Omelia di Domenica 11 maggio 2026

La liturgia della parola di questa sesta domenica del tempo di Pasqua, ci sta preparando a due momenti importanti che vivremo, liturgicamente, nelle prossime domeniche. Gesù dice, oggi, come avete appena ascoltato, molto chiaramente ai discepoli:” Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più…” Domenica prossima infatti celebreremo la solennità dell’Ascensione al Cielo di Gesù, che ritorna al Padre. Da quel momento inizia l’opera dei discepoli. Fratelli  carissimi, cerchiamo di vivere nel miglior modo possibile questo poco tempo che ci separa dall’Ascensione, cercando di arrivare preparati al distacco dal Signore, perché ci attende una missione importante.

Il Signore ci dà le ultime indicazioni o, se vogliamo, l’ultimo insegnamento, prima di tornare al Padre:” Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.” Non facciamo fatica a capire che l’amore in Cristo, passa attraverso l’osservanza della Parola. Non si può prescindere da questo. Stiamo attenti perché potremmo cadere nell’errore di dare una sbagliata interpretazione a questa parola. Perché? Perché quando pensiamo ai comandamenti,  pensiamo ai dieci comandamenti, quindi  ritorniamo all’Antico Testamento, a Mosè, ma sappiamo bene tutti che tra noi e Mosè, in mezzo, c’è Gesù, che ha cambiato praticamente tutto. Qui non si tratta più di stare attenti a non commettere determinati errori. Sappiamo benissimo che il decalogo si caratterizza per i tanti no che il Signore ci ricorda: non rubare, non uccidere, non commettere atti impuri… Il Signore preparava il suo popolo, un popolo che stava iniziando il suo cammino. Gesù, invece, ci dà un altro comandamento, che è totalmente diverso e che ovviamente ci responsabilizza in un modo completamente nuovo. Qualche anno fa Papa Francesco ha riassunto in modo straordinario tutto questo, quando ci disse con grande chiarezza: ”E’ bene non fare il male” e di questo siamo tutti d’accordo, perché, da bravi cristiani, stiamo attenti a non commetterlo. Quanti cristiani ancora oggi, quando, per esempio, si confessano, dicono:” Che faccio di male? Che peccati ho fatto?”  Ma il Papa ci disse: ”è giusto non fare il male, ma è male non fare il bene.” Questo ci apre a quella che è oggi la vocazione cristiana. Fratelli miei, è finito il tempo in cui continuiamo a chiederci: ”Che faccio di male?” Dovremmo già stare, da parecchio tempo, nel momento in cui dovremmo chiederci tutti: “che faccio di bene?” Nella mia vita cristiana oggi, che faccio di bene? Ho la famiglia, amo la mia famiglia, lavoro, questo però lo fanno anche i  non credenti.  La famiglia non è una peculiarità solo dei cristiani. Tutti abbiamo amici, conoscenti, parenti che non vanno mai in chiesa, però hanno un senso forte della famiglia, ringraziando Dio. Ovvio che partiamo dalle cose a noi più vicine, quindi dalla famiglia e tutto il resto, ma è anche vero e dobbiamo dirlo, che la nostra visione è molto più ampia e ci spinge oltre. “Se tu mi ami,” dice Gesù, “devi osservare la mia parola”.

Fratelli miei carissimi, conosciamo la parola di Dio, non sappiamo tutta la Bibbia a memoria, no, assolutamente, ma tutti noi ricordiamo benissimo, per esempio, che Gesù ci ha detto di perdonare settanta volte sette, quindi non posso essere uno di quelli che si trascina dietro dei rancori, per secoli,  che va a messa, fa la comunione e poi esce fuori, trova una persona e dice:” Ah, quello per me non esiste, quello per me è morto.”Così ragiona il mondo. Infatti, nel Vangelo, Gesù dice: ”Quando io vi manderò lo Spirito, il mondo non lo capirà.“ Il mondo non comprende la logica di Dio. Ma è giusto che non la comprenda, perché la logica del mondo è sua. Io dico sempre che  il mondo è coerente, siamo noi, certe volte, che non lo siamo. Se parli a una persona che si dichiara apertamente non credente, ti dice che la vita è una e va goduta: lavora onestamente, fa il suo dovere, va a fare il week end, in montagna, parte per la settimana bianca , perché non vuole rinunciare a nulla. È nella sua logica. È perfetto. Il problema siamo voi. Guardate cosa ci dice San Pietro nella Seconda Lettura. Oggi per certi versi, per capire il Vangelo, che è impegnativo, dobbiamo avere come riferimento la Seconda Lettura. Pietro dice:” Carissimi, innanzitutto adorate il Signore. Adorate il Signore nei vostri cuori.” Questo è il punto di partenza dal quale non si può prescindere. Scusatemi, vogliamo essere i “cristianucci” della domenica, che vanno a Messa tutte le domenica, che dicono di aver fatto il proprio dovere, o siamo di quelli che, piano piano, vogliono veramente innamorarsi di Dio? Perché la situazione è totalmente diversa.

