Omelia del Venerdì Santo

Il Vangelo di Giovanni racconta un episodio: alcuni greci andarono dagli apostoli.

Molti di noi sanno chi sono i greci: sono coloro che  si sono posti le domande esistenziali e con loro potremmo dire che sia nata la filosofia che ancora oggi studiamo: “Chi siamo? Dove stiamo andando? Chi è il creatore di tutto?”sono le domande della vita. I greci, dice Giovanni, vanno dagli apostoli e gli chiedono:”Vogliamo vedere Gesù! Fateci vedere Gesù.“ Questa è la richiesta del mondo della sapienza, dei dotti, di quelli che sono ben preparati, ben informati. E’ una richiesta, potremmo dire che, per certi versi, non suscita scalpore. E’ la risposta di Gesù che spiazza tutti, perché Gesù non dice:

”Fateli venire, oppure io sto nel tempio, venissero lì dove possono tranquillamente incontrarmi.” Gesù dice tutta altra cosa, che non è la risposta alla domanda, ma, non facciamo fatica a dirlo, è molto di più di quello che è stato domandato. “Vogliamo vedere Gesù.“ Lo grida il mondo, oggi, alla chiesa, lo grida la gente, la gente di fuori, quella  che non vive il triduo pasquale, ma sta già programmando la Pasquetta, quella gente che non si pone le domande di fede:” Vogliamo vedere Gesù.” Il mondo vuole vedere Gesù. ”Dov’è Gesù?” Ed ecco la risposta:” Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo. Se invece muore, produce molto frutto. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà. Ma chi perderà la sua vita a causa mia e del Vangelo, allora  la salverà.”

Questa è la risposta data da Gesù a questa domanda, questa è la risposta che tutti noi dobbiamo custodire nei nostri cuori, il venerdì santo. Oggi la liturgia non ci dice:”Ricordati la passione di nostro Signore Gesù Cristo e quindi rileggi, per la seconda volta, in questa settimana, il Vangelo della Passione.”

Oggi la liturgia ci dice: ricordati che Gesù ha dimostrato il suo grande amore per l’umanità, non quando l’ha creata, ma quando l’ha redenta. L’amore di Dio non sta nel fare, ma nel donare: Dio ha donato, ha offerto se stesso.

Comprendiamo bene che, in questo, dobbiamo riscoprire la bellezza e la grandezza della vita. Dice il profeta Isaia:” non ha apparenza di bellezza, maltrattato, non aprì la sua bocca, si lasciò umiliare” e poi avete ascoltato nel Vangelo come Gesù rimprovera Pietro:”Metti via la spada” se Gesù lo avesse voluto, il Padre suo avrebbe mandato un esercito a combattere. Non è con la forza che  conquisteremo il mondo, non è con la prepotenza che vinceremo sugli altri. Lo sta gridando il Papa in questi giorni al mondo intero, ma nel nostro piccolo, le sue parole valgono anche per noi: quanto è difficile nella vita chiedere scusa, quanto è difficile nella vita fare un passo indietro, fare un gesto di umiltà. Preghiamo per la pace del mondo perché cessino le guerre e poi non siamo in pace con noi stessi o con i fratelli. Quante volte Gesù griderà nei Vangeli:”Ipocriti”. La passione di nostro Signore Gesù Cristo ricorda innanzitutto alla Chiesa, quindi a tutti noi, che la forza di Dio è l’amore, quell’amore che diventa dono di sé o se vogliamo oblazione, cioè offerta.

Dio poteva, come gli fu chiesto, scendere dalla croce:” Se sei figlio di Dio scendi dalla croce!” lo poteva fare, lo poteva benissimo fare, ma facendo così avrebbe soltanto manifestato la potenza di Dio, la  sua forza . Gesù invece ci ha voluto insegnare l’umiltà di Dio: Dio si è fatto nostro fratello, si è fatto solidale con noi, ha sofferto per dire a tutti noi:” lo so, lo so di che cosa stai parlando, capisco benissimo la tua sofferenza, capisco benissimo il tuo dolore, la tua difficoltà.”

