30 settembre 2018 XXVI Domenica del Tempo ordinario

Apertura dell’anno pastorale.

Come faremo, con questi nuovi bambini che arrivano, che già conosciamo dal centro estivo, ma che arrivano con i loro genitori che forse da tanto non erano andati a messa e si ritrovano con questo Vangelo da ‘macellai…: taglia un piede, taglia una mano, cada un occhio… Fa un pò paura se lo avete ascoltato bene questo Vangelo. L’avete sentito, no? Se fai qualcosa di male con la tua mano, tagliala, con i tuoi piedi, tagliali, con il tuo occhio, cavalo. Un film horror, un pò, no?

Però c’è una cosa, perché lo Spirito parla sempre, una cosa motto importante per la nostra comunità che inizia oggi il suo cammino.  Se avete sentito bene la prima lettura e il Vangelo, all’inizio parlano della stessa cosa: c’è una comunità. Una comunità significa persone che si sentono accomunati da qualcosa. C’è qualcosa che li tiene insieme. Queste persone si radunano, stanno bene insieme.

Ora, che succede, sia all’epoca di Mosè, sia a quella di Gesù? Che quando si avvicina qualcuno dall’esterno, quando arriva qualcuno che non fa parte proprio esattamente della comunità, subito viene rigettato. Lo vedete nella prima lettura con Mosè e lo avete sentito nel Vangelo da Gesù. E’ qualcosa che succede anche nella nostra comunità. Tante persone qua hanno fatto esperienza, entrando in questa comunità, in questa parrocchia, di essere state, in un modo o in un altro, rigettate,  non accettate, con indifferenza, o messe da parte. Perché solo un nocciolo di persone erano al centro della vita pastorale.

In questi due anni ho cercato di dare il senso della comunità, della famiglia; ho  voluto ricreare quel senso comunitario che ogni parrocchia deve avere. perché è così che cammina la chiesa, è così che cammina il cristiano. Il cristiano  non cammina mai da solo, mai, ma sempre accompagnato. Ricordate Gesù che mandava gli apostoli a due a due.

E su questo apro una parentesi. Cosa abbiamo fatto in missione eucaristica la settimana scorsa? Ho mandato dei missionari nel mercato. E a un missionario che stava dicendo: “Sapete, nella nostra parrocchia c’è l’adorazione, si può venire a pregare, ecc.”. uno gli ha risposto: “Che, sei testimone di Geova?” E la signora gli ha risposto: “No, sono cattolica, sono della parrocchia, qui”. Bene, allora dirò al tuo parroco che voi vi comportate come i testimoni di Geova!” E io risponderò a questa persona: così faceva Gesù, li mandava a due a due.

Noi dobbiamo ritrovare il senso di andare a chiamare la gente. Non di ritrovarci bene, tranquilli, nella nostra piccola comunità, nel nostro piccolo gruppetto!

Dicevo, in questi due anni ho spesso durante le omelie l’importanza della comunità, questa grande famiglia. Oggi, con l’arrivo del nostro cardinale, dobbiamo allargare il nostro limite, dobbiamo aprire di più il nostro cuore. Noi siamo chiamati a chiamare gli altri, noi siamo chiamati al cuore degli altri, noi siamo chiamati a metterci al servizio di questa comunità. Che non è solo quella che sta all’interno di queste mura, ma c’è un quartiere che ci aspetta, che ha bisogno di aiuto., che ha bisogno di ponti che si creano.

Nel vedere questo anno (alla fine c’è un aperitivo, all’uscita, e tutte le nostre attività saranno presentate; e vedrete che tutte queste attività servono anche a creare i legami necessari che una società come la nostra ha perso totalmente. Tutti abbiamo bisogno di camminare mano nella mano con qualcun altro! Tutti abbiamo bisogno di sostenerci a vicenda, nella gioia e nel dolore.

E’ importante. E sia Mosè che Gesù lo dicono ai loro discepoli, a chi li segue. Mosè dice: ma sei geloso per me? E Gesù dice: ma chi non è contro di noi è per noi.

Non vivete restrizioni! Non chiudete le porte! Tutte le volte che noi ci chiudiamo vuol dire che non abbiamo capito la nostra vocazione, quello che noi abbiamo ricevuto dal Battesimo. E se per i dieci anni di sacerdozio ho voluto questa fonte battesimale,  è proprio perché deve essere solenne il luogo dove abbiamo ricevuto una vocazione così grande, così bella. Noi siamo uomini e donne per cui la nostra vita adesso è in Cristo.

E allora vorrei chiamare qui l’artista che ha dipinto questo trittico che vedete qua. Perché attraverso le immagini che vedete, capirete anche la nostra  vocazione, quella di Gaia, che tra poco sarà battezzata, e quella di ciascuno di noi.

Artista:

Sono molto contenta di essere qua ma anche molto emozionata.

Questo dipinto è un invito ad accogliere nella nostra vita il Battesimo per avere lavita piena che Gesù ci ha portato..

A destra vediamo l’umanità, accompagnata dal bambino che la invita ad uscire dalla grotta, cioè dalle difficoltà, dalle cose brutte e dalle nostre sicurezze e abbandonarsi con fiducia alla fede. Anche se la strada è attrezzata da chi ci ha preceduto, è sempre un passaggio non facile. E se riusciamo ad accogliere questo invito, il nostro sguardo sulla vita sarà uno sguardo come quello degli angeli, uno sguardo di accoglienza e di venerazione, con gesti di sevizio e di premura nei confronti di tutta la vita. Nella tavola centrale vediamo Gesù e Giovanni che riesce a penetrare il  mistero di Gesù. Giovanni è rosso. Mi hanno chiesto: perché Giovanni è rosso? Perché ha fiducia nel senso della vita e intuisce il mistero, le cascate si aprono, acque di vita e purificazione, di vita proprio. Gesù accoglie l’amore del Padre, e vive la sua vita per amore. E’ quello che siamo chiamati a fare anche noi, accogliere nella nostra vita l’amore di Cristo, con tutte le nostre forze e con tutti nostri limiti. Gesì è il ponte, Colui che unifica cielo e terra. Anche il male si trasforma.

Allora siamo chiamati personalmente e come comunità a uscire dalla grotta. Questa grotta è una grotta comoda, ma buia. E noi siamo chiamati a uscire e camminare verso Cristo, tutti insieme. E così cammineremo sempre più verso Cristo e accompagneremo i nostri battezzati e in particolare questa famiglia. Amen

30 settembre 2018   XXVI Domenica del tempo ordinario
Omelia di Don Stefano Cascio
Trascrizione a cura di Maddalena Kemini