2 novembre 2018 Commemorazione dei Defunti

Fratelli, ci scrive san Paolo, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci salva”. E il Vangelo diceva: “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me. Colui che viene a me io non lo caccerò fuori”. Sono queste parole che ci danno la speranza per i nostri defunti e per la nostra comunità. Dicevo, all’inizio della celebrazione, la Chiesa ha celebrato ieri tutti i santi e ci ha in un certo senso chiesto di alzare lo sguardo verso la comunione dei santi, verso questo Paradiso dove ciascuno di noi è chiamato. Lo stesso tempo, oggi, ci fa ricordare i nostri defunti. E oggi particolarmente ho voluto, e lo vedremo dopo, ricordare anche tutti i defunti di quest’anno, del nostro quartiere.

La morte fa parte della nostra vita. E non è una cosa teorica. Perché se siamo qui questa sera è proprio perché abbiamo visto, abbiamo conosciuto persone che erano accanto e noi e adesso non ci sono più.

La morte fa parte della vita perché nessuno di noi potrà evitarla. O a breve o tra molto, un giorno o l’altro, saremo faccia a faccia con lei. Ma la morte ci fa anche pensare al nostro futuro, a cosa ci aspetta, a cosa siamo chiamati. Ecco perché abbiamo festeggiato tutti i santi. Quello cui siamo chiamati lo siamo dal Battesimo.

Chiara Corbella, una ragazza romana, morta prima dei trent’anni (cinque anni fa è morta e poche settimane fa hanno aperto il processo di beatificazione e canonizzazione) aveva scritto in una delle sue lettere: “Siamo nati e non moriremo mai più” “Tutto quello che fai – è quello che scriveva al suo piccolo bambino, Francesco – lo devi fare in vista del Paradiso”. Se noi viviamo con questa mentalità per cui qualunque cosa facciamo, qualunque scelta facciano nella nostra vita la facciamo con quello scopo che è il Paradiso, qualcosa nella nostra vita cambierà.
Perché quando sappiamo dove stiamo andando, quando abbiamo ben preciso il nostro orizzonte, e che le scelte le facciamo proprio per andare lì, pensate come il mondo potrebbe cambiare e come dovrebbe cambiare la nostra vita! Ogni scelta che io faccio la faccio per quell’obiettivo, per quel luogo bellissimo che è il Paradiso, per quel faccia a faccia con Dio. Allora se noi rispolveriamo un pò il a cosa siamo chiamati, ci rendiamo conto di che cosa? Del perché siamo qui oggi a ricordare i nostri morti, come qualcosa del passato e non del futuro… Perché vedete, i morti sono messi lì, nel cimitero. Sapete da dove viene la parola cimitero? Dal greco: e significa: dormitorio, luogo dove si dorme. I nostri morti, il corpo dei nostri morti è lì, addormentato, nell’attesa della resurrezione. L’anima è chiamata subito su. Ma il corpo, alla fine dei tempi diventerà un corpo glorioso.
Che non significa il corpo fisico – noi sappiamo che il nostro corpo diventerà polvere! Ce lo ricordiamo il giorno in cui il mercoledì delle ceneri riceviamo le ceneri: tu sei cenere e cenere ritornerai. Però il corpo glorioso che l’anima aspetta di ricongiungersi alla fine dei tempi… Che cos’è questo corpo glorioso? Non è facile definirlo, non lo sappiamo bene. Cristo stesso alla Resurrezione non è stato riconosciuto subito. Quindi non sappiamo bene che cosa significa il corpo glorioso. Quello che è certo è che l’anima sale e lì c’è la libertà dell’uomo. O accetta di incontrare il Suo volto ed è degna, quindi entra subito nella comunione dei santi, il Paradiso, o ha bisogno di un cammino per potere vedere Dio faccia a faccia, ha bisogno ancora di conversione. Per questo serve la messa di oggi, a pregare per i nostri defunti, ad accompagnare il loro cammino di conversione. Ma la libertà dell’uomo è totale e se l’anima rifiuta di incontrare Dio, questo si chiama inferno. Non è Dio che rigetta l’uomo, è l’uomo che decide.

Allora la messa di oggi è proprio per accompagnare i nostri defunti. Alcuni di loro non hanno bisogno delle nostre preghiere: già sono lì faccia a faccia con Dio. Altri invece hanno bisogno delle nostre preghiere. Ed è per questo che la Chiesa oggi nel mondo intero prega per tutti i defunti. E noi sulla terra siamo chiamati a costruire il Regno di Dio. E, come dicevo all’inizio, il fatto di sapere dove camminiamo e dove andiamo ci aiuta nel nostro cammino. Facciamo le scelte giuste e accompagnamo allora i nostri defunti.

Adesso faremo una preghiera particolare, faremo una sorta di litania in cui ricorderemo i defunti delle nostre famiglie che in quast’anno sono morti. Durante questo canto, questa litania, chiediamo alle famiglie, alle persone che hanno perso un membro della loro famiglia quest’anno di venire e mettere una candela qua. Così prendiamo coscienza anche di queste persone, queste anime che ci hanno lasciato e per cui oggi preghiamo.

2 novembre 2018 Commemorazione dei Defunti
Omelia di Don Stefano Cascio
Trascrizione di Maddalena Kemeny