12 settembre 2021 XXIV domenica del Tempo ordinario

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi

Iniziamo l’anno pastorale ogni volta con questa domanda, una domanda che va oltre i secoli, una domanda che fa riflettere ciascuno di noi. Gesù inizia a parlare ai suoi discepoli dicendo: “La gente chi dice che io sia?”. E i discepoli subito danno la risposta. Ma quando la domanda diventa più personale: “Ma voi chi dite che io sia?”, cala un grande silenzio, e risponde solo Pietro: “Tu sei il Cristo”, cioè: tu sei il Messia, tu sei l’atteso; tu sei la risposta alle domande fondamentali della nostra vita. Tu sei il Cristo.

Allora Gesù comincia a dire quello che l’aspetta, le sue sofferenze, il rifiuto degli altri; la morte e la Resurrezione. E Pietro, lo stesso che aveva risposto dicendo: “Tu sei il Cristo “, comincia a dire: “No, Gesù, non dire queste cose”. E allora Gesù dice quella frase che noi conosciamo bene: “Vade retrò, Satana”, vai dietro a me, Satana, “perché non parli secondo Dio, ma parli seco do gli uomini”.

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5 settembre 2021 XXIII domenica del Tempo ordinario

Aprirsi a lui

Siamo fortunati, dopo questa lunga estate, a iniziare col Battesimo di Costanza, perché  il Vangelo di oggi ci parla dell’ effatà. E vedrete che durante il sacramento del Battesimo c’è  proprio il rito dell’effatà: «Il Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda di ascoltare presto la sua parola, e di professare la tua fede, a lode e gloria di Dio Padre». Effatà significa aprirsi, e l’invito di oggi è proprio quello di aprirsi. Perché  spesso noi siamo sordomuti. Sapete che non si nasce sordomuti: si è muri perché non si sente. Così,  tante volte, se noi non raccontiamo di Dio attraverso la nostra vita, è  perché  forse siamo sordi alla sua parola. Dunque tutti abbiamo bisogno di questo rito dell’effatà! Tutti abbiamo bisogno di essere toccati da Cristo.

Come essere toccati da Cristo? Leggendo questo Va gelo capiamo come. Prima di tutto questo sordomuto non viene da solo a cercare Gesù, ma viene accompagnato da altri: e questa sicuramente è la prima cosa della nostra fede. Infatti, o il giorno del nostro Battesimo,  come questa bambina, siamo stati accompagnati dai genitori, oppure, se siamo stati battezzati più  grandi, siamo stati accompagnati da qualcun altro che  ci ha mostrato, a un certo momento della nostra vita, Gesù.  E comunque,  se oggi noi siamo qui  è perché abbiamo incontrato nella nostra vita dei testimoni  che ci hanno accompagnato verso di lui. Proprio come succede nel Vangelo con questo sordomuto.

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25 luglio 2021 XVII domenica del Tempo ordinario

Il poco trasformato in sovrabbondanza

Foto di Anna Shvets da Pexels

L’episodio della moltiplicazione dei pani viene ripetuto da tutti gli evangelisti, anche da Giovanni, che tante volte non ripete quello che viene detto dai sinottici, proprio per marcare quanto questo segno è  importante.

Allora vediamo insieme perché questo fatto è importante  per noi, oggi.

Gesù  vede la fame della gente. La gente non chiede niente, ma Gesù  anticipa, vede la loro fame.  Non vede solo la fame di pane, ma  sicuramente vede anche la fame di senso. E già questo è un insegnamento per noi: siamo chiamati anche noi a vedere la fame di senso nel mondo che ci circonda. Il cristiano  è chiamato a dare una risposta a questa fame di senso, a questa fame di verità, di giustizia,  di bontà, necessaria alla vita degli uomini.

Gesù fa una domanda a Filippo: “Dove potremo comprare il pane?”. Dove? Filippo risponde, ma non risponde sulla domanda del dove, risponde invece coma se la domanda fosse sul come. Filippo non capisce la domanda che Gesù fa, come tante volte non la capiamo neanche noi, quando pensiamo di risolvere le cose con le nostre forze. Gesù non ha chiesto come. Ha chiesto dove. E la risposta viene poi da Andrea, che porta un ragazzino, con il suo poco pesce e poco pane.  Ecco che la risposta non era come, ma dove! E il dove siamo noi stessi! Siamo noi stessi la risposta, perché quel dove siamo noi!  Il dove, in questo caso, è  la generosità di quell’adolescente, che porta un po’ di pane e un po’ di pesce, cioè quel poco che aveva per il viaggio; pane d’orzo, che era il pane dei poveri. Di questa povertà Cristo ne fa una ricchezza, ne fa il punto di partenza. Da quella povertà nasce tutto, da quel dono nasce tutto. Quindi il dove, il luogo siamo noi. È  il nostro cuore generoso messo a servizio di Cristo che cambia le cose.

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18 luglio 2021 XVI domenica del Tempo ordinario

Fermarsi per saper guardare

Al centro del nostro Vangelo oggi c’è la parola: compassione. La compassione è  quello che Gesù vive nei confronti degli altri. Gesù provava dolore per il dolete degli altri.

La sua compassione è  prima di tutto verso i suoi discepoli, che non si fermano mai durante l’evangelizzazione. Poi ha compassione di quelli che si accalcano attorno a lui, e che si ritrova davanti, passando all’altra riva.

Ai discepoli chiede di fermarsi. Chiede loro di venire con lui in disparte. Sant’Ambrogio scrive: “Se vuoi far bene tutte le cose, ogni tanto smetti di farle”.  Com’ è vero che è  necessario ogni volta fermarsi! In particolare è  vero per noi cristiani: è  necessario  fermarsi con lui, fermarsi con Cristo, che è  la sorgente di tutto quello che facciamo, che è  la base della nostra vita; lui è la nostra roccia e noi rischiamo certe volte di dimenticarlo, di metterlo da parte. Presi dal nostro attivismo, dimentichiamo l’essenziale. E allora rischiamo di essere in apparenza  dei cristiani convinti, ma sotto sotto stiamo facendo solo vento, perché l’essenziale, che è  il Signore,  non c’è dietro le nostre azioni.

E allora, in questo tempo estivo, in cui  sicuramente abbiamo più  tempo a disposizione, il Signore rivolge anche a noi la stessa parola che rivolge  ai suoi discepoli: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”.

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11 luglio 2021 XV domenica del Tempo ordinario

Mandati a due a due

Oggi ci ritroviamo davanti alla chiamata dei dodici. Una chiamata che, evidentemente, è anche la chiamata dei fedeli, di ciascuno di noi, di ogni discepolo.

E vorrei proprio iniziare con voi a guardare, parola per parola, questa prima frase che apre il Vangelo di oggi: “Gesù chiamò a sé  i dodici”. La nostra fede è  una chiamata, è  una vocazione. Ciascuno di noi è  stato chiamato a seguire il Signore. In un certo senso non l’abbiamo scelto. Molti di noi sono stati battezzati, come questi bambini, da piccoli; qualcuno l’ha fatto da grande, ma sempre attraverso un incontro con un altro che gli ha parlato della fede. Tutti noi quindi siamo cristiani per chiamata, per vocazione. È un po’  cime la vita: ciascuno di noi ha un ombelico che ci ricorda che non ci siamo dati la vita da soli: è sempre un dono la vita. Così  come è  un dono la fede che abbiamo ricevuto.

