L’anno Liturgico è lo strumento che abbiamo per il nostro cammino di fede, che stiamo facendo, insieme, domenica dopo domenica, per vivere bene questo tempo di Quaresima. Domenica scorsa abbiamo visto come il Signore ha motivato la nostra fede, ci ha fatto comprendere, con chiarezza, cosa vuol dire essere cristiani e cosa Lui ha preparato per i suoi discepoli. La domenica scorsa c’è stata la Trasfigurazione.
Al termine dell’Anno Santo, Papa Leone ha donato alla Chiesa un tema, un programma pastorale e lo ha scelto proprio prendendo un versetto del Vangelo che abbiamo appena ascoltato, il Vangelo di Giovanni. Al termine dell’Anno di Grazia, il Papa ci ha detto: ”Adesso rifletti su questo: se tu conoscessi il Dono di Dio…”, questo è il tema, questo è l’argomento sul quale la Chiesa deve interpellarsi. Qual è il Dono di Dio? Cosa Dio ha preparato per noi? Permettetevi anche di dire: cosa noi ci aspettiamo da Dio? Quali doni stiamo chiedendo al Signore nel nostro cammino di fede, nel nostro percorso spirituale? Allora, lasciamoci aiutare dalla liturgia di questa terza domenica di Quaresima.
Il popolo che soffriva, dice il Libro dell’Esodo, alla fine si fa una domanda ed è la domanda che si fa il mondo, oggi. E’ la stessa identica domanda che si fanno tante persone: il Signore è in mezzo a noi, sì o no?
Questa domanda se la chiederà non certo chi sta bene, ma chi sta vivendo un momento di difficoltà, una sofferenza, un disagio sociale, una povertà. C’è questo Dio: sì o no? Se facessimo solo una bella catechesi spirituale non avremmo risolto nulla.
Il Signore oggi ci dice:” Dammi da bere.” Questa richiesta a molti di noi è familiare, perché la risentiremo la Domenica delle Palme e il Venerdì Santo, quando Gesù dalla croce dirà: ”Ho sete, ho sete, dammi da bere.” Quindi siamo noi che dobbiamo soddisfare questa sete, questo bisogno.
Alla sera della vita non ci sarà chiesto, quanti rosari abbiamo recitato, anche se siamo tutti d’accordo, che pregare è cosa buona e giusta, ma ci verrà chiesto quanto abbiamo amato.
Vedete carissimi, noi dovremmo stare qui un po’ più di tempo oggi, perché queste letture meritano un momento di riflessione. Riprendetele a livello personale, pregatele.
La Samaritana è una donna preparata, non è una sprovveduta, dialoga con Gesù, risponde, ha le sue argomentazioni:
“ Voi dite che a Gerusalemme…, noi diciamo che è qui; il Padre Nostro Giacobbe…” lei si da fare per interloquire o obiettare. Ma, ricordiamocelo, non è la tua religiosità, la tua preparazione che ti salva. Tu puoi sapere la messa a memoria, le preghiere in latino, ma non è questo che ti fa cristiano. Non è questo che il Signore ti sta chiedendo, in questo momento della storia, ma piuttosto di farti carico di questo bisogno.
Vedete che tutto il Vangelo di Giovanni, per certi versi, si caratterizza proprio in questo senso. Gesù parla, ma il suo interlocutore capisce tutt’altro. Gesù parla di un’acqua viva, un’acqua che zampilla per la vita eterna e questa povera donna, giustamente, dice:” Se me la dai, ho risolto il problema, così non verrò più al pozzo”, ma Gesù parla di un’altra acqua, di un’altra vita, di un altro modo di essere di Cristo; ci sta dicendo qualcosa che, scusatemi se lo dico, dopo due mila anni facciamo ancora fatica a comprendere. La vita cristiana si caratterizza nell’amore, nel servizio, nella carità, e non nelle chiacchiere. Quando il dialogo tra Gesù e questa donna cambia radicalmente? Quando Gesù la smonta, quando la riporta alla realtà, alla vita, quella vera, quella che ognuno di noi porta avanti tutti i giorni e che ha le cicatrici sulla pelle, quando Gesù le mette di fronte il fatto che Lui la conosce. Vedete, carissimi, una tentazione sulla quale dobbiamo tutti vigilare e lavorare, è di non impegnarci troppo a dare di noi stessi chissà quale immagine. Oggi si tende a vivere una fede orizzontale. Ciò che mi interessa, che mi preoccupa, che mi impegna, è che gli altri non sappiano i fatti miei, è che gli altri non mi vedano in alcuni miei atteggiamenti e modi di essere, pur sapendo e lo crediamo, che Il Padre nostro vede nel segreto dei nostri cuori. Dio ti conosce. Dio sa chi sei, ma Dio sa, anche, cosa tu puoi dare e allora dobbiamo mettere tutto questo nella volontà di Dio.
