21 aprile 2019 Pasqua di Risurrezione

La veglia delle veglie

Ci sono ancora ragazzi e bambini svegli con noi? Venite qua che vi voglio vedere. Se siete svegli venite qua…

Quello che stiamo vivendo adesso è un po’ quello che si faceva prima dell’arrivo della televisione: ci si metteva attorno al fuoco e si raccontavano le storie.

Si raccontava la storia della tribù, si raccontava la storia della famiglia… Si stava insieme come una grande famiglia che raccontava la sua storia. I cristiani, la notte di Pasqua, si ritrovano in famiglia per raccontare la storia della salvezza. Che cosa li unisce Che cosa fa sì che si ritrovino tutti insieme a celebrare questo momento forte?

Ecco perché la notte di Pasqua non è cone la notte di Natale. A Natale – noi sappiamo quando si nasce,  no? Ovviamente non è che Gesù sia nato a mezzanotte! Però ciascuno di noi sa l’orario della sua nascita, e quindi noi facciamo questa messa di mezzanotte. Ogni anno mi chiamano prima per chiedere: a che ora è la messa di mezzanotte? A mezzanotte! In questi giorni invece ci hanno chiamati per chiedere:  ma quando fate la messa, quella in cui benedite delle cose… E c’è chi chiede anche quand’è la messa prima della veglia perché non vogliono la veglia, vogliono solo la messa: ma non va bene! A Natale in alcune parrocchie c’è una veglia prima, cantano in attesa, ma la veglia delle veglie, la notte di Pasqua, è diversa!

La liturgia vuole che tutto sia insieme. E quindi abbiamo insieme raccontato la storia della nostra umanità, la nostra storia. E siamo partiti da che cosa? Dalla Genesi, dal momento in cui Dio ha creato il mondo e ha creato l’uomo. Proprio perché già da prima c’era un progetto per noi! Già lì eravamo figli di Dio! Già lì.

Eravamo in un guardino bellissimo in cui Dio passeggiava: questo voleva dire che Dio aveva una relazione con l’uomo, una relazione di amicizia. Una relazione particolare fino a quando si è insinuato il peccato:  non la mela eh? Non è nominata una mela. Era un frutto, ma il problema non è che hanno mangiato un frutto! Il problema dell’uomo e della donna cosa è stato? Che non hanno avuto fiducia in Dio. E questo è il nostro problema! Non c’è bisogno di nascondervi! No, signora, non c’è bisogno di nascondersi! Tutti abbiamo lo stesso problema, manchiamo di fiducia. Facciamo fatica ad avere totalmente fiducia in Dio. Questo è il problema più grande del mondo! E noi combattiamo questo purtroppo.

Ecco, questo è l’inizio. Ma non è una vecchia storia. E’ una storia che parla a ognuno di noi, a tutti. E questa storia va avanti.

E ci parla di un uomo che si chiamava Abramo. Quest’uomo aveva un unico figlio. Pensate, se voi siete figli unici e se Dio chiama mamma e papa e dice: io questo figlio lo voglio per me, me lo devi sacrificare, che cosa può provare un genitore?! Ma Abramo porta questo figlio e sta per sacrificarlo!… Ma poi invece viene bloccato. Perché ovviamente Dio non voleva il sacrificio di questo ragazzo. Dio voleva solo verificare se Abramo aveva capito che niente appartiene all’uomo. Neanche suo figlio gli appartiene alla fine. Perché un giorno il figlio o la figlia andrà via, si andrà a sposare. O forse diventerà prete o suora, che so, ma non appartiene al genitore. Perché questo è un altro problema dell’uomo, che vuole tenere tutto per sé. E pensa di essere l’alfa e l’omega: che se sta scritto qua è per dirci che Cristo è l’inizio e la fine, non noi, che pensiamo invece di poter far tutto e decidere tutto.

E poi ci hanno raccontato la fuga dall’Egitto, altra storia importante per noi. Perché da che cosa fuggivano gli Israeliti? Qual era il problema degli Ebrei? E’ che lì erano schiavi. Facevano i mattoni, come questi qui. Racconto sempre che, quando sono stato in Pakistan, ho visto i cristiani che facevano i mattoni proprio come allora gli Ebrei: con i forni caldissimi, tanto che dovevano mettere scarpe di legno, altrimenti il calore le avrebbe sciolte. Lì ho visto come vivenao gli Ebrei in Egitto, era una cosa terribile!