Gesù  chiamò a sé i dodici e prese a mandarli a due a due”. Non solo siamo stati chiamati, non solo siamo stati scelti, ma siamo anche mandati. La fede non è  qualcosa di immobile, l’abbiamo detto tante vote; la fede non è  qualcosa di chiuso nelle nostre case, nelle nostre  sagrestie, nelle nostre  chiese: la fede è  qualcosa che viene condiviso. Ciascuno di noi è mandato: significa che non sto andando da solo, che non mi sto mandando da solo, non mi sto mandando da me: qualcuno mi ha mandato. Cristo ci spinge a uscire! E non ci spinge a uscire soli, viene detto: “a due a due”. La fede non è qualcosa che vivo da solo, la fede è  comunione, è  una comunità,  è  la Chiesa. Oggi attraverso il Battesimo  questi bambini entrano a far parte della Chiesa. È  una seconda nascita, una nascita dentro una comunità, dentro una famiglia. La Chiesa è  la grande famiglia di Dio. Ecco perché ci chiamiamo tra di noi: fratelli.

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4 luglio 2021 XIV domenica del Tempo ordinario

Nella mia debolezza la tua forza.

Ci ritroviamo a Nazareth. Nazareth è  il luogo della grande fede di Maria, è  il luogo di quel che ciascuno di noi è  chiamato a  dire nella sua vita al Signore. Un pieno di fiducia, anche se c’è tremore. Un che ha coinvolto tutta la sua vita. E sappiamo che anche per noi è  così,  anche la nostra vita  è fatta di   al Signore che coinvolgono tutta la nostra vita.

Nazareth, oggi, però, come abbiamo sentito, è  il luogo dell’incredulità. Un po’  come a volte siamo anche noi, quando diciamo di no al Signore: tutte le volte  che ci allontaniamo da lui, tutte le volte che manchiamo di fiducia nella sua parola, tutte le vote che la paura ci paralizza.  Spesso siamo come  quei popoli della prima lettura: “razza di ribelli”, “figli testardi dal cuore indurito”. Sappiamo bene che questa potrebbe anche essere la nostra descrizione:  quando abbiamo fatto di testa nostra, quando non ci siamo affidati a lui.

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27 giugno 2021 tredicesima domenica del tempo ordinario

Credere nel Signore significa vivere un incontro

Due storie di sofferenza e di dolore ci presenta oggi il Vangelo. Un padre che sta perdendo una figlia, non sappiamo cosa significhi questo dolore, non esiste neanche una parola – se perdi il marito o la moglie si dice “vedova, vedovo” – ma non esiste una parola per la perdita di un figlio, talmente sembra contrario a tutto quello che è la nostra vita; e dall’altra parte questa donna, con questo flusso di sangue, che non poteva essere madre, che non poteva vivere pienamente la sua volontà di vivere e dare vita.

La prima lettura ci ricorda però che l’uomo non è fatto per la sofferenza, non è fatto per la morte. Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. È importante ricordarselo, questo. Noi siamo stati creati per la vita, siamo stati creati per la felicità.

Sì, è il peccato che ha fatto entrare la morte nella nostra vita umana. Ma la nostra chiamata, la nostra vocazione, è più grande, è più alta.

E proprio nel Vangelo, all’inizio, Gesù passa all’altra riva. Vi ricordate? Ne avevamo parlato anche l’ultima volta: il passare all’altra riva è sempre per noi un invito ad andare oltre.

Allora il Vangelo ci presenta non solo storie di sofferenza, ma anche storie di fede: un padre va a chiedere a Gesù un miracolo, di salvare la sua figlia.

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20 giugno 2021 dodicesima domenica del tempo ordinario

“Passiamo all’altra riva.”

Certo, questo brano del Vangelo non parla solo di un episodio di tempesta.
Parla della nostra fede, parla di ciascuno di noi, parla della nostra Chiesa.
In quella barca possiamo vedere la nostra vita.
Gesù disse ai suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva.”
La vita di fede è una vita dinamica, una vita di cammino, una vita in cui siamo chiamati a passare all’altra riva, a liberarci. Siamo uomini e donne chiamati alla libertà, alla giustizia, al bene. Siamo chiamati a ricercare tutto questo. E quindi siamo chiamati a passare all’altra riva.
Ricordiamoci che nel Battesimo siamo stati immersi nella vita di Dio, siamo nuove creature e questa è la nostra chiamata.
Chi crede che essere cristiano significhi venire qua, sedersi, ascoltare la Messa e tornare a casa, come se fosse un teatrino, ha sbagliato.
La vita cristiana è una vita dinamica, una vita con un orizzonte ben preciso, e tutto quello che faccio, tutte le decisioni che prendo, devono essere orientate verso questo orizzonte.

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13 giugno 2021 undicesima domenica del tempo ordinario

Il regno di Dio non si impone nella vita, mai.

Vedete, per parlare di Dio non si parla di troni, di dominazioni, non si parla di potenza.

Gesù per parlare del regno di Dio prende qualcosa di molto semplice, prende come esempio il seme buttato in terra, o il granello di senape, che veramente, se non l’avete mai visto, è un punto nero.
Il regno di Dio non si impone nella vita, mai. Però è lì, presente, ed è quello che succederà a questi bambini: esteriormente non cambierà niente, un po’ come il pane e il vino sull’altare, e invece tutto cambia.
Questi bambini avranno dentro un invito grandissimo a essere figli di Dio. Perché dico un invito?
Certo saranno figli di Dio, con il battesimo, ma è come per il seme, tu lo metti in terra, e se un minimo non te ne occupi morirà lì.
Così siamo chiamati a far crescere questa fede che questi bambini riceveranno. Ecco il dovere dei genitori, i primi catechisti, ecco il dovere della madrina e del padrino: accompagnare nella crescita questi bambini.
Questo è il compito più bello che un uomo e una donna abbiano nel mondo: educarli, crescerli, far crescere.
Oggi è un ringraziamento anche a queste famiglie che, malgrado la difficoltà del tempo, hanno voluto veder nascere questo dono nella loro famiglia. In un’Italia che non fa più figli loro hanno deciso di rischiare la vita e il futuro con questi bambini, e già per questo va loro il nostro ringraziamento.

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6 giugno 2021 solennità del santissimo Corpo e Sangue di Cristo

Un pane che ci trasforma in Chiesa

Oggi è  solennità! Ancora non abbiamo avuto una domenica “normale”. È  sempre una domenica di festa. E lo è  stata in maniera importante per noi in questi giorni, anche con la visita del cardinal vicario ieri e la benedizione della nostra cappella dell’adorazione.

In questo Vangelo si parla ovviamente dell’Eucarestia, ma si parla anche di noi.

Quando Gesù  dice ai discepoli che incontreranno un uomo con una brocca d’acqua, i padri della Chiesa si sono chiesti che cosa fosse questo segno; e leggono in questo il Battesimo.  Il Battesimo è la porta di entrata della nostra vita cristiana. E ci porta poi a ricevere l’ultimo dei sacramenti di iniziazione cristiana, che è  l’Eucarestia.

