Omelia di Domenica 22 febbraio

Nella prima domenica del tempo di Quaresima, la liturgia ci invita a riflettere sul Vangelo delle tentazioni. Capiamo bene, poiché la vita ce lo ha insegnato ormai da chissà quanti anni, che l’argomento “tentazione” ci apre ad un orizzonte molto, molto vasto e altrettanto complesso. Condividiamo insieme alcuni aspetti  della parola.

Il primo aspetto importante, che l’Evangelista Matteo ci ricorda proprio all’inizio della pagina che abbiamo ascoltato, è questo: Gesù fu condotto dallo Spirito, sottolineiamolo, dallo Spirito, nel deserto, per essere tentato.

Carissimi, Dio permette le tentazioni. Attenzione, non che Dio ci tenta, ma Dio permette che i suoi figli vengano tentati dal mondo, dalle ideologie, dalla ricchezza, dal potere e da tante, tante altre cose. Dobbiamo anche comprendere e avere ben chiaro, che la fede non si limita ad una professione, ma piuttosto ad una testimonianza: è nella prova, nella tentazione, che  conosci te stesso.

A parole siamo tutti onesti, bravi, immacolati. Bisogna vedere, poi, se in determinati contesti, in determinate situazioni, siamo veramente onesti, come diciamo di esserlo. La fede non è un riempirsi la bocca di Dio, la fede è vivere Dio, nel’ oggi della vita.

E’ proprio nelle tentazioni che dobbiamo toccare con mano la  nostra fede: dobbiamo partire da questa consapevolezza. Quante volte ci capita di chiedere al Signore, nella preghiera, di allontanare da noi questo problema, o quella situazione.

Permettetemi di raccontarvi un aneddoto della vita di Padre Pio, a cui tanti siamo devoti. Padre Pio un giorno riproverò i suoi figli spirituali, perché il primo andava, affinché intercedesse, per  togliere una determinata sofferenza, il secondo, per  evitare quel determinato problema e Padre Pio un giorno disse:” Ma scusatemi, nessuno  vuole portare la croce? E  chi la deve portare?”

Che cosa vuol dire essere cristiani? Che il Signore ci colloca in una campana di vetro e noi siamo immuni da tutto? Quante volte, nella mia vita di prete, con tanta tristezza, ho sentito qualcuno che mi diceva:” Ma perché quel problema è capitato proprio alla mia famiglia ? A me, che vado a messa tutte le domeniche? “ Scusate: trovatemi un versetto del Vangelo, trovatemi una parabola, dove stia scritto che a chi vuole essere discepolo di Cristo, non capiterà nulla. Trovatevi un testo dove stia scritto che chi dirà il Rosario tutti i giorni non avrà nemmeno l’influenza. Siamo noi che vorremmo determinate cose, ma il Signore non ce le ha promesse. Ciò che ci ha promesso è la vita eterna,  di cui noi oggi, dopo duemila anni, facciamo fatica a parlare. Non parliamo della resurrezione, ma parliamo di una vita, che ci auguriamo sia bella e il più lunga possibile. Quindi siamo tentati, siamo tentati tutti i giorni e non possiamo spaventarci per questo. Il problema è  come  ci poniamo di fronte alle tentazioni. Il figlio di Dio, l’Onnipotente, Colui che era fin dal principio, come ci ha ricordato San Giovanni nel Prologo, di fronte alle tentazioni, non fa delle riflessioni personali, ma cita la scrittura.

Quanto sarebbe meglio, quanto sarebbe auspicabile,  che ciascuno di noi, di fronte a quel problema, di fronte a quel momento dove è chiamato a fare una scelta, di fronte a quella situazione di difficoltà, possa dire:” Sta scritto, sta scritto.”

Che cosa sta scritto? Il problema è proprio questo. Oggi c’è, nei cristiani, una grande ignoranza di Dio. Siamo battezzati, ma non siamo consapevoli della nostra identità. Come  posso oggi rapportarmi alle prove della vita? Come posso oggi affrontare il mondo? Con quali strumenti? La buona fede non è sufficiente, le buone intenzioni non sono sufficienti, i nostri buoni propositi tante volte  ci allontanano. Abbiamo bisogno di radicarci in Cristo.