Dio è entrato nelle piaghe del nostro dolore, del nostro soffrire, non è il Dio che dall’alto ci ha dato indicazioni. Siamo tutti maestri a parole, tutti bravi ad insegnare agli altri, ma quanto è difficile quando, poi, sei chiamato tu a vivere personalmente la sofferenza, il dolore, la malattia, la vecchiaia.

Dobbiamo entrare nella logica dell’amore di Dio e comprendere bene qual è la missione alla quale siamo chiamati. Fratelli,  non dobbiamo ostentare nulla, anche perché non ne avremmo le potenzialità: siamo peccatori, limitati, ma abbiamo nel cuore un desiderio, che nessuno ci può togliere: seguire, amare Gesù, e lo amiamo con i nostri limiti, con le nostre miserie  e a Lui va bene così. La Chiesa non è la Chiesa dei perfetti, perché non siamo perfetti, la Chiesa è dei peccatori, perché Dio ci vuole peccatori e allora dobbiamo entrare nella logica del desiderio di Dio.

Vedete San Paolo ad un certo punto dirà che la croce di Cristo è scandalo, è stoltezza, è fallimento, è sconfitta per il mondo, ma noi, e lo cantiamo anche, diciamo che la croce di Cristo è salvezza, è croce gloriosa!

In questo  dobbiamo veramente metterci alla scuola del Maestro. Sarò ripetitivo, ma lo voglio essere: innanzitutto carissimi sentiamoci amati da Dio, tu sei prezioso agli occhi di Dio; Dio per te si è fatto uomo, si è spogliato della sua divinità e addirittura, per te ha abbracciato la croce, ha accettato la morte, ma dice la scrittura, una morte infame. Dio non si fa tanti problemi: ce li facciamo noi: ”Che vergogna, che umiliazione, che scandalo”.  Dio non ragiona così. Quando i giudei passarono sotto il  Golgota non hanno visto due delinquenti e un brav’uomo: hanno visto tre delinquenti. Gesù si è lasciato etichettare delinquente, ha permesso che venisse accusato di un qualcosa che non aveva fatto. Carissimi non andate dietro le chiacchiere, non preoccupatevi di ciò che il mondo dice, non lasciatevi condizionare dal sentito dire; cerchiamo di avere ben chiaro quello che è il nostro obiettivo. San Paolo  dirà: ”A me poco importa, anzi, non interessa quello che dice la gente. Io neppure giudico me stesso. Il mio giudice è il Signore: questo mi interessa, questo mi preoccupa.”

Abbiamo in grande considerazione quello che la gente possa dire o pensare di noi e nel frattempo perdiamo di vista la strada maestra che è il Signore. Innamorativi di Cristo che ha tanto amato il mondo che ha donato la vita, sentitevi amati da Dio, che ci chiama ad una vocazione grande. Non c’è amore più grande di questo che dare la vita; la missione della Chiesa non è farsi promotrice di chissà quali belle idee, iniziative, di chissà quali proposte: la missione della Chiesa è donare se stessa fino al martirio. Allora viviamo in pienezza la nostra vocazione: la storia la fanno i santi, abbiamo bisogno di santi.

“Vogliamo vedere Gesù”: non preoccupatevi di fare un grande discorso teologico, una catechesi biblica o  una lezione di altissima spiritualità. Testimoniate Cristo con la vita, annunciatelo nel quotidiano, testimoniate la fede nei gesti semplici, è lì che il mondo può vedere Gesù. Gesù non è complicato come molti pensano: è la persona più semplice che si possa pensare, siamo noi che l’abbiamo appesantito. L’amore di Dio sta in un gesto, in un sorriso, in una carità, in una gentilezza, in un’attenzione.

Volete fare un bel regalo a Pasqua? Volete fare veramente un regalo a Pasqua? La cosa più preziosa che abbiamo è il tempo, visto che andiamo tutti di corsa: dedicate tempo alle persone. Dio è entrato nel tempo e l’ha santificato. Se vogliamo veramente testimoniare l’amore, dobbiamo partire dall’oggi delle nostre vite.