Ora nel Vangelo Gesù dice ai discepoli di preparare la stanza per la Pasqua. Ed è  quello che dicevo all’inizio della messa, quando abbiamo chiesto perdono, perché tante volte questa stanza noi non la prepariamo, non è  pronta a ricevere il Signore. L’Eucarestia che noi celebriamo ogni giorno – e ogni domenica – tante volte  noi la avviciniamo senza renderci conto di quanto bello sia questo dono. Dio,  a differenza di tanti nella storia, non chiede sacrifici: il nostro Dio si sacrifica. La Pasqua non è  più  uccidere l’agnello, è proprio Cristo che si dona sulla croce. È  un Dio che si fa nutrimento per noi sul cammino della vita. È  un Dio che dona la sua vita per noi.  Non noi diamo la vita a lui, ma lui a noi.

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30 maggio 2021 Santissima Trinità

Testimoniare l’amore ricevuto: questa è la nostra missione

Quando noi facciamo teologia la parte sulla Trinità è una delle più difficili. In un film, che molti hanno visto, un bambino chiede alla zia: “Com’è Dio?”. La zia lo prende in braccio e gli chiede; “Come ti senti?”. E il bambino risponde: “Bene”. E la zia dice: “Ecco, Dio è questo “.

Cosa significa tutto questo? I discepoli, che avevano vissuto tutto il problema della passione, e anche uno di loro è morto, si ritrovano sul monte a invocare Gesù. E li dubitano. Forse come noi certe volte nella vita abbiamo dubitato; perché non è facile capire questo Dio in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Un Dio che certe volte è difficile incontrare, sentire. A volte ci sembra un Dio lontano. Gli stessi discepoli, prostrati sul monte, dubitano davanti a lui.

Ma Gesù non si arrabbia. Il Vangelo dice che “si avvicina”. Questa infatti è la prima caratteristica del nostro Dio: è un Dio che ti aspetta, è un Dio che si avvicina a te, è un Dio che si è fatto uomo e che ha sofferto con te; è un Dio che ha gioito con te. Nei momenti belli e nei momenti brutti è un Dio presente: un Dio vivo! Questa è forse la sua prima caratteristica.

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23 maggio 2021 Solennità della Pentecoste

Dallo Spirito d’amore nasce la Chiesa

Questa festa era per gli Israeliti la festa della Torah, della Legge. Ma con la Pentecoste c’è qualcosa di più  grande: noi festeggiamo lo Spirito d’amore, lo Spirito di Dio che scende sugli apostoli.

Ecco che tutti possono capire la lingua dei presenti, venuti anche da paesi lontani. Questo è  un chiaro riferimento a un episodio della Bibbia, quello della Torre di Babele. Uomini che vogliono raggiungere Dio solo con le loro forze, creano, ma poi non si capiscono più, ognuno ha una lingua diversa. Nella Chiesa la lingua è  una, è  quella dell’amore. Ecco, da lì nasce la Chiesa!

Allora è  bello per noi oggi battezzare questi bambini, proprio perché  festeggiamo con loro questa primavera. Con loro possiamo vedere il futuro della nostra Chiesa. I loro genitori ripongono su di loro tante speranze. E noi, come grande famiglia di Dio, anche: anche noi ci aspettiamo tanto da questi bambini. Questo perché la nostra chiamata è alta. E perché  i loro genitori prometteranno oggi di accompagnarli nella fede, di accompagnarli con i loro padrini, in un cammino lungo tutta la vita. Questa è  solo la prima tappa di  un grande cammino. Un cammino in cui il Signore  ci ha lasciato un grande strumento per vivere, che è lo Spirito Santo: il grande sconosciuto, spesso, nella nostra vita. Tante volte si parla di Dio, si parla di Gesù,  ma ci scordiamo di quello che lui ci ha dato per andare avanti, che è  lo Spirito Santo.  Pochi di noi lo invocano tutti i giorni per iniziare la loro giornata.

I ragazzi della Cresima si stanno preparando per ricevere i dono dello Spirito. E perché  lo fanno? Proprio perché  diventa un bagaglio per loro, per la loro vita.

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16 maggio 2021 Settima domenica di Pasqua Solennità dell’Ascensione del Signore

 Guardando il cielo e guardando i miei fratelli

Oggi è  un giorno particolare: oggi festeggiamo l’Ascensione di Gesù.

Si dovrebbe festeggiare dieci giorni prima di Pentecoste: nel mondo intero si è  festeggiata giovedì.  Ma in Italia viene messa domenica perché  giovedì  non è  un giorno festivo e forse la gente avrebbe difficoltà a venire. Nel paese dove sono nato, in Francia, c’è  il giovedì  dell’Ascensione; non si va al lavoro e si festeggia il giorno dell’Ascensione. Si dice tanto della Francia laica, però noi francesi abbiamo ancora questa festa.

Oggi dunque è  la festa dell’Ascensione.  Avete sentito quello che ci viene raccontato, cioè  come Gesù  ascende al cielo. Quando ero piccolo come voi, sono stato in Terrasanta e lì c’è un luogo, una piccola costruzione, in cui viene indicato il punto dove è  asceso Gesù:  dentro, a terra, c’è  una cosa quadrata;  e io, allora, mi ero messo dentro quel quadrato, pensando che fosse come un ascensore e che sarei salito anch’io in cielo… Ma non ha funzionato: ed eccomi qua, in mezzo a voi!

Cosa ci dice di così  importante il Vangelo e le Scritture di oggi? Intanto vediamo nella prima lettura questa scena degli apostoli, che sono lì  a guardare in alto, dove sta scomparendo Gesù. E viene pronunciata  una frase interessante: due uomini in veste bianca, cioè  due angeli si presentano e, rivolgendosi a loro, dicono: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?“.

Questa domanda è  una domanda che riguarda ciascuno di noi. Vedete, se Gesù  è  portato in cielo, vuol dire che  prima, in un certo momento, è  anche disceso dal cielo. Vi ricordare, bambini, quando avviene il momento della discesa?  Qual è  la festa in cui Gesù  è  presente in mezzo a noi con la sua carne? Sì, a Natale! Ringraziamo questo bambino che non ha ancora fatto il catechismo! A Natale festeggiamo l’Incarnazione, Dio si fa presente in mezzo a noi, prende un corpo, ed è  Gesù  Cristo!

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9 maggio 2021 Sesta domenica di Pasqua

Porta frutto solo chi si lascia amare da lui

Ci siamo lasciati domenica scorsa con l’immagine della vite e dei tralci. Ricordate: il Signore ci chiedeva di essere uniti a lui; e che non possiamo far niente senza di lui! La linfa vitale non poteva passare senza essere uniti a lui.

Questa domenica, ancora una volta, il Signore ci invita a rimanere. Stavolta ci dice di rimanere nel suo amore. E allora cerchiamo di capire che cosa significa questo invito.

Vedete, c’è  una frase molto  importante in questo brano che abbiamo letto: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché  andiate e portate frutto e il vostro frutto rimanga”.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. Questa è forse una delle frasi fondamentali per descrivere cosa voglia dire essere discepoli. Noi, tutto quello che viviamo e quello che facciamo, non lo facciamo per avere un posto in  Paradiso. Noi non stiamo facendo qualcosa, come anche incontrarci oggi qui, per essere sicuri di guadagnare un posticino lassù, per essere bravi, per essere dei buoni cristiani. Essere cristiano significa capire che sono amato dal Signore! Al di là  di tutto! Infatti  sono sempre e sarò sempre immeritevole di quell’amore grandioso,  immenso che il Signore  ha per me. Niente di quello che potrò  fare potrà  valere quell’amore! Noi siamo amati, da sempre, fin dal grembo materno, senza alcun merito.

