3 febbraio 2019 IV domenica Tempo ordinario

In mezzo a noi in cammino

Noi ci eravamo lasciati la settimana scorsa con Gesù nella sinagoga – non so se vi ricordate – siamo proprio nel seguito di quello che abbiamo letto la settimana scorsa. Gesù aveva letto la parola “ed erano rimasti tutti meravigliati” davanti a questa proclamazione; e al fatto che lui  poi alla fine aveva fatto capire in poche parole che quello che veniva annunciato eccolo qua, “oggi è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.

Oggi però la reazione ci colpisce un po’ come alla domenica delle Palme; quando Gesù rientra in Gerusalemme viene acclamato e poco dopo, il venerdì santo invece verrà condannato dalla stessa folla. Ecco, qui succede la stessa cosa: ci siamo lasciati con una sinagoga che rimane meravigliata – lo si dice anche nel Vangelo di stamattina: “da quelle parole sono meravigliati” – e nello stesso tempo subito dopo lo vogliono uccidere. E cosa fa Gesù? Il Vangelo dice che va in mezzo a loro dritto e cammina.
E questo cammino Gesù non lo lascerà mai. Andrà verso Gerusalemme camminerà… E sappiamo a che cosa va incontro.
Perché questa immagine di Gesù che cammina in mezzo a loro “Egli passando in mezzo a loro si mise in cammino” deve essere l’immagine della Chiesa.
E quando dico l’immagine della Chiesa non sto parlando di una Chiesa lontana da noi. Non sto parlando del Vaticano, no! Sto parlando della Chiesa come comunità di ciascuno di noi. Di una chiesa che cammina in mezzo alla gente, in mezzo ai problemi, alle difficoltà, in mezzo alle gioie, ma che sta con loro, e si mette in cammino. Perché dico così? Perché come avete sentito il tema di oggi sono i profeti. Non si è mai profeti a casa propria ci dice in poche parole Gesù. Infatti vediamo quello che succede. Dicono: questo è il figlio di Giuseppe, lo conosciamo, forse ha giocato con i nostri figli! E adesso guarda, si crede chissà chi!

Il tema di oggi è il pregiudizio. Il fatto che noi condanniamo qualcosa o qualcuno perché crediamo di sapere meglio di lui le cose. O forse perché non ci vogliamo far toccare, perché la parola disturba e noi ci creiamo una difesa. E allora riduciamo, abbassiamo la posta. Su tanti argomenti siamo così. Ma la Chiesa, ripeto, il corpo di Cristo, deve saper dire le cose con coraggio. Deve far capire in che cosa credere e andare avanti.

Guardate le prime parole che abbiamo sentito oggi in questa giornata dedicata alla vita: “Prima di formarti nel grembo materno ti ho conosciuto. Prima che tu uscissi alla luce ti ho consacrato. Io sono con te per salvarti”. Sono importanti queste parole. Sono la base della nostra vita. Noi siamo voluti dall’amore di Dio. Noi viviamo dell’amore di Dio. Noi lo raggiungeremo per amore di Dio.

E’ l’amore – l’avete sentito nella seconda lettura, la carità, che è la base di tutto. C’è qualcosa che conduce il cristiano? E’ l’amore. E l’amore fa dire delle cose che certe volte gli altri non possono capire. Pensa ai genitori quando educano i figli, dei no che devono dire, alzare la voce Alcune verità fanno male, ma sono vere. E lo dicono, lo esprimiamo  per il bene del bambino che dobbiamo educare in un certo modo, perché abbiamo chiaro cosa vogliamo da questo bambino. Non che vogliamo decidere tutto della sua vita perché questo sarebbe sbagliato e molti lo fanno. Ma la nostra saggezza e il nostro amore per questo bambino fa sì che noi lo dobbiamo accompagnare nella sua crescita. Tutto questo (parentesi pubblicità) anche perché dopo la messa presenteremo e inizieremo un percorso di accompagnamento per i genitori, perché genitori non si nasce ma si diventa; quindi vi invito a partecipare a questo incontro.

