26 febbraio 2020 Mercoledì delle Ceneri

Senza maschera

Ecco, ieri era carnevale, era martedì  grasso. Ci siamo mascherati. Qualcuno non si è  mascherato? Vi devo dire una cosa: io l’ho fatto domenica alla festa, poi no, però, vedi, purtroppo tutti noi nel mondo portiamo una maschera.

Il tempo della Quaresima, invece, è  il tempo in cui questa maschera che io porto per farmi conoscere, per farmi accettare, per tanti motivi – ci sono tanti motivi in questo mondo per mettere una maschera – bene, da oggi, in questi quaranra giorni, sono chiamato e togliermela; somo chiamato a essere me stesso: cioè  quell’uomo  quella donna che sono stato chiamato a essere.

Dio mi ha voluto, Dio mi ha amato, Dio mi ha dato la vita, Dio mi ha chiamato! E mi ha chiamato a vivere a sua immagine e somiglianza. Mi ha chiamato a essere una persona libera! Ne abbiamo parlato anche nelle  domeniche precedenti: una persona libera! Quando invece il peccato mi rende brutto e soprattutto mi rende schiavo.

Oggi inizia questo tempo che si chiama Quaresima e che dura, come sapete, quaranta giorni. Quaranta giorni di cammino che ci porteranno prima alla settimana santa e poi alla grande festa di Pasqua: cioè della Risurrezione, della nuova vita. Questa nuova vita io l’ho  ricevuta nel Battesimo. Oggi abbiamo illuminato apposta il fonte battesimale. Avete sentito anche che il nostro cammino partirà proprio dal questo Battesimo, per ricordarci a che cosa siamo chiamati, tutti.

Dunque, questo tempo di Quaresima  è  quello in cui siamo chiamati a togliere la maschera. Ecco perché oggi iniziamo con un giorno di digiuno. Non è una cosa medievale il digiuno, anzi, è  tornato alla moda per perdere qualche chilo, ormai ci propongono di fare dei digiuni ogni tot, non mi ricordo come funziona né  so se i medici sono d’accordo con questa cosa… Comunque, anche noi abbiamo iniziato oggi con il digiuno. Ma perché  abbiamo digiunato? Per renderci conto che la nostra vita è piena di cose che non sono essenziali. Io non ho mangiato e non per questo sono morto, oggi. Vuol dire che non era così  essenziale, che potevo saltare un pranzo. E il cioccolatino non è  essenziale alla mia giornata, forse al mio umore, ma questa è  un altro problema. E così  via. Però, al di là  del cibo, il digiuno ci fa andare all’essenziale cioè  a renderci conto che noi riempiamo la vita di tante cose che sono come quel cioccolatino o come le cose in più  che mangiamo e che ci fanno ingrassare. Siamo obesi, ma non di cibo, di tante parole superficiali. Siamo obesi di tante perdite di tempo, con i nostri cellulari, i nostri iPad, i nostri giochi, i videogiochi e tutto il resto. Il digiuno è  anche questo. Tornare all’essenziale.

In questo cammino di quaranta giorni, come avete sentito nel Vangelo, Gesù ci ha dato tre pilastri:

  • l’elemosina, cioè  uscire da se stessi, rendermi conto che vicino a me c’è  gente che soffre, che ha bisogno di aiuto.  Perché l’elemosina non significa dare una monetina a qualcuno, ma accorgersi della presenza di qualcuno che ha bisogno di me. Devo uscire da me stesso, dal mio piccolo appartamento, dalle mie porte chiuse che spesso, al di là  della nostra casa, sono le porte del nostro cuore.
  • E Il secondo pilastro è la preghiera. Devo trovare il tempo di mettermi in contatto con Dio: lo stare con lui, l’ascoltare. Tante volte noi siamo presi da tante altre cose  che non sono così  essenziali, che non sono così  necessarie, ma ci facciamo occupare l’essenziale che è  l’essere con Dio: quella mia chiamata fondamentale. Allora questi quaranta giorni sono anche questo: il trovare il tempo di pregare. Noi qui abbiamo la fortuna di avere l’adorazione tutta la giornata, una chiesa che è  aperta fino alle dieci di sera. Certo, possiamo pregare a casa, ma io so che a casa è più difficile, mentre qua trovo un posto dove posso pregare con la Presenza di Gesù Eucaristia.
  • Elemosina, preghiera; e Il terzo pilastro? È il digiuno, quello che dicevo prima.

Dunque oggi, adesso, riceveremo le Ceneri. Le Ceneri non sono qualcosa che ci “porta bene”! Qui spesso in Italia c’è  questo uso: vengo per le Palme, vengo per le Ceneri… Ogni volta che distribuiamo qualcosa, la chiesa è piena; le Palme è  il giorno in cui  c’è tutto il quartiere, tutto! Perché  per l’appartamento questo porta bene, dicono… Invece è  una cosa molto più  profonda quello che riceverete. Ricevere le Ceneri vuol dire che io mi rendo conto che non sono così  importante come credo: sono importante agli occhi di Dio sì, ma quando riceverò queste ceneri mi sarà  detto: sei polvere e polvere ritornerai. Cioè tu puoi essere il presidente della Repubblica, puoi essere il cantante più  famoso, ma tra cento anni sarai come me, sotto terra; e ritornerai a essere polvere. Questo non è  che ci deve rattristare. Questo ci deve far capire quali sono le cose importanti della nostra vita. Sicuramente non è  accumulare potenza o ricchezza. C’è  qualcos’altro di più profondo. È allora noi, all’inizio di questa Quaresima, iniziamo proprio così, con questo atto di umiltà, in cui io dico: lo so che cosa sono, non sono un gran che.  Però  voglio diventare qualcuno, con Dio: voglio essere un uomo amato da lui, voglio essere qualcuno di libero, di libero e di vero!

Allora lo voglio iniziare questo cammino. Quaranta giorni in tutto un anno non sono poi tanti, ma se li vivo bene, possonò cambiare la mia vita. È  l’inizio della conversione, cioè del girare il cuore verso qualcosa d’altro, voltarmi verso l’essenziale.

Adesso ognuno di voi sarà  chiamato a venire qua, abbassare la testa, dai più  piccoli ai più  grandi, non c’è  età per ricevere questo segno che è  simbolo di quel che vogliamo fare in questi quaranta giorni: tornare all’essenziale. Amen