Vespri della solennità del Corpus Domini

sabato 13 giugno 2020

Rivoluzione

Sono molto felice di vedervi così numerosi questa sera. Così numerosi, che abbiamo dovuto mettere anche all’esterno molti che sotto la pioggia stanno seguendo questa messa. Non sono certo contento di vedervi fuori, però è bello poter ritrovare la nostra comunità in questa festa particolare che è la festa del Corpus Domini, la festa del corpo di Cristo. Significa che la nostra comunità in questi anni sta capendo quello che è la cosa essenziale: quello che fa la comunità di san Buonaventura non è altro che Cristo nostro Signore.

Infatti noi abbiamo voluto mettere fin dall’inizio  l’adorazione come sorgente di tutta la nostra pastorale. E sta portando questi frutti: cioè una comunità che sempre di più si sta innamorando del Signore. La vostra presenza questa sera lo dimostra.

Le letture di oggi sono da leggere con in mente quello che abbiamo vissuto in questi ultimi mesi. La prima lettura parla dei nostri padri: quaranta anni nel deserto. Quaranta anni percorsi nel deserto “per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi”.  “Ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata senz’acqua”. Quello che abbiamo vissuto in questi mesi è stato proprio questo.  Ci ha provato fino al cuore. Ha fatto uscire in noi certe verità che forse, per il tempo che stiamo vivendo, per il fatto che stiamo sempre a correre, a un certo momento tutto si è fermato. Tante coppie, tante famiglie che non si vedono durante la settimana e forse riescono a vedersi solo il sabato e la domenica – e nemmeno, perché ormai si lavora anche la domenica – si sono ritrovate, quasi obbligati a stare insieme in casa. Tanti papà e figli, tanti bambini che non riescono a vedere papà e mamma durante tutta la giornata perché lavorano, sono stati insieme. Abbiamo riscoperto quali erano le cose importanti della nostra vita. Abbiamo visto anche cadere certe cose che per noi erano diventati dogmi. Penso, in particolare, al dogma della salute: se c’è la salute, tutto va bene. È una cosa che ripetiamo tutti come un mantra. E non è vero, non è assolutamente vero! Per un cristiano, questa frase è totalmente falsa!  Non che ci piace soffrire, certo che siamo più contenti di star bene. Ma non è vero che questo è il punto perfetto della nostra vita. Io ho conosciuto tanti malati, anche malati terminali, che erano segno di speranza per noi!  E ho visto invece gente che sta bene, bene fisicamente, ma che è depressa, che c’è qualcosa che non va, che non trova senso alla sua vita; e quindi ha tutto e nello stesso tempo non ha niente, perché la sua vita non ha senso! Quindi è falso quello che si ripete e che forse alcuni di voi ripetono: “finché c’è la salute”! Non è vero, e questo è crollato in queste settimane e mesi. La nostra società si è resa conto che non eravamo poi così sicuri davanti alla salute, che la scienza non ci stava dando tutte le risposte, come ci viene detto sempre, che qualcosa stava crollando.

Allora qual è il nostro appoggio? Su cosa sta poggiando la mia vita? Se l’appoggio sulla salute, è diventata a rischio, se l’appoggio sulla sicurezza che mi dà la scienza, ci sono ancora tanti misteri, tanti dubbi, tante ipotesi. Ma Gesù Cristo, non era lui che ha detto: “Io sono la via, la verità, la vita” ? Non dovrebbe essere lui su cui appoggiare la mia vita? Non stiamo parlando solo di della mia vita materiale, che inizia con la mia nascita e finisce con la mia morte: per questo non abbiamo bisogno di Gesù Cristo. In quel senso abbiamo bisogno sì di salute, abbiamo bisogno che inizi e finisca, poi non c’è bisogno più di niente. Voi che siete radunati qui non credo che appoggiate la vostra vita così.  Voi siete qui perché Gesù Cristo un giorno vi ha parlato: attraverso la testimonianza degli altri, della vostra famigli o di un catechista, di un incontro; Gesù si è fatto presente nella vostra vita e vi ha fatto capire che lui ha parole di vita, ha parole di vita eterna! Non di vita che passa, che va, corsi, ma parole di vita eterna! Perché è questo che noi cerchiamo, è questo che vogliamo. È questa la nostra vita! Noi, dal Battesimo, abbiano iniziato la nostra vita eterna! Mica dobbiamo aspettare la morte!

Ricordate che alcuni anni fa ho messo qui una corda, era rossa, e andava avanti per un po’, poi diventava bianca.  E vi ho detto che il rosso, che arrivava per esempio fin qui, sono ottanta, novanta, cento, centodieci anni, come quella di mia nonna, dipende, e poi? Era importante renderci conto che la nostra vita terrena a un certo punto finisce. E io perdo tempo a sistemare quella vita terrena, scordandomi che ho una vita eterna che devo costruire. Per questo che mi voglio convertire, che voglio ascoltare la parola di Dio, che voglio ricevere i sacramenti, voglio assaporare questa vita, questo dono. Perché tutto questo alimenta una vita che non finisce più.

