2 aprile 2017 – Quinta domenica di quaresima Anno A

Letture del giorno (Ez 37,12-14 / Sal 129 / Rm 8,8-11 / Gv 11,1-45)

La prima lettura iniziava così: “Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri. Vi faccio uscire dalle vostre tombe, popolo mio, ecco, io apro i vostri sepolcri”.
Immagino che i nostri Fidanzati, qui presenti, siano un po’ turbati, non so quanto siano frequentatori delle nostre messe, ma ascoltando le nostre letture di questa mattina sicuramente non torneranno più: parlare di sepolcri aperti a cosa ci fa pensare?
Ci fa pensare a queste manifestazioni che ormai esistono nel mondo, purtroppo, della marcia degli zombi, non so se ne avete sentito parlare, di tutta questa gente che va avanti così, camminando vestiti tutti in maniera terribile.
Non credo che il Vangelo di oggi ci parli di questo, anche se fa uscire Lazzaro fuori con le bende, ma come vi ho già detto tante volte il Vangelo tocca la nostra vita, e non è una bella storia di 2000 anni fa, anche se è un bellissimo miracolo, uno dei più grandi miracoli che viene raccontato dal Vangelo e che Gesù ha fatto.
Ma parla della nostra vita.
E allora cerchiamo di capire questa mattina cosa Gesù ci vuole dire attraverso questo Vangelo.
Abbiamo detto all’inizio della nostra celebrazione che siamo vicini alla Pasqua, e forse è il Vangelo più forte della Quaresima.
Perché è il Vangelo più forte della Quaresima?
Perché ci viene detto qualcosa che noi mettiamo sempre più in profondità.
Quando si apre un sepolcro dopo alcuni giorni, dopo alcune settimane, il morto puzza.
In paesi caldi come quello di Gesù la sepoltura viene fatta subito, nei paesi arabi si fa subito per un motivo molto semplice, perché con il caldo la decomposizione è molto rapida e quindi si deve agire subito.
Quando Gesù chiede di aprire il sepolcro subito le sorelle di Lazzaro dicono: “Ma no! È da 4 giorni che sta lì, puzza!”
Gesù sapeva che il morto puzza, perché Gesù, se avete visto e sentito bene l’inizio del Vangelo, aspetta proprio la morte di Lazzaro. Gli viene detto che sta male ma lui rimane dov’era, e aspetta la sua morte, e quando sa che è morto e lo annuncia agli altri, si mette in cammino e va a trovare le sorelle di Lazzaro e Lazzaro.
Il morto puzza.
E Gesù chiede di aprire il sepolcro.
Così come Gesù chiede di essere vicino a noi quando puzziamo.
Gesù non cerca la gente che ha già l’odore di santità, l’odore dei rosari detti e basta, Gesù viene a toccare chi puzza, Gesù vuole aprire le tue tombe, vuole aprire i tuoi luoghi più nascosti, lì dove soffri di più e non hai aperto a nessuno.
Lì Gesù vuole toccarti, e finché tu non aprirai il tuo sepolcro, finché non aprirai le parti più nascoste della tua vita a Gesù, non ci sarà una vera conversione.
Ecco perché questo Vangelo viene alla fine della nostra Quaresima, si può dire che questo è l’ultimo Vangelo della Quaresima, perché domenica prossima inizia al Settimana Santa con la domenica delle Palme. La chiesa attraverso questa lettura ci sta aiutando, ci obbliga a fare un cammino che ci porta ad arrivare fino ad aprire le cose più profonde che abbiamo nel cuore.
Tutti noi nascondiamo una parte di noi stessi, tutti noi abbiamo dei problemi che non mettiamo al sole, alla luce del giorno. Tutti noi vogliamo tenerci delle cose, ed è giusto: non dobbiamo aprirle a qualsiasi persona. Ma Gesù deve entrare lì.
E’ lì che lui deve risanare.
E’ lì che ti sta chiamando.
Quando alla fine del Vangelo Gesù dice: “Lazzaro vieni fuori!” lo potrebbe dire a Leandro, e gridare: “Leandro! Vieni fuori!”, lo potrebbe dire a Valentina: “Valentina! Vieni Fuori!”, a Fabio, Alessio, a ciascuno di voi sta gridando: “Vieni fuori!”
Vieni fuori dalla mediocrità, vieni fuori dal vivacchiare e torna al vivere!
Vieni fuori da tutto quello che ti impedisce di seguirlo!
Ciascuno di noi si sente trattenuto da qualcosa, non è totalmente libero, ecco perché dobbiamo leggere questo Vangelo alla fine del nostro percorso di Quaresima.
Abbiamo camminato nel deserto, abbiamo ricercato l’essenziale, ma c’è ancora qualcosa che rimane dentro di noi, ed è questo che dobbiamo aprire alla misericordia del Signore.
Non vediamo Gesù come un maestro di morale, con il quale io devo essere il bravo ragazzo la brava donna, il bravo marito. Non è questo.
Gesù è il medico delle nostre anime, Gesù viene a sanare i malati, e io mi devo riconoscere malato, solo così accoglierò Cristo nella mia vita.
Perché finché io mi sento bravo, buono, perfetto, non farò entrare Gesù nella mia vita.
Ma sfido chiunque di voi a dirmi che è perfettamente aperto al Signore, che non c’è niente, nessun buio nella sua vita, nessuna tenebra.
Siamo chiamati a questo, oggi.
Oggi Gesù ci dice “Vieni fuori! Vieni fuori, non aver paura, perché quando verrai fuori è lì che sarai te stesso”.
Quante volte in questo mondo non mostriamo noi stessi, ma l’immagine di quello che gli altri vogliono di noi. Io sono chiamato invece a essere me stesso, quell’opera che Dio ha voluto. Sono nato per questo e devo morire avendo trovato chi sono.
Finché mi nascondo dietro un volto, finché mi nascondo dietro una maschera di questa società non sarò mai quello che sono chiamato a essere.
Oggi Gesù ti dice “Vieni fuori!”
Amen

Omelia del 2 aprile 2017 in formato pdf