vuole la felicità dell’altro. Il nostro cammino di fede è un cammino verso la felicità piena, intera, completa. Non è un cammino solo perché devo portare la mia croce ed essere crocifisso. Certo che devo crocifiggere me stesso nel senso che devo essere tutto povero, devo essere libero completamente, ma è proprio nella mia intera libertà vera che io trovo la gioia, la vera gioia! Per essere completamente libero di amare! È il peccato che dobbiamo crocifiggere nella nostra vita, noi il bene, non l’amore!

Allora noi dobbiamo riscoprire il gusto del Dio presente nella nostra vita e dobbiamo riscoprire il gusto di mettere in pratica il Vangelo. Solo così ci sarà questo vino, questa grazia del Dio presente che ci fa cambiare, che ci fa vivere intensamente le cose.

Allora chiediamo a Maria di accompagnarlo così. Chiediamo a Maria di aiutare anche noi a camminare secondo quel Seguilo! Fai quello che ti dice. E noi risponderemo con quel di cui il Signore ha bisogno. Amen

20 gennaio 2019 Seconda domenica del Tempo Ordinario C – Le nozze di Cana
Omelia di Don Stefano Cascio
Trascrizione di Maddalena Kemeny