Pietro ci dice che se vuoi vivere il Vangelo, se vuoi mettere in pratica la parola, ti devi innamorare di Cristo. Abbiamo già detto, diverse volte, che quando si è innamorati si fanno cose impensabili, non ci pesa nulla,  non guardiamo alle sfumature: dobbiamo partire da lì, dice Pietro:” Adorate il Signore, innamoratevi di Cristo”, e poi aggiunge una cosa fondamentale, in questa sesta domenica di Pasqua:“ Siate pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della vostra Speranza”, non della vostra fede, non della vostra carità, ma della vostra speranza.  Che cosa speriamo per il futuro, quali sono le nostre aspettative spirituali, che cosa desideriamo? Pietro ci dice,  che devi rispondere al mondo della tua speranza, e diciamocelo fraternamente, questo è il problema della Chiesa di oggi:  noi non parliamo mai della vita eterna,  parliamo di tante cose belle, che vorremmo che si realizzassero, ma purtroppo il più delle volte ci accorgiamo che  la comunità perfetta non esiste, esistiamo noi, con i nostri limiti, con le nostre miserie, con i nostri entusiasmi, con le nostre buone intenzioni. Non dimentichiamoci che, dei dodici scelti da Dio stesso, uno l’ha tradito, uno l’ha rinnegato, tutti gli altri sono scappati, quindi i perfetti non esistono. Dobbiamo partire da questo aspetto. La speranza di cui parla Pietro ci proietta ben oltre ogni logica e ogni aspettativa umana. Pietro dice, proprio parlando di questo:” E’ meglio soffrire, operando il bene, che facendo il male.” Se comprendo questo, sono già proiettato in un qualcosa che va ben oltre. Perché sulla Terra nessuno dovrebbe soffrire, nessuno è masochista al punto da augurarsi dolore, ma se è qualcosa che ci porta oltre, allora cambiamo completamente la prospettiva e su questo che, ovviamente, dobbiamo riflettere.

Tutto questo fratelli, come possiamo realizzarlo? Gesù inizia a parlarne apertamente:” Vi manderò il Paraclito.” Oggi Gesù parla chiaramente dello Spirito Santo.

Vedete, questo è un altro piccolo peccato presente nella Chiesa. Tendiamo molto ad una fede razionale e questo per certi versi ci sta, va bene, per altri versi, è un limite. E’ lo Spirito, dirà Gesù agli Apostoli, che vi farà comprendere la verità tutta intera. E’ lo Spirito che vi introdurrà nel mistero di Dio. Questo vale ancora oggi ed è il nostro limite, ancora oggi. Dobbiamo aprirci e credere all’azione dello Spirito. Dobbiamo veramente comprendere e lo vedremo la prima domenica dopo la Pentecoste. La liturgia è un cammino meraviglioso di fede. Non a caso la prima domenica dopo la Pentecoste, è la solennità della Santissima Trinità: ricordati che tu credi in un Dio che è il Padre e nel Dio Padre, se andiamo fuori, credono tutti. Tanta gente dice di avere fede. Ma che cosa vuol dire:” ho fede?“ Ma  quando quel Dio si è fatto uomo, la fede inizia a diventare un po’ impegnativa, perché quell’uomo che è Gesù Cristo, ha parlato, ci ha detto cosa vuol dire avere la fede e ci dice che non la si può comprendere se non siamo illuminati dalla grazia dello Spirito Santo. La Pentecoste è il segnale chiaro di come non abbiamo capito niente. Andate fuori e chiedete alla gente che cosa è la Pentecoste. Io penso, statistica alla mano, che un 60% di persone non lo sa, eppure è la terza persona della Santissima Trinità. Dobbiamo convertirci, ma convertirci veramente, altrimenti il Vangelo rimarrà solo un insieme di belle parole, solo parole.

Signore convertici, Signore cambiaci, Signore, guariscici.