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2 maggio 2021 Quinta domenica di Pasqua

Senza di me non potete far nulla

Come sempre Gesù  prende un’immagine per farci capire quello che ci vuol dire. Questa volta l’immagine è  quella della vigna. Voi sapete come è  fatta una vigna. Ecco: la vite è  Gesù  e i tralci siamo noi. “Io sono la vite, voi siete i tralci”. Senza la vite, il tralcio non può  ricevere la linfa vitale. Il cristiano è  così: senza Gesù Cristo non ha la sua linfa vitale. E che cos’è  la linfa vitale per il cristiano? È  lo Spirito Santo che il Signore ha promesso prima di andare via. Ha detto che ci lasciava lo Spirito, per condurre la nostra vita. È  proprio per questo che voi vi preparate alla Cresima: per ricevere i doni dello Spirito, che vi permetteranno di condurre la vostra vita.

Il tempo di Pasqua è  un tempo particolare, è  un tempo mistagogico: cioè  è  un tempo in cui ogni domenica stiamo riflettendo sulla nostra chiamata e sul nostri Battesimo; si sviluppa sempre di più  quello che siamo, la consapevolezza di essere cristiani. E oggi Gesù  dice una cosa fortissima: ”Senza di me non potete fare niente”. Senza Gesù  noi non siamo niente.       

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25 aprile 2021 Quarta domenica di Pasqua

Io sono il buon pastore

È  bello poterci ritrovare insieme per la domenica del buon pastore! Ho ancora il ricordo terribile dell’anno scorso, della messa che ho dovuto celebrare senza di voi, nella assenza obbligata dei fedeli. Quindi è davvero bello quest’anno ritrovarci insieme.

La quarta domenica di Pasqua è  tradizionalmente la domenica del buon pastore, dove, come avete sentito nel Vangelo, Gesù  ci ricorda che è lui il buon pastore. Sapete che nell’Antico Testamento c’era il sommo sacerdote, gli altri sacerdoti eccetera; ma nel Nuovo Testamento c’è  n’è uno, un sacerdote unico, che è  Gesù  Cristo. È  lui il sommo sacerdote, è  lui il buon pastore.

In questo Vangelo Gesù  ci ricorda la differenza tra il buon pastore e il mercenario, che è  pagato per tenere le pecore. E ci dice: “Perché  è  un mercenario non gli importa delle pecore”. Davanti al pericolo, il mercenario se ne va, scappa, perché  non è interessato alle pecore, perché le pecore non gli appartengono. “Il buon pastore invece dà  la vita per le sua pecore”.

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18 aprile 2021 Terza domenica di Pasqua

Testimoni di lui vivo

Questo Vangelo segue il brano dei discepoli di Emmaus. Cosa era successo a Emmaus? Due discepoli camminavano, tristi, perché Gesù era morto. Sulla strada li raggiunge uno che si mette accanto a loro a camminare. Camminano, parlano. E lui parla così  bene delle Scritture, di come i profeti avevano predetto i fatti di cui i due discutevano, che lo invitano a cena. E a cena, nello spezzare il pane, lo riconoscono: è  Gesù . La scena che vediamo oggi avviene  subito dopo: i due discepoli tornano gioiosi per raccontare quello che avevano visto, di aver incontrato  Gesù  risorto. E quando sono lì  a raccontare agli altri quello che era successo, appare di nuovo  Gesù.

La prima cosa che Gesù dice – e lo dice ogni volta che si presenta dopo la Risurrezione – è: “Pace a voi”. Già  questo è  importante  per noi: il Signore, quando entra nella tua vita, ti porta la pace. Al di là  delle tue paure, delle tue angosce, delle tue difficoltà, se tu fai entrare nel tuo cuore Gesù,  trovi la pace. Se tu non hai pace, significa – e questo è  un piccolo campanello  d’allarme – che forse Cristo non è veramente  entrato nella tua vita, perché, quando lui viene nella tua vita, porta pace. Infatti, se incontrate persone molto spirituali, notate che sono spesso persone di grande pace, tranquille e serene.

Allora il primo insegnamento di questo Vangelo è  proprio questo, la prima domanda che ci pone la Scrittura di oggi è   questa: ho accolto anch’io  Cristo  risorto nella mia vita? Mi ha portato questa pace di cui lui ci parla?

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11 aprile 2021 Seconda domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

Sapendoci perdonati, sapremo amare

Oggi Giulia, che abbiamo accompagnato durante tutta questa Quaresima, deporrà davanti a noi la veste bianca. E verrà invitata, come abbiamo sentito all’inizio di questa celebrazione, a testimoniare questa luce che ha ricevuto nella sua vita, questa presenza di Cristo. Ora, il gesto, che sarà fatto da Giulia, siamo chiamati tutti a farlo: tutti noi siamo stati chiamati a testimoniare la presenza del Signore nella nostra vita. Tutti noi siamo chiamati a testimoniare che Cristo è risorto. Tutti noi siamo chiamati ad annunciare agli altri quello che abbiamo ricevuto e a vivere questo amore che abbiamo ricevuto nel Battesimo.

Ma, vedete, nel Vangelo di oggi, Tommaso non crede alle parole dei discepoli. Essi con gioia dicono: “Abbiamo visto il Signore!“ e a quella gioia Tommaso non crede.

È strano! Sono uomini che sono stati con Gesù per anni, e Tommaso non crede. Perché comunque tutti loro continuano a vivere come se non fossero con Cristo risorti. Continuano a chiudere la porta a chiave, lo dice proprio il Vangelo: “A porte chiuse per paura degli Ebrei”. Sono uomini ancora pieni di paura, che non vivono l’amore e la speranza cristiana che hanno ricevuto nel Battesimo.

Vedete quanta responsabilità abbiamo anche noi. Perché di Tommasi nella nostra vita ne incontriamo tanti; nella nostra città, nel nostro quartiere, nella nostra famiglia: quanti sono i Tommasi, gli increduli? E non sono tanto increduli perché non hanno incontrato il Signore; perché il problema è che non hanno incontrato i cristiani! Non hanno incontrato uomini e donne che abbiano saputo testimoniare la loro fede, ma non solo con parole, con la vita!

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Domenica 4 aprile 2021 Pasqua di Risurrezione. Messa del giorno

Respiro di eternità

Ieri notte abbiamo visto che le donne per prime arrivano al sepolcro. E sentiamo oggi quello che succede dopo.

Maria di Magdala era andata di mattina, così  presto, tanto che faceva ancora buio. Vede la romba vuota e va dai discepoli subito a dire quello che è  successo. Ma lei, come i discepoli, non sono ancora pronti alla Resurrezione. E lei dice: “H anno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”.

Anche per noi può  essere così.  Anche per noi  che veniamo qui, facciamo ancora fatica a capire cosa sia la Resurrezione. Anche per molti di noi: non viviamo da risorti! Valerio, che abbiamo qui in mezzo a noi oggi, riceverà il Battesimo. Verrà  nel fonte battesimale sepolto con Cristo e risorto con lui. Muore al peccato per risorgere a vita nuova. E noi? Ci ricordiamo che siamo dei risorti? Ci ricordiamo di questa vita nuova?

