Questa mattina, prima di pranzo, leggendo l’omelia che il Papa ha fatto a San Pietro, ho ringraziato il Signore, perché posso anch’io, oggi, iniziare partendo dal suo pensiero e da quello che ha detto:” Questa è la mia prima Messa Crismale con voi come Vescovo di Roma”.
Qual è la missione della Chiesa oggi, a cui noi cristiani siamo chiamati e che Cristo ci ha affidato? Il Papa ha sottolineato due aspetti importanti.
Il primo: se vogliamo essere fedeli alla missione di Cristo, dobbiamo innanzitutto svuotarci di noi stessi. La missione di Cristo non sono quelle buone intenzioni, propositi, progetti o programmi, che noi dovremmo realizzare.
La missione di Cristo non è quello che noi pensiamo opportuno o non opportuno, ma è mettersi in profonda comunione con il Padre. Sapete bene tutti che in questa settimana, per due volte, viene letto il Vangelo della Passione. L’abbiamo già letto domenica, lo leggeremo domani. Non facciamo fatica a ricordare che Gesù, quando stava in preghiera nel Getsemani, chiese al Padre di allontanare da lui il calice della passione: “Padre ti prego, allontana da me questo calice, ma non la mia, ma la tua volontà sia fatta.“ Se vogliamo fare la volontà di Dio, allora dobbiamo avere la capacità, l’umiltà, di svuotarci delle nostre volontà. Questo è un aspetto importante e per poter fare ciò dobbiamo innanzitutto, davanti a Dio, riconoscere i nostri carismi, i talenti che Lui ci ha affidato, che ha donato a ciascuno di noi e poi, ovviamente, essere fedeli a quei carismi fino all’obbedienza, fino alla morte. San Paolo lo dirà con grande chiarezza:” Cristo Gesù, pur essendo Dio, ha svuotato se stesso, si è umiliato e si è fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo, Dio lo ha innalzato.” Il compito della Chiesa oggi è saper discernere la missione, che Cristo le sta chiedendo, da vivere e attualizzare in questo momento. In un tempo dove, si sbandierano i poteri forti, siamo chiamati ad essere un segno credibile e visibile dell’amore di Dio.
In un mondo dove si sono persi i valori, siamo chiamati ad essere fedeli ai nostri valori, in un mondo dove non ci sono più riferimenti, dobbiamo essere un riferimento per il mondo.
La missione della Chiesa è la mia missione, la nostra missione.
Carissimi, vi consiglio, di rileggervi l’Omelia del Papa di questa mattina. Il Papa conclude dicendo che i Santi fanno la storia della Chiesa; non la faremo noi solo per il fatto che abbiamo realizzato chissà quale idea o chissà quale progetto. I Santi fanno la Chiesa e dobbiamo ricordarci che tutti, per missione, siamo chiamati alla Santità, a questa vocazione grande. Questo vale per me e mi permetto con grande umiltà di ricordarlo ai miei carissimi confratelli sacerdoti, perché oggi è la nostra festa; quindi ricordo a me e a loro che Cristo ci ha chiamati non per darci un posto fisso di lavoro, ma per vivere il nostro sacerdozio nella Santità, per essere preti a servizio del popolo di Cristo che è la Chiesa. Questo è ciò che il Signore chiede a noi ed è questo ciò che voi dovete chiederci. Cristo è quello che dovete pretendere da noi, non la simpatia, ma Cristo. Tutto il resto non serve, tutto il resto ben venga, ma nulla si sostituisca a Cristo.
Entriamo ora nel rito Pasquale. Abbiamo tre strumenti che il Signore in questa Santa Cena ci ha donato, di cui non possiamo fare a meno e di cui abbiamo bisogno.
Il primo è l’Eucaristia. Nel 2000, al termine dell’Anno Santo, i Vescovi italiani coniarono uno slogan, che ci piace pensare sia molto più di uno slogan:” Senza l’Eucaristia non possiamo vivere.”
Senza Gesù non c’è Cristiano. Abbiamo bisogno di nutrirci di Cristo. Non privatevi mai dell’Eucaristia, ma permettetemi anche di dirvi, da parroco:” Non abituiamoci all’Eucaristia”. È un dono, ma questo dono dobbiamo sempre accoglierlo con umiltà e con fede. Gesù in questo momento dice:” Questo è il mio corpo, che è per voi. Ho fatto questo per voi, perché nutrendovi di me, possiate vivere di me.” Vedete carissimi, il Vangelo di Giovanni è l’unico Vangelo che pur tenendo Gesù nel cenacolo per un tempo più lungo rispetto ai sinottici, non parla dell’ultima cena, come la ricordiamo noi.
