29 novembre 2020 Prima domenica di Avvento

Attenti e svegli

Eccoci al primo giorno del nuovo anno liturgico, l’anno B. Ci ritroviamo come ogni anno davanti a questa corona d’Avvento, che spero abbiate fatto anche nelle vostre case. Una tradizione che dobbiamo rinnovare, questa. È bello prepararsi al Natale. E voi ragazzi ricordate che ogni domenica accenderemo una candela che ci porterà a quel grande momento che sarà la festa del Natale.

È una cosa particolare l’Avvento, perché noi ci prepariamo alla nascita di Gesù, ma nello stesso tempo Gesù e già nato, duemila anni fa! Se no non saremmo qui, no? Allora, che cosa aspettiamo, perché si aspetta il Natale? Perché, vedete, l’attesa del Natale diventa l’attesa del ritorno di Gesù, che aspettiamo tutti. Noi cristiani crediamo che alla fine del mondo tornerà Gesù. Quindi la festa del Natale diventa per noi, tutti gli anni, l’attesa del ritorno di Gesù.

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22 novembre 2020 Solennità di nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo

Il dono

È bello poter celebrare la Cresima in questo giorno, perché  è il giorno in cui stiamo dicendo che Cristo è il re della nostra vita.

Noi, forse ancora di più in questo periodo, ci affanniamo a pensare solo alle cosa della terra: alla nostra salute, in questo particolare momento. E ci dimentichiamo spesso della salute della nostra anima. Ci dimentichiamo spesso a che cosa siamo chiamati. Ci dimentichiamo spesso che un giorno saremo chiamati su, a rispondere, in un  certo senso, della nostra vita di qui. Certe volte ci dimentichiamo di educare i nostri figli con lo sguardo verso quell’orizzonte che il  Signore ci ha indicato. Ed è triste, perché  forse la cosa più bella è  il cammino  verso la nostra felicità.

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15 novembre 2020 XXXIII domenica del tempo ordinario

Talento d’amore

Ecco, anche oggi il Vangelo ci presenta una parabola, cioè una storia che, raccontata da Gesù, parla di noi. Quando Gesù racconta una storia vuole parlare di ciascuno di noi.

Oggi è la storia di questo padrone molto ricco. Dico molto ricco perché affida ai servi dei talenti: che non sono i talenti nel senso di doni che noi abbiamo. I talenti erano una moneta molto elevata. Si dice che un talento corrispondesse a trentatré chili di oro, più di vent’anni di lavoro per un operaio. Quindi era una somma enorme che veniva data a questi servi!

E di questi preziosi talenti, a uno ne dà cinque, a un altro ne dà due, a un altro ne dà uno solo, secondo – dice la Scrittura – le loro capacità. Il primo li fa fruttificare, ricavandone il doppio: dieci. Il secondo pure li fa fruttificare e anche lui ne ricava il doppio: quattro. L’ultimo, per paura, quell’unico talento lo nasconde nel terreno.

Perché Gesù  ci racconta questa storia? Perché, ricordatevi bene che Gesù è venuto a parlarci di Dio, a spiegarci chi è Dio. E cosa vediamo nel comportamento di questi tre servi? Vediamo che uno di loro fa arrabbiare il padrone: è quello che ha una visione negativa del suo padrone, non ha fiducia in lui. Gli dice: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura! E sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra. Ecco ciò che è tuo!”.

Qual è il problema di questo servo? È che ha una visione non giusta del suo padrone! Ed è guidato dalle sue paure. La paura la conosciamo bene, la stiamo vivendo in questo periodo di pandemia. Molta gente ha paura! E la paura guida le tue decisioni, quindi tu non sei più una persona libera, perché tu fai le cose non perché pensi che queste siano le cose giuste da fare, ma le fai per paura!  Non so se capite bene: il Signore è venuto a liberarci! Questo non significa che non dobbiamo essere prudenti! Attenti alla differenza fra prudenza e paura: sono due cose diverse.

Allora, questo tempo di pandemia ci ricorda che siamo chiamati a essere uomini e donne liberi. Dobbiamo saper andare al di là delle nostre paure!

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8 novembre2020 XXXII domenica del tempo ordinario

Lo sposo

Come sempre il Signore ci parla attaverso le parabole . Ma voi sapete benissimo che, quando il Signore  ci racconta  una storia, parla soprattutto a noi, alla nostra vita.

Abbiamo ascoltato la storia di  queste vergini che aspettano lo sposo.  Per noi forse è un po’ strano, di solito noi aspettiamo la sposa, che arriva sempre in ritardo e  sappiamo bene cosa significa aspettare…  Oggi il Signore ci parla invece dell’attesa dello sposo. È facile capire che lo sposo, nel nostro caso, è Gesù Cristo, e il Signore.

La nostra vita potrebbe essere  come per queste vergini. Una vita che non è sempre facile, una vita che può essere anche nel buio: queste vergini si incamminano nella notte, quando è tutto buio. Un po’  come potrebbe essere alcune volte la nostra vita. Comunque le vergini della parabola hanno il coraggio di mettersi in cammino; ma  alcune sono sagge e altre sono stolte. Le sagge avevano preso con sé, come avete sentito, l’olio. Non c’era l’elettricità,  quindi le lampade andavano a olio, come questi falsi ceri, vedete, che sono a olio, il sistema è esattamente lo stesso. Ora, nell’attesa, alle vergini viene a mancare l’olio.

Vedere, queste vergini siamo noi. Lo siamo quando ci avviamo alla vita, quando abbiamo la vita davanti, quando siamo liberi, per accogliere quello che il Signore ci vuole donare. Questo è il senso della verginità, nel racconto di oggi.  Quindi questo potrebbe valere per ciascuno di noi. Nella nostra vita siamo chiamati a questa attesa,  come queste vergini che aspettano lo sposo.

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Lunedi 2 novembre 2020 Commemorazione di tutti i fedeli defunti

Abbà, padre

Celebriamo questo momento in modo diverso, dopo la festa di ieri. Lo viviamo con una grande speranza nel cuore. E le letture di oggi ce lo fanno capire. San Paolo ci dice: “Voi non avere ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà, padre”. Questo è qualcosa che deve assolutamente  entrare nella nostra piccola testa: noi dal Battesimo siamo figli di Dio! Il Signore Gesù  è  venuto nel mondo proprio per raccontarci chi è Dio. E ci ha insegnato una sola preghiera. Tutte le altre preghiere ce le siamo inventate, a poco a poco gli uomini le hanno scritte, le hanno inventate. Anche l’Ave Maria: hanno preso dei brani del Vangelo per metterli insieme.

