Con la parola di oggi termina il nostro cammino di Quaresima, anche se ci sono ancora alcuni giorni di preparazione, in vista della Pasqua; sappiamo che domenica prossima, domenica delle Palme, il Vangelo sarà la passione di nostro Signore Gesù Cristo. Questa, potremmo dire, è l’ultima catechesi domenicale, che ci viene proposta per prepararci al meglio alla Pasqua che si avvicina.
Sono diversi gli spunti sui quali oggi dovremmo soffermarci; alcuni lasciamoli alla preghiera personale, altri li condividiamo, adesso, insieme. Sono aspetti che meritano da parte nostra una riflessione spirituale attenta. Il Vangelo inizia così: scrive Giovanni che le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù, che colui che amava era malato.
Qui carissimi si apre la prima interessante riflessione, sulla quale dobbiamo soffermarci. Cosa vuol dire per noi amare e nell’amore, cosa siamo in grado di fare?
Facciamo un esempio col rapporto con i bambini. E’ più facile educare o viziare? Un genitore che le dà tutte vinte al figlio, che lo copre e lo giustifica sempre, ama il figlio? Gesù ama Lazzaro, Marta e Maria? Sicuramente sì, ma non come intende Marta.
Vedete, pensate per un istante al rapporto Gesù-Pietro. Pietro amava Gesù e lo amava veramente, ma Gesù non vuole quel tipo di amore. Ogni qualvolta l’Apostolo gli manifesta tutto il suo affetto, sistematicamente il Signore lo rimprovera.
Cosa vuol dire amare, volere il bene di una persona?
Nell’Antico Testamento a un certo punto si parla del profeta Geremia e si legge che il popolo disse:” Uccidiamo Geremia, perché non vuole il benessere del popolo, lo rimprovera, lo mortifica, gli mette davanti la Parola.”
Per le persone care cosa desideri: il bene o il benessere? Cosa vuoi per le persone che per te hanno una certa importanza? Gesù amava Lazzaro, ma non come vorremmo noi, che desideriamo il Dio dei Miracoli, che non ci deve rimproverare, però quando ci serve, ci deve aiutare. Gesù vuole, sì, aiutarci, ma non come intendiamo noi.
Oggi siamo capaci di amare? Nell’amore cosa siamo disposti a fare? Diceva Papa Benedetto XVI che la sfida del nostro tempo, alla quale tutti siamo chiamati in modo forte, è quella educativa. Se tu ami, devi volere il bene delle persone, anche, nel correggerle.
Carissimi, che Dio vi metta sempre accanto qualcuno che vi ami e nell’amore vi aiuti a camminare nella direzione giusta. Soprattutto siate persone capaci di amare: chi ama non giustifica a prescindere, non copre, non chiude un occhio.
Gesù ama e ama talmente tanto che ci vuole Santi, ci vuole in Paradiso.
Il Signore fece a Marta una domanda che ancora oggi alla termine della Quaresima, merita da parte di tutti un tempo di seria riflessione spirituale. Gesù chiede a noi, a me, a Marta:” Tu credi? Marta, credi?”
In effetti Marta rimproverò Gesù, quando egli finalmente arrivò a Betània nella sua casa. Appena lo vide, gli disse:” Signore se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto.”
Che cosa voleva Marta? Voleva il miracolo:” Tu che hai dato la vista al cieco, tu che hai risuscitato la bambina di Naim, tu che hai fatto camminare il paralitico, perché non sei venuto prima? Siamo amici, hai mangiato a casa nostra e poi? E poi quando ti chiamano non vieni. Ma che amico sei? “ Gesù le chiede:”Tu credi? “
Allora qui capite bene che si apre un mondo.
Vedete carissimi, sicuramente noi crediamo, o quantomeno crediamo ma a modo nostro. Nel nostro cuore c’è il desiderio di Dio e di vivere la fine, ma abbiamo paura, non parliamo mai della Pasqua, difficilmente parliamo della vita eterna, del regno di Dio, perché questo ci terrorizza.
