Omelia della Veglia Pasquale

La liturgia prevede che l’omelia sia una riflessione, una catechesi sulla parola ascoltata.  Sappiamo benissimo che la notte di Pasqua, la grande solennità della veglia, è ricca di parola di Dio. Soffermarsi su tutte le letture, prendere degli spunti da esse, ovviamente, richiederebbe ancora un altro po’ di tempo, ma questo lo lasciamo alla preghiera personale. Permettetemi allora di riflettere con voi su un’espressione che tutti  più o meno conosciamo a memoria e che è stata ricordata all’inizio della veglia, cioè quella che disse  Sant’Agostino: la veglia Pasquale è la madre di tutte le celebrazioni.

Se vuoi comprendere la fede e capire bene cosa vuol dire essere di Cristo, devi avere come riferimento la veglia Pasquale.  Mi sono permesso di dire già alcune volte che la Chiesa, fin dai suoi primi istanti, ha parlato ed evangelizzato anche con i segni. L’arte è uno degli strumenti che la Chiesa ha usato per secoli per annunciare i Vangeli, per annunciare la Parola di Dio.

Soffermiamoci velocemente sulla veglia Pasquale. Se Sant’Agostino ha detto che è la madre di tutte le celebrazioni, riflettiamo su di essa. La veglia inizia al buio, e non a caso. Il profeta Isaia, in una delle letture che non abbiamo ascoltato, ma che ci viene proposta nel Tempo di Avvento, dice che il popolo  camminava nelle tenebre, nel buio. Anche noi stiamo sperimentando da diversi anni un buio che ci spaventa. Prima avevamo fatto l’esperienza del Covid, pensavamo che fosse finita, adesso viviamo nel terrore della guerra. In questo tempo di difficoltà, in cui ognuno ha le sue problematiche, le sue sofferenze, i suoi problemi, ecco, in questo tempo, dice il profeta, una luce, una luce rifulse, ed è la luce di Cristo, il Risorto.

Questo è il primo aspetto fondamentale, dice Agostino, del vivere la fede oggi. Vedete, per diversi motivi, forse alcuni sono anche comprensibili e giustificabili, viviamo una sorta di scoraggiamento, di sfiducia, di pessimismo. Siamo ormai un po’ disorientati, ma in questo momento delle nostre vite, una luce risplende, non una luce qualsiasi, ma quella del Risorto, di colui che dice a me e a ciascuno di noi: ”Ecco io faccio nuove tutte le cose. Toglierò da te il cuore vecchio, quel cuore un po’ freddo, un po’ inaridito, un po’ spento, e ti darò un cuore nuovo.”

Il primo aspetto, quindi, è quello di permettere alla luce di Cristo di illuminare le nostre vite. Carissimi, questo è chiaro fin dalla creazione: Dio, ci ricorda la scrittura e ce lo ricorda Giovanni nel suo prologo, è entrato nella storia. In principio era il verbo e il verbo si è fatto carne ed è venuto in mezzo a noi. Gesù vuole entrare nella tua vita, non solo nei tuoi momenti di preghiera o quando vai a messa, ma in tutta la tua vita. Permettiamo alla luce del Risorto di entrare nelle nostre esistenze, in quelle di cui portiamo il peso, le cicatrici e ovviamente anche le gioie. Questo è il primo aspetto. Restando nel buio, ma avendo quella luce come riferimento, ci siamo nutriti della Parola. L’aspetto centrale della veglia pasquale è la Parola di Dio. Vengono proposte sette letture, ed è bello, ed è importante, perché non ci viene chiesto stasera di ricordarle tutte e sette, che magari sono familiari alle nostre orecchie, ma ci viene detto:”Ricordati di nutrirti della Parola.” In un mondo dove si fanno tante chiacchiere, dove si parla troppe volte a sproposito, dove si fa sempre più fatica a credere in qualcuno, ci viene detto, questa notte, che la parola di Dio, nel nostro cammino di fede, non venga mai meno.

Carissimi, uno dei nostri problemi spirituali  è che oggi ci nutriamo poco della Parola di Dio. Scusatemi l’espressione, siamo ignoranti “biblicamente” parlando, magari ci portiamo dietro le nostre belle devozioni, siamo legati alle nostre belle tradizioni, ma abbiamo perso di vista la centralità della Parola di Dio, dalla genesi all’Apocalisse.

Vedete, quando pensiamo ai peccati,  pensiamo sempre alle solite cose. Il libro della Genesi, nella prima lettura che abbiamo ascoltato, ci ricorda che è un peccato grave non avere cura del creato;  questo è stato il punto di riferimento del pontificato di Papa Francesco. Dobbiamo ritornare alla Parola, dobbiamo avere quel desiderio della Parola, mi piacerebbe dire quel bisogno della Parola; allora sì che qualcosa cambierà di nuovo e di diverso nelle nostre vite.

Dice l’Apostolo Giovanni che Dio ha sempre parlato al suo popolo, non lo ha mai abbandonato, ma ci ha sempre accompagnato, prima attraverso i profeti, poi attraverso il Figlio.

Adesso c’è un terzo aspetto, che vivremo tra qualche secondo, quello delle promesse battesimali.  Tutti i cristiani sono chiamati in questa notte e non a caso, nell’anno liturgico, proprio la notte di Pasqua, a riaccendere quella candela che fu accesa nel giorno del Battesimo e di professare la fede:” Tu credi?” e noi risponderemo:”Credo”

“Ma tu credi veramente?“ Risorgiamo con Cristo, fidiamoci di Cristo! Cosa vuol dire risorgere? Uscendo da questa chiesa questa notte, che cosa può cambiare, se non cambiamo noi? Che cosa può succedere, se non ci mettiamo in un vero atteggiamento di cambiamento spirituale? Permettiamo a Gesù di illuminare le nostre vite. Carissimi, fidiamoci di Dio, diamo spazio a Lui nelle nostre vite. Qualche anno fa Benedetto XVI ci ricordò che senza Dio non abbiamo speranza e il Papa evidenziò questo aspetto dicendo, con grande chiarezza al mondo intero, che questo è il problema che l’umanità sta vivendo in questo momento. Abbiamo deciso di poter fare a meno di Dio, di bastare a noi stessi, di non avere bisogno di nessuno e credo che guardandoci attorno, non facciamo fatica ad ammettere che forse abbiamo sbagliato. Possiamo andare ovunque, ottenere chissà quante soddisfazioni nella nostra vita, ma se non abbiamo Dio, non abbiamo niente, perché come dice la scrittura e tutti noi l’abbiamo sperimentato nella vita, tutto passa. Tutto è per un tempo,aggiungo, terribilmente breve.  Fidatevi di Gesù, il Risorto, colui che fa nuove tutte le cose, colui che ci dice:”Coraggio, non abbiate paura, io ho vinto la morte.”

Questa è la Pasqua, questa è la motivazione della nostra fede, la risposta a tutti i nostri perché, ma questo è purtroppo ciò che noi, ancora oggi, facciamo fatica a vivere: parliamo poco della Pasqua, della risurrezione, di Cristo che ha vinto la morte e quindi dobbiamo metterci nelle mani di Dio. Fidatevi di Dio, come hanno fatto i profeti e tanti uomini e tante donne, quelli che Papa Leone ha chiamato, proprio in questi giorni del Triduo, i Santi  che sono gli unici che possono cambiare il mondo.

Abbiamo bisogno di cristiani credibili,  di testimoni autentici,  di cristiani che con gioia, con forza, con convinzione annuncino che Cristo è Risorto.