Una sola preghiera ci è stata insegnata da Gesù,  quando i discepoli gli hanno chiesto: ”Insegnaci a pregare” e lui ha risposto così: “Padre nostro”, anzi ha usato la parola: “Abbà”, papà, proprio per farci capire il legame stretto di un Dio non giudice, ma di un Dio padre. E un padre non si dimentica dei suoi figli.

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Domenica 1 novembre 2020 solennità di tutti i santi

O santo o fallito

È arrivato il momento del sondaggio annuale. Ogni anno faccio la stessa domanda: ogni primo novembre, in cui celebriamo tutti i santi. E la domanda è questa: chi di voi si sente chiamato alla santità?

Lo chiedo, perché forse noi abbiamo un certo problema di comprensione. Dovete sapere che nei primi secoli alcune delle prime comunità cristiane si chiamavano proprio “i santi”. Perché? Perché siamo tutti chiamati alla santità, questa è la nostra vocazione! Non ce n’è un’altra, il cristiano ha la vocazione alla santità! Non si tratta solo dei santi di cui vedete le statue in giro per le chiese, tutti noi siano chiamati alla santità. 

Ma che cos’è la santità? Non esiste la santità di Sant’Antonio, di san Bonaventura, di san Francesco, di san Giovanni Paolo II: non è questa. Noi riflettiamo l’unica santità, che è quella di Dio. L’uomo è chiamato a riflettere quella santità.

E come si fa a diventare santi? Lo diventiamo rispondendo alle promesse del nostro Battesimo.  È bello che anche oggi ci sia un Battesimo, perché ci ricorda che noi abbiamo ricevuto il germe della vita eterna, abbiamo ricevuto la nostra chiamata proprio nel giorno del Battesimo.  Dunque il problema è sapere se noi rispondiamo al progetto di Dio su di noi, se rispondiamo a questa chiamata, se lasciamo che Dio operi nella nostra vita. Questa è la domanda fondamentale. Perché cosa succede dal momento in cui abbiamo ricevuto il Battesimo ad oggi? È che noi tante volte ci siamo dimenticati di quella veste bianca che abbiamo ricevuto. Ci siamo dimenticati di quella candela con quella luce che rappresentava Cristo. Ci siamo dimenticati che qualunque scelta noi facciamo nella nostra vita è per lasciare operare Dio o, al contrario, per bloccarlo.

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25 ottobre 2020 XXX domenica del tempo ordinario.

Amerai

Ancora una volta i farisei vogliono mettere in difficoltà Gesù, perché  vogliono capire se è  veramente un maestro, un rabbino. E allora gli chiedono una cosa che qualsiasi ebreo saprebbe! E ciòè: “Qual è il più grande dei comandamenti?” Qual è il primo dei  comandamenti?

E lo shemà Israel’. Se voi andate nelle case degli ebrei, in tutte trovate sempre, fissata  sullo stipite della porta, una piccola scatolina che contiene, scritte su un rotolino, proprio queste parole: Shemà Israel, ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è  uno solo.  Amerai Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la tua mente.   

Il problema che Gesù pone ai farisei, è molto semplice: “Voi dite di amare Dio. Voi vi rinchiudete nel vostro tempio, ma poi non state attenti a chi c’è  vicino a voi”. Ecco perché  Gesù  mette subito il secondo comandamento: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. “Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i profeti”.

Allora, la parola essenziale di questa domenica, di queste letture, di questo Vangelo, è la parola amerai. Non: ama! , ma amerai. Al futuro, cioè  sempre tu devi amare. E devi amare prima di tutto Dio, poi chi hai vicino.

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18 ottobre 2020 XXIX domenica del tempo ordinario

Capolavoro

18 ottobte 2020 XXIX domenica del tempo ordinario

Un capolavoro

Il Vangelo di oggi ci presenta due nemici. Come sapete la Palestina duemila anni fa era occupata dai Romani. Si erano formate due fazioni: da una parte gli erodiani, che erano collaborazionisti, stavano con il potere dei Romani. Dalla parte opposta c’erano i farisei, quelli del tempio. I collaborazionisti dovevano ovviamente pagare la tassa a Cesare. Invece i farisei dicevano: no, l’ unica  tassa che possiamo pagare è quella del tempio.

Questi nemici però, come sempre succede in politica, si coalizzano, perché vogliono mettere in difficoltà Gesù. Chiedono: “È lecito o no pagare  il triburo a Cesare?”. Se lui avesse risposto: “Paghiamo la tassa”, avrebbe voluto dire che stava dalla parte degli erodiani. Se invece avesse detto: “No, diamola al tempio”, l’avrebbero etichettato dalla parte dei farisei.

Gesù, come sempre, non cade in questo tranello. Infatti Gesù non dice: “Pagate!”, ma dice (dal greco): “Restituite!”. Gesù dice: “Restituite a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Il cristiano è chiamato a questo: il cristiano è  nel mondo, ma non è  del mondo.
Ricordatevi bene questa frase: il cristiano è  nel mondo, ma non è  del mondo. Stiamo nel mondo! Significa che noi non dobbiamo chiuderci nella nostra comunità, ignorando quello che succede fuori, perché  Gesù  dice: “Restituite a Cesare quello che è  di Cesare!”.
Cosa possiamo restituire al mondo? Noi siamo  chiamati a costruire il bene comune. Il cristiano deve educare il figlio, la figlia, a rispettare il dono che ha attorno a sé, vale a  dire il dono dell’ambiente e il dono della società: sono doni per noi! E siamo chiamati a costruire questo bene!

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11 ottobre 2020 XXVIII domenica del tempo ordinario

L’invito

Oggi è un giorno speciale: abbiamo i bambini della prima Comunione, per la prima volta qui in mezzo a noi. Forse non per la prima volta, se qualcuno ha già  accompagnato i suoi genitori qui. Ed è  bello avere questo Vangelo proprio oggi. Perché  questo Vangelo parla di voi, parla dei vostri genitori, parla di ciascuno di noi. Parla di Flavio e dei suoi genitori: questo bambino che riceverà tra poco il Battesimo.

Ed è  anche bello poter battezzare oggi davanti a voi, perché tutto quello che facciamo oggi è  dovuto al fatto che un giorno i nostri genitori hanno deciso il Battesimo per noi. Ma poi scopriremo che cos’è  il Battesimo.

Intanto vorrei tornare al Vangelo di oggi. Come avete sentito, Gesù  ci racconta una parabola, cioè  una storia. E quando Gesù  ci racconta una storia, vuole sempre dirci qualcosa, ai piccoli come ai grandi.

