Il Vangelo, che abbiamo appena ascoltato in questa seconda domenica di Quaresima, è la motivazione ultima della nostra fede, la risposta a tutte le nostre domande, è il perché andiamo in chiesa e il perché viviamo e ci comportiamo in un determinato modo.
Fratelli miei carissimi, non siamo degli ingenui, degli sprovveduti o degli sciocchi: vogliamo essere dei credenti; io voglio credere, ecco perché ci facciamo carico di tutto ciò che Gesù ci ha insegnato: avere ben chiara la finalità della nostra vita.
Vedete, stiamo celebrando la Quaresima che liturgicamente, come ci è stato insegnato, è il tempo forte della chiesa, che ci prepara alla grande solennità di Pasqua. Sant’Agostino ci dice che la Pasqua è la madre di tutte le celebrazioni.
Crediamo nella Pasqua, il fondamento della nostra vita, eppure difficilmente parliamo di Paradiso, di vita eterna, di Risurrezione, invece è questo il cammino di conversione al quale siamo chiamati.
Io l’ho detto e lo ripeterò sempre: convertirsi non vuol dire non peccare più. Siamo peccatori e rimaniamo peccatori. Per grazia, Dio è venuto per i peccatori e questo ci fortifica.
Convertirsi vuol dire indirizzare la nostra vita in questa direzione. Gesù ci fa vedere oggi, ciò che lui ha preparato per noi, ciò che ci attende.
San Paolo ad un certo punto dirà: ”Io ritengo tutto spazzatura rispetto a ciò che il Signore ha preparato per me.” Sempre l’Apostolo: ”Per me vivere è Cristo. Morire sarebbe un guadagno.” Dobbiamo partire da qui, perché se non mettiamo questo al centro, ce ne accorgeremo nella vita reale, non saremo in grado di comprendere e né tanto meno di accettare tante situazioni. Se non mi do un obiettivo diverso, allora farò fatica.
La gente pensa che la Chiesa sia fatta di perfetti. La comunità perfetta non esiste. La vita tranquilla, la famiglia del “mulino bianco”, chiamiamola così, non esiste, esistiamo noi con le nostre gioie, augurandoci che siano tante, ma anche con le nostre fatiche, le nostre difficoltà, le nostre miserie e sofferenze. Dobbiamo quindi motivare la vita. Carissimi, un peccato grave che commettiamo oggi e che ci ricordava qualche anno fa Papa Francesco, è che abbiamo perso di vista la speranza. Diceva il Papa:” Non fatevi rubare la speranza. Non permettete a nessuno di distruggere ciò in cui voi volete credere. “
Convertirsi vuol dire imparare ad alzare lo sguardo verso le cose di lassù, piano piano, senza illusioni. Umanamente, siamo condizionati dalle cose di quaggiù, corporalmente, siamo presi dal mondo. Siamo fatti di carne e in quanto carnali, siamo di terra, ma è questo il cammino di conversione, al quale tutti dobbiamo tendere, ed è questo ciò che Gesù ci fa vedere. Fidiamoci di Pietro, il quale ci ha detto che è bello ciò che i suoi occhi hanno visto. Se prendiamo il Libro degli Atti degli Apostoli, che leggeremo durante tutto il tempo di Pasqua, all’inizio, Pietro dirà: ”Carissimi, ciò che i nostri occhi hanno visto, ciò che le nostre orecchie hanno sentito, non possiamo tacerlo; non possiamo negare la verità. È bello. È bello ciò che Dio ci prepara.” Fratelli miei, carissimi, diciamo di credere e per certi versi è vero, però siamo troppo condizionati dalla terra. Vedete, faccio questo esempio: oggi c’è l’idolatria del corpo. Le palestre sono super frequentate, da tutte le fasce di età. Molti vanno dal nutrizionista, dal dietologo, perché vogliamo avere un bel fisico, qualche altro è disposto pure ad andare dal chirurgo estetico, perché è uscita una rughetta, proprio lì, sull’occhio sinistro. Beh, carissimi, anche il corpo più perfetto andrà alla terra e diventerà polvere. È l’anima che dobbiamo salvarci, ma questo, noi cristiani, non lo abbiamo ancora capito, dopo due mila anni. È peccato prendersi cura del corpo? Assolutamente no, ma è triste continuare ad illudersi di essere solo corpo. Siamo, sì corpo, ma siamo soprattutto spirito, siamo anima, ed è l’anima che dobbiamo, assolutamente, proiettare verso il cielo.