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3 aprile 2021 sera sabato santo, Veglia pasquale

Effatà! Apriti!

Voglio vedere se ci sono dei bambini ancora svegli. Venite a sedervi qua, intorno a me.

Giulia, oggi vorrei parlare a te. Vorrei parlare a te perché  qua è  iniziata una famiglia che si è  riunita attorno al fuoco, eccolo qui.  Siamo tutti riuniti questa sera. E le parole che dirò a te, le dico a ciascuno, nel nostro cuore. Perché,  vedi, Giulia, ci hai fatto camminare, non solo in questi due anni, soprattutto  in questa  Quaresima. La Quaresima  è  nata per i catecumeni, come questa veglia è  fatta tutta per te, è fatta per il Battesimo. La veglia di Pasqua nasce per il Battesimo, è  tutto attorno a questo evento. Allora, come in una grande famiglia, abbiamo raccontato la nostra storia, abbiamo ripercorso cosa ci unisce; cosa fa sì che, dopo duemila anni, oggi siamo ancora qui, riuniti in questo modo.

Abbiamo visto che Dio ha creato il mondo; e ha separato il giorno dalla notte, la luce dalle tenebre. E questo l’abbiamo vissuto anche noi, insieme: avete visto questa piccola fiamma, che era qui sotto questo cielo pasquale, come toglieva il buio della nostra chiesa! Ci vuole poco: una piccola luce cambia una stanza! È proprio vero, no? Ci vuole una piccola fiamma: e tutto cambia, cominci a vedere tutto quello che hai attorno. E sapete chi è  questa fiamma? È  Cristo, è  Gesù! È  Gesù  che ha toccato il tuo cuore e che ha toccato il cuore di ciascuno di noi, oggi. È  Gesù  che illumina la nostra vita, che ci permette di fare la differenza tra le tenebre e la luce.

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2 aprile 2021 Venerdì santo

Amore e morte

Ieri, giovedì santo, in quell’ultima cena, abbiamo riflettuto sul legame per noi, discepoli del Signore, tra amore e servizio: l’uno non poteva esistere senza l’altro. Anche se ieri la lavanda dei piedi non è  stata fatta a causa della pandemia, nelle letture che abbiamo sentito e al centro del Vangelo di Giovanni c’era: amore e servizio. E abbiamo detto che questo doveva essere ciò che guidava ogni discepolo.

Oggi vi consegno altre due parole: una è  sempre amore; ma l’altra è morte.

L’amore cristiano non è una filantropia, cioè significa l’amore per l’uomo. Tutto quello che facciamo noi cristiani, lo facciamo per amore di Dio. È  molto importante capire questo.

Quando Gesù  è  sulla croce, dice poche parole. Una la dice a Maria: “Donna, ecco tuo figlio” e a Giovanni: ”Ecco tua madre”. E poi dice: “Ho sete”.

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1° aprile 2021 Giovedì santo, cena del Signore

Amore e servizio

Eccoci finalmente nel cuore dell’anno liturgico: nel triduo pasquale. Stiamo seguendo passo dopo passo gli ultimi momenti di Gesù, vivendoli insieme a lui; sperando che nella notte di Pasqua si apra anche il nostro cuore a questo grande annuncio della Resurrezione  del Signore.

Oggi ricordiamo l’ultima cena di Gesù.  La prima lettura, dal libro dell’Esodo, ci parla un po’ del quadro generale, proprio per farci capire il contesto di quando viene celebrata quest’ultima cena di Gesù. Viene celebrata perché  c’è  una ricorrenza importante, quella della Pasqua degli Ebrei. La prima lettura ci ricorda appunto di questa Pasqua, che è  un momento decisivo per gli Ebrei, perché  erano schiavi in Egitto; e Dio, vedendo la sofferenza del suo popolo, li libera. E ci ricorda come, per liberarli, Dio chiede loro di prendere un agnello, il cui sangue dovranno mettere sullo stipite delle loro porte. Così, passando oltre, il Signore salvava gli Ebrei dal flagello di sterminio con cui colpiva gli Egiziani. Passare oltre. Voi sapete come si traduce passare oltre: pasqua, passaggio. Pasqua è  passare oltre.

Questa è  la cornice in cui sta per succedere questa cena. Gesù  chiede ai suoi discepoli di

preparare la Pasqua per lui, con tutti i dettagli: gli dice dove cercare la sala, come predisporre la cena, tutto quello che avrebbero trovato per poter preparare tutto.

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28 marzo 2021 Domenica delle Palme e della Passione del Signor Signore

Riconoscerlo nella nostra vita

Siamo nel cuore dell’Incarnazione. Ed è  il cuore anche della nostra umanità.

Siamo nel cuore dell’Incarnazione  perché  Gesù, il Verbo che si è  fatto carne, vive il nostro dolore, le nostre sofferenze, il nostro abbandono e anche, in un certo senso, quello che molti di noi hanno vissuto, vivono alcune volte nella loro vita: il silenzio di Dio.

E oggi tocchiamo con mano anche la nostra  umanità, una umanità  duplice, che sa fare grandi gesti d’amore e che può  cadere facilmente nella tentazione, nel peccato,  nella cattiveria,  nella morte. Noi viviamo così.

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21 marzo 2021 Quinta domenica di Quaresima

Vedere Gesù

Vogliamo vedere Gesù “: è  la domanda fatta dai Greci a Filippo. Ed è  una domanda che dovrebbe vivere nel nostro cuore, in ciascuno di noi.

Vogliamo vedere Gesù “. Questa domanda viene fatta a Filippo. E Filippo poi lo dice ad Andrea e vanno insieme da Gesù.  Rappresentano la Chiesa. La Chiesa dovrebbe aiutare a vede re Gesù. E chi è  la Chiesa? Siamo ciascuno di noi  qui riuniti in questa assemblea. Tutti noi dovremmo aiutare gli altri a vedere Gesù. E, se ci guardiamo sappiamo che tante volte non è  così, tante volte non siamo questo vetro trasparente che permette di vedere Gesù. Siamo invece un vetro sporco che con fatica lascia vedere al di là.

Ma la prima domanda è: siamo come questi Greci, abbiamo dentro di noi la voglia di vedere Gesù? E come lo possiamo vedere questo Gesù? Gesù  risponde: “In verità  in vendita  io vi dico: se il chicco di grano caduto a  terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Im questa frase la cosa importante è  il frutto. Ognuno di noi è  chiamato a portare frutto. E come possiamo portare fritto? Ce lo dice il Signore guardando a lui, lui sulla croce, l’uomo crocefisso. Perché  dico: l’uomo  crocefisso? Perché  lì capiamo che cosa significa amare. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto”. Se noi vogliamo vedere Gesù,  se noi vogliamo  far vedere  Gesù, siamo chiamati a morire a noi stessi. Quello  che il Signore  ci ha insegnato  sulla croce è  stato questo: amare significa dare la vita. E sappiamo quanto è  difficile. Sappiamo quanto siamo egoisti. Sappiamo quanto facciamo fatica ad amare come lui ci ha insegnato. È  dura.

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21 marzo 2021 Terzo scrutinio

Vieni fuori!

“Lazzaro vieni fuori!”, è il grido di Gesù, che resuscita Lazzaro, non per una resurrezione eterna, perché  si sa che Lazzaro morirà  una seconda volta, definitivamente.

