Giovedì 9 aprile 2020 Cena del Signore

Amare e servire

Il Signore ha voluto celebrare  la Pasqua in casa vostra.

Non siamo noi a scegliere come festeggiare la Pasqua: è sempre il Signore che lo decide.  E oggi più  che mai decide di celebrarla nelle vostre case. Vi abbiamo chiesto, proprio come all’epoca, di fare, con i vostri figli, il pane. Vi chiederemo dopo di lavare i piedi: del padre, della madre, dei figli.

Se tante volte avete vissuto il giovedì  santo, o il triduo pasquale, come spettatori, oggi più  che mai il Signore vi invita alla sua Pasqua, cioè  al suo passaggio. E tutta la liturgia ci sta invitando a seguirlo.

Durante l’anno seguiamo Gesù  dalla nascita alla morte, alla Risurrezione, all’Ascensione. In un anno festeggiamo trentatré anni di vita. Ma durante la settimana santa, durante il triduo siamo chiamati a seguire Cristo passo dopo passo. Ci facciamo compagni di viaggio. Compagni della sua sofferenza, del suo dolore, della sua gloria.

Il Signore vuole fare la Pasqua e celebrarla come tutti gli ebrei, che ricordano quella notte. Gesù  vuole celebrare la Pasqua, la sua Pasqua. Ecco perché la prima lettura ci spiega come deve essere celebrata: scegliere per ogni famiglia un agnello; prendere un po’ del suo sangue e metterlo sule porte, perché  il Signore passerà oltre. Pasqua  significa: passare oltre.

Dopo quella notte il popolo inizierà  a camminare nel deserto verso la Terra promessa. Il Signore  quella sera vuole invece celebrare la sua Pasqua, il suo passaggio, il passare oltre. Questo passare oltre è  passare oltre la sofferenza e la morte. Un po’ come oggi siano chiamati a passare oltre la sofferenza che tocca il nostro Paese e il nostro mondo.

Ma ecco il momento dell’ultima cena, quando Gesù  festeggia la Pasqua insieme ai suoi discepoli. Ce lo racconta la seconda lettura, san Paolo: Egli prende il pane, che è  il suo corpo, prende il vino, che è  il suo sangue. Gesù  sa già  tutto, sa che deve essere condannato, che dovrà  soffrire, essere torturato, che vivrà  la sua Passione, che morirà.  Gesù  sa già  tutto. Questa festa che celebriamo, in questo giovedì  santo, noi celebriamo già tutto. Quello che viene dopo è  solo la manifestazione concreta di quello  che Gesù sta già  annunciando: questa sera vuol far capire che la sua morte diventa Alleanza. Il Dio umile, piccolo, che avevamo celebrato a Natale, torna ad essere piccolo, umile: anzi, diventa per noi nutrimento, diventa pane, diventa vino per ciascuna delle nostre vite.

Ma io ve lo avevo detto domenica, quando abbiamo iniziato la settimana santa. La settimana santa non ci spiega il perché  amare, ma il come amare. E lo vediamo attraverso  il Vangelo  di Giovanni. Non ci racconta l’ultima cena come ce l’aspettavamo, tutti attorno al tavolo; ma fa un passo indietro. All’inizio della cena Gesù  si china verso i suoi discepoli. Poi prende il catino e lava i piedi dei suoi discepoli. Gesù  si fa schiavo, si fa servo, perché  accadeva così nelle case: quando si arrivava, il servo o schiavo veniva a pulirti i piedi, perché  cin i sandali entrava sabbia e terra, erano tutti sporchi. E quindi desidera pulire i piedi dei suoi discepoli. Facendo questo è  un esempio che sta dando, lo dice lui stesso.

Ma san Pietro rifiuta. E Gesù  gli dice:“ Se non accetti, non avrai parte con me”. Proprio come noi, che dobbiamo accettare la misericordia di Dio. Prima di poter accedere all’Eucaristia, dobbiamo ricevere la sua misericordia. E Pietro  allora accetta, esagera come sempre, ma accetta.

E in quel gesto, in cui Dio si mette in ginocchio, in cui Dio si fa servo, abbiamo il senso della vita cristiana.  Dio ci ha fatti e voluti per amore. E Dio ci chiede di amare. Questa vocazione all’amore ce l’abbiamo tutti. Tutti siamo chiamati ad amare l’altro. Il Signore  sta annunciando che per amare dovrà dare la vita per noi. E chiede a ciascuno di noi di dare la vita.

Ma dare la vita è  difficile, è  forse l’ultimo passo di un cammino di vita. E questo cammino di vita, quella vita che vivo ogni minuto, ogni momento, lo posso fare con questo secondo gesto che è la lavanda dei piedi: mettermi al servizio degli altri. Gesù stesso ce lo dice: “Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene perché  lo sono”, “ma non sono venuto per essere servito, ma per servire”.

Ecco il senso della vita cristiana: amare e servire. Perché  un amare senza servire è un amare vuoto, è un amare senza autenticità.  E un servire senza amore è un servire da schiavi. Noi invece siamo chiamati ad amare e servire.

Voglio concludete con una frase del biblista Albert Vannoye, che dice: “ Se invece della ricerca di denaro, di potere e del piacere, ci fosse dappertutto  questo spirito di amore e di servizio, il mondo diventerebbe un paradiso. La nostra vocazione è  di spingere il mondo in questa direzione”. Amen