Omelia di domenica 26 aprile

Abbiamo detto, ormai fin troppe volte, che il cammino liturgico è un cammino di fede: alla scuola della parola di Dio cresciamo nella fede. Anche oggi ci vengono offerti due segni, che ci aiutano a comprendere come vivere l’anno liturgico.

Stiamo celebrando il tempo di Pasqua, ma credo che tutti  ci siamo accorti che, per la prima volta, il Vangelo non parla del Risorto: non vediamo Gesù che appare ai discepoli o alle donne. La quarta domenica di Pasqua possiamo chiamarla la domenica della scelta, dove, dopo aver fatto un percorso, dopo aver camminato alla scuola del Maestro,  visto come Gesù  è resuscitato dai morti, dobbiamo decidere di fare una scelta di vita.

Questa domenica ci viene proposta con due titoli cristologici. Siamo abituati a invocare Gesù con tanti nomi: Gesù è il Signore, è il Messia, è il Cristo e potrei continuare. Su di essi  siamo tutti d’accordo, li accogliamo, ci crediamo; oggi però ci troviamo davanti due titoli, che devono metterci in discussione come cristiani.

Questa bellissima giovane coppia ha scelto di battezzare il figlio: è una scelta che adesso li impegna.

Anche noi fermiamoci un attimo e decidiamo cosa vogliamo fare.

Carissimi,  il primo tassello fondamentale alla fede non è la preghiera, non è la messa, non è il non fare i peccati: tutto questo viene dopo. Il primo aspetto fondamentale per la fede, come in tutte le cose della vita, è la serietà. Cerchiamo di diventare persone serie che, nonostante i problemi, i peccati, i limiti, le miserie, si sforzano di essere coerenti con quello che dicono.

Ho chiesto a questa coppia se si impegneranno con il battesimo del loro il figlio ed hanno risposto di sì. Voglio crederci e sperarci davvero. Oggi il battesimo, ringraziando Dio, ancora resiste. Su cento bambini nati in Italia ne battezziamo una ottantina, ma di quegli ottanta bambini, divenuti adulti, nella nostra società se ne sposano dieci. Quindi settanta battezzati non celebrano i sacramenti. Tutto ciò vuol dire che non ti impegni a vivere la fede, ti etichetti addosso un sacramento, ma non lo vivi e questo è sbagliato.

Oggi siamo chiamati a riflettere seriamente su due aspetti.

Il primo:”Io sono il buon pastore.”Dice Gesù:” Le mie pecore ascoltano la mia voce.”

Cristo è il pastore della Chiesa, è il pastore che tutti siamo chiamati a seguire.

State attenti alle mode, agli atteggiamenti troppo moderni, troppo secolarizzati, anche da parte di noi sacerdoti. Cristo è il pastore! Cristo, dice la lettera agli Ebrei, è lo stesso, ieri, oggi e sempre.

Dobbiamo sentire il bisogno, la necessità di seguire Cristo, perché solo Lui ci condurrà, dice la scrittura, sulla retta via.

Guardate questa bellissima espressione che ovviamente a me crea tanta difficoltà pastorale, in quanto parroco. Dice il Vangelo, che quando le pecore stanno fuori, fuori dal cortile, fuori dalla Chiesa, il pastore le guida, cammina davanti a loro e loro lo seguono. Questo è ciò che dovrebbe caratterizzare oggi la nostra vita cristiana.

Il riferimento fuori è Gesù Cristo. Dobbiamo avere ben chiara questa consapevolezza. Carissimi, Cristo è il pastore!

State attenti anche all’anarchia spirituale che oggi è molto presente nella Chiesa ed è un problema oggettivo che caratterizza tante comunità. Io ho fede,sono tanto credente:” Però…” e dietro a quel però si apre un mondo di assurdità e di eresie. Seguiamo il pastore! Gesù, credo che siate tutti d’accordo, è il più grande maestro della storia e proprio per questo ci dà delle immagini chiare, non fa alta teologia, che poi non capiamo. Cristo è chiaro: Lui è il pastore, tu sei una pecorella. Se sei sbagliata, ricordati che il pastore ti verrà a cercare, però permettigli di portarti sulle spalle. Oggi noi pretendiamo che il pastore vada dove dicono le pecore, invertendo i ruoli.

