Abbiamo detto più volte che il cammino liturgico che facciamo è un cammino di fede. Nelle due domeniche subito dopo Pentecoste, la Chiesa ci invita a celebrare due solennità, dalle quali non possiamo prescindere come cristiani. La prima, passatemi la parola, è una festa dogmatica: la Santissima Trinità. La festa che celebriamo oggi, il Corpus Domini,
è sì dogmatica, ma è ancora di più, perché è pastorale spirituale.
La perplessità, che abbiamo ascoltato nel Vangelo da parte dei giudei, è la difficoltà che vive ancora oggi la stragrande maggioranza dei cristiani:” Come può Costui darci da mangiare la sua carne? Ma è vero? Ma sarà così?”
Carissimi la nostra fede si fonda proprio su questi segni.
Ho detto ieri, che Gesù, duemila anni fa, pose una domanda:” E’ più facile dire a un paralitico: ti sono perdonati i tuoi peccati? Oppure dire: alzati e cammina?”
Cos’è più facile dire? In un mondo dove diciamo tante parole, che poi purtroppo non corrispondono alla realtà, è impegnativo dire a un paralitico di alzarsi e camminare, perché se poi non si alza, tu fai la tua brutta figura. La stragrande maggioranza della gente crede che Gesù può fare miracoli, cose straordinarie, ma non crede quando Gesù dice:” Questo pezzettino di ostia, apparentemente insignificante, è il mio corpo.”
“Io sto in quell’ostia e ci sto veramente”, dice Gesù. Se crediamo in quel Gesù che fa i miracoli, se crediamo in quel Gesù che ci dice determinate cose, dobbiamo credere che Gesù è presente nell’Eucaristia. Nell’Eucaristia c’è Gesù e c’è veramente. Nella seconda domenica, dopo Pentecoste, la liturgia ci dice che non si può fare a meno dell’Eucaristia. Qualche anno fa i nostri vescovi italiani ci dissero che senza la domenica non si può vivere. Questo lo sappiamo, ma tante volte non lo viviamo. Siamo chiamati tutti, chi più e chi meno, a un cammino di conversione. L’Eucaristia è il fondamento della conversione, perché Cristo si dona attraverso il pane di vita eterna: “Chi mangia la mia carne, chi mangia di me, allora sì, che può essere radicato in me.”
Disse una volta un sociologo, un filosofo, volendo sminuire la Chiesa:”Io sono quello che mangio.”
Gli rispose un teologo che non c’è stata mai affermazione cristiana più esatta di questa:” Io sono quello che mangio.”
Se mangio Cristo, sono cristiano.
Gesù però non è solo Eucaristia. Tutta la vita di Gesù è un dono alla Chiesa, un insegnamento alla nostra vita spirituale. “Non di solo pane vive l’uomo”, dice la scrittura. Ecco perché mi permetto, come pastore della comunità, di dire che è importante arrivare a messa puntuali la domenica e quando dico puntuali, intendo almeno cinque minuti prima che inizi la messa, perché mi devo preparare all’incontro, non con uno qualsiasi, ma con il mio Signore. Quando ho un impegno con una persona che stimo tanto, non la faccio aspettare. Quando devo andare a un concerto, pensate ai vostri giovani, se il cantante arriva la sera alle 22, alcuni di questi ragazzi già la sera prima dormono fuori e la mattina stanno già lì. Non arrivano a concerto iniziato. Noi siamo convinti che andare a messa sia un piacere che facciamo al Signore, non riusciamo a comprendere che è un dono che Dio fa a noi. Mi auguro con tutto il cuore che nessuno di noi, ancora oggi, pensi che la messa è obbligatoria, per non venir meno al terzo Comandamento. Se continuiamo a ragionare così, lasciate perdere. Ma se invece pensiamo e soprattutto crediamo che Cristo ci è necessario, allora io a messa ci devo andare, perché non ne posso fare a meno, è un bisogno per la mia vita, sia la parola che il banchetto dell’Eucarestia. Io mi nutro di Cristo e ho bisogno di Cristo. Allora devo mettere Cristo al centro. Devo ritornare con tutte le mie forze a Cristo.
Stamattina ho celebrato con i bambini la loro prima confessione. Ho chiesto che cos’è la confessione e loro bravissimi hanno risposto che è un sacramento. Che cos’è un sacramento? Un sacramento è un segno efficace della grazia di Dio.
Facciamo fatica a capire, comprendere che l’Eucarestia ha una potenza, una forza spirituale che non possiamo neanche immaginare, ha quel qualcosa di divino di cui noi abbiamo assoluta necessità. Razionalmente non è comprensibile, spiritualmente diventa dogmatico, necessario.
Carissimi, mai dobbiamo privarci dell’Eucarestia. Diceva San Giovanni Bosco che è necessaria per i buoni perché diventino più buoni. È necessaria per i cattivi perché diventino buoni.
L’Eucarestia è per tutti. Nessuno deve sentirsi escluso da questo straordinario dono. Ma non fate l’abitudine alle cose di Dio. Io ormai da anni ho coniato questa frase:” Non diventate consumatori di ostie, di gente che si mette in fila e fa comunioni con tanta naturalezza.”
Dice il Vangelo: il Signore, fece una festa di nozze e invitò tutti. Molti non si presentarono perché erano impegnati, avevano troppo da fare. Questo succede ancora oggi: molta gente non fa festa la domenica, perché non ha tempo, perché lavora, perché deve fare altro, ha mille occupazioni. Non c’è tempo per il Signore. Allora il Signore disse ai servi di andare nelle piazze, andare ovunque, di cercare tutti, far venire tutti e così fecero e la sala si riempì. Il Signore guardò la sala, e vide uno e gli disse:” Amico, chi ti ha fatto entrare? Non hai la veste bianca.” Vedete, il segno visibile di questi bambini è la tunica bianca, che è stata donata a tutti nel giorno del battesimo.
Sappiamo anche, purtroppo, che dobbiamo combattere tutti i giorni con il peccato. L’ha detto Gesù, l’ha detto il Signore:”Io sono venuto per il peccato” Cristo non è venuto per i perfetti, ammettendo che ce ne siano, Cristo è venuto per il peccatore. Il problema non è il peccato; il problema è che pretendiamo che esso diventi la normalità. Carissimi, ecco il punto: mai fare la comunione se non si è in grazia di Dio.
Signore, quante volte devo perdonare? 70 volte 7, cioè sempre. La domenica mattina, quando so che ho quel bellissimo appuntamento con il Signore, preparandomi e ricordando per alcune secondi che forse la settimana non è andata proprio come volevo, che forse c’è stato qualche momento di fatica, allora vengo un minuto prima, mi riconcilio nel sacramento della confessione e poi mi accosto a Dio. Carissimi, come nella vita, l’abitudine è un nemico della fede. Non siate abitudinari, siate innamorati di Cristo e mettete Cristo al centro.
Signore, Tu ci sei necessario.
