18 ottobre 2020 XXIX domenica del tempo ordinario

Capolavoro

18 ottobte 2020 XXIX domenica del tempo ordinario

Un capolavoro

Il Vangelo di oggi ci presenta due nemici. Come sapete la Palestina duemila anni fa era occupata dai Romani. Si erano formate due fazioni: da una parte gli erodiani, che erano collaborazionisti, stavano con il potere dei Romani. Dalla parte opposta c’erano i farisei, quelli del tempio. I collaborazionisti dovevano ovviamente pagare la tassa a Cesare. Invece i farisei dicevano: no, l’ unica  tassa che possiamo pagare è quella del tempio.

Questi nemici però, come sempre succede in politica, si coalizzano, perché vogliono mettere in difficoltà Gesù. Chiedono: “È lecito o no pagare  il triburo a Cesare?”. Se lui avesse risposto: “Paghiamo la tassa”, avrebbe voluto dire che stava dalla parte degli erodiani. Se invece avesse detto: “No, diamola al tempio”, l’avrebbero etichettato dalla parte dei farisei.

Gesù, come sempre, non cade in questo tranello. Infatti Gesù non dice: “Pagate!”, ma dice (dal greco): “Restituite!”. Gesù dice: “Restituite a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Il cristiano è chiamato a questo: il cristiano è  nel mondo, ma non è  del mondo.
Ricordatevi bene questa frase: il cristiano è  nel mondo, ma non è  del mondo. Stiamo nel mondo! Significa che noi non dobbiamo chiuderci nella nostra comunità, ignorando quello che succede fuori, perché  Gesù  dice: “Restituite a Cesare quello che è  di Cesare!”.
Cosa possiamo restituire al mondo? Noi siamo  chiamati a costruire il bene comune. Il cristiano deve educare il figlio, la figlia, a rispettare il dono che ha attorno a sé, vale a  dire il dono dell’ambiente e il dono della società: sono doni per noi! E siamo chiamati a costruire questo bene!

Vi do un esempio: in questo week-end la nostra parrocchia raccoglie le olive nel parco qui davanti, che altrimenti andrebbero perse. Noi con queste olive facciamo l’olio e lo daremo ai poveri, come abbiamo fatto tre anni fa. La raccolta delle olive si fa ogni due anni, ma l’anno scorso non ce n’erano, quindi questa volta le olive arrivano al terzo anno; e sono tantissime, tra l’altro! Le porteremo al torchio, così avremo l’olio da portare poi ai nostri poveri. Questo è un gesto concreto! Un altro esempio: ieri, per tutta la giornata, dei volontari si sono messi nei supermercati a raccogliere i viveri per le necessità dei  nostri poveri.

Ma non è  solo questo: si tratta di  costruire il bene comune. Per rimanere nelle storie del quartiere, vi sembra  possibile e normale che i nostri figli non possano usare il parco di Centocelle? È il nostro parco, come esiste il parco degli Acquedotti, come esiste il parco della Caffarella. E noi, il nostro quartiere non può  usufruire di questo? No, non può, perché  c’è  un muro:  ci sono gli autodemolitori che bloccano questa  possibilità! Abbiamo a che fare con il malaffare, la malavita! È tutto lì il problema!. E noi accettiamo? C’è  un dramma ecologico in atto, ma noi cristiani dovremmo alzare la testa!
E ancora: è  spuntata un’antenna, avete visto?  Non sapevamo niente, la popolazione non è  informata, non sappiamo che cos’è! Di fronte a tutto questo noi dobbiamo alzare la testa! Questo non significa mettersi a fare la rivoluzione, ma significa  costruire insieme il bene comune. Quando, negli anni precedenti, abbiamo pulito la piazza, abbiamo ridipinto, è  stato per questo motivo. Siamo chiamati a educare i nostri figli al rispetto dei luoghi! Noi ci dobbiamo interessare di quello che stanno facendo a scuola, di quello che stanno facendo dovunque. Noi cristiani siamo chiamati a costruire questo bene comune. Un bene  che è  per tutti!
Restituire a Cesare; m a il Signore dice anche di restituire a Dio. E a Dio cosa dovremmo restituire? Qual è  il più  grande dono che Dio ci ha dato? È la vita. Noi siamo chiamati a rispondere a questo dono. E che cosa significa rispondere al dono della vita? Significa semplicemente vivere come Cristo  ci ha insegnato. Vivere da uomini liberi, vivere da uomini che sanno amare. E amare, ci ha detto il Signore, significa dare la vita per gli altri. Ce lo ricorda la croce. Ce lo ricorda il crocifisso. Amare significa dare la vita per gli altri.
Appena poco fa abbiano celebrato un matrimonio. Il matrimonio è  una cosa meravigliosa, è  una palestra. Ecco   perché  la famiglia è  al centro della vita della società, secondo la Chiesa. Il matrimonio  è  una palestra in cui marito e moglie imparano a donarsi l’uno all’altro! Devono limare il loro carattere, devono accettare, devono riuscire a prendere una decisione comune nell’educazione dei figli, in tutte le decisioni che prendono. E questo  non è facile. Ma una persona che vive così, ventiquattr’ore su ventiquattro in questa palestra, è  una persona che sa anche costruire questo dialogo nella società:  per questo la famiglia e così importante.