Lazzaro vieni fuori!”, è  il grido di Gesù  a ciascuno di noi. Al posto di Lazzaro potremmo mettere il nostro nome, e sentiremo Gesù  dirci: “Vieni fuori”. Vieni fuori dalla tua piccola vita, vieni fuori da quel cuore  chiuso su se stesso, vieni fuori dalle tue paure! Vieni fuori da quel sepolcro che ti sei costruito! Questo  grido  è  un grido  di liberazione, un grido  per ciascuno di noi: liberarci dalla nostra  piccola vita. Cristo  ci offre un orizzonte  più  alto di quello che noi uomini possiamo immaginare. Altre mete ci propone, una vita diversa! Gesù  ci chiede di credere in lui, per toccare con mano una nuova vita.  “Io sono la Resurrezione  e la vita“. Sappiamo quanto grande sia la nostra  miseria, quante piccolezze, quante cose basse facciamo, che non ci portano niente. Quanta arrabbiature inutili, quanta cattiveria  tante volte nelle nostre relazioni,  quanta poca speranza possiamo avere nella nostra vita! Quanto  poco  amore  sappiamo dare agli altri!

Invece  ciascuno di noi, che abbia vissuto tanto o poco, sa che scordarsi di se stesso e amare totalmente è qualcosa di meraviglioso!

Prendo sempre come esempio, perché  vi tocca molto, quando  vedo i nostri  ragazzi  di quindici, sedici, diciassette  anni che passano la loro estate a fare il centro estivo: dalla mattina alla sera lavorano per questi ragazzini; e attirano anche altri ragazzi della loro età, amici di scuola, a venire a vedere e a vivere questi momenti: è  lì che  toccano con  mano  quanto sia bello donarsi totalmente, senza contare.

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14 marzo 2021 Secondo scrutinio

Gv 9, 1-41 il cieco nato

Lasciamo entrare la luce di Cristo

Voi sapete che quando si nasce non si riesce a  vedere bene. I bambini ci mettono qualche settimana a cominciare ad avere una vista come la nostra. E nel cammino di fede succede un po’ la stessa cosa. Noi abbiamo bisogno di tempo per vedere. Perché  non ci sono solo gli occhi del viso, ci sono anche gli occhi del cuore, gli occhi della fede. Allora oggi noi vogliamo pregare per Giulia, in vista del suo Battesimo, perché  possa vedere Gesù, vedere il suo volto. Ma sapete benissimo che questo momento di preghiera per lei, in cui la comunità  prega per questa eletta di Dio, noi stiamo pregando anche per noi stessi, perché  non sempre abbiamo questa vera visione, non sempre stiamo vedendo questo volto. Tante volte anche noi siamo ciechi, come questo cieco nato.

Il cieco fa un cammino. Quando gli chiedono in che modo gli sono stati aperti gli occhi, lui risponde: “L’uomo che si chiama Gesù  ha fatto del fango”. All’inizio per me Gesù  è  solo un uomo. Oggi non c’è  più  nessuno per negare che Gesù è esistito. Non è  difficile per noi credere alla sua esistenza fisica nella storia del mondo. Ma ci è  chiesto di fare un passo supplementare. Quando di nuovo gli chiedono: “Cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”, egli risponde: “È  un profeta”. Il passo supplementare sul nostro  cammino  è  riconoscere che Gesù  è  un inviato di Dio, un profeta. Ma questo lo potrebbe dire anche un musulmano. Sapete che i musulmani considerano Gesù  l’ultimo profeta prima d Maometto.

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14 marzo 2021 Quarta domenica di Quaresima

Ci ha tanto amati da dare suo Figlio per noi

Il Vangelo di oggi parla del momento in cui Nicodemo, di notte, va a parlare con Gesù. Ci va di notte perché ha paura del giudizio degli Ebrei. Ma è  lo stesso Nicodemo che, quando tutti scapperanno dopo la crocifissione, invece andrà  alla tomba.

In questo dialogo, Gesù  ricorda una pagina dell’Antico  Testamento,  quando il popolo che cammina nel deserto si ritrova attaccato dai serpenti e Dio dice a Mosè  di mettere un serpente di bronzo sul suo bastone e che chiunque lo guarderà,  sarà  salvato. E dice: “Come Mosè  innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo,  perché  chiunque crede in lui abbia la vita eterna”.

Anche noi siamo chiamati a guardare non più  il serpente di bronzo sul bastone, ma Cristo  sulla croce. Il nostro sguardo deve andare lì oggi. E per quale motivo? Perché  è qui che è   cresciuto l’amore di Dio, qui sulla croce: Dio, che si è  fatto piccolo, che si è  fatto carne; che si è  fatto povero; che in questo momento si fa debole e muore sulla croce. Che non risponde alla violenza con la violenza, ma con l’amore.

C’è  una frase importantissima al centro di questo dramma: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché  chiunque crede in lui non vada perduto”.

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Domenica 7 marzo 2021 Primo scrutinio

Gv 4, 5-41

Trasformati in Cristo

Quando leggevo il Vangelo, mi faceva ridere la reazione degli apostoli, che non capiscono mai niente, poveretti: “Avrà  già  mangiato?”. E così siamo anche noi. Facciamo fatica a capire la profondità, la bellezza di questa nostra chiamata. Oggi abbiamo la fortuna di poter celebrare insieme il Primo scrutinio della nostra Giulia che ha aspettato tanto questo grande momento della sua vita, del suo Battesimo. C’è  voluta la pandemia in mezzo per farla aspettare, ancora e ancora, il grande dono del Battesimo.

E oggi, nella celebrazione del primo scrutinio, ci ritroviamo davanti a questo Vangelo straordinario, quello della Samaritana. La Samaritana che va al pozzo a mezzogiorno,  quando fa più caldo e nessuno a quell’ora ci va: lei, sicuramente,  non voleva incontrare nessuno. Ma lì incontra Gesù. E incomincia questo dialogo. Gesù  inizia questo dialogo e le dice: “Dammi da bere”. Lei si stupisce che questo  giudeo venga da lei a chiederle da bere.

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7 marzo 2021 Terza domenica di Quaresima

Gratuitamente

Siamo davanti a un Gesto  particolare! Non siamo abituati a vedere Gesù  arrabbiarsi, buttar giù i tavoli, prendere la frusta e iniziare, con quella cordicella intrecciata, a sbatterla sulle persone. Abbiamo l’abitudine  di vedere l’immagine di un Gesù  mite, umile. E quindi questo  zelo così, questa arrabbiatura ci fa strano, la vediamo più  facilmente nel parroco, ma non in Gesù!  E invece il Vangelo ce lo presenta proprio così. E i discepoli, guardando, si  ricordano questa frase della Scrittura:  “Lo zelo per la tua casa mi divorerà “.

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28 febbraio 2021 Seconda domenica di Quaresima

L’incontro con Cristo risorto

Il cammino del cristiano, lo sappiamo, è un cammino in salita. Il nostro cammino è proprio come quello di Abramo, che sale il monte.

Sale il monte con quel silenzio. Nessuno parlava, né lui, né il figlio, né Dio. Questo silenzio di Dio tante volte anche noi l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle. E ricordiamo le parole di Gesù sulla croce: ”Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” . Era una frase del salmo, che esprime il bisogno, che ciascuno ha, di sentire Dio.

