Omelia di domenica 4 ottobre

La Parola di Dio di questa domenica, insieme alla celebrazione della Prima Comunione di questi sette bambini e alla memoria liturgica di San Francesco d’Assisi, ci invita a fermarci e a porci una domanda semplice ma profonda:

In questo momento della mia vita, io che persona sono? Io che cristiano sono?

Il Vangelo ci mette tutti in discussione. Gesù ci ricorda che Dio si aspetta da noi frutti buoni e che la nostra fede non può essere soltanto dichiarata: deve essere vissuta e testimoniata. La Chiesa non è qualcosa di cui possiamo semplicemente usufruire; siamo chiamati a essere, attraverso la nostra vita, un segno che edifica, dà sapore e porta bellezza.

Questa domanda riguarda in modo particolare le famiglie dei bambini che oggi ricevono la Prima Comunione. Questo giorno non è soltanto la loro festa, ma anche quella dei loro genitori e di tutta la famiglia. Nel giorno del Battesimo, ai genitori è stato chiesto di impegnarsi nell’educazione cristiana dei propri figli. Oggi, guardando questi bambini, possiamo chiederci se quel “sì” è stato vissuto con coerenza.

Preghiamo perché i genitori continuino a essere per i propri figli l’esempio di cui hanno bisogno. La Prima Comunione non deve essere un punto di arrivo, ma l’inizio di un cammino. Ci auguriamo che questi bambini possano tornare ogni domenica, non soltanto per ricevere la Comunione, ma per vivere realmente la loro fede.

Un giorno potrebbero chiedere ai loro genitori, ai nonni, agli zii: “Tu perché non vai a Messa? Perché non fai la Comunione?”. Che cosa saremo capaci di rispondere? La fede non può essere presentata come qualcosa riservato ai bambini o come un’occasione per una festa familiare. Deve essere una scelta che coinvolge tutta la nostra vita.

I bambini crescono e, con loro, cambia anche il compito educativo dei genitori. Non basta più dire loro che cosa devono fare: bisogna soprattutto testimoniare con la propria vita ciò che si insegna. Un genitore che dice al figlio di non dire parolacce e poi le usa continuamente davanti a lui perde credibilità. I bambini imparano soprattutto da ciò che vedono.

Il Vangelo, dunque, parla proprio a noi: a chi frequenta la Chiesa, a chi ha ricevuto una formazione cristiana, a chi conosce la Parola di Dio. Il Signore ci chiede: stai producendo frutti buoni? Ti stai prendendo cura della vigna che ti è stata affidata?

Dio ci ha dato tutto ciò di cui abbiamo bisogno: si è fatto uomo, ha dato la sua vita per noi, ci ha lasciato il suo esempio e ci ha donato la sua Parola. Abbiamo quindi tutti gli strumenti per vivere una fede autentica e credibile.

Per questo non dovremmo confrontarci continuamente con chi riteniamo peggiore di noi per giustificare le nostre mancanze. Dovremmo piuttosto guardare agli esempi migliori. Oggi, in particolare, possiamo guardare a San Francesco d’Assisi, modello di una vita vissuta nella semplicità e nella fede.

E possiamo proporre ai nostri bambini anche modelli vicini al loro tempo, come San Carlo Acutis, un ragazzo che ha dimostrato che la santità è possibile anche per i giovani di oggi. Offriamo loro esempi da conoscere, leggere e imitare.

Le letture di oggi ci chiedono di riflettere anche sulla “vigna” che ci è stata affidata. Dio si aspetta da noi frutti buoni. E allora dobbiamo chiederci di quale nutrimento stiamo vivendo e quale nutrimento stiamo offrendo ai nostri figli.

Se vogliamo veramente bene ai nostri bambini, dobbiamo prenderci cura di tutta la loro persona. L’essere umano è corpo, mente e anima. Ci preoccupiamo del corpo, ci impegniamo perché crescano e stiano bene; dobbiamo prenderci cura anche della loro mente, valorizzando la scuola, lo studio e la conoscenza. Ma non possiamo dimenticare l’anima.

La società ci fa credere che si possa vivere tranquillamente senza Dio. Eppure vediamo intorno a noi un mondo spesso smarrito, privo di speranza e di riferimenti. Senza Dio non c’è vero futuro, senza Dio non c’è vera speranza.

Se vogliamo dare ai nostri figli qualcosa di veramente prezioso, doniamo loro Gesù. Abbiamo così offerto loro il dono più importante.

Oggi, allora, fermiamoci un momento, guardiamo dentro il nostro cuore e mettiamoci davanti a Dio. Ognuno di noi si chieda:

“In questo momento della mia vita, io che persona sono? Io che cristiano sono?”

È questa la domanda che la Parola di Dio ci consegna oggi.