Ricordo qualche anno fa e per fortuna questa cosa durò pochissimo, perché non se ne è più discusso, che volevano introdurre nella pedagogia l’idea che i genitori dovessero diventare amici dei figli. Questa è pazzia pura. Il genitore non sarà mai amico del figlio. È molto di più, ha una responsabilità molto più grande.

Cristo è il pastore e non si tira indietro, se cerca di venire a prenderci ovunque, però lasciamoci portare sulle spalle, lasciamoci guidare. Fidatevi di Gesù, innamoratevi di Gesù.

Carissimi, l’ho già detto tante volte, vi chiedo scusa, sono ripetitivo, ma lo voglio essere: noi conosciamo poco la scrittura e questo è un limite oggettivo.

Ricordatevi una cosa e credeteci: tutti, tutti noi siamo pastori di qualcun altro. Chiediamoci ogni tanto quante sono le persone  che si fidano di noi: gli amici, i figli, la famiglia. Dove li stiamo guidando?

Qualche anno fa, faccio l’ esempio per questa bella coppia, Papa Francesco disse  che l’unica eredità da lasciare ai figli è la fede. Tanti bravi genitori, con grandi sacrifici, con tante rinunce, hanno lasciato troppo ai loro figli e si sono dimenticati della fede e i figli, da bravi figli, morti i genitori, si sono divisi per l’eredità. Il vero patrimonio sono i valori, i valori alti. Ognuno di noi si interpelli se è veramente pastore secondo il cuore di Dio.

Giovanni Paolo II,  parlando degli adolescenti, dei ragazzi che vivono un’età un po’ complicata, disse che il  loro problema era  il fatto che si relazionassero con genitori più immaturi di loro e questo è una difficoltà. Che pastori siamo ? Cosa vuol dire voler bene? Quanto voglio bene veramente? In che cosa consiste il bene? Un genitore che va a scuola e prende a botte le maestre, è un bravo genitore? Un genitore che giustifica sempre i figli, è un bravo genitore?

Che pastori siamo?

Questa era la prima immagine. Ecco la seconda: “ Io sono la porta, dice Gesù. Io sono la porta.”

Se vogliamo capire bene questa immagine, possiamo lasciarci aiutare con un esempio. Chi di noi è stato in Terra Santa? Chi di noi è stato a Betlemme? La porta di ingresso di una delle chiese più importanti della cristianità, la Basilica della Natività, è bassa. Se vuoi entrare nella Basilica  ti devi abbassare, altrimenti non entri. Se tu vuoi entrare in Cristo  devi ridimensionarti.

Carissimi, quando l’io è troppo marcato, troppo forte, non c’è spazio per Dio. Cristo è la porta.

Pensavo a quei  genitori che tante volte chiedono i sacramenti per i figli o per se stessi, però non hanno mai tempo; iscrivono i figli al catechismo, ma non li portano mai. Se tu non entri attraverso Cristo, la comunione non ti serve a nulla, non aggiunge nulla alla tua vita. Questo è possibile solo se tu entri in Cristo. Carissimi, questa è la verità.

Dopo aver gioito della risurrezione di Cristo, ognuno di noi è chiamato a fare una scelta di vita.

Scegliere Cristo e concludo, non vuol dire diventare perfetti: siamo, rimaniamo e saremo peccatori. Scegliere Cristo vuol dire mettersi in cammino secondo una chiara vocazione, con i nostri limiti. Il problema non è il peccato. Dio ama i peccatori. Il problema oggi è che noi pretendiamo che Dio chiuda un occhio su troppe cose. Dio non può rinnegare se stesso, non può giustificare il peccato.

Scegliete Cristo e se scegliete Cristo, credetemi, avete scelto la parte migliore.