Ma Dio ha preso un uomo, che aveva pure problemi per parlare, e ha detto: tu, Mosè, alzati, devi liberare il mio popolo. Io?! Vai! Perché Dio chiama sempre uomini che sanno quali sono i loro limiti. Uomini che sono umili. Perché quando uno è umile fa parlare Dio nella sua vita.

E’ collegato a quello che abbiamo detto prima: la fiducia; il non prendersi le cose per sé. Perché capiamo che abbiamo qualcuno al di sopra di noi.

E allora Mosè porta fuori questo popolo dalla schiavitù dell’Egitto. Come noi cristiani. Dio attraverso Gesù Cristo ci ha liberati. Da che cosa? Dal peccato. Noi ci rendiamo conto tante volte che il male ci fa cadere. Un po’ come la sigaretta che comincio con una, due, tre e poi non riesco più a smettere. Ecco, il male è così, ci prende, come una droga. E siamo schiavi. Schiavi del peccato. Allora Gesù è venuto a tirarcene fuori.

E poi? E poi ci viene detto che è tutto gratuito! Che non è per diritto nostro che il Signore è venuto! E’ tutto gratuito. Non è per i nostri meriti, ma è per grazia. Il Signore ci dona tutto perché ci ama. Ci ama, comei vostri genitori che fanno tutto per voi. Perché vi amano, non perché aspettano da voi qualcosa. Allora Cristo, quando è venuto nel mondo, è venuto proprio a ricordarci questo, a tirarci fuori.

E allora quel giorno, al sepolcro, vanno le donne e trovano il sepolcro aperto e dentro non c’è più il corpo. E vedono degli angeli che dicono: cosa cercate? Cercate in mezzo ai morti chi è vivo?

Quella domanda è fatta a noi. A noi che ci diciamo cristiani, a noi che diciamo di credere nella Risurrezione. Ma tante volte noi viviamo come dei morti, noi siamo morti dentro. Il nostri cuore è morto. Non abbiamo speranza. Diciamo di credere, ma poi viviamo come morti. Qual è la differenza tra noi e chi non crede? Il cristianesimo di oggi, nei nostri paesi occidentali non ha  nessuna differenza! I primi cristiani non avevano bisogno di evangelizzare a parole, evangelizzavano con la loro vita. La gente li guardava e diceva: ma cosa hanno di particolare? Com’è che si amano l’un l’altro così? Si ponevano delle domande. Perché loro avevano capito che cosa significava che Cristo era risorto. Ora vedo gli occhi che si chiudono, siete stanchi: il nostro cristiane4simo spesso è così. Le nostre comunità sono così. Abbiamo bsogno di capire che Cristo è risorto e che ha cambiato la nostra vita. Che siamo chiamati a qualcosa di più alto!

Io cerco di alzare la voce per risvegliarvi, ma non ci riuscirò, perché non è questo che vi deve scaldare il cuore! Tra poco butterò anche acqua per risvegliarvi, lo vedrete! Tutto è previsto in questa veglia proprio per svegliarvi: le campane, l’acqua… Ma non è questo, è il cuore! Come i discepoli di Emmaus che, sentendo le parole di Gesù, dicevano che gli ardeva il cuore. E’ questo!

Quando ascoltavamo le letture addormentandoci un po’,  dovevamo sentire il sapore di questa parola che raccontava la nostra vita, le nostre radici. Perché senza radici dove andiamo, cosa siamo? Non sappiamo cosa siamo.

Cristo è risorto, cari amici! E deve risorgere nei nostri cuori, nella nostra vita. Ancora una volta dobbiamo ripartire da qui, diversi! Ogni volta che andiamo in chiesa celebriamo la sua Risurrezione, perché ogni volta che celebriamo quel corpo e quel sangue non è morto, è risorto! Ed è come risorti che noi usciamo da questa porta! Non è: la messa è finita, andate in pace e ci addormentiamo. E’ la pace del cuore, che ci dà la tranquillità di andare con il sorriso sulle labbra per quel fatto: il Signore è risorto!

Allora in questa notte, cari amici, risvegliamo cuore e anima! Apriamo cuore e occhi e ripartiamo con più forza con Cristo risorto. Amen, alleluia!