Omelia di Domenica 15 febbraio


Con la parola appena ascoltata termina la prima parte del tempo ordinario; mercoledì inizierà il tempo forte della Quaresima. Oggi finisce questo primo breve periodo che  chiamiamo di formazione.  In queste domeniche ci siamo formati e adesso entriamo nel tempo della conversione: a Pasqua, in Cristo risorgeremo  e poi comincerà il tempo lungo della testimonianza.

Carissimi,  in queste domeniche  il Signore ci ha detto: ”Convertitevi!”

Le prime parole che Lui ci rivolto, subito dopo il battesimo, sono state queste,  e ci ha indicato anche come dobbiamo convertirci: ecco il discorso della montagna, le beatitudini. Domenica scorsa poi ci ha detto:” Tu sei sale, tu sei luce”. Il cristiano è sale, è luce. Se non sei sale, vuol dire che non sei di Cristo, se non sei luce, vuol dire che ancora ti manca qualcosa.

Oggi Gesù ci dà l’ultima, importantissima catechesi, prima di entrare nella Quaresima. Il Vangelo di questa mattina si  potrebbe riassumere in tre momenti.

Leggiamo che Gesù parlò ai discepoli. È importante notare a chi è rivolta la parola: Gesù non sta parlando alle folle, agli scribi e ai farisei, sta parlando a quelle persone che, nella loro libertà, hanno deciso di seguirlo: gli apostoli.  Se siamo o vogliamo essere discepoli,  allora sta parlando a noi. Ecco cosa dice: “Non crediate che io sia venuto ad  abolire la Legge. Neppure uno Iota passerà. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.”

Il Figlio di Dio, il Creatore del mondo, l’Onnipotente, non cancella nulla, non toglie nulla.

Come mai invece  troppe volte vogliamo scrivere un quinto Vangelo? Come mai ci sentiamo rivestiti di una responsabilità tale, che vogliamo cambiare la parola di Dio? Se Gesù ci dice con chiarezza, che Lui non può abolire, come mai noi ci sentiamo nella condizione di poterlo fare? C’è qualcosa che non va. Carissimi, essere discepoli vuol dire avere la grazia, la fede, la capacità di accogliere la parola, non quella  che ti fa comodo, ma quella  che tante volte, purtroppo, ti mette in difficoltà, quella parola che ti costa mettere in pratica. Potremmo fare tanti riferimenti biblici, che tutti  ben conosciamo: perdonare 70 volte 7. Con grande facilità invece diciamo: ”Quella persona con me ha chiuso, quell’altro per me non esiste più, è morto.” Sappiamo che il Signore ci ha detto di perdonare, di farci ultimi, invece sgomitiamo per occupare i primi posti, per sentirci chissà chi. È la grande domanda esistenziale: “ Chi comanda qui?” Qui comanda Gesù Cristo, tutti  siamo servi inutili.

Gesù non  abolisce nulla.

Vedete carissimi, il problema non è il peccato. Convertirsi non vuol dire, non fare più peccati. Se qualcuno pensa di non averne, ha problemi, perché noi siamo peccatori e purtroppo rimaniamo peccatori. La cosa importante non è il peccato, ma è quella capacità che dobbiamo avere, illuminati dalla grazia, di sapere discernere il peccato dal bene.

Leggiamo la prima lettura: nel libro del Siracide, che nell’Antico Testamento è uno dei libri sapienziali,  si parla della sapienza di Dio, che dice: ”Io metto davanti a te il bene e il male.”

Già nell’Esodo, per voce del profeta, il Signore disse al popolo:”Scegli chi vuoi servire: il bene o il male.” Il problema non è che noi  non scegliamo il bene, perché  lo scegliamo, il problema è, come ci ricorda San Paolo, che non si capisce, perché  compio il male che non voglio, piuttosto che il bene che vorrei. Io non lo so, dice San Paolo e il Signore gli  risponde perché è peccatore. Anche noi lo siamo e il problema non è il peccato ,ma  è avere quella capacità cristiana di non confondere le cose. Tanta gente che va in Chiesa, che fa la Comunione, dice con grande disinvoltura, che i tempi sono cambiati, che ormai il mondo va così e bisogna  adeguarsi. Gesù Cristo non è un abito che oggi va a tinta unita, domani a fantasia, oggi va a vita bassa e domani chissà come. Gesù Cristo, dice la lettera agli ebrei, è lo stesso: ieri, oggi e sempre. Se il mondo va come decide di andare, sei tu, invece, che devi decidere come il mondo dovrà essere: non è che il mondo ci deve giustificare. Se ci guardiamo dietro, ci rendiamo conto che rispetto a tantissimi altri, stiamo un passettino avanti, ed è vero,  ma se  guardiamo avanti, ci accorgiamo che dobbiamo ancora fare tanta strada e che quindi dobbiamo convertirci.