La risposta dunque che possiamo dare per restituire questo dono che il Signore ci ha fatto della vita, è  semplicemente saper dire di sì a  come lui ha dato la vita. Significa educate i nostri figli a capire qual è  il senso della vita. Significa che per la libertà  che il Signore ci ha donato non ci possiamo rinchiudere poi nella schiavitù  del peccato, nella schiavitù dell’egoismo, nella schiavitù  del combattere e schiacciare l’altro, come sempre succede. La nostra società  di schiavitù  ce ne dà  tante! Noi siamo chiamati invece a vivere da cristiani, abbiamo quel nome: Cristo!
Ecco che cosa significa rendere a Cesare quello che è  di Cesare  e a Dio quello  che è  di Dio.
Vedete, la vita cristiana non è una vita facile. Ma noi siamo chiamati a rendere questa vita, la nostra vita, un capolavoro.  Quanto sarebbe bello arrivare al momento della morte e dire: sì, ti ringrazio Signore, perché  la vita che mi hai donata è  stata feconda, l’ho utilizzata per te, ho combattuto la buona battaglia, adesso posso andare. Ed è  questo che noi dobbiamo insegnare ai nostri figli. Non c’è  un’altra via, è  questa!

Cristo  è  venuto a insegnatci che cos’è l’uomo. Infatti i santi non sono persone stra-ordinarie,  perché  sono nati, vissuti e cresciuti  come noi. Pensate, la settimana scorsa è  stato beatificato un ragazzo  di quindici  anni, italiano, che si chiama Carlo Acutis. Quindici  anni! E già  aveva reso la sua vita un capolavoro! È  morto nel 2006, qua, adesso, poco tempo fa. Noi siamo chiamati a fare della nostra vita un capolavoro. Difficile, sì, certamente, la vita cristiana è  una vita piena di non facili sì, ma è  bella. Perché  noi sappiamo che donare rende felici. Tenere, rinchiudersi: è  tutto a vuoto.

Allora questo Vangelo, all’inizio di quest’anno, ci aiuta a capire qual è il nostro cammino. Diamoci una mano. La comunità  è  qui per questo. Ma diamoci una mano, dentro e fuori di qui. Perché  questo quartiere ha bisogno di cristiani, ha bisogno che alziamo la testa, ha bisogno che ci rimbocchiamo le maniche e che ci mettiamo a lavorare. Non è  ammissibile che ci siano sempre le stesse tre persone a fare le cose, non è  possibile! Ci dobbiamo risvegliare. E quello che facciamo, lo mostriamo anche ai nostri figli e diventiamo un  esempio per loro. Rendere a Cesare quello che è  di Cesare e a Dio quello che è  di Dio. Amen