Ma torniamo a noi. La Chiesa è chiamata a essere in mezzo, ma a camminare. E questo ci fa dire che tante volte, lo vediamo oggi, quanto la Chiesa viene criticata anche per alcune delle sue idee che proclama, in particolare nella difesa della vita.

Ma quello che vorrei oggi farvi capire e quello che è detto dai nostri vescovi nel messaggio di oggi è che la visione cristiana dell’ essere umano e del mondo è molto bella e vi spiego perché. Perché è integrale. Vedete, quando noi diciamo dell’importanza dei deboli, per noi il debole è il bambino che deve nascere e il malato in fase anche terminale che certe volte si vuole eliminare e l’anziano che sempre di più viene messo in quei centri… In Italia ancora siamo iniziando questo, ma io che vengo dalla Francia ve lo poso dire: gli anziani non vivono più a casa, gli anziani vivono in centri dove tante volte vengono proprio abbandonati, perché l’egoismo è così forte che l’anziano a un certo momento diventa un peso. E la società fa sentire le persone deboli inutili: anziani, disabili, malati. Stiamo andando sempre avanti verso un’eliminazione delle persone considerate inutili. In questo entra anche il bambino che ancora deve nascere. E perché ci sono problemi. Una disabilità, un problema economico. Il fatto che un bambino non è stato voluto allora viene anche eliminato.

Vi dicevo: la visione integrale della Chiesa qual è: è che il debole deve essere salvato! Qualsiasi debole sia: il rifugiato, il malato, l’anziano, il bambino che nasce. E chi difende una cosa e non l’altra non ha capito che cosa significa la visione cristiana dell’essere umano.

Allora, vedete, è difficile dire che la Chiesa è a destra o a sinistra perché su questo noi siamo di qua e di là. Per noi il bambino che nasce e la famiglia deve essere sostenuta, ma anche il rifugiato che con difficoltà cerca di vivere, anche il povero che con difficoltà non riesce a finire il mese. Non possiamo entrare in categorie ideologiche perché la Chiesa non è ideologia, è carità. La seconda lettura: alla base di tutto il nostro cammino c’è la carità. E se noi prendiamo le cose come cavalli di battaglia che siano da una parte o dall’altra, ci sbagliamo, perché alla base c’è l’amore.

Allora la Chiesa italiana oggi, quarantunesima giornata per la vita, creata nel 1978, anno in cui è stato votato l’aborto, la Chiesa italiana ha voluto rispondere pastoralmente a questo. E vorrei leggervi oggi un piccolo brano, parte di quello che è stato scritto dai vescovi per quest’anno.

Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale.

Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile.

Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti.

Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che “la vita è sempre un bene”, per noi e per i nostri figli. Per tutti. È un bene desiderabile e conseguibile.

Questa è la chiamata profetica che noi abbiamo. Lo dico: profetica. Prendete un esempio: la Cina, dove come sapete c’era – e adesso non c’è più – la politica del figlio unico. Bene, cosa succede? Mancano le ragazze perché quando dovevano scegliere, sceglievano il maschio che poteva essere di aiuto.

Guardate che noi possiamo fare cose molto gravi. Stiamo prendendo una certa tendenza, ed è sempre così la base del nostro peccato: mettiamo da parte Dio e decidiamo che siamo noi a decidere, ci mettiamo al di sopra di tutto. Ed è questo il nostro problema, il problema di Adamo ed Eva, noi continuiamo così.

Ora la benedizione delle donne incinte. Ma prima vorrei invitare qui Patrizia, quel piccolo pezzo di donna: Dio le ha dato tanta forza e coraggio, che accompagna tante famiglie e tante donne ad accogliere la vita e la loro esistenza.

3 febbraio 2019 IV domenica Tempo ordinario
Omelia di Don Stefano Cascio

Trascrizione di Maddalena Kemeny