Allora anche noi come i nostri padri abbiamo camminato in quel deserto, che non si chiamava Sinai, ma si chiamava covid, che si chiamava coronavirus, che si chiamava distanziamento sociale, che si chiamava stare a casa, “io sto a casa”. Che cosa abbiamo scoperto? Forse, come ho detto prima, abbiamo ritrovato la nostra famiglia; forse abbiamo avuto più tempo per pregare. Che cosa abbiamo scoperto? Che ci mancava l’Eucaristia, che ci mancava la comunità, che ci mancava radunarci in questa chiesa! Perché tante volte il tempo per venire in questa chiesa, prima non lo trovavamo! O perché dovevamo dormire o perché dovevamo studiare, o perché dovevamo… Di giustificazioni ne troviamo sempre tante per evitare di ventre qui! Invece, quando ci è stato proibito di venire, si è acceso qualcosa dentro di noi: il desiderio della comunità, il desiderio della comunione.

La comunità c’era! La comunità c’è stata! Alcuni di noi hanno continuato a portare i pacchi per i poveri, altri hanno continuato la loro formazione… La comunità c’è stata! E c’era anche questo altare e ogni giorno noi celebravamo nella nostra cappellina, tanti sentivano suonare la nostra campana alle sette, la domenica veniva trasmessa la messa…  Ma il bisogno di ritrovarci era forte.

Perché esisteva questo legame? Perché da anni stiamo capendo che qui si crea e nasce la comunità.  La comunità non è solo un piccolo gruppo, non è  solo amicizia, non è il gruppo del rosario delle sei, la comunità è  quella famiglia che cammina insieme a te, che ti rialza quando tu non ci riesci da solo, che cammina con te. La comunità sono questi fratelli che credono in quello in cui credi tu. Noi non siamo uniti dal sangue, né dell’amicizia.  Noi siamo uniti da Gesù Cristo.  È lui che ci fa conoscere e ci mette vicini. Alcune volte non sappiamo nemmeno la persona chi abbiamo accanto. Ma quello che ci unisce è Lui.

Allora è questo che celebriamo oggi. Ancora una volta la comunità si ritrova per celebrare la sorgente della sua vita, l’Eucaristia. Ricordatevi giovedì santo, lì Gesù ci preannuncia che darà la sua vita per noi. Quando noi riceviamo l’Eucaristia, diventiamo portatori di Gesù Cristo nel mondo. Stiamo anche dicendo che vogliamo dare la vita per lui, come lui ci ha insegnato; ma non solo per lui, anche per i nostri fratelli. Ma se guardiamo la nostra comunità, vediamo che c’è ancora tanto egoismo, c’è tanta difficoltà a dare la vita per l’altro. Anche per quello che non conosco! È questa la mia chiamata! Un amore immenso, un amore da rivoluzionario! Questa è la vera rivoluzione! I primi rivoluzionari di questo mondo sono i santi, non sono quelli che fanno politica, che hanno un’ideologia, che portano una bandiera rossa o nera, no! I veri santi sono quelli che imitano Gesù Cristo, che è tutto amore! Nessun’altra risposta se non questa: donazione totale. Allora, ogni volta che prendo questo corpo di Cristo, sono chiamato a diventare come Lui.

Non è impossibile. E i santi ce lo dimostrano. Ma è difficile. E richiede una conversione fino alla fine della mia vita. E allora la nostra comunità ancora una volta è chiamata alla conversione.

E quello che ci aspetta, l’anno prossimo, è importante, perché dopo quello che abbiamo vissuto, non possiamo – lo sentite anche in televisione, dappertutto –  tornare come eravamo prima. Ci deve essere un cambiamento spirituale, forte. La nostra comunità entrerà in un grande momento di riflessione e cambiamento. Ve lo dico. Già ne abbiamo parlato con padre Francesco (Parroco di Regina Mundi). Dobbiamo fare una sorta di sinodo di Torre spaccata. Un coinvolgimento tra queste due parrocchie, ma anche del territorio. Abbiamo iniziato a creare una sorte di rete con le associazioni presenti e le diverse entità pubbliche. Dobbiamo rimetterci in discussione perché tante cose, le mancanze che abbiamo sentito ce lo fanno capire, dobbiamo cambiarle.

La Caritas deve essere triplicata nella nostra comunità perché rappresenta pochissimo e dovrebbe essere il cinquanta per cento di tutta la parte spirituale, perché sappiamo che la nostra vita è questa. L’incontro e l’amore di Dio e l’amore dei fratelli.

E sappiamo che l’Italia, come il mondo, avrà bisogno del nostro aiuto. Quindi stiamo per iniziare un percorso che è quasi una piccola rivoluzione interna della nostra comunità. Avremo bisogno di ciascuno di voi che dia la sua pietra a questo edifico spirituale che è la comunità. Tutta la famiglia sarà messa a riflettere, a camminare. Deve diventare una comunità di fede, dove la gente, passando, dirà: guardate come siamo!; come poteva succedere nelle prime comunità cristiane.

Allora affidiamo questa sera, mettiamo sull’altare questa voglia di conversione, non solo personale, ma anche comunitaria. E preghiamo l’uno per l’altro, preghiamo per il vostro pastore che possa guidare questa comunità a una vera conversione. E pregate per la sua conversione. Amen