29 marzo 2020 Quinta domenica di Quaresima

Forte come la morte è  l’amore  

La liturgia di quest’anno ci propone bellissimi brani del Vangelo, che soprattutto rispondono al nostro bisogno attuale, a quello che stiamo vivendo.

Mi vorrei soffermare solo su alcuni punti di questo lungo Vangelo di oggi. Vediamo subito che qui Gesù  si commuove. Sì commuove davanti all’amore che la gente dimostra a  Lazzaro, il suo amico.

E Gesù  sicuramente  si commuove davanti  alla nostra sofferenza, alla sofferenza  che tutti noi proviamo in questo periodo. Forse qualcuno di noi sta dicendo al Signore proprio quello che ha detto Marrta e poi anche Maria, quando vanno verso di lui: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non darebbe morto”. Signore! Se tu non fossi! Se tu fossi stato qui! Se tu fossi adesso con noi, forse non soffriremmo così! Perché  non ci ascolti, perché  non senti il nostro  grido? E Gesù  ha questa rusposta: “Io sono la risurrezione e la vita”.

Badate bene che Gesù non sta dicendo: io sono la vita e la risurrezione, come abbiamo l’abitudine di vedere: vita, morte e resurrezione. Gesù  dice: “Io sono la risurrezione e la vita”. Non: io sarò.  Io somo. Adesso, in questo momento in cui vi parlo! Gesù  ci dice: Io sono. Io sono qui! E: Io sono la risurrezione. Perché  la vera vita viene dopo.

E di quale risurrezione ci sta parlando il Signore?  Io, vedete, ho l’impressione che il tempo che stiamo vivendo è  il tempo di Lazzaro. Anche noi siamo rinchiusi nelle nostre case, siamo rinchiusi nelle nostre grotte. Anche noi siamo rinchiusi nelle nostre tombe, siamo lì, chiusi dentro. E Gesù  oggi ci dice: “Togliete la pietra!”. Cosa significa questo per noi? Aprire la porta è uscire no, perché  dovete stare a casa. Su tutti i social scrivono stai a casa!!! … Ma c’è  una casa in cui siamo rinchiusi ancora di più, c’è  una pietra che dobbiamo togliere, che è quella che è dentro di noi, nel nostro cuore. Noi spesso siamo chiusi nei nostri  sepolcri, che sono il nostro egoismo, la nsotra rabbià, il nostro dolore, le nostre ferite, il non saper essere generosi con l’altro; il non alzare lo sguardo. Noi siano chiusi nel nostro sepolcro! Ecco perché  ci piace tanto – l’ho  detto tante volte – il sabato santo, quando sappiamo di trovare Gesù  nella sua tomba. Perché  noi siamo così. Che tristezza! Anche in un tempo come questo, in cui i capi di Stato parlano tutti di guerra, in cui si richiama all’unità  nazionale, noi spariamo sull’altro, critichiamo l’altro, continuiamo ad argomentare, ci rinchiudiamo nelle nostre critiche; chiudiamo il nostro cuore all’unica cosa cui siamo chiamati in questo tempo, che è  la conversione.

Vorrei leggervi quello che ha detto il papa, una cosa molto bella durante la straordinaria preghiera di venerdì. Perché dobbiamo capire e  ricordarci che siamo in un tempo particolare, quello della Quaresima, quello che il mercoledì delle Ceneri avevamo chiamato con queste parole: Questo è  il tempo favorevole. Il papa dice:  6.14.88

“In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, “ritornate a me con tutto il cuore”(Gl 2,12). Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è  il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: Il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò  che è  necessario da ciò  che non lo è.  È  il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari che, nella paora, hanno reagito donando la propria vita. È  la forza operante  dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare, di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticare – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né  nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere è infermieri, addetti ai supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo. Davanti alla sofferenza, dove si misura il vero sviluppo dei nostri popoli, scopriamo e  sperimentiamo la preghiera  sacerdotale di Gesù: “Che tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21). Quanta gente esercita ogni giorno pazienza e  infonde speranza, avendo cura di non seminare il panico, ma corresponsabilità.   Quanti padri, madri, nonni e nonne, insegnanti mostrano ai nostri bambini, con gesti piccoli e quotidiani, come affrontare e  attraversare una crisi riadattando abitudini,  alzando gli sguardi e stimolando la preghiera. Quanta persone pregano, offrono e intercedono per il bene di tutti. La preghiera e  il servuzio silenzioso sono le nostre armi vincenti”.

Cari amici, a noi il Signore sta dicendo: “Vieni fuori!”. Vieni fuori dalle tue chiusure e renditi conto che è  il momento di cambiare. Questo  è il tempo favorevole. Chiusi nelle nostre case possiamo riflettere su noi stessi, sulle cose che non vanno, sulle nostre brutture e chiusure. Noi siamo creati a immagine di Dio.  E questa  immagine l’abbiamo  persa. Siamo rinchiusi nei nostri sepolcri. “Vieni fuori!”, ci dice Gesù.  “Liberarlo e lasciatelo andare”. Il Signore libera. Il Signore ci chiama. Ci libera e  ci fa camminare.

Siamo noi che dobbiamo scegliere la via: o andiamo sulla via che ha tracciato lui o continuiamo a rinchiuderci in  questa nostra cattiveria. Quanto è  triste quando vedo tanti è tanti commenti sui social! Capisco che non cambiamo, malgrado tutto, malgrado  la sofferenza che viviamo tutti insieme; malgrado il fatto che il papa ha ripetuto che stiamo tutti sulla stessa barca, continuiamo ad additare l’altro, continuiamo a buttare odio sull’altro; continuiamo a cercare un colpevole laddove le colpe ce le abbiamo solo noi.

Apriamolo questo cuore. È  il momento  favorevole  della conversione. Domenica prossima è  già  l’inizio  della settimana santa. Cosa abbiamo fatto della nostra Quaresima? Cosa stiamo facendo di questo  deserto  che stiamo vivendo? Siamo obbligati a vivere questo deserto nelle nostre case. Cosa facciamo di questo  tempo che ci è  offerto di conversione? Invece di piangerci addosso, rialziamo la testa, usciamo dai nostri sepolcri, perché Cristo ci chiama alla risurrezione ora! “Io sono la risurrezione è la vita”. Gustiamo questa vita che ci è data dal Battesimo! Gustiamoci questa libetà che ci è  stata data, una libertà  per amare! La differenza, anzi il contrario della morte non è  la vita, è  l’amore. Ricordatevi il Cantico dei cantici : “Forte come la morte è  l’amore”. È  amare quello che noi dobbiamo fare. Questa  è  la nostra  conversione: amare è  la nostra  chiamata! Vedete come viene detto a Gesù: “Colui che tu ami è  malato”. Siamo noi Lazzaro! Siamo noi che siamo amati dal Signore, siamo noi che siamo malati, non un altro. Noi dobbiamo uscire dai nostri sepolcri! Noi siamo chiamati alla risurrezione! Alla libertà.  Amen