Oggi è la storia di un re che ha un figlio che si deve sposare. Quindi organizza una grande festa. Ora, tutto è  pronto, hanno preparato tutto, ma gli invitati non vengono. Allora il re manda subito i suoi servi, di nuovo, a dire: ma guardate che tutto è  pronto, dovete venire! Ma uno va ai campi, l’altro deve fare un’altra cosa, un altro deve fare un’altra cosa ancora: e nessuno viene.

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4 ottobre 2020 XXVII domenica del tempo ordinario

Chiamati alla fecondità

Ci sono parabole luminose e ci sono parabole terribili, come questa che abbiamo letto oggi. Terribili perché  raccontano la storia del popolo di Israele. Terribili perché  possono anche raccontare la nostra propria storia.

È molto facile capire che la vigna indica questo popolo; che i servi che vengono mandati dal proprietario della vigna  sono i profeti che sono stati mandati al popolo di Israele. E sappiano che brutta fine hanno fatto i profeti! E certo è facile anche capire che il figlio del proprietario che viene mandato nella vigna e che sarà ucciso, è  proprio Gesù  Cristo, che viene mandato dal Padre e che viene ucciso dagli uomini.

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27 settembre 2020 XXVI domenica del tempo ordinario

Cuore indiviso

Il Signore  ha voluto che si i iniziasse questo anno pastorale proprio con un Vangelo che fa riflettere in particolare i fedelissimi, le

persone che sono qui ogni domenica,  forse ogni giorno: le persone che chiamiamo gli operatori  pastorali, cioè  le persone che si mettono al servizio della pastorale di questa comunità, di questa parrocchia.

Perché  dico questo? Perché  avete sentito che nel Vangelo  Gesù  parla ai  capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, vale a dire a quelli che dovevano rappresentare proprio la religione, che dovevano impersonificare un po’  quello che era la religione.

E vi fa riflettere su questa storia di questi due fratelli. Un padre, ci dice Gesù, aveva due figli, cui chiede di lavorare con lui nella vigna. E un figlio dice: “Io non ne ho voglia“, ma poi si mette a lavorare con il padre. L’altro dice: “Sì, signore”, e invece non ci va. Quando Gesù  chiede: “Chi di questi ha compiuto la volontà del padre?”, ovviamente tutti dicono: “Il primo“.

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20 settembre 2020 XV domenica del Tempo ordinario

La chiamata

Il Signore ci mette sempre in difficoltà. Ricordatevi sempre che la paroia di Dio ci deve metterci in difficoltà! Se non lo fa vuol dire che non sta penetrando nella nostra vita e nel nostro cuore.

In che senso  ci mette in difficoltà? Il Signore ci dice che il regno dei cieli è come questa parabola, è come questa storia che vi sto raccontando: la storia di un padrone che di mattina presto, già all’alba, va a cercare lavoratori da ingaggiare a giornata per la sua vigna e concorda con loro, come avete sentito, un denaro per ciascuno. Che cos’era un denaro? Era quella moneta che permetteva a una famiglia di vivere in quella giornata , non è che guadagnavano molto di più.  Quindi questi poveracci, se non lavoravano, non mangiavano quel giorno, era il minimo indispensabile, il minimo che si poteva dare a una persona.

E così la parabola racconta che il padrone torna alle nove, poi torna ancora e ritorna fino alla sera alle cinque, perché chiama tutte le persone che incontra ad andare al lavoro. Alla fine, come avete sentito, quelli che sono arrivati per ultimi vengono pagati quanto quelli  che sono arrivati alla mattina. Molti di noi si saranno detti: questa è un’ingiustizia, non è giusto per quelli che hanno lavorato tutto il giorno!

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13 settembre 2020 XXIV domenica del tempo ordinario

La misura del perdono

Il Signore oggi ci vuole provocare! Come e sempre provocante la parola di Dio. Ricordate che tante volte l’ho detto: quando la parola di Dio non ci colpisce, significa che qualcosa non va. Noi siamo un po’ come quando la terra è così secca che l’acqua non entra neanche, e passa. Così tante volte fa la Parola con noi: passa e va, senza entrare dentro di noi.

Oggi questa parola è provocante! Provocante, perché  il Signore  ci dice: no, non devi perdonare sette volte, ma settanta volte sette!  Ovviamente significa un perdono senza limiti, ed è questo che è provocante per noi. E forse lo e ancora di più in questi giorni. Ieri c’è stato il funerale di questo ragazzo, Willy. Certamente sono stato colpito come tutti voi dalla violenza di questi ragazzi. Un’altra cosa mi ha colpito molto: sono i commenti della gente, i commenti contro di loro, ragazzi che certo non giustifico, ma per me non c’è  la rabbia o il rancore, ma una grande pietà, una grande tristezza nel vederli. Ricordate quello che ci dice il libro del Siracide nella prima lettura: “Rancore e ira sono cose orribili e il peccatore le porta dentro”.

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6 settembre 2020 XXIII domenica del Tempo ordinario

Pienezza della legge è l’amore

Sembra che ci siano due cose separate in questo Vangelo: all’inizio si parla di questo fratello da ammonire, cioè  della correzione fraterna, fatta prima da solo, poi con testimoni, poi davanti alla comunità… Ma subito dopo Gesù ci viene a parlare del nostro chiedere e dice che, se avete qualcosa da domandare, se due o tre sono uniti, potete chiedere quello che volete! Sembrano due cose diverse che sono state messe insieme e che leggiamo oggi. Ma non è così.

Perché,  vedete, la cosa più  importante in questo Vangelo non è tanto la colpa del fratello, quanto  il senso della comunità.
Il Signore ci dice che potremo chiedere qualunque cosa se due o tre sono riuniti nel mio nome. Noi sappiamo qual è la nostra tentazione: è l’individualismo. E questo individualismo  non è solo vissuto all’esterno della Chiesa, ma anche all’interno della nostra comunità, delle nostre comunità in generale e della nostra in particolare.

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23 agosto 2020 XXII domenica del tempo ordinario

Verso la fine dell’estate ci viene sempre riproposta questa domanda. Gli evangelisti cambiano, ma la domanda rimane: “Ma voi, chi dite che io sia?”

E’ bella questa domanda, è bello che venga posta pochi giorni prima dell’inizio dell’anno pastorale, prima dell’inizio della nostra vita quotidiana, quando ancora siamo sul finire dell’estate. Ci permette, prima di ricominciare, di riflettere sulla nostra relazione personale con il Signore.