Questo è il primo pensiero. Non si abolisce nulla.

Secondo pensiero: ” Avete inteso che fu detto, ma io vi dico…”

Gesù non abbassa l’asticella, la alza. “Avete inteso che fu detto: non uccidere.” E  fino a qui  comprendiamo tutti il quinto comandamento, se ancora oggi pensiamo che uccidere sia far morire una persona. “Ma io vi dico, se tu offendi il tuo fratello, se tu parli male di un tuo fratello, se tu sei scorretto con un tuo fratello, non va. “ Da qui ti rendi conto che sei chiamato ad una vocazione grande. Non siamo consapevoli, dopo duemila anni, che siamo chiamati ad una missione, che se riuscissimo a viverla, cambieremmo il mondo.

Vi è mai successo  che qualcuno vi dica:” Che vai in chiesa? E che ci vai a fare? “ per dire che ti comporti esattamente come chi in chiesa non ci va. Allora qual è la differenza tra me e te? Meglio io, che vado a farmi una passeggiata. Domandiamoci: Siamo credibili?

Papa Leone, nella catechesi in preparazione alla quaresima, ha detto:” Il digiuno non è un astenersi da un pezzo di pane; se volete fare un digiuno bello anche quest’anno,  mordetevi la lingua, evitate pettegolezzi, maldicenze, evitate di offendere la gente, digiunate con le parole. Dei tuoi sacrifici, ci dirà il profeta in questo tempo di quaresima, io non so che farne. Ecco il Vangelo di oggi: se  tuo fratello ha qualcosa contro di te e tu lo sai, prima di fare la comunione, va a riconciliarti con lui. Questo è quando  dico di non essere i “cristianucci” della domenica, o ancora peggio, quando diventiamo consumatori di ostie:  ci mettiamo in fila con troppa disinvoltura, facciamo la comunione con tanta facilità, senza ricordarci chi andiamo a incontrare e che cosa ci viene donato. Questo è ciò che ci rende  diversi rispetto al mondo, questa è la conversione alla quale siamo chiamati.

Dobbiamo capire bene che, se non entriamo in questa logica, non siamo di Cristo. Possiamo essere, e voi lo siete, brave persone, onesti cittadini, belle famiglie, ma essere di Cristo vuol dire quel qualcosa in più, quel qualcosa che va oltre, che ti rende un segno, luce, ti rende sale, ti rende cristiano.

Fratelli miei, i discepoli del Signore non si etichettavano cristiani. Oggi nella Chiesa il primo che si alza fonda un gruppo, il secondo che si alza fonda un movimento. Oh, quante fondazioni! Gli apostoli non si chiamavano cristiani. Ad Antiochia di Pisidia, per la prima volta, furono chiamati così dai pagani, che vedendo come si amano,  come gareggiano nello stimarsi e volersi bene a vicenda, capivano che erano di Cristo, quindi cristiani. Questo è ciò che ci caratterizza:” Il vostro parlare sia: sì sì, no no.”

Anche nella Chiesa si parla troppo. Ci sentiamo tutti depositari di chissà quale grande verità, ci sentiamo nella condizione di annunciare chissà quale grande profezia. I Vangeli canonici sono già stati scritti e bastano quelli. Già quei quattro non riusciamo a viverli, non abbiamo bisogno di un quinto, di un sesto e di un settimo Vangelo. Il vostro parlare sia pubblico.

Entriamo nella quaresima: il diavolo tenta Gesù:” Se tu sei figlio di Dio, dì a queste pietre di diventare pane. “Gesù non rispose, dice:” Sta scritto… “

Sta scritto: quello che sta scritto conta, quello che sta scritto vale ed è per me luce. Nutriamoci della parola di Dio. Paolo ci dice nella seconda lettura. che è per certi versi centrale, in questa sesta domenica: ”Fratelli, tra coloro che sono perfetti, parliamo sì di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né appartiene ai dominatori di questo mondo. Parliamo invece di una sapienza che viene da Dio.“ Oggi, ed è triste dirlo, guardiamo con ammirazione le persone furbe, astute. La sapienza di Dio è tutt’altra cosa, ti chiama a tutt’altro progetto. Oggi, ditemi se non è vero, se una persona è buona, si dice subito che è fesso. Chi sono i Santi? I Santi, secondo un padre della Chiesa, sono i pazzi di Dio, perché, secondo il mondo, sono fuori di testa.

Con questo spirito auguro a tutti voi, a me per primo, una Santa Quaresima: che il Signore ci converta, ma non nel dire le preghiere, ma nel vivere il Vangelo. Impariamo a volerci bene,  a stare in silenzio e a dare un buon esempio.