Con la solennità di Pentecoste, che abbiamo celebrato domenica scorsa, la liturgia entra in quello che noi abitualmente chiamiamo il Tempo Ordinario della Chiesa, affinché nella vita di tutti i giorni, nel quotidiano, nel feriale, possiamo annunciare il Vangelo. Potremmo creare momenti straordinari di fede, ma il Signore non ci chiede cose straordinarie, ci chiede, piuttosto, di vivere l’ordinario in modo straordinario.
Il Signore ci ha dato sempre gli strumenti per vivere al meglio la nostra vita e in questo Tempo Ordinario, per due domeniche consecutive, celebreremo due solennità, che rappresentano i pilastri della nostra vita spirituale.
Oggi celebriamo la Santissima Trinità, domenica prossima celebreremo il Corpus Domini.
Ora riflettiamo su un aspetto che, credo, sia ben chiaro a tutti noi: Dio da sempre ha parlato. Se prendiamo il Libro della Genesi, vediamo come, nel giardino dell’Eden, Dio abbia parlato ad Adamo e si sia fatto sempre prossimo all’uomo.
Il Signore non ci ha mai abbandonato; nei secoli, ha parlato all’uomo per mezzo dei profeti o lo ha fatto in tanti modi. A un certo punto, dice la scrittura, ha mandato suo figlio, ed è venuto Lui ad abitare in mezzo a noi. Dobbiamo avere come immagine chiara, nel nostro percorso di fede, la figura di Giovanni Battista, il quale ci dice: ”Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che dovete seguire, andate con Lui, fidatevi di Lui, ascoltate Lui” e i discepoli di Giovanni lasciarono il Battista e andarono con Gesù.
Questa è la missione della Chiesa: indicare Cristo al mondo. Non abbiamo altri obiettivi, il nostro impegno e la nostra responsabilità è quella di portare Cristo, per prima cosa a noi stessi, ma anche alla gente, alla comunità e ovviamente lasciare ciascuno libero di vivere le proprie scelte. Giovanni Battista indica Gesù, non costringe nessuno ad andare con Gesù, non obbliga.
Dio si è fatto uomo. Dio è venuto sulla terra, ha preso la nostra carne mortale. Oggi capiamo bene che non possiamo ancora continuare a dire di credere in Dio, senza poi avere la certezza che quel Dio, del quale dico di credere, è Gesù di Nazareth. Ciascuno di noi, con orgoglio, deve poter dire di credere in Dio, ma credere in Gesù ovviamente ci impegna ad ascoltarlo, a metterci alla sua scuola. Gesù non è una filosofia, non è una ideologia, è un uomo, che ha preso la nostra stessa carne mortale e ci ha detto: “Come ho fatto io, fate anche voi, imparate da me.“
Con questa certezza comprendiamo bene il Vangelo della Santissima Trinità: Gesù parla a Nicodemo, un autorevole membro del Sinedrio e un maestro della Legge, uno scriba, un dotto, che lo interroga sulla natura della sua missione, perché faceva fatica a credere. Anche noi oggi, dopo duemila anni, facciamo fatica a credere e a comprendere che la fede è qualcosa di reale, di concreto, di vissuto. Non possiamo continuare a dire di avere fede, senza iniziare a viverla, a testimoniarla, a renderla visibile.
Siamo tutti d’accordo che pregare è un momento necessario nella nostra vita di fede,ma vivere la fede vuol dire vivere Cristo, nella storia! In questo percorso di fede sperimenteremo che alcuni passaggi della scrittura sono difficili da mettere in pratica. Essere cristiani oggi non è semplice. Vivere il Vangelo non è una passeggiata. Essere coerenti non è così scontato. Viviamo in un mondo mediocre e purtroppo, temo, che della mediocrità abbiamo fatto una virtù. Ci siamo accontentati di poco e stiamo perdendo sempre di più quella che è la nostra reale identità, perché il Signore ci dice di puntare in alto, invece siamo tutti proiettati verso il basso. Allora c’è un combattimento spirituale nel quale dobbiamo veramente aggrapparci allo Spirito Santo: ecco la terza persona della Santissima Trinità. Vedete, forse questo è l’aspetto più difficile da comprendere. Mentre siamo tutti educati a credere in Dio, abbiamo capito chi è Gesù e cosa ha fatto sulla terra,facciamo fatica, invece, a inquadrare e a collocare lo Spirito Santo e questo diventa una difficoltà spirituale, perché umanamente non possiamo vivere il Vangelo. Se abbiamo come riferimento noi stessi, allora troveremo delle grandi difficoltà, poiché la nostra natura umana si ribella al Vangelo, la nostra carne non ne accetta certi passaggi o certi aspetti.
Abbiamo bisogno dello Spirito di Dio. Lo Spirito Santo è un dono.
Non è qualcosa che dobbiamo conquistarci o dobbiamo meritarci, è un dono che dobbiamo accogliere e lo Spirito predilige ovviamente i cuori semplici, le persone umili.
Oggi è l’ultimo giorno del mese di maggio: la Madonna dice con grande chiarezza che Il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva, non altro. Viviamo un mondo dove ha ragione chi grida di più, dove abbiamo la necessità di ostentare, dove tutto è diventato “social”, dove abbiamo bisogno di avere dei riscontri verso gli altri e dobbiamo invece ritornare all’essenziale, che è Gesù.
La liturgia di oggi ci ricorda che è bello poter dire di credere in Dio, di avere fede, ma ricordandoci che Dio ha parlato e quindi è necessario che lo ascoltiamo e che ci mettiamo in comunione con Lui.
Quanto sarebbe bello, auspicabile, che ciascuno di noi nella propria vita, ma quella vera, quella che viviamo tutti i giorni e di cui tante volte le portiamo sulle spalle il peso, potesse fare esattamente come ha fatto Gesù. In uno dei Vangeli , di fronte alle tentazioni, di fronte alle difficoltà, ai problemi, alle sofferenze, ai momenti in cui tu sei chiamato a fare delle scelte,ad esporti, Gesù dice: ” Sta scritto, sta scritto.” Così dovrebbe parlare ogni cristiano e dovremmo imparare a parlare anche noi: avere come riferimento vero alla nostra vita di tutti i giorni la parola di Dio.
Quello che penso io è giusto, è importante, ma quello che dice il Signore, per me, viene prima, è più importante. Diceva una scritta nelle Pontificia Università:” La filosofia, la ragione è a servizio della teologia, cioè della fede.” Qui non si discute l’intelligenza di nessuno, la capacità di nessuno di fare le giuste considerazioni: l’importante oggi è mettere Cristo al centro, averlo come riferimento.
Dio è anche il Dio che vorrebbe parlare ai nostri cuori. Fate vostra ogni tanto le parole del giovane Samuele quando disse:” Parla Signore, parla, che il tuo servo ti ascolta”
Tu parla, Signore, io ascolto.