“Ma voi, chi dite che io sia?”

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2 agosto 2020 XVIII domenica del tempo ordinario

Il Vangelo inizia con un un banchetto, quello che vede la morte di Giovanni Battista.
Il banchetto dell’orgoglio, il banchetto dell’ego di queste due donne e di Erode.
Il risultato sarà la morte per un profeta come Giovanni Battista.
Gesù invece risponde all’ego e all’orgoglio e all’egoismo con tre verbi: vide, sentì, guarì, ci dice il vangelo.
La risposta di Gesù all’egoismo è il vedere, il sentire, il guarire, e diventa per noi cristiani la via che dobbiamo seguire. Gesù vede: vede la folla, vede il dolore, la sofferenza, vede la fame, fame di giustizia, fame di verità, fame di felicità, fame di pace, che ogni uomo ha nel suo cuore.

Una fame che tante volte viene trascurata o piuttosto l’uomo si sbaglia e prende un cibo che passa, fatto di piccole gioie, fatto di cose che non hanno senso. Gesù sente una fame più profonda nell’ uomo, e vuole dare risposta.
Gesù ha compassione, ci dice il Vangelo, cioè soffre con gli altri, sente quello che sentono gli altri: questo è il contrario dell’egoismo, del rinchiudermi nella mia piccola vita, nel costruire dei muri attorno a me.

Gesù sente compassione e, dice il Vangelo, li guarì: viene a dare una risposta al dolore di queste persone.
E questo succede attraverso quest’altro banchetto, quello del deserto, della moltiplicazione dei pani. La folla, l’abbiamo detto, è affamata, non è affamata solo di pane, ma anche di quello.
Come risponde Gesù a questa fame? Dice ai suoi discepoli: “Voi stessi date da mangiare”.
Potremmo capirlo in due modi: o do me stesso all’ altro, o io devo mettermi a dare qualcosa agli altri.

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26 luglio 2020 XVII domenica del tempo ordinario

Innamorati

Il Signore  ci delizia con le sue parabole. E noi cerchiamo di capire.

Oggi il tema è la fede. Una fede che, dice il Signore, è come una perla, un  tesoro.  E si vende tutto per poterla prendere, per poterla avere. E si vede anche la differenza tra una fede d’obbligo, di dovere e una fede voluta e ricercata, una fede che tocca il mio cuore. Ecco perché  iniziamo con la storia di Salomone. Cosa chiede Salomone? Ci dice la traduzione italiana: un cuore docile. Ma in ebraico si direbbe: un cuore aperto.

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19 luglio 2020 XVI domenica del tempo ordinario

Non uomini perfetti, ma uomini fecondi

Quello che sta passando nell’assemblea adesso sono i semi di cui avete sentito oggi, i semi di senape: una cosa minuscola minuscola, così, vedendoli, potete capire l’esempio che ci dà  il Signore quando parla del regno dei cieli: ne parla come di qualcosa di minuscolo, ma che diventa poi molto grande.

Avete sentito che ancora una volta si parla del seminatore, come  già  domenica  scorsa. Vi ricordate che domemica scorsa il seminatore seminava da ogni parte del campo, anche sulla strada. E abbiamo visto come questo era immagime di come la Parola viene recepita da noi, che non sempre siamo terra buona, perché  il nostro cuore non sempre è quella terra che prende e fa crescere.

Oggi il Signore  di nuovo ci parla di un seminatore: del buon seminatore e di quello cattivo, che nella notte mette la zizzania in mezzo al campo, la brutta erba. Bene, in un primo ascolto si potrebbe pensare che ci sono i figli della luce e i figli delle tenebre; e che quindi i cattivi non siamo noi, sono “loro”. Ma guardiamo la nostra comunità, guardiamo la nostra storia, guardiamo il nostro cuore. Se volefe, qualcuno può  alzare la mano e dirmi chi è  perfetto tra noi, chi ha il cuore perfetto e non ha proprio nessuna zizzania nel fondo del proprio cuore… Dunque? Siete timidi o avete capito? Avete capito che ciascuno di noi ha bisogno di conversione.

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12 luglio 2020 XV domenica

Come la pioggia

È uno dei rari Vangeli in cui Gesù  fa lui la predica, perché,  come avete visto, spiega ai discepoli la parabola che ha raccontata a tutti. Quindi questa mattina il prete non farà  l’omelia…
Siamo obbligati di domenica, però  sarò  molto rapido, anche perché  fa molto caldo e so che con le mascherine è  ancora peggio.

Due cose essenziali per capire questa parabola. Prima di tutto il seminatore sembra uno che non è  molto bravo, perché  semina dappertutto, semina anche sulla strada, sui rovi, sulle pietre e quindi uno potrebbe dire che questo seminatore, invece di seminare bene sul suo campo, sta seminando in giro, come a caso.

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29 giugno 2020 Festività dei Santi Pietro e Paolo

“Chi dite che io sia?” Chiede Gesù.
“Il Cristo, il figlio del Dio vivente, gli risponde Pietro.
Cristo significa Messia, cioè l’atteso.
Per il popolo di Israele questa era una cosa importantissima, perché era proprio quello che aspettava. Una grandissima professione di fede fa Pietro in questo momento. E questa domanda viene ripetuta a ciascuno di noi, naturalmente. Ma tu, o tu, o tu che parli con la tua vicina, chi dici che Cristo sia?Oggi celebriamo la festa di san Pietro e Paolo: due uomini totalmente diversi. Pietro, un povero pescatore preso da Gesù e che diventerà il capo degli apostoli. Un uomo che il giorno del venerdì santo è scappato, per paura, perché era un uomo generoso, un uomo che aveva detto che avrebbe dato tutto, ma che poi all’ultimo momento scappa, preso dalle sue paure. Seguirà da lontano, vi ricordate? E negherà più volte di conoscere Gesù.

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28 giugno 2020 XIII domenica del tempo ordinario

Un di più di felicità

Così  anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù“.
Questa è  l’ultima frase che abbiamo letto nella seconda lettura, quella di san Paolo.
Perché  vorrei iniziare da lì? Perché  è  da questa frase che  capiamo il Vangelo di oggi. Noi siamo in Cristo  in una nuova vita.
Se noi leggiamo questo Vangelo, a prima vista, così,  sembra che tu debba rinunciare all’affetto per i tuoi figli, per la tua famiglia e dedicarti totalmente a Dio, mollando tutti gli affetti umani. Ma sarebbe sbagliato pensare a una cosa del genere. Non credo che il Signore ci chieda una cosa così! Allora non servirebbe il matrimonio, non servirebbe fare figli, non servirebbe crescerli, se noi dobbiamo abbandonarli!
Ecco perché  vi ho chiesto di avere bene in mente l’ultima frase di san Paolo. La nostra vita è una vita nuova in Cristo,  cioè  qualunque cosa io faccio, la faccio attraverso questo nuovo amore che ho ricevuto. Allora, in Dio, qualunque cosa io faccio, non è  a discapito di qualcos’altro! È  sempre un di più, non un di meno. Non è che se amo Dio devo amare meno gli altri. Il Signore  ci ha sempre dimostrato  il contrario: più ami Dio, più  ami gli altri!

