6 Maggio 2018 VI Domenica di Pasqua

Noi abbiamo una buona notizia, questa mattina, che ci viene ricordata dal Vangelo: noi siamo amati da Dio. Non è che noi dobbiamo amare Dio o cercare di essere amati dal Signore, perché Lui già ci ama. Non sono in una pozza, come spesso succede nella nostra società, in cui mi devo far amare dagli altri (tipo il “Grande Fratello”, che per rimanere nella casa devo fare chissà che cosa per non essere eliminato)… non c’è bisogno con Dio di questo.

Dio ci ama.

Ed è importante capirlo, perché tante volte invece, siamo un po’ come dei sottomessi che cercano di trovare come fare per farsi amare da questa divinità che sta lassù sulla sua nuvoletta. Certe volte abbiamo questa visione: devo fare tante cose per poter essere amato da Lui. Quanti rosari ho detto questa mattina?

Certe volte sentiamo un po’ che abbiamo trasformato Dio in una macchinetta a gettone, come quelle in cui prendiamo il caffè: più metto monetine dentro, più escono delle cose. Un po’ anche come quando andiamo a pagare al comune di Roma per parcheggiare, metti 10 cent e puoi stare 10 minuti, se metti 20 cent puoi stare altri 10 minuti eccetera.

Ma non è così con Dio! Perché Dio già ci ama!

Allora noi come possiamo rispondere a questo amore? Forse è questo il nostro problema. Come lo possiamo vivere questo amore? Perché questo amore è per tutti, avete sentito la prima lettura? Pietro si rende conto che lo Spirito Santo scende sui pagani, e a questo punto li battezza anche con l’acqua. Quindi quest’amore di Dio è rivolto a tutti.

Il problema ce lo dice il Vangelo: Gesù ci dice: “Rimanete nel mio amore”.

Allora il problema è questo, è rimanere nel Suo amore, in questo dono che abbiamo ricevuto. Perché che cosa ha fatto l’uomo fin dall’inizio, lo abbiamo visto anche nel libro della Genesi? L’uomo rigetta il dono di Dio. Dio gli porta un dono e lui lo rigetta, non accetta questa grande fiducia che Dio gli dà, perché nasce dentro l’uomo questa sfiducia in questo amore. E noi lo sappiamo perché anche nelle coppie funziona così, basta poca sfiducia per distruggere tutto il legame: se io comincio a pensare che mio marito ha una storia con una segretaria farò di tutto per andare a capire, e comincerò a controllare ogni movimento che fa, se c’è qualcosa che non va, e andrò a vedere se sul cellulare c’è un messaggio e così via… la relazione si distrugge.

La nostra primissima colpa, questo peccato originale qual è stato? Non è essere andati a mangiare una mela (che tra l’altro non era una mela perché nella Bibbia non è scritto che fosse una mela) ma è non aver avuto fiducia in Dio.

E se noi guardiamo la nostra vita ci rendiamo conto che facciamo fatica ad affidarci totalmente a Lui.

E invece è questo che noi dovremmo vivere.

Allora il Signore ci dice: “Rimanete nel mio amore”. Come si fa a provare a una persona il nostro amore? Spesso si dice che l’amore in sé non esiste, esistono le prove d’amore: io devo dimostrarlo questo amore che sto vivendo.

Se voi, bambini, vedete che i vostri genitori la mattina non vi fanno alzare, non vi portano a scuola, non vi fanno studiare la sera, eccetera eccetera, pensate che vi amino, o che vi hanno abbandonato? Sì voi siete contenti di non andare a scuola, però pensate che è per il vostro bene?

Ogni volta che i nostri genitori ci chiedono qualcosa è una prova d’amore, perché vogliono il meglio per noi. Il Signore ci sta chiedendo la stessa cosa: dimostratemi il vostro amore, rimanete nel mio amore.

Allora con questo battesimo (ci sono due bimbi che durante la Messa riceveranno il Battesimo) vogliono far entrare i loro figli in questo cammino. Perché l’amore di Dio questi bambini l’hanno avuto dalla loro nascita, non è che noi gli diamo l’amore di Dio adesso, però voi scegliete di mostrare che volete accogliere questo amore. E il vostro esempio sarà molto importante, ecco perché fin dall’inizio vi abbiamo fatto delle domande.

Vi abbiamo chiesto cosa volevate per i vostri figli e avete risposto: “Il Battesimo”. E poi abbiamo chiesto se avete la consapevolezza di quello che stavate chiedendo. E voi avete risposto “sì”. E poi l’abbiamo chiesto ai padrini. Perché i padrini sono importanti? Perché chiediamo anche ai padrini di mostrare un certificato che dica che sono cristiani? Perché i padrini, come i genitori, sono quelli che devono accompagnare i bambini in questa crescita. Non sono dei testimoni che vedono quello che succede e basta, ma sono delle persone che aiuteranno la famiglia ad accompagnare questi bambini.

E in che cosa li accompagneranno? Proprio in quello che abbiamo detto: a rendersi conto che sono amati da Dio, che non siamo sottomessi, ma c’è un rapporto di amicizia. “Fate quello che ho fatto io. Amate come io vi ho amati” e cioè dando la vita per l’altro.

L’amore cristiano è un amore meraviglioso, perché è scordarsi di se stessi per amare l’altro. E’ quello che voi state vivendo con i vostri bambini, adesso siete completamente rivolti a loro, come dovreste essere anche rivolti tra di voi. Io non penso prima di tutto a me stesso, ma penso all’altro, e trovo la mia gioia e la mia felicità nell’altro, per l’altro, con l’altro. Ecco quello che noi siamo chiamati a vivere con Dio: questo amore che si dona. Perché quando doniamo amore siamo felici. Quando lo teniamo solo per noi, quando abbiamo una visione egoistica dell’amore, non troviamo la felicità.

E l’obiettivo assoluto del cristiano qual è? La gioia, la vera gioia, la felicità. Che incontriamo quando rispondiamo alla nostra chiamata da Lui.

Allora, carissimi, la nostra comunità, la Chiesa qui sulla terra, è la grande famiglia di Dio, e la Parrocchia è la nostra parte di questa famiglia, che vi ha accolto oggi. Ecco perché abbiamo fatto questa accoglienza alla porta della Chiesa: è la famiglia che vi accoglie oggi.

E questa famiglia si impegna ad accompagnarvi con la preghiera e con il cammino che fa.

Tra qualche anno verrete di nuovo con questi bambini per iscriverli al catechismo, riceveranno la prima Comunione, poi riceveranno la Cresima. Poi, un giorno, forse saranno di nuovo qui alla preparazione al matrimonio. Ci sono coppie, qui, oggi, che abbiamo preparato al matrimonio, ancora si devono sposare e continuano a venire, perché hanno trovato qui una famiglia. Ed è questo che vogliamo trasmettervi.

Non è sempre facile la vita cristiana, ma è bella. E questa grande famiglia vuole tenersi per mano l’un l’altro per accompagnavi in questo cammino. Un cristiano non cammina mai da solo, un cristiano cammina sempre con la comunità. Perché l’uomo è fatto così, ha bisogno di relazione.

E quindi adesso, preghiamo tutti insieme per questi bambini. Amen

6 Maggio 2018 VI Domenica di Pasqua
Commento di Don Stefano Cascio