16 dicembre 2018 terza Domenica di Avvento

Viene a gioire per te.

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Come vediamo anche dalle nostre candele sulla corona, siamo alla terza domenica di Avvento. Ci avviciniamo al Natale. Una domenica particolare, una domenica di gioia in cui anche il vestito del sacerdote cambia colore proprio per sottolineare la vicinanza a una grande gioia, quella del Natale.

Questa gioia l’abbiamo sentita nella prima lettura, quella di Sofonia: “Rallegrati, grida di gioia Israele, esulta, acclama con tutto il cuore!”. E questo per quale motivo? Per le parole di Dio che dice a Gerusalemme: “Non temere! Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un Salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore. Esulterà per te con grida di gioia”. Questa potrebbe essere la definizione del Natale: Il Salvatore viene a gioire per te!

E già questo è bello per noi. Pensate che Qualcuno ci vuole talmente bene che non è qua per criticarci, per dire le cose che non vanno, ma che gioisce per la nostra presenza in questo mondo. Dio gioisce per noi. Non solo gioisce, ma ci rinnova con il suo amore.

Noi non veniamo rinnovati da una regola. Non è perché applichiamo una legge, che cambiamo. Noi non veniamo convertiti dagli obblighi della fede! Noi veniamo convertiti dal suo amore. Cristo, venendo nel mondo, ci converte con la sua parola e con il suo esempio, con l’amore che dimostra. Questa è la vera conversione! Noi siamo convertiti dal suo amore! Noi cambiamo vita dal suo esempio, dalla sua vita. Noi cambiamo vita perché veniamo toccati dalla sua parola, dal suo esempio. Non perché applichiamo una regola!

Non siamo gli Ebrei che mettevano in pratica tutte le regole che avevano e allora erano tranquilli. E purtroppo tante volte noi viviamo la fede così. Anche solo il nostro venire a messa è perché sentiamo l’obbligo di farlo, e non l’amore di incontrare Cristo nella sua parola e nell’Eucaristia. E’ l’amore di Cristo che ci rinnova, non gli obblighi.

Ma questo amore, questa conversione deve cambiare il nostro modo di vivere, cambiare il nostro modo di vedere il mondo. Vedete, la gente arriva da Giovanni Battista a chiedere: cosa dobbiamo fare? E qui ci sono tutte le categorie sociali. I pubblicani, che riscuotevano le tasse. Voi sapete come facevano? Andavano lì, i Romani volevano una tassa diciamo come di cinquanta euro, ma loro si facevano dare cento, centocinquanta, duecento; e si tenevano le centocinquanta in più e davano le cinquanta ai soldati. E quindi erano odiati per quello che facevano, perché rubavano in continuazione.
Dal Battista arrivano anche i soldati, pure loro chiedono: cosa dobbiamo fare? E anche lì arriva la risposta: Non maltrattate, non estorcete! Perché anche lì, con la forza potevano recuperare soldi. E così via. Tutti a chiedere cosa dovevano fare. La risposta di Giovanni Battista è: vivere correttamente e dare. Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha. Chi ha da mangiare faccia altrettanto.

L’amore di Dio va sempre insieme con il verbo donare. La gioia non può esistere se non ci sono questi due verbi che vanno insieme: amare e dare. Nella nostra vita non saremo felici se non ci sono questi due verbi che dobbiamo mettere in pratica: amare e donare. Il mondo va male perché non sa dare. Perché qua dove dice: chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, il mondo dice: chi ha due tuniche ne compri una terza, perché sicuramente gli servirà. Chi ha da mangiare faccia altrettanto e a noi ci viene detto: vada a comprare ancora! Come? Non hai comprato l’ultimo hamburger messo in vendita a McDonald! E così via. Il nostro mondo non è un dare, ma è prendere in continuazione per che cosa? Per riempire quel buco esistenziale che solo dall’amore e dal donare potrà essere riempito e da neint’altro. Quel buco esistenziale sarà riempito da nient’altro che dall’amore di Dio. E quell’amore, se ci tocca, ci spinge poi a donare.

Ecco vedete come poco a poco si apre anche davanti a noi il mistero del Natale. Il Natale non è altro che questo: quel grande dono che Dio ci fa con il suo Figlio che dà la sua vita per noi. Egli ci insegna l’amore e il donare. Amen

16 dicembre 2018 terza Domenica di Avvento
Omelia di Don Stefano Cascio
Trascrizione di Maddalena Kemeny