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21 giugno 2020 XII domenica del tempo ordinario

Non abbiate paura!

In questa prima domenica del tempo ordinario, il Vangelo di oggi ci butta un po’ nell’attualità. Avete sentito quel che più volte viene detto: di non aver paura. Un tema di cui avevamo già parlato nelle settimane scorse, in particolare dopo il lockdown. Perché la paura ha preso molte persone, diventando ansia, diventando rigetto dell’altro, perché l’altro fa paura, diventando chiusura, diventando anche violenza, se guardiamo su facebook i commenti di alcune persone contro altre: ah, guarda questo che è andato quattro volte a portare il cane fuori, stai a casa !, ecc ecc. Tanta violenza! Nel Vangelo, lo sappiamo, se c’è una cosa che viene ripetuta tante volte è proprio questa: di non avere paura. La frase che Giovanni Paolo II aveva preso all’apertura del suo pontificato veniva proprio dal Vangelo, non era lui che se l’era inventata, aveva ripreso le parole di Gesù. 

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Vespri della solennità del Corpus Domini

sabato 13 giugno 2020

Rivoluzione

Sono molto felice di vedervi così numerosi questa sera. Così numerosi, che abbiamo dovuto mettere anche all’esterno molti che sotto la pioggia stanno seguendo questa messa. Non sono certo contento di vedervi fuori, però è bello poter ritrovare la nostra comunità in questa festa particolare che è la festa del Corpus Domini, la festa del corpo di Cristo. Significa che la nostra comunità in questi anni sta capendo quello che è la cosa essenziale: quello che fa la comunità di san Buonaventura non è altro che Cristo nostro Signore.

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7 giugno 2020 Santissima Trinità

Conoscere Dio

Oggi fesreggiamo in maniera solenne la festa  santissima Trinità: cioè  scopriamo insieme chi è  il nostro Dio.
Tante volte abbiamo un’idea sbagliata di Dio, anche noi che siamo presenti a messa tutte le domeniche. E forse anche quelli che dicono di non credere in Dio forse hanno avuto o hanno un’immagine sbagliata di questo Dio. Forse è  anche colpa nostra, che non abbiamo saputo dire di questo Dio.
Domani, per esempio, dovrò  fare il funerale di una mamma, quarantacinque anni. E certo qiale sarà  la prima domanda: perché? Perché Dio ha permesso una cosa del genere? Ovviamente  noi non abeam la risposta sul perché  della morte di una persoma, di un innocente, di un bambino, di una madre, di quello che può succedere nel mondo, delle tante vittime che abbiamo avuto in questi mesi. Ma sarebbe un errore anche pensare che Dio abbia voluto quella morte. Sarebbe un errore pensare che Dio punisca il mondo. Se avete ascoltato bene  la parola di Dio oggi, vi siete accorti che ci viene detto: “Dio infatti non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché  il momdo sia salvato per mezzo di lui”.

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31 maggio 2020 Pentecoste

Come il Padre mi ha mandato, io mando voi

Siamo arrivati alla festa di Pentecoste, cinquanta giorni dopo Pasqua. Pentecoste è  la festa che chiude il tempo di Pasqua, cinquanta giorni in cui abbiamo ricordato la Risurrezione del Signore.

La settimana scorsa abbiamo celebrato l’Ascensione. E adesso celebriamo il dono dello Spirito santo, questo dono che Il Signore ci lascia per continuare la sua opera. Ci aveva promesso di non lasciarci soli ed ecco scende lo Spirito. Gli Atti degli apostoli, nella prima lettura, ci dicono cosa succede. Erano tutti rinchiusi nella sala, quando arrivano queste fiamme dello Spirito santo con un gran rumore, un rumore così  forte che la gente viene a vedere quello che sta succedendo. E gli apostoli ne escono come inebrianti –  lo dice la Scrittura: come inebrianti! E ognuno può  capire quello che gli viene detto, nella sua lingua. Dio parla a tutti.

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24 maggio 2020 Ascensione del Signore

Sarò  con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo

In quel tempo gli undici discepoli andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro indicato”. Undici. Manca uno: Giuda. Siamo dopo la Risurrezione di Gesù,  dopo la sua morte.

Siamo dunque nel tempo di Pasqua, un tempo che dura cinquanta giorni, fino alla Pentecoste. Oggi festeggiamo l’Astensione di Gesù.

Gesù  è  morto, Gesù  è  risorto la notte di Pasqua e comincia ad apparire ai suoi discepoli. E soprattutto  dice loro di andare in Galilea, lo dice alle donne: “Dite loro di andare in Galilea. Lì  mi vedranno”.

Perché  in Galilea? La Galilea è  il luogo dove abitavano, è  il luogo dell’inizio. È  là  che abbiamo visto Gesù passeggiare, chiamare: là  chiama i pescatori. Gesù  viene a chiamarti nella tua vita, non c’è  bisogno di andare a cercare chissà  dove: dove sei, dove ti trovi Gesù  viene a chiamarti!

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17 maggio 2020 Sesta domenica di Pasqua

Se

“Se mi amate osserverete i miei comandamenti”. SE mi amate. Quel SE è  importantissimo. Gesù  non ci obbliga a niente. Gesù  si propone. Gesù  si propone alla tua vita. SE: ci dà  una liberata  immensa. Il cristianesimo  è  libertà,  una liberata  assoluta di scegliere di seguire o meno il Signore nella nostra vita, nessuna costrizione,  nessun obbligo. “SE mi amate”.

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10 marzo 2020 Quinta domenica di Pasqua

Via, verità  e vita

Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede In Dio e abbiate fede anche in me”. Queste parole di Gesù  risuonano ancora più  forti nel nostro cuore in questo periodo che ha turbato il cuore di tutti in questa tempesta che è  il covid, che tuttora tocca moltissime persone, non solo fisicamente,  ma economicamente: e dobbiamo aspettarci ancora grandi difficoltà  nei mesi e forse gli anni che vengono. 