Giovanni non dice:” Gesù prese il pane, lo spezzò,… ecc.” Giovanni nell’ultima cena racconta la lavanda dei piedi, che faremo tra poco. Non parla dell’Eucaristia perché se ne è dimenticato? Assolutamente no. Egli dedica un capitolo intero all’Eucaristia, che è il capitolo più lungo del Vangelo di Giovanni, cioè il capitolo sesto, dove Gesù dice con grande chiarezza:”Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui, perché la mia carne è vero cibo, il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia di me, vivrà per me.”
Senza di Gesù non potete fare nulla. Gesù sa che abbiamo bisogno di Lui, quindi non priviamoci mai dell’Eucaristia, non allontaniamocene mai, però non banalizziamola. Quello che dico, diverse volte, è di non diventare consumatori di ostie, come gente che si mette in fila e mangia ostie a tutta forza. Nessuno è degno di Cristo, ma Lui nella sua infinita misericordia e bontà si è donato a noi. Cristo poi non è solo pane, è anche parola di vita. La mensa della messa è la parola, è il banchetto. Nutritevi, innamoratevi di Cristo parola. Gesù nell’ultima cena disse ai dodici:” Come ho fatto io, fate anche voi”, e istituì in quel momento il sacerdozio.
Carissimi, il secondo aspetto fondamentale della vita della Chiesa, insieme all’Eucaristia, è la Chiesa. Amate, obbedite, fidatevi della Chiesa, ma non di quella che vorreste voi, che piace a voi. Vi ricordate qualche anno fa?: “Io sto con Francesco, io sto con Benedetto e noi stiamo con Cristo.” Se Cristo ha voluto Benedetto XVI, io sto con Benedetto XVI, se Cristo ha voluto Leone XIV, io sto con Leone XIV, perché mi fido di Cristo. Amate la Chiesa, sapendo che non è perfetta. Abbiamo ascoltato in questi giorni che Pietro ha rinnegato Cristo, Giuda l’ha tradito, gli altri dieci sono scappati, ma quella era la sua Chiesa e non l’ha ripudiata, anzi l’ha amata ancora di più. Carissimi, chi di noi è senza peccato? Noi per caso siamo migliori? Per caso abbiamo quel qualcosa che gli altri non hanno? Siamo peccatori, come lo è stato Pietro che ha avuto paura, come l’hanno avuta gli altri apostoli, che sono fuggiti, ma, dopo, con la discesa dello Spirito Santo, hanno testimoniato la loro fede col martirio, fino a dare la loro vita. Amate la Chiesa, fidatevi della Chiesa, anzi, obbedite alla Chiesa. Guardate che anche noi preti, obbediamo alla Chiesa. Obbedite alla Chiesa, perché la Chiesa è di Cristo.
Terzo ed ultimo dono che il Signore ci ha fatto oggi è il comandamento dell’amore.
Vedete, una sola volta Gesù usa un verbo forte, quando dice:” Questo vi comando”, non dice ve lo chiedo, non dice vi esorto, ma dice ve l’ordino:”Questo vi comando, amatevi gli uni e gli altri.” La missione della Chiesa è l’amore e la carità.
A qualcuno può disturbare quello che dico, ma tranquilli, lo dico lo stesso: alla sera della vita non ti sarà chiesto quanti rosari hai recitato. Alla sera della vita sarà l’amore che ti renderà credibile. Allora non devo pregare? No, devi pregare, ma devi far sì che quella preghiera poi diventi vita, carità, servizio. La Madonna, dopo che disse sì all’angelo, non si mise a riposare, ma andò dalla cugina Elisabetta e si mise a servizio. Una Chiesa che non serve, disse Papa Francesco, qualche anno fa, non serve a nessuno. La missione della Chiesa è il servizio.
Vedete, ogni anno e lo faremo tra poco in questa sera solennissima, c’è la lavanda dei piedi, che è un segno della missione che Cristo ci ha affidato.
Dobbiamo riscoprire la bellezza della fede, che non consiste nel realizzare chissà quali grandi progetti, ma nel vivere l’amore, quell’amore di Dio, che ci aiuta a diventare fratelli fra di noi.
“Avete capito?” Dice Gesù agli Apostoli, subito dopo la lavanda:” Avete capito?”
“ Signore, non abbiamo capito.”
“Io vi ho dato l’esempio, perché, come ho fatto io, facciate anche voi.”
Carissimi, è quello che vi auguro con tutto il cuore: poche parole,molte opere,poche chiacchiere,molti fatti.
Alla sera della vita sarete giudicati sull’amore.
“Come ho fatto io, dice il Signore, adesso fate voi.”
Domenica prossima, il Risorto, apparendo agli Apostoli, dirà:” Come il Padre ha mandato me, io ora mando te.”
Sei pronto ad andare?
Carissimi, per dare scandalo, abbiamo già tanti che provvedono. Ci mancano i Santi, ci mancano i Cristiani credibili.
Il Signore confida in noi. Coraggio, siamo chiamati ad una missione straordinaria: testimoniare Cristo, nell’oggi della storia.