Dobbiamo fidarci di Pietro, il quale ci ha detto che è bello.
Supera tutti i tuoi perché, che sono tutti giusti, tutti veri, comunque superali, non ti fossilizzare. C’è un rancore? Vai oltre.
Parliamo da sempre di meritocrazia e ci rendiamo conto che non esiste, parliamo di onestà. Vai oltre. Alza lo sguardo, altrimenti ti perdi. “Guardate a lui, “dice la scrittura,” e sarete raggianti!” Se ti guardi attorno, c’è la tentazione, ed è vera, di scoraggiarsi, di accontentarsi, di lasciar perdere. Ma vogliamo puntare in alto, alla santità. Allora che cosa dobbiamo fare? Primo, ce lo ricorda il Vangelo, si udì una voce: il Padre. “Questo è il figlio mio amato. Ascoltatelo.” Ascoltatelo: non si può prescindere da questo. State attenti alla fede” fai da te”, all’anarchia spirituale. Non è una critica, parlo da pastore, da parroco: c’è gente che dice di avere molta fede, ma non si confessa mai. Il giusto pecca sette volte al giorno. Si dice .”Io mi confesso con il Signore.”Mi verrebbe da dire:” Fammi sapere, allora, che cosa ti ha detto il Signore!”.
Rivediamo la prima lettura. Dio disse ad Abramo: ”Esci dalla tua terra, lascia tutto, va dove io ti mostrerò, fidati di me e non avere paura.” Abramo partì come gli aveva ordinato il Signore: questa è la fede. La fede non è un sentimento, non è una filosofia, è vita ed è nella vita che la si incarna. Abramo oggi ci ha dato un esempio: è uscito dalla sua terra e ha rinunciato a tutto. Per noi, fratelli miei carissimi, oggi questo, sarebbe umanamente impossibile.
Permettetemi però di darvi un consiglio, che vale innanzitutto e soprattutto per me. Impariamo, almeno, a rinunciare alle briciole, dato che non rinunciamo a nulla. Il cuore è un muscolo e lo dobbiamo allenare. Fin da bambini, educhiamoci alla carità, alla solidarietà, poiché non ne siamo più capaci. Viviamo una società individualista, in un mondo egoista. Mentre il Signore ci chiede di dare la vita, noi abbiamo invece deciso che ognuno deve salvarsi da solo e come meglio può, ma poi andiamo a messa, facciamo la comunione, ci battiamo il petto.
Signore, convertimi! Cambiami! Allora dobbiamo, tutti, metterci in un cammino quaresimale, partendo dal Vangelo.
Non scoraggiatevi! Non abbiate paura! Non attaccatevi alle cose del mondo! Tutto passa! L’uomo, quando muore, non si porta niente dietro.
Permettetemi di concludere con un esempio, una storia, che non è una favola, è la storia della chiesa. In questi giorni, fino a fine marzo, ad Assisi, c’è l’ostensione del corpo di San Francesco, che, lo sappiamo , ha rinunciato a tutto e ha sposato Sorella Povertà.
Alcuni secoli dopo c’è stato un grande santo, di cui sono innamorato, San Giuseppe Moscati, un medico, un primario nell’ospedale di Napoli, quindi non proprio un incapace, che è morto povero. Questo lo dico per farvi capire, che il Signore ci ha donati tanti santi, testimoni della fede, fratelli e sorelle che l’hanno incarnata, veramente.
Quanti santi ci sono stati e ce ne sono ancora oggi! Pensate, alla stupenda figura di San Filippo Neri. Oggi tutti sgomitiamo per diventare capi, pezzi grossi, persone importanti. A lui fu detto: “Filippo vuoi diventare cardinale? Vuoi diventare uno che comanda nella Chiesa, uno che conta?“ E San Filippo Neri rispose, credo che lo sapete tutti: ”Preferisco il Paradiso!”
Invece noi abbiamo paura di parlare della morte, abbiamo il terrore di parlare di vita eterna: questo è il nostro limite.