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3 maggio 2020 Quarta domenica di Pasqua

Fare della nostra vita un capolavoro

Gesù ancora una volta ci parla attraverso una parabola: ci dà  l’immagine di queste pecore con il loro pastore. 

Non conosco bene quel mondo, come del resto non lo conoscono molti di voi, purtroppo. A noi le parabole, da questo punto di vista, parlano di meno che all’epoca di Gesù, perché  noi non viviamo né lungo il mare con i pescatori, né nelle campagne con i pastori. Ma so che tante volte il gregge la sera veniva rinchiuso nel recinto con altre greggi, poi la mattina i pastori delle diverse greggi aprivano la porta e chiamavano. Forse tuttora i pastori chiamano così le pecore. E veramente i pastori vengono riconosciuti. Ogni gregge va con il suo pastore.

Il Signore fa la stessa cosa con noi. Ci chiama. E, come viene precisato nella scrittura, ci chiama per nome, ognuno di noi, singolarmente, personalmente . Ognuno di noi ha la sua propria chiamata, la sua propria vocazione.

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26 aprile 2020 Terza domenica di Pasqua

Il presente del futuro  


Due discepoli stanno camminando. Due discepoli delusi.
Due discepoli tristi.

Im questo cammino, fatto di delusione, si mette a camminare con loro Gesù. Gesù  prende il loro passo, Gesù  cammina con loro, alla loro velocità. Gesù  spesso fa questo con noi; e spesso noi non lo riconosciamo. Gesù sta nella nostra vita, e noi siamo chiusi nel nostro dolore. Perché  tante volte è così, noi ci rinchiudiamo nei nostri problemi, nei nostri dolori. Diventiamo, quasi, questi dolori e questi problemi. Ci identifichiamo in questi dolori e in questi problemi. È  triste, ma è così.

Gesù  si mette accanto a loro a camminare. Parla con loro. Fa delle domande. Noi sappiamo cheuno dei due discepoli è  Cleopa. E l’altro? Anche se non sappiamo il nome, potrebbe essere ciascuno di noi; in cammino, forse deluso. Tanti di noi hanno forse camminato lontano dalla Chiesa, un po’  come questi discepoli che prendono la strada contraria, stanno andando via, stanno lasciando. L’ho detto tante volte e lo ripeto, noi amiamo il sepolcro, amiamo sapere che Gesù  è  lì, sta lì,  che gli posso portare il mio fiore.  Noi amiamo la croce, noi amiamo piangere, noi facciamo fatica a credere a Gesù risorto: perché  vuol dire che va oltre i tuoi schemi, perché  ti sorprende. Tu ami definire bene le cose, tu ami pianificare. Oggi si pianifica tutto, anche i bambini. Noi amiamo pianificare, mettere a posto tutto. Ma Gesù  non è  così. Credetelo, Gesù  non è  così.

Dunque, Gesù  cammina su questa via, cammina nella nostra vita, accanto a noi. E quando Gesù  si fa vicino e tu lo senti, allora hai voglia di dire, come i discepoli: “Resta con noi, Signore. Ormai si fa sera”. Ormai si fa buio nella mia vita e ho bisogno di una luce.

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Domenica12 aprile Pasqua di Risurrezione

Lievito nuovo

Camminiamo anche noi nel buio, nell’incertezza, con un nemico nascosto, invisibile. Ma c’è  un buio ancora più  grande, che è il buio del nostro cuore. 

Oggi è  un giorno particolare, la pietra è  stata tolta. È  il giorno in cui siamo invitati a togliere la pietra che chiude il nostro cuore, tutto quello che impedisce alla luce di entrare, dove non lasciamo entrare Dio nella nostra vita.

Ma Dio non è  mai dove tu pensi che sia. “Non è  qui’, ci ha detto l’angelo nel Vangelo ieri notte.

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Sabato 11 aprile 2020 Veglia pasquale

Vi toglierò  il cuore di pietra e vi darò  un cuore di carne

Mi ricordo l’anno scorso, quando eravamo tutti radunati qui. E a questo punto avevo radunato i bambini: li avevo messi qui davanti, un po’  per svegliarli e un po’  anche per creare questa atmosfera che è la Veglia di Pasqua e cioè  un mettersi attorno a un fuoco per raccontarci una storia.

E oggi, anche questa notte abbiamo il fuoco: che ci unisce, che ci riscalda, che fa luce questa sera. E abbiamo il cero pasquale, che era presente all’inizio della nostra vita, il giorno del nostro Battesimo; e sarà  presente alla fine della nostra vita terrena, il giorno del nostro funerale. È  Il simbolo di questa luce che illumina la nostra vita.  Allora a voi che ci seguite da casa vi chiedo, in questo istante, di accendere una candela nel vostro salotto, nel luogo dove vi siete radunati: proprio in comunione con noi. Che diventi anche per voi il segno di Cristo presente nella vostra casa.

La storia che abbiamo sentito questa  sera è  la storia del popolo eletto, è  la nostra  storia. Ognuno di noi ha bisogno di radici, di sapere da dove viene e dove va. Questa Veglia serve a questo, a ricordarci chi siamo. Ecco perché  inizia dalla creazione: noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio.

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Venerdì 10 aprile 2020 Passione del Signore

Ecce homo

Ecce homo, ecco l’uomo. È Pilato che dice questa frase. Una frase che presenta l’uomo. L’uomo secondo il progetto di Dio. Il nuovo Adamo, Gesù Cristo. Ha insegnato all’uomo cosa significa essere uomo, cosa significa amare. L’ho detto ieri: noi siamo stati voluti da Dio per amore. E siamo invitati a vivere per amore. E con amore.

Quello che Gesù ci ha detto ieri, che avrebbe dato il suo corpo e il suo sangue, si realizza oggi. Perché la differenza con le tante parole che sentiamo nel mondo è che la parola di Gesù, la parola di Dio è parola creatrice. Una parola che fa vita, che è vita. E Gesù, come aveva insegnato, ha dato la vita per i suoi amici.

La croce per noi non è, o non è più, uno strumento di tortura. È uno strumento luminoso. La croce diventa unità di misura dell’amore di Dio, di questo amore che Dio ha per noi. Gesù si dona, Gesù si offre. Gesù si consegna. E la Chiesa si fa silenziosa, si fa penitente davanti a questo Dio che muore per amore. Amen

Giovedì 9 aprile 2020 Cena del Signore

Amare e servire

Il Signore ha voluto celebrare  la Pasqua in casa vostra.

