9 aprile 2017 – Domenica delle Palme

Letture del giorno (Is 50,4-7 / Sal 21 / Fil 2,6-11 / Mt 26,14- 27,66)
Abbiamo seguito Gesù nel deserto, all’inizio del nostro cammino di Quaresima. Il deserto è il luogo dell’essenzialità, ed è quello che abbiamo cercato di vivere in questi 40 giorni.
Abbiamo seguito Gesù sul Tabor, quando ha mostrato la sua faccia splendente, e ci parlava in un certo senso della resurrezione.
Ci siamo, durante questo periodo, identificati con la sete della samaritana, questo bisogno dell’acqua viva, della sorgente dell’amore di cui ciascuno di noi ha bisogno nella sua vita: il vero amore.
Ci siamo identificati anche con la cecità del mendicante di Siloe che ritrova la vista e la luce attraverso Gesù. E anche noi tante volte ci sentiamo ciechi, non ci rendiamo conto della luce che Gesù porta nella nostra vita, non ci rendiamo conto della luce che illumina quelli che sono i problemi fondamentali dell’uomo, e che Gesù rivela, e a cui dà una soluzione. Tante volte non la vediamo, non vediamo questa luce e rimaniamo ciechi.
In questo cammino ci siamo quindi identificati anche noi con questo mendicante, ma abbiamo anche rivissuto insieme l’angoscia di Marta e di Maria davanti alla morte di Lazzaro. Un’angoscia che ciascuno di noi nella sua vita ha potuto provare davanti al mistero, all’oscurità della morte. E anche lì, Gesù è stato motivo di speranza, di luce nel buio della vita di Marta e di Maria. Ha chiamato il morto, Lazzaro, ad alzarsi.
Oggi, dopo questo cammino, ci siamo ritrovati nel parco, come se fossimo fuori da Gerusalemme, aspettando la venuta del Salvatore, e l’abbiamo accompagnato con le palme e gli ulivi in mano, gridando: “Osanna, figlio di Davide!”, proprio come 2000 anni fa la popolazione di Gerusalemme.
Ma nella sua saggezza la Chiesa, in questo giorno che dovrebbe essere un giorno di festa per l’accoglienza di Gesù a Gerusalemme, ci fa leggere la Passione di Cristo, questa passione terribile, questa condanna dell’innocente, questa morte atroce sulla croce.
Perché dico: “la saggezza della Chiesa”?
Perché la stessa popolazione di Gerusalemme, dopo aver acclamato Gesù che entrava nella città, pochi giorni dopo l’avrebbe condannato a morte gridando: “Crocifiggilo!”
Così è nella nostra vita: nella nostra vita siamo i primi a dirci cristiani, ma siamo anche i primi a non agire da cristiani.
La nostra vita è una vita di scelte, o scelgo il Signore o non lo scelgo. Non c’è via di mezzo.
Siamo in una società che invece cerca sempre i compromessi, ma tra il bene e il male non c’è compromesso: o faccio il bene o faccio il male.
La parola di Dio ce lo dice, l’ambiguità non esiste.
Abbiamo assolutamente bisogno di risvegliare la nostra fede, ed è per questo oggi che la Chiesa mette insieme l’acclamazione di Cristo, figlio di Davide, e quindi Messia, e la condanna dell’innocente, “Crocifiggilo”.
Ed è quello che viviamo ogni giorno, ogni momento in cui diciamo di no al Signore. Nelle nostre lotte intestine, nelle nostre rabbie, nel nostro egoismo, ogni volta che diciamo di no a Cristo, ogni volta siamo noi a piantare quei chiodi nelle sue mani e nei suoi piedi.
Oggi iniziamo la Settimana Santa proprio con quel testo per poter vivere insieme quello che viveva Cristo, tra gioie e dolori, speranza e resurrezione.
Insieme faremo un viaggio che ripercorre la vita di Cristo nella sua ultima settimana.
Ed è questa Settimana Santa che vi invito a vivere fortemente.
E’ la settimana più grande, più forte, più terribile, più tremenda di tutto l’anno liturgico. E’ la settimana più importante per i cristiani, non si può andare alla Pasqua senza passare dalla Passione, e non si può passare dalla Passione senza prima aver istituito l’Eucaristia il giovedì Santo.
Cari amici, la Chiesa ci invita questa settimana a ripercorrere passo dopo passo gli ultimi momenti di Gesù. Viviamoli! Viviamoli! Non esitiamo a venire alle celebrazioni! Se qualcuno non è mai venuto perché è venuto solo a ricevere le ceneri e le palme, come se fosse un rito magico, vi invito a partecipare alle celebrazioni della Settimana Santa.
E’ il centro del mistero cristiano, è lì che si apre la comprensione di Cristo.
I discepoli stessi il venerdì santo non capivano niente. Hanno dovuto aspettare la resurrezione per capire cosa stava succedendo.
Ma noi la resurrezione la conosciamo.
Allora viviamo intensamente quei giorni, l’istituzione dell’Eucaristia, la celebrazione della Passione, il silenzio del sabato Santo e l’attesa della resurrezione, della veglia di Pasqua e della domenica di resurrezione.
Cari amici, desideriamo e scegliamo di seguire Cristo, proviamoci.
E’ difficile, ma sappiamo dove ci porterà.
Ricordiamoci quello che dice ai discepoli, quando sta nel giardino degli ulivi: “Alzatevi, andiamo!”
Gesù lo sta dicendo a ciascuno di noi: “Alzatevi, andiamo!”
Amen.

Omelia del 9 aprile 2017 in formato pdf