Ecco l’ultimo aspetto che per certi versi è centrale in questa ultima domenica di Quaresima. Questa è una catechesi che ci deve preparare bene alla settimana Santa. Gesù chiede:” Dove l’avete posto?“ Lo portarono davanti al sepolcro: “Togliete la pietra“ dice Gesù e gli rispondono:“Signore, ormai sono quattro giorni, è tardi, inizia a mandare cattivo odore. Dovevi venire prima.” Ma, sempre Gesù: “Togliete la pietra.”
Carissimi, ve l’ho detto già domenica scorsa, mi permetto di ripeterlo anche quest’oggi. Quando leggiamo il Vangelo dove ci raccontano un miracolo compiuto da Gesù, dobbiamo spiritualizzare quel testo, dargli un significato che possa aiutare tutti noi a vivere al meglio la nostra vita spirituale. Il Signore, oggi, quinta domenica di Quaresima, chiede a me, a ciascuno di voi:” Figlio mio tu credi? Allora togli la pietra.” Togli la pietra del peccato. Togli quella pietra di inciampo che ti mette un limite, un ostacolo. Togli la pietra se vuoi risorgere con Cristo, se vuoi vedere con i tuoi occhi ciò che il Signore vuole fare per la tua vita. Togli la pietra se veramente desideri che Gesù si riveli a te. Quella pietra davanti al sepolcro di Lazzaro per Gesù non è un problema,perché poteva tranquillamente far uscire Lazzaro, lo stesso, da quel sepolcro. Ma quella pietra è il segno, che il Signore vuole donare a ciascuno di noi, di rispetto per la nostra libertà. Dio ti ama talmente tanto che ti lascia libero, non ti violenta, non ti costringe.
“Togli la pietra.”
Devi togliere tu la pietra. Tocca a te, se vuoi che Gesù compia quel miracolo pasquale nella tua vita.
L’ho detto domenica scorsa e scusatemi se mi ripeto. L’augurio che vi faccio con tutto il cuore come parroco è che nessuno di noi arrivi alla Pasqua senza prima aver tolto la pietra.
L’amore di Dio non va in prescrizione:” Ormai sono anni che non mi confesso.” Non fa niente. Non ti preoccupare. Non è mai troppo tardi. Il tempo di Dio non è il tempo degli uomini. Dio ha tanta pazienza con noi, sa aspettarci, non si arrende e non se ne va. Dio ti sta aspettando, come stava aspettando la Samaritana a mezzogiorno sotto il sole .
Dio ti sta aspettando. “Ma come faccio? Ormai sono anni…” “Va, togli la pietra e vedrai qualcosa di meraviglioso, di stupendo.“ Allora tocca a noi.
Siamo ormai prossimi alla Pasqua. Se vogliamo risorgere con Cristo, dobbiamo togliere quella pietra, è necessario toglierla, ma la toglieremo solo quando veramente saremo in grado di dire, non a parole, ma con la vita: ”Signore io credo.”
Vedete, carissimi, e concluso. Due mila anni fa, Gesù ha fatto una domanda. La risposta sembrerebbe spontanea, ma purtroppo ancora oggi è paradossale. Cos’è più facile dire? Ti sono rimessi i peccati, oppure alzati e cammina? Come disse Gesù, una volta, davanti a un uomo paralitico. Che cos’è più facile? È molto più facile dire che ti sono rimessi i peccati.
Diciamo tante stupidaggini nella vita, ma non è la stessa cosa dire a un paralitico: “Alzati e cammina” e se poi quello non si alza, tu fai una figuraccia! Vogliamo e ci piace credere che Dio può guarire il corpo, ma non riusciamo ancora a credere, dopo duemila anni, che Dio può guarire lo spirito, l’anima.
“Tu credi?”
Manca poco alla Pasqua, manca molto poco:” Tu credi, figlio mio?”
Se credi, togli la pietra.
