Omelia di Domenica 3 maggio

Continuando il nostro cammino, nel nostro tempo di Pasqua, vediamo, in queste domeniche, come la liturgia ci impegna sempre di più.

Abbiamo già detto delle apparizioni del Signore Risorto, che ha incoraggiato i discepoli, dicendo: “Coraggio, non abbiate paura, sono io, toccate, vedete, coraggio.”

Carissimi, uno dei nemici della nostra fede è la paura: tante volte siamo condizionati dalle nostre paure, dalla paura dell’altro e di tante situazioni che, oggi, purtroppo, stiamo vivendo. Ecco, Gesù ci dice di non aver paura.

Domenica scorsa l’abbiamo definita della scelta, in quanto ci siamo  trovati di fronte a Gesù che ci ha detto:” Io sono il tuo pastore, le mie pecore ascoltano la mia voce” e  ci ha  regalato un’altra immagine cristologica:” Io sono la porta.”

Se siamo qui questa mattina, è perché abbiamo deciso, avendo riflettuto e pregato in  questa settimana, di seguire il pastore e di entrare, attraverso Cristo, che è la porta, in quella che è la vita della fede.

Oggi la liturgia ci esorta a un altro impegno: la parte finale del Vangelo,  ci interpella, ci mette tutti in discussione.

Il primo aspetto, dal quale non si può prescindere, è questo: “Abbiate fede, abbiate fede in Dio,”dice Gesù.

Vedete, questo primo aspetto oggi, tra virgolette, è facile da supporre. Conosciamo tanta gente che dice di aver fede. Ci sono persone che mi dicono, con tanta disinvoltura, che si confessano direttamente col Padre Eterno: forse il Signore  risponderà loro e mi piace pensarlo! Perciò la frase:” Io ho fede”  dice tutto e non dice niente. Se tu hai fede in Dio, e noi vogliamo averla, devi avere fede anche in me, ci dice Gesù. Qui ovviamente cambia completamente tutto. Perché? Perché Gesù si è fatto come noi, è venuto sulla Terra, ha parlato, ha insegnato, ci ha dato un esempio. Quindi non è più un Dio teorico, che sta in cielo, che chissà se un giorno incontreremo, ma è un Dio che si è fatto uomo e ci ha detto più volte: ”Come ho fatto io, così fate anche voi. Imparate da me.“ Per questo, adesso, la fede ci impegna nella vita, che deve diventare coerente con la fede. “Non chi dice Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre Dio. “ Ci rendiamo conto che Gesù ci chiama ad una vocazione grande. Dovremmo gioire per questo e in un modo incredibile. Dio si fida di noi, chiede a noi, con tutti i nostri limiti, con tutte le nostre difficoltà, di continuare l’opera da Lui iniziata. Ricordandoci però che l’opera è di Dio, non è degli uomini.

Quando Filippo fa al suo Maestro un’umana, comprensibile domanda, non facciamo fatica a pensare che Gesù parlava del Padre in un modo straordinario e chi lo ascoltava ne restava affascinato, a tal punto che l’Apostolo gli fa una richiesta:” Signore, mostraci il Padre, facci vedere il Padre” e Gesù ci apre ad una verità, permettetemi la parola, teologica, che vale anche oggi: “Io e il Padre siamo una cosa sola.” Gesù aggiunge un aspetto importantissimo: lo sa benissimo, che ciò che Lui sta annunciando è incomprensibile, perché il popolo ebraico era monoteista, come lo è oggi, come lo siamo noi, per certi versi, che abbiamo la peculiarità di credere in un Dio, sì, ma che è in tre persone. I nostri fratelli islamici, per esempio, credono in Allah e Maometto è il Profeta. Invece Gesù ci apre ad un mondo completamente nuovo:” Io e il Padre siamo una cosa sola” ma aggiunge:” se non volete credere a questo, credete almeno a me, credete ai fatti. Credete a ciò che io realmente ho compiuto.“ Allora capiamo bene, alla luce di questo versetto, che la fede deve trovare piena realizzazione nelle opere, nella vita, nei fatti.

Qualche anno fa, chiesero a Papa Francesco, in una parrocchia di Roma: ”Santità, che cosa gli dà fastidio nella Chiesa di oggi?” E il Papa rispose: ”Non mi danno fastidio quelli che dicono di non essere credenti, di essere atei. Per loro, disse il Papa, provo dispiacere, perché non sanno quello che si perdono. Mi disturbano quelli che dicono di credere e poi danno scandalo e  si comportano come se Dio non esistesse. Quelli mi danno fastidio.”

Capiamo bene, quindi, tutti, io per primo, che Dio ci chiama ad una vita di fede, non ad una vita di parole. Si chiacchiera troppo, si parla troppo, si discute troppo. Sono le opere che ci renderanno credibili, che parleranno di Dio al mondo.