Gesù rappresenta la salvezza per questa donna. Gesù stava lì al pozzo di Giacobbe, perché aspettava quella donna, proprio lei, l’aspettava per salvarla, per dirle: “Coraggio, Dio ti ama, nonostante il tuo peccato, nonostante la tua vita un po’ disordinata, coraggio!” Ciò che dobbiamo combattere è la timidezza spirituale. Vedete, oggi guardandoci attorno non facciamo fatica a dire: “ Tutto sommato va bene così. Sì, è vero che ho anch’io i miei difetti, ma c’è chi sta peggio di me” e non si capisce perché, come mai, guardiamo sempre quelli che stanno peggio e non vogliamo mai guardare quelli che potrebbero essere per tutti un esempio di fede e di vita. Dobbiamo entrare in questa logica che è la logica di Dio. Andate a rispondere al mondo. Quando vi pone questa domanda: “ Il popolo ha sete, ha fame, è nella sofferenza, nello sgomento,nella paura,( guardate che momento storico terribile stiamo vivendo) Dio c’è? Sì o no? E se c’è, dove è?“
Papa Francesco qualche anno fa, parlando proprio alla chiesa di Roma, disse che se bussa alla tua porta un povero e tu gli dici: ”Vai in pace, pregherò per te”, ricordati che davanti a Dio tu hai fatto un peccato grave, perché quella persona non ti ha chiesto una preghiera, ma ti ha chiesto un momento di conforto, una carezza, un pezzo di pane, un aiuto. La fede o la preghiera, senza le opere, non sono credibili.
“Non chi dice Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre Mio.” Impariamo ad essere misericordiosi come il Signore lo è stato con questa donna, ma come lo è con noi, con tutti noi, tutti i giorni. Dio va oltre i nostri peccati, non si ferma di fronte alle nostre tante contraddizioni, non si stanca di volerci bene e questo dobbiamo impararlo e viverlo come stile cristiano.
Dobbiamo essere credibili. Gesù ci chiede di essere, nella storia, il segno di un amore che non è del mondo, ma che viene da Dio ed è un amore gratuito, che non si ferma. Vedete, noi stiamo diventando troppo razionali: si ragiona troppo, si parla troppo, si chiacchiera troppo e si ama poco. Non ne siamo più capaci.
La malattia più brutta di questo momento della storia è la solitudine. Abbiamo tante persone anziate a cui non manca il pane, il cibo, ma gli manca un momento di affetto, di fiducia, di familiarità. Se volete veramente fare un regalo, ma un regalo importante, che costa, regalate tempo; impariamo a regalarci tempo. Gesù a mezzogiorno, sotto il sole, stava aspettando quella donna, stava lì per lei. Dedicate tempo alle persone Non pensiate che tutto si possa risolvere con 50 centesimi dati al primo che passa. Il Signore ci dice oggi, nel 2026: ”Ho sete”, ma ho sete d’amore, di quel qualcosa che il mondo non è in grado di dare. Noi cristiani, che andiamo a messa, che vogliamo credere, siamo in grado oggi di rispondere a questo grande interrogativo? Il il Signore c’è ? Si no?
Non è un’etichetta appiccicata addosso che ci fa di Cristo, non è il battesimo che ci salva, ma viverlo. In questo momento della mia vita, della storia, che cristiano sono? Che persone sono?
Gesù a ciascuno di noi, a tutti noi, oggi, sta dicendo: ”Ti prego aiutami, dammi da bere. “
