Domenica scorsa, nel Vangelo di Matteo, si leggeva che, in quel tempo, Gesù vedendo la folla incominciò a parlare loro. Se prima Gesù ha parlato a tutti, oggi invece l’Evangelista ci dice che Gesù ha parlato ai discepoli.
Prima domanda fondamentale che dobbiamo farci oggi : ”Chi vogliamo essere, folla o discepoli?”
Perché carissimi la differenza è sostanziale.
Vediamo la folla in tantissimi momenti della vita; essa ha caratterizzato, per certi versi, anche le nostre vite. Ma poi in alcuni momenti, in alcune situazioni e periodi, ti trovi solo e quindi inizi a conoscere la gente, a guardarti attorno.
La liturgia di oggi, fondamentalmente, ci invita a farci una domanda:” Chi sono io? “
Dobbiamo entrare in questo momento della parola: ”Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo.”
Gesù ci dice:” Tu sei il sale!” non dice, auguriamoci che un giorno tu possa diventare sale o luce.
Ora dobbiamo però verificare se stiamo vivendo da sale, se stiamo vivendo da luce e quindi entrare in quella che è la nostra vita.
Il cristiano non lo si riconosce perché va in chiesa, ma lo si vede quando esce dalla chiesa.
Nessuno di noi, carissimi, accenderebbe una luce a mezzogiorno, quando il sole illumina tutto. La luce serve dove c’è il buio, è necessaria quando non si vede.
Tutti siamo quindi chiamati ad una missione grande.
Chi più e chi meno, chi per un verso e chi per un altro, siamo diventati tutti sociologi, pronti ad analizzare questo tempo della vita: i nostri anziani ci dicono che si sono persi i valori, che non c’è più educazione, che non si capisce più niente, ecc. I giovani dicono che non c’è futuro e che non c’è speranza. Tutti analizziamo questo mondo, dimenticandoci che il Signore ci chiede, invece, di essere luce: tu devi illuminare il mondo, devi essere quel segno di speranza, di fiducia, che il mondo oggi cerca con tutte le forze. Ricordiamoci che il Signore ci chiama ad essere una luce in questa nostra società, ovunque siamo chiamati a vivere e non dove ci riesce comodo o facile. Innanzitutto, ovviamente, in famiglia, poi nella mia vita, nel mondo del lavoro, nel vicinato, nel quartiere, nella comunità.
E’ paradossale che vogliamo convertire gli altri, ma non siamo disposti a convertire noi stessi.
Iniziamo ad essere protagonisti nella fede: non dobbiamo fare chissà quali ragionamenti. San Paolo, nella seconda lettura, ci ha detto: ”Fratelli miei carissimi, quando io sono venuto, non mi sono presentato con l’eccellenza della parola o della sapienza.” Questo versetto di Paolo, oggi nelle nostre comunità cristiane, merita un momento di attenzione. E’ vero, Paolo ha ragione: ci sono oggi troppi sapienti, troppi dotti, troppi maestri e mancano le persone umili, i servi.
Se Gesù, in alcuni momenti della vita, ha fatto determinati miracoli, li ha fatti grazie ai servi: immaginatevi le nozze di Cana, immaginatevi un matrimonio speciale, bello, dove a fine festa manca il vino e tu chiedi a un cameriere l’acqua. Eppure quei servi riempiono gli otri di acqua. Grazie a quei servi, Gesù fece il miracolo.
Oggi se ci viene detto qualcosa ci facciamo mille domande: ” E vale la pena ? E’ sicuro? Perché proprio a me? E come mai ?”
Fidiamoci di Dio. Fidiamoci di Dio.
Dio ci chiama ad essere luce nel buio dell’oggi della storia. Non serve fare belle riflessioni spirituali a una catechista o a uno che frequenta la chiesa: parlate di Dio ai vostri colleghi di lavoro. Non vergognatevi di testimoniare la fede.
Oggi tra amici si parla con doppi sensi, con immoralità. Testimoniate invece il vangelo di Dio. Quando uno bestemmia come fosse un linguaggio normale, ditegli che vi dà fastidio; iniziamo a seminare qualcosa di diverso.
Carissimi, voi siete il sale. Noi, lo dice anche il Vangelo, associamo giustamente questo alimento al dare il sapore ed è così. Ma il sale non serve solo a questo. In questo periodo,in tante parti d’Italia, sta nevicando e tutti sappiamo benissimo che quando nevica si butta il sale, perché le strade non diventino ghiacciate.
Siate sale lì dove ci sono rapporti ghiacciati. Siate sale lì dove vi accorgete che c’è qualcosa che non va. Siate sale quando è difficile testimoniare la fede.
Allora dobbiamo comprendere che questa è la nostra missione.
Alla sera della vita non sarai giudicato su quante comunioni hai fatto. Il Signore non ti chiederà quanti rosari hai recitato. Il Signore ti chiederà:” Sei stato luce? Sei stato sale? Sei stato lievito? Allora che cosa sei stato? Inutile?”
Dobbiamo metterci in gioco, su questo. Come si è luce? Non predicando come sto facendo io in questo momento. Già molti secoli prima di Gesù, il Signore disse per bocca del profeta Isaia: ”Non consiste forse il digiuno che voglio, nel condividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, nell’accogliere i senza detto? Allora sarai luce!”
Vedete carissimi? Tra poco inizia la quaresima e come tutti ben sappiamo saremo invitati alla conversione.
Non posso dire:”Il venerdì faccio il digiuno e coi soldi del pasto che risparmio, vado dalla parrucchiera, così non peso sul bilancio familiare.” E’ questo è il digiuno del Vangelo? E’ questo che il Signore ci chiede?
Papa Benedetto, qualche anno fa ci ricordò, anche se dovevamo già saperlo, che il digiuno è legato insolubilmente alla carità. Allora se vuoi essere luce, continua a digiunare, se lo vuoi fare, però, condividi il pane con chi è affamato. Non guardare sempre con sospetto chi non conosci. Impariamo da domenica scorsa, vi ricordate? I puri di cuore, quelli che hanno l’occhio puro, vedono tutto in modo chiaro. Noi invece, tante volte, vediamo in modo, come minimo, dubbioso. Allora dobbiamo lavorare su noi stessi.
Centrale oggi è San Paolo, il quale ci dice che non è la sapienza o chissà quale dotta preparazione che ti renderà credibile, ma è la vita che ti renderà tale. Non dobbiamo convertire nessuno a forza di chiacchiere: dobbiamo testimoniare il Vangelo, partendo da noi stessi, testimoniando la parola; dobbiamo diventare per il mondo un segno. Non possiamo, né vogliamo imporre nulla a nessuno, ma non possiamo e non vogliamo rinnegare noi stessi.
Carissimi, manca poco alla Quaresima: in questo tempo che ci separa, circa dieci giorni, fermiamoci un attimo e chiediamoci:” In questo momento della vita, che cristiano sono?”
