4 novembre 2018 XXXI Domenica del Tempo ordinario

Amerai.

Come inizia il cammino, nostro, da discepoli di Cristo? Come inizia il cammino di questo bambino, Domenico? Come inizia il cammino di ciascuno di noi? Con l’amore.

Se vi ricordate bene all’inizio, quando Gesù comincia la sua vita pastorale, la prima cosa che succede attraverso il suo Battesimo è una voce dall’alto che dice: “Questo è mio Figlio”. Il nostro cammino inizia sempre diventando figli di Dio. Quando noi prendiamo coscienza di essere amati da un Padre, è lì che inizia il vero cammino da discepolo. Finché noi non prendiamo coscienza di essere stati amati e voluti da questo Dio, non iniziamo un cammino; rimaniamo nella tradizione, nella Legge, un po’ come gli Ebrei, forse andiamo a messa, forse diciamo il rosario; però non prendiamo coscienza di essere discepoli, non ci mettiamo in cammino a seguire Cristo finché non prendiamo coscienza di essere amati da Lui come un padre ama suo figlio. Allora è importante la lettura di oggi, in particolare in vista della nuova vita di Domenico. Perché poi sempre un Battesimo ci fa pensare al nostro Battesimo e alla nostra chiamata.

Ve l’ho detto, la prima cosa è sentirsi amati. Ma, vedete, Gesù dice anche, riprendendo la Legge: “Amerai”! Cioè, non solo noi siamo amati, ma siamo chiamati ad amare. E viene usato un futuro: cioè sempre sono chiamato ad amare. “Amerai!” “Amerai il tuo Dio e amerai il tuo prossimo”.

La cosa bella del cristianesimo, la cosa bella della nostra chiamata è che non siamo mai arrivati, è un eterno futuro, è un’eterna via aperta che ci obbliga a camminare. Se uno di noi crede di essere arrivato, ha sbagliato. Può già uscire dalla chiesa, se pensa che perché sta qui, ha finito, è pronto. Non siamo mai arrivati. Siamo sempre chiamati ad amare di più. Amerai. Ricordatevi questo futuro, sempre.

E che cosa amerai? Dio e il tuo prossimo. E gli uomini che cosa hanno fatto? Una volta abbiamo detto che l’uomo ha cominciato ad amare le cose e non l’uomo ecc. Un’altra cosa ha fatto l’uomo di sbagliato: ha cominciato a dividere questa grande cosa che ci dice il Signore. Amare Dio e amare il prossimo vanno insieme, è un solo comandamento. Invece cosa abbiamo fatto noi? L’abbiamo separato, sempre di più. E cosa succede? Lo vediamo nel mondo. C’è chi dice di amare solo Dio. Sono gli integralisti che adesso vediamo in giro nel mondo. Dall’altra parte c’è chi ha completamente separato Dio dalla società, dal mondo, e lo vediamo in questo liberalismo assoluto che sta toccando tutte le nostre società. O, peggio, lo vediamo in quello che sono diventate nel ventesimo secolo le dittature del materialismo: comunismo e nazismo. Invece noi cristiani siamo chiamati ad unire tutt’e due. “Amerai Dio e il tuo prossimo”.

Ma come dobbiamo amare, com’è il cristiano? Ecco, noi abbiamo visto i santi, da pochi giorni abbiamo festeggiato i santi. Ma perché, i santi fanno le cose un po’ come le facciamo noi?, in maniera un po’ mediocre, un po’ così, dò parte del mio tempo, il mio tempo libero, quello che posso… Non è questo. Guardate bene cosa c’è scritto “Amerai con tutta l’anima, tutte le tue forze, con tutta la tua intelligenza”, con tutto, tutto! Viene ripetuto tante volte. Cioè siamo chiamati a dare tutto! Quando brucia dentro di noi l’amore per Cristo, se crediamo veramente, noi diamo tutto! Dobbiamo essere appassionati!

Certe volte noi abbiamo l’impressione che il santo sia quello che le sue passioni le mette un po’ da parte, così. No, non è così. Il santo, cioè la nostra vocazione, è quello che è appassionato da Cristo, che brucia per Lui, che dona le cose: tutto. Ecco perché se guardiamo il volto della nostra comunità ci rendiamo conto che siamo mediocri. Perché noi siamo lì, a dare il minimo indispensabile, dove ci è chiesto di dare il massimo noi diamo il minimo, in tutto quello che facciamo, dentro e fuori. E così non va. Non è il tuo tempo libero che dai al Signore, è il tuo tempo! E’ il tuo tempo! E la tua vita, è te stesso che devi dare! E allora la tua vita cambierà, la vita degli altri attorno a te cambierà, il tuo quartiere cambierà, la tua comunità cambierà!

Ma se ti doni. Perché se tieni qualcosa per te… E’ l’eterna cosa che tu non ti stai donando. Quando si è innamorati si dà tutto all’altro, non si tiene qualcosa di nascosto. Perché se no, qualcosa non va. Viviamo. Perché se no siamo lì nella nostra mediocrità personale e comunitaria, e non va avanti, non cambia niente. Devi donare! Questo è l’invito di oggi.

E questo bambino, se non viene accompagnato così dalla sua famiglia e dalla famiglia più larga che è la comunità, si perderà, come tanti di noi. Diventerà mediocre come tanti di noi. Siamo chiamati ad accompagnarlo completamente, dandoci. E’ bello, ragazzi, lo sappiamo. Alcune volte lo abbiamo vissuto molto fortemente. Pensate se lo facciamo sempre. E’la via della felicità. Amen.

XXXI DOMENICA del tempo ordinario
Omelia di Don Stefano Cascio
Trascrizione di Maddalena Kemeny