21 gennaio 2018 III Domenica del tempo ordinario

Gesù comincia la sua vita apostolare, comincia a camminare, a costituire la sua comunità, a chiamare i discepoli.
Gesù cammina.
E’ la prima cosa che vediamo di Gesù in questa vita particolare che è quella della predicazione: Gesù cammina. E già questa è un’indicazione per noi, perché spesso nella nostra vita spirituale rischiamo invece di fermarci, di essere degli spettatori.

E’ il problema della nostra società, noi più giovani siamo stati educati con una mamma particolare che è la televisione, e la televisione che fa? Sei seduto e guardi. Non puoi parlare con la televisione, altrimenti dicono che sei matto. E allora sei seduto e guardi, e ricevi e basta.
Anche nella nostra vita spirituale il nostro rischio è di essere degli spettatori, e questo lo vediamo anche a Messa, quante volte a messa siamo degli spettatori, che guardano questo spettacolo che avviene, qua, e non viviamo le parole che vengono dette, non le facciamo nostre. Il rischio nostro è quello.
Gesù va e cammina.
E questa potrebbe essere la nostra prima domanda, stamattina: ma io cammino o sto fermo? Sto fermo a guardare o faccio un vero cammino?
E questo cammino (se cammino) dove mi porta? Questa è la nostra seconda domanda, oggi. Dove sto andando? Quale cammino sto facendo?
Gesù ci dice: “Il tempo è compiuto.” Che significa?
Duemila anni fa Gesù diceva che era la fine del mondo? E’ finito, è compiuto? Basta?
Attenti. Non è il tempo come quantità, ma come qualità.
Noi il tempo come lo viviamo? Il tempo lo viviamo sempre con l’orologio davanti, siamo sempre in ritardo per fare tutto. Siamo sempre in una corsa nel tempo, sempre più rapidi. Anche questo fa parte della nostra società, è una società rapida, in cui le notizie arrivano subito, in cui tutto è diventato molto rapido, io so quello che sta succedendo dall’altra parte del mondo subito. Subito.
Internet mi permette di avere subito le notizie di quello che sta succedendo in questo momento, posso avere le foto, i video di quello che sta succedendo in questo momento.
Tutto, tutto è rapido, e noi siamo in una corsa: devo andare a prendere i figli, devo andare là, devo fare qui… è una corsa, una corsa, solo una corsa.
Ma il tempo compiuto di cui parla Gesù non è questo: è la qualità del mio tempo.
La qualità.
E Gesù ci sta dicendo: “Io vi porto la pienezza del tempo, cioè qualcosa che io porto al massimo, tutto quello che c’è dentro, i bisogni, le domande fondamentali dell’uomo, io rispondo a questo bisogno”.
Guardate che se noi ci guardiamo attorno, siamo in un momento in cui siamo sempre qui. Cosa rimane nel mondo? Shopping e cibo. Ovunque vai nel mondo da un estremo all’altro è sempre la stessa cosa: shopping e cibo. Ci dobbiamo riempire.
Riempire cosa? Il nostro vuoto. Il vuoto esistenziale dell’uomo lo dobbiamo riempire, ed è così che stiamo facendo, lo riempiamo.
Gesù è venuto a dire: “No! Io sono la pienezza, io ti posso riempire. Tu hai bisogno di me.”
Allora Gesù cammina.
Abbiamo detto che la prima domanda è: io cammino o no? E se cammino, dove vado? Come sto perdendo il mio tempo? Perché lo si può perdere in maniera buona o in maniera cattiva. La maniera buona è questo tempo in cui io vado verso di Lui, perché è Lui che mi sta chiamando.
Allora Gesù cammina nella nostra vita e ci chiama a una bella notizia. Ce lo dice il Vangelo di oggi: “Vi porto una bella notizia”. Vangelo, in greco significa bella notizia, buona notizia, perché bello e buono in greco è la stessa cosa.
“Vengo a portarvi una bella notizia, una buona notizia. E che cos’è questa bella notizia? Sono io, Gesù”.
Capite? La cosa meravigliosa è che Gesù sta camminando nella nostra vita e dice: “Vengo a portarvi la buona notizia: il regno di Dio è qui, vicino a voi, in mezzo a voi, sono io. Perché sono io? Perché riempio tutti i vostri bisogni, tutte le vostre domande fondamentali. Io sono qui accanto a voi per questo”.
Allora cosa ci rimane: guardare a Lui perché cosa ci dice? “Convertitevi, credete in questa buona notizia”.
Convertirsi significa girare il cuore verso di Lui. Gesù ci chiede di girare il nostro cuore verso di Lui, perché abbiamo detto che se camminiamo dobbiamo sapere dove andiamo. E camminiamo verso di Lui.
Allora prima di tutto mi devo mettere in cammino, e secondo questo cammino deve essere verso di Lui.
La conversione che mi è chiesta è proprio questa: andare verso di Lui.
E Gesù chiama. Chiama Pietro, chiama Giovanni, e già sa cosa farà di loro. Pietro sarà la roccia su cui fonderà la sua Chiesa. Giovanni, il discepolo amato, quello che fino alla fine sarà sotto la croce. Ma ne prenderà altri, prenderà anche quello che lo tradirà, capite Gesù prende tutti, e ci sta chiamando uno a uno, ci sta chiamando per questo cammino insieme.
Siamo all’inizio dell’anno liturgico, e Gesù ci chiama a seguirlo. Per diventare che cosa?
Pescatori di uomini.
Lui prende delle persone che sono già pescatori, ma pescano il pesce, e dice loro: “Voi sarete pescatori di uomini. Sarete pescatori di umanità, voi dovrete chiamare gli altri a trovare la luce”.
I miei genitori hanno una casa vicino al mare, in Sicilia, e da lì la notte si vedono i pescatori che pescano con delle lampade, nell’acqua, perché attirano i pesci con la luce, e poi li prendono.
Ecco, noi siamo chiamati come pescatori a fare la stessa cosa: noi dobbiamo attirare le persone con la luce di Cristo.
Questa è la nostra chiamata: dobbiamo essere pescatori di uomini, pescatori di umanità.
Ma vi rendete conto di come è bello, questo?
Gesù passa nella nostra vita, ci chiama e ci chiede di andare a chiamare l’umanità, che ha bisogno di che cosa? Di quello che abbiamo detto all’inizio, della pienezza del tempo, di qualcuno che risponda a questa fame che hanno dentro di loro.
Allora oggi chiediamo al Signore di aprirci gli occhi, quando Lui passa, di aprirci le orecchie, per sentire la sua parola, per poter fare di noi dei pescatori di uomini, dei pescatori di umanità.
Questa è la più grande e la più bella chiamata che abbiamo: chiamare gli altri con la luce di Cristo. Amen.