Leggiamo in quest’ottica la prima lettura: a motivo della predicazione degli apostoli, i convertiti aumentano, aumentano a tal punto, dice il Libro degli Atti, che i discepoli non ce la fanno più a soddisfare tutte le richieste. Allora gli apostoli stabiliscono che hanno bisogno di aiuto, di alcune alcune anime sante che si mettano a servizio. Questo, non facciamo fatica a dirlo, vale ancora oggi e questo è ciò che dovrebbe ancora caratterizzare la Chiesa. Papa Francesco, negli ultimi anni del suo pontificato, ha insistito molto per una Chiesa ministeriale, dove tutti devono diventare protagonisti della Chiesa e non essere, scusatemi l’espressione, i “cristianucci” della domenica, quelli cioè che vanno in Chiesa, timbrano il cartellino, pensando di aver fatto ogni domenica  il proprio dovere. Nella fede o sei protagonista o ti stai prendendo un giro da solo. Questo non vuol dire che dobbiamo tutti predicare dall’altare, come sto facendo io in questo momento, ma che tutti dobbiamo sentirci coinvolti da questo mondo che ci interpella, da questo quartiere, che ci mette in discussione.  Non vogliamo convincere nessuno, né tanto meno costringere nessuno, ma vogliamo essere ciò che dice il Vangelo, cioè il sale della terra, la luce del mondo, il lievito, vogliamo essere quel qualcosa che permetta al mondo di fare una vera esperienza di Gesù e allora dobbiamo lavorare in questo senso, così come termina il Vangelo di questa quinta domenica di Pasqua, dopo che Gesù ha fatto la sua fondamentale catechesi sulla fede: “ Chi crede in me, anch’egli, compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi.” Chi crede in Cristo compirà cose straordinarie.

Soffermiamo sui tre titoli cristologici di questa domenica.

Domenica scorsa, vi ho detto, se ve lo ricordate, che noi invochiamo Gesù con tanti nomi, tutti giusti, che riconosciamo e accettiamo: Gesù è il Signore e siamo tutti d’accordo. Gesù è il Messia e non ci sono dubbi. Gesù è Cristo e potremo continuare. Domenica scorsa, abbiamo ascoltato alcuni titoli cristologici altrettanto importanti, che ci hanno scosso e messo in discussione: ”Io sono il buon pastore.” Se Cristo è il pastore, chi sono io? Che cosa voglio essere? Se Gesù è la porta, perché voglio entrare attraverso altre realtà? Cristo è l’unica porta. Se vuoi vivere la fede, devi entrare in Cristo.

Oggi ci vengono proposti altri tre titoli, altrettanto importanti che molti di noi conoscono a memoria:”Io sono la via. “

State attenti alle scorciatoie. State attenti alle vie facili. Questo vale anche nella vita. Tutti ci scandalizziamo, con tanta ipocrisia, delle ingiustizie sociali e poi siamo i primi che andiamo a cercarci le raccomandazioni, i privilegi e i favori. Stiamo attenti alla via che vogliamo percorrere nella nostra vita e nella fede. Cristo è la via e dobbiamo metterci alla sua sequela, anche quando e lo sappiamo bene tutti,  Cristo ci chiama a percorrere un tratto di strada un po’ più faticoso. Gesù non ha mai detto che chi vuole essere suo discepolo non avrà alcun problema. Non c’è scritto da nessuna parte; c’è scritto altro.

Cristo è la via, non è Don Antonio, non è Don Stefano, non sono tutte le prediche che ci hanno preceduto: Cristo è la via. Innamoratevi di Cristo. Seguite Cristo. Fidatevi di Cristo.

Cristo è la verità: in un mondo dove tutti sbandierano pseudo-verità, dove tutti ci sentiamo depositari della verità, Cristo è la verità che dobbiamo abbracciare con tutte le nostre forze e stiamo attenti anche in questo, perché il demonio non si presenta come  lo immaginavamo da bambini, con  la coda, il forchettone e il mantello rosso. Il demonio esiste, ci prova e ci tenta come noi neanche ce lo immaginiamo, è intelligente, ci sa fare ed è in gamba nel suo mestiere.

Dobbiamo vigilare per la verità che è Cristo.

Cristo è la vita, quella vita che non muore e che nessuno può mai toglierci. Oggi ci accontentiamo di troppo poco, ci accontentiamo di una vita mediocre, perché viviamo una società mediocre. Dobbiamo puntare in alto. Siamo chiamati ad una vocazione grande e dopo due mila anni non lo abbiamo ancora capito. Se comprendessimo veramente, quanto Dio ci ama, quanto siamo preziosi ai suoi occhi, vedremmo tutto in modo totalmente diverso.

Questa è la domenica, dove Gesù ancora una volta, ci esorta a credere in Lui:” Credete in me, dice il Signore, perché solo se crederete in me vedrete cose grandi e voi stessi sarete in grado di fare cose che umanamente non avreste mai immaginato.

Nulla è impossibile, se noi ci affidiamo realmente a Lui.