Sabato 11 aprile 2020 Veglia pasquale

Vi toglierò  il cuore di pietra e vi darò  un cuore di carne

Mi ricordo l’anno scorso, quando eravamo tutti radunati qui. E a questo punto avevo radunato i bambini: li avevo messi qui davanti, un po’  per svegliarli e un po’  anche per creare questa atmosfera che è la Veglia di Pasqua e cioè  un mettersi attorno a un fuoco per raccontarci una storia.

E oggi, anche questa notte abbiamo il fuoco: che ci unisce, che ci riscalda, che fa luce questa sera. E abbiamo il cero pasquale, che era presente all’inizio della nostra vita, il giorno del nostro Battesimo; e sarà  presente alla fine della nostra vita terrena, il giorno del nostro funerale. È  Il simbolo di questa luce che illumina la nostra vita.  Allora a voi che ci seguite da casa vi chiedo, in questo istante, di accendere una candela nel vostro salotto, nel luogo dove vi siete radunati: proprio in comunione con noi. Che diventi anche per voi il segno di Cristo presente nella vostra casa.

La storia che abbiamo sentito questa  sera è  la storia del popolo eletto, è  la nostra  storia. Ognuno di noi ha bisogno di radici, di sapere da dove viene e dove va. Questa Veglia serve a questo, a ricordarci chi siamo. Ecco perché  inizia dalla creazione: noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio.

Chi è il vero volto di Dio? Adamo, che non ha saputo capire qual era il dono di Dio? No. È  il nuovo Adamo, Gesù.  È  lui il volto di Dio, un volto amorevole e misericordioso. L’amore fatto carne, l’abbiam visto in questi giorni. E la Pasqua

 di Cristo è  la nuova creazione: noi siamo uomini nuovi.

Poi abbiamo sentito la storia di Abramo. Abramo aveva forzato il progettò di Dio, dimenticando che un figlio è  sempre un dono, non una proprietà.  Con quella domanda crudele, Dio chiede ad Abramo di abbandonare, sacrificare quello che pensava essere tutto suo. Dio però  non esiterà  a fare quello che invece Abramo non dovrà  fare:  sacrificare suo figlio, Gesù.

E la storia di Mosè, che guida attraverso il Mar Rosso il popolo eletto verso la libertà, come noi siamo stati chiamati a libertà dal Battesimo. Ma questa opera di liberazione, ci ricorda Isaia, è  un’opera di grazia: “Venite, comprate senza denaro, senza pagare”. Ha solo bisogno di essere accolta questa grazia. Come la pioggia, che irriga la terra e la feconda, la parola di Dio non ritorna senza effetto. È  lei che ci apre il cuore. E questa trasformazione inizia dal nostro Battesimo. Come scrive Ezechiele: “Vi darò  un cuore nuovo, metterò  dentro di boi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò  un cuore di carne”, creando così  la nuova Alleanza. “Voi sarete il mio popolo e io sarò  il vostro Dio”.

Ma san Paolo ci ricorda che tutte queste sono solo parole, parole al vento, se non siamo morti con Cristo nel Battesimo, lui nella sua tomba, noi nel fonte battesimale. Ma Cristo  risorge. L’uomo vecchio rimane nella morte, ma l’uomo nuovo risorge con Cristo.

Infatti noi  dobbiamo smettere di credere in un Cristo imbalsamato, come stavano facendo le donne alla tomba. Oggi risuona questo proclama, questo grido: Cristo, che abbiamo rinchiuso nelle nostre idee, progressiste o tradizionaliste che siano, nelle nostre regole, nelle nostre mura, è  veramente risorto! Il Vangelo di Matteo parla di terremoto, provocato dalla Risurrezione di Cristo. Un terremoto che deve stritolare tutti i nostri muri, le nostre chiusure, le nostre contraddizioni, le nostre falsità, i nostri peccati. Gesù  è  un terremoto nella mia vita. Deve cambiare i miei piani, la mia vita. “Voi non abbiate paura” dice l’Angelo, l’inviato di Dio, “non è  qui, è  risorto!”. Gesù  non è  mai dove tu pensi che sia!

Lasciamoci travolgere, abbandoniamo, in fretta come le donne, il sepolcro, cioè  le nostre piccole certezze. E con gioia grande annunciamo la buona notizia! Amen