Sul monte Dio si rivela. Si rivela un Dio che non vuole sacrificio. Ma si rivela anche la vera paternità di Abramo, dove il figlio non gli appartiene, ma diventa dono di Dio. Ogni vita per noi è un dono.

E anche Giovanni, Pietro, Giacomo, proprio quelli dell’inizio, sono scelti da Gesù per salire sul monte e lì ecco che vedono! Vedono Gesù splendente, trasfigurato: metamòrfosis, μεταμόρϕωσις : cambio forma. Siamo chiamati anche noi a fare questo cammino, a incontrare Gesù splendente, trasfigurato, che trasfigura il nostro cuore, ci trasforma. Ciascuno di noi è alla ricerca della luce, è alla ricerca di un senso della sua vita. Gesù è la nostra luce. Ma finché noi non abbiamo fatto quell’incontro, finché non abbiamo gustato, assaporato questo incontro, noi non capiamo a che serve questo cammino.

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21 febbraio 2021 prima domenica di Quaresima

Ritrovare il sapore delle grande alleanza

Mercoledì siamo entrati in un tempo particolare, che è  il tempo della Quaresima: un tempo che ci prepara alla Pasqua, la più grande festa dei cristiani, quella della Resurrezione  di Gesù.

Come già vi dicevo, è  un tempo che ci dà l’orientamento del nostro cammino. Noi non stiamo vivendo questi quaranta giorni per fustigarci e fare penitenza così per niente. L’obiettivo nostro è liberarci per qualcosa di più  grande, la Risurrezione di Gesù.  

La prima lettura vuole  ricordarci qualcosa di importante: Dio ha fatto con noi un’alleanza. Alla fine del diluvio, Dio dice: “Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà  più  distrutta alcuna carne dalle acque del diluviò, né  il diluvio devasterà  più  la terra”. E da allora, come sapete, c’è  l’arcobaleno, che rappresenta il segno dell’alleanza tra Dio e la terra.

Ma dopo, qual è  stata la più  grande alleanza tra l’uomo e Dio, se non Gesù Cristo? Dio che si fa uomo, che si fa carne, che viene ad abitare la nostra vita! Dio che viene in mezzo alle nostre gioie e alle nostre sofferenze! Non è  stato questo il momento più  grande? Dio vuol fare alleanza con l’uomo. E lo ripete in continuazione, la ricerca questa alleanza tra lui e l’uomo! Vuole creare questa amicizia.

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17 febbraio 2021 mercoledì delle Ceneri

Il momento favorevole

“Ritornate a me con tutto il cuore.” è il grido del Signore nella prima lettura del Profeta Gioele.

E san Paolo ci dice: “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora è il giorno della salvezza!”.Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio”.

Siamo all’inizio di un tempo particolare che è il tempo di Quaresima. Non ci sono più i fiori. Abbiamo cambiato il colore delle vesti. È un momento particolare, il momento della Quaresima: questi quaranta giorni di preparazione a qualcosa di grande, la più grande festa, quella della Pasqua, quella della Resurrezione del Signore. È la festa che ci dà l’obiettivo della nostra vita, che ci permette di capire l’obiettivo principale: la comunione dei santi.

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14 febbraio Sesta domenica del tempo ordinario

Liberami

Oggi parliamo di lebbrosi. Ancora oggi in alcuni paesi ci sono. La prima lettura, dal Levitico, spiega come dovevano vivere questi lebbrosi: dovevano vivere fuori dall’accampamento, portare un velo sulla testa e, quando si avvicinava una persona, dovevano gridare: “Impuro! Impuro!”. Era una vita di solitudine, di lontananza, di rigetto. E nel Vangelo abbiamo un lebbroso, che però  non segue la regola. Va verso Gesù  e gli dice: “Se vuoi, puoi purificarmi!”.  E Gesù  risponde: “Lo voglio, sii purificato”.

Anche noi siamo lebbrosi. Anche noi siamo portatori della lebbra. Ma la nostra lebbra è  il peccato, che viene dal nostro cuore. La prima cosa che fa questo lebbroso è  riconoscere di essere malato e che ha bisogno di Gesù. Il problema nostro è  che forse crediamo di essere sani, che non abbiamo bisogno di lui. Il tempo che vivremo fra poco con l’inizio della Quaresima, sarà  proprio questo: renderci conto di aver bisogno di lui; togliere tutto il superficiale, andare all’essenziale: considerare che abbiamo bisogno di lui.

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7 febbraio 2021 quinta domenica del tempo ordinario

Servire

La prima lettura ci parla  di Giobbe, l’uomo che aveva tutto e che poco a poco perde tutto. Ma nel suo dolore incontra Dio e tutto cambia nel momento  in cui si crea questa  comunione. 

Di dolore ne sentiamo tanto parlare in questo periodo di pandemia. E lo vediamo anche nel Vangelo di oggi. Gesù  esce dalla sinagoga e va nella famiglia di Simone e Andrea, accompagnati da Giacomo e Giovanni. Voi sapete che l’inizio  della fede cristiana vive e nasce nelle case. I genitori sono i primi catechisti. Il latte della fede viene dai genitori.

E abbiamo visto anche durante la pandemia come questa preghiera domestica e familiare è stata importante. Ricordate come abbiamo vissuto i giorni santi insieme, i video che vi mandavano i catechisti su cose da fare, sulle preghiere, le foto che abbiamo ricevuto di tante famiglie che il giovedì  santo avevano fatto il pene insieme, e altro:  avevamo riscoperto in quei giorni la preghiera in casa e in famiglia. E questo sarebbe bene non perderlo, infatti. Sappiano che noi uomini ci dimentichiamo presto delle cose,  purtroppo. Anche delle cose terribili che sono successe nel nostro mondo: ce ne dimentichiamo e poi rifacciamo gli stessi errori.

Dunque Gesù  viene in quella casa. E gli presentano subito la suocera. Ill Vangelo dice che: “Egli si avvicinò e la fece alzare, prendendola per mano”. Molto importante questo piccolo dettaglio. Vedete, nella nostra vita noi non siamo cristiani perché  così  siamo sicuri di non avere mai problemi.  Il nostro Dio viene in mezzo alla nostra sofferenza. Non è  un Dio che ci dice: non soffrirai più, se sei con me, no! Tu soffrirai, ma io soffro con te, ci dice. E il crocefisso questo  ce lo ricorda sempre.

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31 gennaio 2021 quarta domenica del tempo ordinario

L’autorità di chi dice solo ciò che vive.

Eccoci di sabato con Gesù nella sinagoga, con Gesù che insegna. E rimangono tutti stupiti da questo insegnamento, non per quello che dice, ma per come: “Egli infatti insegnava come uno che ha autorità, e non come gli scribi”. Ma cosa significa insegnare con autorità?

Non è che Gesù fosse un dittatore e in quanto tale avesse “autorità“, non è questa l’autorità di Gesù. Nemmeno si tratta di una conoscenza della Scrittura mai sentita prima, perché comunque gli scribi erano persone che studiavano. Allora che cos’era questa autorità di cui parla il Vangelo? È il fatto che, quando Gesù parlava, diceva quello che era, viveva quello che diceva. La sua autorità veniva da quella verità che usciva fuori dalla sua vita.

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24 gennaio 2021 terza domenica del tempo ordinario

La Parola

Siamo all’inizio della vita pastorale di Gesù,  come abbiamo visto nelle domeniche precedenti. Nel Vangelo di oggi ci viene detto che: “Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù  andò nella Galilea, proclamando il Vangelo di Dio”.