Non siamo noi a scegliere come festeggiare la Pasqua: è sempre il Signore che lo decide.  E oggi più  che mai decide di celebrarla nelle vostre case. Vi abbiamo chiesto, proprio come all’epoca, di fare, con i vostri figli, il pane. Vi chiederemo dopo di lavare i piedi: del padre, della madre, dei figli.

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5 aprile 2020 Domenica delle Palme

Alzatevi.  Andiamo!

Abbiamo fatto un lungo viaggio, un viaggio chiamato Quaresima. Questo viaggio è  iniziato nel deserto con Gesti,  lottando contro le tentazioni. Siamo saliti sul monte Tabor, l’abbiamo visto risplendere nelle bianche vesti, abbiamo capito che il nostro sguardo doveva alzarsi verso il cielo; e spesso abbiamo visto che la nostra vita invece e  il nostro sguardo è  diretto più  verso la terra. Abbiamo sentito la sete, la sete della Samaritana ; l’abbiamo sentita nella nostra vita questa sete della parola di Dio, del bisogno del Messia nella nostra vita. Abbiamo capito la nostra cecità con quel mendicante della piscina di Siloe. Siamo usciti dalle nostre tombe, con Lazzaro, abbiamo visto la chiusura dei nostri cuori. Abbiamo fatto tutto questo cammino per ritrovarci dove?  Ai piedi della croce, con uno che grida: “Elì, Elì, lemà sabactani?”: Dio mio, Dio

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29 marzo 2020 Quinta domenica di Quaresima

Forte come la morte è  l’amore  

La liturgia di quest’anno ci propone bellissimi brani del Vangelo, che soprattutto rispondono al nostro bisogno attuale, a quello che stiamo vivendo.

Mi vorrei soffermare solo su alcuni punti di questo lungo Vangelo di oggi. Vediamo subito che qui Gesù  si commuove. Sì commuove davanti all’amore che la gente dimostra a  Lazzaro, il suo amico.

E Gesù  sicuramente  si commuove davanti  alla nostra sofferenza, alla sofferenza  che tutti noi proviamo in questo periodo. Forse qualcuno di noi sta dicendo al Signore proprio quello che ha detto Marrta e poi anche Maria, quando vanno verso di lui: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non darebbe morto”. Signore! Se tu non fossi! Se tu fossi stato qui! Se tu fossi adesso con noi, forse non soffriremmo così! Perché  non ci ascolti, perché  non senti il nostro  grido? E Gesù  ha questa rusposta: “Io sono la risurrezione e la vita”.

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22 marzo 2020 Quarta domenica di Quaresima

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Sapere di non sapere

Ci ritroviamo un’altra volta qui, voi dalle vostre case e noi dalla nostra chiesa dove abbiamo sempre celebrato. Ci ritroviamo oggi con un vestito di colore diverso: il rosa o rosaceo, perché  è  la domenica Laetare (rallègrati!): una domenica, in mezzo a questo cammino desertico che è  la Quaresima, come se il viola avesse quel punto di bianco per ricordarci che la Pasqua è  vicina. In questo deserto in cui siamo chiusi nelle nostre case, il cui il numero di morti aumenta, forse abbiamo anche bisogno di sentire che c’è  una luce in fondo al tunnel, che c’è una speranza che ci aspetta;  che anche per noi ci sarà  il giorno di Pasqua. Un giorno di Pasqua.

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15 marzo 2020 Terza domenica di Quaresima

Qui nelle nostre case zampilla una sorgente senza fine

Non vi nascondo che in questi giorni mi è venuta un po’  la domanda di Mosè nella prima lettura: “Che cosa farò io per questo popolo?”. E la risposta è nella Scrittura. Oggi questo meraviglioso Vangelo della Samaritana ci fa riflettere sulla nostra vita è su quello che stiamo vivendo.

Gesù  va verso il pozzo, dove c’è  questa donna, la Samaritana. Una donna che viene in un orario strano, l’orario più  caldo. Normalmente, non essendoci l’acqua nelle case, le donne venivano al pozzo al mattino presto per non avere il caldo del giorno; ma lei viene a quell’ora: sicuramente perché  non voleva incontrare nessuno forse perché  non voleva essere giudicata. E al pozzo incontra Gesù,  che le chiede l’acqua. Lei si chiede il perché; e Gesù  le propone un’acqua viva.

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8 marzo 2020 seconda domenica di Quaresima

È lui che fa risplendere la vita

Ci siamo lasciati domenica scorsa nel deserto, con le tentazioni di Gesù.  Il deserto è  questo tempo di Quaresima, il deserto è questo tempo di crisi per l’Italia è per il mondo. E in questo tempo di deserto, in questo tempo di crisi, in questo tempo Quaresimale, la Chiesa, nella seconda domenica, ci propone di alzare lo sguardo. Ci propone un momento straordinario, che è la Transfigurazione di Gesù.  E noi, proprio come i discepoli che, nel loro cammino di fede, a un certo momento vivono la Trasfigurazione, che farà loro capire quella che sarà poi la Passione, anche noi, nella nostra vita, in questo tempo particolare, siamo chiamati ad alzare lo sguardo.

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1° marzo 2020 Prima domenica di Quaresima

Dio, gli altri, le cose

Come la nostra Quaresima – questo tempo di preparazione a Pasqua che è iniziato  il  mercoledì  delle Ceneri, mercoledì  scorso – dura quaranta giorni, anche questo tempo in cui Gesù è stato nel deserto è  durato quaranta giorni. La nostra Quaresima è un po’  come un deserto.

Il deserto è un luogo dove tu stai alla ricerca dell’essenziale, del mangiare e del bere. Nel deserto c’è ben poco e la Quaresima ci obbliga ad andare all’essenziale. E questa Quaresima si apre con le tre tentazioni di Cristo. Queste tentazioni di Cristo sono anche le nostre tentazioni. Vediamo perché.

26 febbraio 2020 Mercoledì delle Ceneri

Senza maschera

Ecco, ieri era carnevale, era martedì  grasso. Ci siamo mascherati. Qualcuno non si è  mascherato? Vi devo dire una cosa: io l’ho fatto domenica alla festa, poi no, però, vedi, purtroppo tutti noi nel mondo portiamo una maschera.

Il tempo della Quaresima, invece, è  il tempo in cui questa maschera che io porto per farmi conoscere, per farmi accettare, per tanti motivi – ci sono tanti motivi in questo mondo per mettere una maschera – bene, da oggi, in questi quaranra giorni, sono chiamato e togliermela; somo chiamato a essere me stesso: cioè  quell’uomo  quella donna che sono stato chiamato a essere.

