29 giugno 2020 Festività dei Santi Pietro e Paolo

“Chi dite che io sia?” Chiede Gesù.
“Il Cristo, il figlio del Dio vivente, gli risponde Pietro.
Cristo significa Messia, cioè l’atteso.
Per il popolo di Israele questa era una cosa importantissima, perché era proprio quello che aspettava. Una grandissima professione di fede fa Pietro in questo momento. E questa domanda viene ripetuta a ciascuno di noi, naturalmente. Ma tu, o tu, o tu che parli con la tua vicina, chi dici che Cristo sia?Oggi celebriamo la festa di san Pietro e Paolo: due uomini totalmente diversi. Pietro, un povero pescatore preso da Gesù e che diventerà il capo degli apostoli. Un uomo che il giorno del venerdì santo è scappato, per paura, perché era un uomo generoso, un uomo che aveva detto che avrebbe dato tutto, ma che poi all’ultimo momento scappa, preso dalle sue paure. Seguirà da lontano, vi ricordate? E negherà più volte di conoscere Gesù.

Paolo, il fariseo, quello che andava a uccidere i cristiani, e che sulla via di Damasco ha una visione di Cristo che lo cambia totalmente, e comincia ad andare in giro a raccontare Cristo da tutte le parti, pieno di passione.
Due uomini totalmente diversi, che si sono uniti per amore di Cristo.
E oggi, davanti a me, Antonella e Gianfranco (si celebra un venticinquesimo di matrimonio) sono pure così: due totalmente diversi che si sono però uniti davanti al Signore.
Cosa unisce questa due persone?

Umanamente, il carattere, non sarebbe proprio la stessa cosa: una esplode e l’altro tranquillizza.
Cos’è che unisce queste due persone?
L’amore.
Un amore, però, non egoista, in cui uso l’altro, ma un amore che è donazione, cioè l’amore che Cristo ha insegnato ai suoi apostoli.
Il crocifisso nelle chiese ci ricorda qual è l’insegnamento di Gesù: dare la vita per gli altri.
Una coppia funziona solo se uno dà la vita all’altro, e viceversa.

Se c’è solo la ricerca del mio piccolo bene, a un certo momento l’amore non c’è, o forse non c’è mai stato, c’è solo l’egoismo. Se io ricerco il mio bene nell’altro, quando questo bene me lo dà forse qualcun altro, mi rivolgo a qualcun altro.
Perché una coppia funzioni, l’uno deve darsi totalmente all’altro.
Questo non vuol dire totalmente annullarsi, ciascuno ha la sua personalità, ma significa però che io vivo per l’altro, e che la felicità dell’altro mi rende felice, questo è l’amore che il Signore ci ha insegnato, non è altro che questo: sono felice di vedere l’altro felice, come sono felice di veder crescere i miei figli, e penso che questo per voi sia una grande felicità. Sono felice anche che la persona che il Signore mi ha messo accanto sia felice di stare con me, e che io possa rendere felice l’altro è la mia più grande vittoria.

In questo amore, che è cresciuto tra loro, sono nati dei figli, eccoli qua.
Allora noi cosa festeggiamo, oggi?
Festeggiamo san Pietro e Paolo e l’amore che li ha uniti, ed è molto importante perché le nostre comunità cristiane, se sono cominciate, è perché sono unite dall’amore per Cristo, non per amicizia, è molto importante questo, molti non si conoscono. Ma se ci ritroviamo tutti nella stessa aula liturgica, qui, nella stessa chiesa, è perché crediamo tutti nell’amore di Cristo.
Così l’amore tra un uomo e una donna, che cresce nel matrimonio. E se sono venuti qui, davanti a un altare, se sono venuti a riconfermare la promessa che si erano fatti 25 anni fa davanti a un altare è perché tra queste due persone non c’è solo l’amore orizzontale, umano, ma c’è anche il riconoscere che sono amati da Dio e quell’amore che hanno ricevuto da Dio lo vogliono vivere e donare fra di loro e agli altri, prima ai figli e poi agli amici.
Perché l’amore, vedete, è l’unica cosa che rimane della nostra vita.

I soldi, le cose… tutte le cose materiali passano, ci saranno, non ci saranno, non lo sappiamo, sono cose che passano. Ma quello che rimane, quello per cui ti ricordi di una persona, è l’amore che avrà donato. Quello che porteranno i figli nella propria vocazione, quello che daranno ai loro propri figli, è quell’amore che hanno ricevuto dai loro genitori, quell’educazione, quella volontà di vederli crescere come uomo e donna santi, forti.

Allora oggi noi celebriamo questo, e li ringraziamo per la testimonianza che danno, perché in un mondo di divisioni, anche nelle famiglie, è bello vedere una coppia che festeggia 25 anni di matrimonio, felici!
C’è chi dice: “Mah, sai, dopo tanti anni rimane un po’ di affetto, non c’è nient’altro…”
Beh, io ho parlato con Antonella (sempre con le donne si parla, con gli uomini si fanno poche chiacchiere), e a me è stato detto che questo amore è cresciuto, si è rafforzato, è più forte, più bello. Ma certo, è così che dovrebbe essere: sono sicuro che adesso è più bello di 25 anni fa, perché ci sono i frutti di questo amore, perché ci sono stati momenti difficili, però sono andati oltre, insieme, hanno vissuto questi momenti insieme. E allora proprio questo, oggi, vogliamo consacrare al Signore.
E’ questo che oggi vogliamo rinnovare, questa promessa. Ci ritroveremo di nuovo qui tra 25 anni a celebrare il cinquantesimo.

Bene, allora vi chiedo di alzarvi e adesso rinnoviamo questa vostra promessa.