Vedete, torniamo velocemente alla Genesi. Dio parlò all’uomo e diede delle indicazioni chiare, ma l’uomo si lasciò corrompere, si fece incantare. “Non è vero”, disse il serpente, “che morirete, anzi, ti dico la verità, diventerete come Dio. “

Papa Benedetto XVI, qualche anno fa, ha gridato al mondo il nostro problema, serio,  che è quello di pensare di poter fare a meno di Dio. Abbiamo escluso Dio dalle nostre vite, i nostri problemi  ce li risolviamo da soli, la nostra vita ce la organizziamo noi,  le nostre situazioni ce le gestiamo noi. E poi purtroppo, in alcuni momenti, tocchiamo con mano i nostri limiti, o se vogliamo, i nostri fallimenti.

Chi di noi si fida veramente di Dio? Chi di noi mette veramente al centro la parola di Dio? Chi di noi, si lascia guidare dal Vangelo nel quotidiano? Abbiamo deciso che la pratica a Dio è circoscritta alla Messa della domenica. Secondo le statistiche il 95% dei cristiani non va a Messa di Domenica e voi che  state qui, già sareste da lodare. Ma non è così, non è così. Diceva Don Tonino Bello che il cristiano non lo si vede quando va a Messa, ma lo si riconosce quando esce dalla Messa: è fuori che devi essere cristiano, fuori dove  il mondo ti proporrà altro, rispetto al Vangelo. Tutti noi abbiamo sentito, almeno una volta nella vita, che la visione del cristiano è di farsi servo, ultimo. Noi invece vogliamo essere i primi. Quante volte anche nelle comunità si sente dire:” Chi comanda qua? Chi è il capo? “ Se lo chiedete a me  rispondo subito: Gesù Cristo.

Da bambini,chi è più o meno della mia età, ci hanno inculcato il problema del sesto comandamento. Sembrava che l’unico peccato fosse quello.

Ma chi l’ha detto? Dove sta scritto? La tentazione non è solo  la purezza. Anzi, Papa Francesco, qualche anno fa, ci ha detto che la grande sofferenza di oggi è l’incapacità di amare. Il grande peccato di questo tempo è l’individualismo,l’indifferenza, l’egoismo. Ci stiamo abituando a tutto. Ormai non ci scuote più nulla.

E’ su questa tentazione che dobbiamo vigilare molto. Oggi ci si commuove per un cagnolino o per un gattino, mentre rimaniamo indifferenti, di fronte al dolore della gente. La grande malattia di questo tempo è la solitudine. Se volete veramente fare cose belle, dedicate tempo alle persone. Regalate tempo e vivremo nella volontà di Dio.

Carissimi, Dio permette le tentazioni. Se volete, in questo tempo di quaresima,  leggete il Libro di Giobbe, che inizia con un dialogo tra Dio e Satana. Dio dice a Satana:” Hai visto Giobbe? Hai visto che fede ha? Quanto mi onora? Hai visto che bel cristiano che è?” E Satana gli risponde:” E’ ovvio, è ricco, ha una bella famiglia, non gli manca niente.”E Dio :” Tocca Giobbe! Ti do il permesso di toccarlo.” Andate a vedere che  gli è  successo. Giobbe è quel testo biblico  da dove estraiamo alcune frasi storiche, del tipo: ”Il Signore ha dato. Il Signore ha tolto.” Se dal Signore accettano il bene perché non dobbiamo accettare anche la sofferenza? Carissimi  siamo tentati,  tutti i giorni. Il problema non è la tentazione, ma come ci rapportiamo di fronte ad essa. La tentazione ci aiuta a capire che persone siamo e a che punto stiamo. Non chi dice Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre Dio e come dice un proverbio, che tutti noi, sicuramente, ben conosciamo, tra il dire e il fare c’è l’abisso.