Dio mi ha voluto, Dio mi ha amato, Dio mi ha dato la vita, Dio mi ha chiamato! E mi ha chiamato a vivere a sua immagine e somiglianza. Mi ha chiamato a essere una persona libera! Ne abbiamo parlato anche nelle  domeniche precedenti: una persona libera! Quando invece il peccato mi rende brutto e soprattutto mi rende schiavo.

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23 febbraio 2020 VII del Tempo Ordinario

Il cristiano è  il figlio amato, libero, in azione

Questa è  l’ultima domenica del nostro Tempo Ordinario. Sapete che mercoledì  prossimo sarà  mercoledì  delle Ceneri è quindi si aprirà  un nuovo tempo per noi, il tempo della Quaresima.

In questa ultima domenica del nostro Tempo Ordinario abbiamo la fortuna di poter battezzare  un nuovo bambino. È  una bambina: Nicole. Perché  dico la fortuna? Perché  ci aiuta a renderci conto della nostra chiamata. E l’abbiamo sentito, oggi, qual è  questa chiamata, una chiamata straordinaria! Ancora una volta il Signore ci chiama alla libertà!

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16 febbraio 2020 VI del tempo ordinario

Il cuore della libertà

 Questo è un Vangelo particolare, avete sentito? C’è  chi l’ha preso alla lettera: pensate a Origene, che ha fatto un’operazione che non avrebbe dovuto fare [evirazione]: infatti non e  stato dichiarato santo per questo motivo.

È  un Vangelo  fondamentale  per il nostro  cammino.  Fa parte del discorso  della montagna, quel lungo discorso di Gesù. E Gesù  sembrerebbe essere come uno dei nostri islamici: se rubi, tagliati la mano!, ecc.  A prima vista  sembra  una cosa  durissima.  Allora cerchiamo  di capire  insieme  cosa Gesù  ci ha voluto dire. 

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9 febbraio 2020 Quinta domenica del tempo ordinario

Sale e luce: non fare il bene, ma voler bene

Il nostro cammino continua con il Vangelo di Matteo. Questo brano è  dopo il discorso della montagna, quello delle Beatitudini. E dice una cosa bellissima oggi. A ciascuno di noi il Signore dice: “Tu sei il sale della terra e la luce del mondo”.

Cerchiamo allora di capire che cosa significa.

Intanto si tratta di due elementi della vita all’epoca di Gesù. Forse oggi li consideriamo meno importanti. All’epoca di Gesù non c’era il frigorifero e a quei tempi era con il sale che si potevano conservare gli alimenti. E riguardo alla luce, non era come adesso, che spingi un bottone e si accende la luce. Ci dovevano essere le candele la notte, perché se no non vedevi niente. Noi siamo talmente abituati che non ci rendiamo conto di che cosa significa. Quando sono stato in Pakistan, che non c’era la luce la sera, ti rendevi conto della differenza. È  un’altra vita.

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26 gennaio 2020  domenica della Parola Terza domenica del tempo ordinario

Parola
luce sui nostri passi

Celebriamo oggi la prima domenica dedicata alla Parola. Sapete che il papà ha scritto un testo invitando al fatto che d’ora in poi “la terza domenica del tempo ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio”. Quella Parola – che sempre è  proclamata In ogni messa – diventi così, nella domenica della Parola, il momento in cui il popolo di Dio possa rendersi cono di quale tesoro custodisce, quale tesoro sia la Parola di Dio. Molti di voi sanno cosa diceva san Girolamo, che “ignorare la Scrittura significa ignorare Cristo”.

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12 gennaio 2020 Battesimo del Signore

Immersi nell’amore

Eccoci di nuovo radunati qui, cantando i canti di Natale  per l’ultima  volta.  Oggi finisce il tempo del Natale. Dalla prossima volta basta alberi, basta presepio, finisce tutto oggi; voi bambini siete tristi, lo so, ma è  così.

Finisce il tempo del Natale, ma finisce con una festa bella, quella del Battesimo di Gesù.  Lo vedremo: dal Battesimo in poi Gesù  andrà  a incontrare la gente. Fino ad adesso Gesù  è restato nel silenzio.  Adesso inizierà  la sua pastorale, inizierà  ad andare in giro. E noi, lo vedremo la settimana prossima, entreremo nel “tempo ordinario”: quindi torneremo a vestirci di verde, toglieremo tutti questi ornamenti festosi, comincia un tempo un po’  più  normale e ordinario.

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6 gennaio 2020 Epifania del Signore

Un’altra strada

Oggi è una festa particolare: la festa dell’Epifania. E ci permette anche di ritrovarci dopo le vacanze di Natale, per molti di voi che sono spariti nelle loro famiglie… È cosa ci riporta qui? Qualcosa di molto importante. Ci riporta qui Gesù Cristo.

Là festa dell’Epifania esisteva già prima del Natale e veniva celebrata in oriente. Una festa importante perché? Perché è il momento in cui si rende pubblica, in un certo senso, la nascita di Gesù.

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Mercoledì 1° gennaio 2020 Maria santissima madre di Dio

Contemplare e benedire

Dopo otto  giorni ci ritroviamo di nuovo davanti a questa scena biblica della natività. Quando i pastori vengono a sapere questa notizia e vanno a trovare questo Bambino, rimangono stupiti. E lo raccontano. E il Vangelo di oggi ci dice che tutti quelli che udivano si stupivano delle cose dette loro dal pastori.

La domanda è: e noi? Siamo ancora stupiti da questa scena biblica? Da un Dio che si fa piccolo?

Abbiamo festeggiato il Natale, abbiamo festeggiato la sacra Famiglia, da ogni parte regali, luci… Vi dicevo già che a Natale rischiavamo di perdere l’essenziale: che è un Dio che si fa presente nella nostra vita. Gli altri rimangono stupiti da questi pastori, da quello che raccontano i pastori. Ebbene noi, all’inizio di questo anno, dobbiamo ricominciare a essere stupiti. Se non lo siamo vuol dire che non siamo realmente toccati da quello che sta succedendo, dal fatto di avere un Dio che si fa presente nella nostra vita, che cammina con noi, che ci sta vicino. Se non siamo stupiti, significa che non siamo toccati noi, che non siamo coinvolti. Abbiamo un esempio oggi, che ci è dato dalla Chiesa: Maria. “Maria, ci dice il Vangelo di oggi, da parte sua custodiva  tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Maria ha uno sguardo particolare  sul Bambino; uno sguardo contemplativo. Forse a noi manca questo. Manca la contemplazione. Il sapersi fermare a guardare.

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