Qualcuno potrebbe dire: ha aspettato trent’anni per iniziare a proclamare la parola, poteva aspettare qualche mese in più, perché  il periodo era un po’ problematico: Giovanni  veniva arrestato, sappiamo che poi gli taglieranno anche la testa, quindi forse non era il momento giusto. Ma c’è  un momento giusto per  proclamare la Parla? Quando sento alcuni che dicono che adesso che c’è  il Covid, non si può,  non si deve… Ogni momento è  il momento giusto per sentire la Parola di Dio. La Parola dà  senso alla nostra vita e quindi ne abbiamo bisogno nei momenti belli e nei momenti brutti, nei momenti difficili e nei momenti di gioia, perché la Parola ha e qualcosa da dire a ciascuno di noi.

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17 gennaio 2021

Venite e vedrete

Le letture di oggi sono chiaramente l’indicazione che il tema di questa domenica è la vocazione, la chiamata. Ma non la chiamata di una suora o di un sacerdote, è  la chiamata di ciascuno di noi. È  la chiamata dei cristiani.

Nel Vangelo, Giovanni, quel Giovanni che abbiamo conosciuto durante tutto l’Avvento, Giovanni il Battista, che ha anche lui dei discepoli, indica loro Gesù  dicendo: “Ecco l’agnello di Dio!”. Come ricorderete, ogni volta a messa il sacerdote, dopo la preghiera eucaristica e prima della Comunione, fa la stessa cosa e dice: ecco l’agnello di Dio.

 Perché  Giovanni  dice: ecco l’agnello di Dio?  Come per dire: ecco un animale, parla di Gesù  dicendo: ecco un animale? No. L’agnello  era l’agnello  del sacrificio. La notte di Pasqua è la liberazione di Israele dall’Egitto: parlo della Pasqua ebraica, quando il sangue dell’agnello fu messo sulle porte perché  l’angelo della morte non passasse per quella casa. Ecco il chiaro riferimento di Gesù, che diventa l’agnello di Dio, quello che ci salva dalla morte e dai peccati.

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10 gennaio 2021 Battesimo del Signore

Tu, l’amato

Con il Battesimo del Signore si conclude oggi il tempo di Natale. È il tempo liturgico più  breve rispetto agli altri, Avvento, Quaresima e tempo pasquale; ma  è intenso: ogni due o tre giorni ci siamo riuniti a celebrare insieme grandi solennità .
Il Battesimo del Signore  non è  successo quando era piccolo. È l’inizio della sua vita pastorale. Quindi facciamo un salto dal Bambino Gesù  all’uomo già  di trent’anni. E perché? Perché  abbiamo celebrato poco fa l’Epifania  che è  la manifestazione di Dio al mondo. Adesso, con questo Battesimo,  siamo in un altro momento di grande manifestazione  del Signore.  Infatti abbiamo sentito questa voce che dice: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

È importante questa frase, perché  anche noi, nel nostro Battesimo, l’abbiamo sentita. Il giorno del nostro Battesimo,  il Signore  Dio anche a noi dice le stesse parole!

La parola Battesimo significa: immergere. Nel momento del Battesimo noi siamo immersi nella vita di Dio, come in un  grembo che nutre,  che riscalda,  che protegge: devo immaginare questo momento così.

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6 gennaio 2021 Epifania del Signore

In cammino

“Fratelli carissimi, la gloria del Signore  si è  manifestata e sempre si manifesterà in mezzo a noi fino al suo ritorno.

Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i materi della salvezza. Centro di tutto l’anno liturgico è  il Triduo del Signore crocifisso,  sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 4 aprile.

In ogni domenica, Pasqua della settimana, la santa Chiesa rende presente questo grande evento nel quale Cristo ha vinto il peccato e la morte.

Dalla Pasqua  scaturiscono tutti i giorni santi:

  • Le Ceneri, inizio della Quaresima,i  il 17 febbraio.
  • L’Ascensione del Signore,  il 16 maggio.
  • La Pentecoste, il 23 maggio.
  • La prima domenica di Avvento, il 28 novembre.
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3 gennaio 2021 Seconda domenica dopo Natale

Ciascuno di noi ha dentro di sé il cielo

Di nuovo ci ritroviamo davanti al prologo di san Giovanni. Lo stesso che avevamo letto il giorno di Natale. E, come sapete, per capire la chiave di lettura, per trovare l’angolo da cui poter parlare del Vangelo, guardiamo la prima lettura. Oggi è  dal libro del Siracide, dove si parla della Sapienza. Una Sapienza che si trova in mezzo a una moltitudine, in una assemblea. E viene detta alla Sapienza da Dio questa frase: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti”.

La Sapienza è  Gesù  Cristo.  È  lui il Verbo che si fa carne in mezzo a noi. È  Dio che si fa presente nella nostra umanità.

C’è  una cosa strana in questa Sapienza divina. La sapienza umana vuole sempre elevarsi, dobbiamo sempre essere più  grandi, più belli, cerchiamo  sempre di elevarci, in un certo modo, in questa società. Dio invece si abbassa, scende. Viene qui, non su un trono, come potevamo aspettarlo, ma in una mangiatoia. Non in una famiglia ricca, ma in una famiglia semplice. E tutta la vita di Cristo sarà  così,  fino alla morte, non una morte normale, ma una morte in croce.

Dio sceglie di mostrarci che la vera grandezza non è  quella che spesso noi immaginiamo. Il Signore ci fa capire che tante maschere che noi ci mettiamo non servono per la nostra felicità.  È  Cristo, in questi giorni lo ripetiamo, è  Cristo  la vera felicità  dell’uomo. È  Cristo  la risposta a quello che cerchiamo. È  Cristo  l’umanità  vera che noi desideriamo e che dobbiamo voler costruire. È  Cristo  l’esempio che noi vogliamo seguire.

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1 gennaio 2021 Solennità di Maria santissima Madre di Dio

Silenzio, ascolto, profondità

La liturgia della parola di oggi ci chiede di iniziare questo nuovo anno con una benedizione: “Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolge a te il suo volto e ti conceda pace”.  

In un mondo in cui in cui si parla così male delle persone, anche scrivendo sui nostri social e anche all’interno delle nostre comunità e gruppi, è  bello poter iniziare quest’anno invitati dal Signore non a maledire, ma a benedire.

Noi veniamo da un anno molto difficile, per cui sentire che dobbiamo benedire sembra quasi una parolaccia dopo un anno così brutto. È un anno che ci ha imposto una maschera sul viso, ce l’abbiamo tuttora e l’avremo per parecchi mesi; ma questa maschera sul nostro volto ne ha fatto cadere tante altre  che nemmeno sapevano di avere. Le nostre sicurezze, il mito del progresso infallibile, l’idea di essere al riparo dalle tempeste: ci siamo scoperti vulnerabili, esposti a rischi che non potevamo controllare, noi che vogliamo sempre controllare tutto.

Tre parole riassumono questo anno 2020  ormai alle nostre spalle: fragilità,  solitudine e paura.

Per rispondere a queste tre parole  c’è  un solo modo, quello dei i pastori, come dice la Scrittura di stamattina: “senza indugio”, dopo l’invito degli angeli, i pastori sono andati a cercare Gesù.

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