29 novembre 2020 Prima domenica di Avvento

Attenti e svegli

Eccoci al primo giorno del nuovo anno liturgico, l’anno B. Ci ritroviamo come ogni anno davanti a questa corona d’Avvento, che spero abbiate fatto anche nelle vostre case. Una tradizione che dobbiamo rinnovare, questa. È bello prepararsi al Natale. E voi ragazzi ricordate che ogni domenica accenderemo una candela che ci porterà a quel grande momento che sarà la festa del Natale.

È una cosa particolare l’Avvento, perché noi ci prepariamo alla nascita di Gesù, ma nello stesso tempo Gesù e già nato, duemila anni fa! Se no non saremmo qui, no? Allora, che cosa aspettiamo, perché si aspetta il Natale? Perché, vedete, l’attesa del Natale diventa l’attesa del ritorno di Gesù, che aspettiamo tutti. Noi cristiani crediamo che alla fine del mondo tornerà Gesù. Quindi la festa del Natale diventa per noi, tutti gli anni, l’attesa del ritorno di Gesù.

La cosa bella della prima lettura è che il profeta Isaia racconta di questo popolo che aspetta la venuta del Signore. “Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna, per amore dei tuoi servi, per amore delle tue tribù, tua eredità. Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”. Un popolo in attesa. Isaia ha paura, dice che qualcuno non sta più cercando le vie del Signore. E se noi ci guadiamo attorno, ci rendiamo conto che in realtà per la gente è così, forse anche per noi che siamo qui: non siamo in attesa del Signore, non lo stiamo cercando!

Nel Vangelo di oggi, invece, Gesù ci dice, parlando ai suoi discepoli: “Fate attenzione, vegliate!”. Due parole molto importanti che dovete trattenere all’inizio di quest’anno liturgico: attenzione e vegliate. Sono le due parole di questa domenica, che poi sono anche le due parole importanti dell’Avvento. Ma proprio per questo dovrebbero essere le colonne di tutta la nostra vita cristiana. Attenzione e vegliate.

Attenzione, dal latino: ad tendere, significa: tendere a. L’attenzione è tendere a qualcosa. Ed è bello pensare a una vita tesa! Non un lasciarsi vivere, ma una vita tesa a un obiettivo! Che per noi cristiani è l’incontro col Signore. Quindi, la prima cosa è l’attenzione, il tendere verso. È molto importante.

Nella vita, le cose importanti non si riescono a comprare per averle subito, si aspettano. Pensate all’attesa di un bambino: un bambino si attende, non si compra! Anche se la società di oggi sta provando a fare questo, con alcune decisioni, però pensate a quanto è bella l’attesa di un bambino!

E i cristiani in modo generale attendono il Signore, perché il Signore non si impone, si accoglie! Vuole entrare nella tua vita, senza mai forzare. Ma ci deve essere questa attesa, ci deve essere questo tendere a. Invece noi tante volte questo non lo viviamo.

La seconda parola è vegliare. Vegliare significa essere svegli. Gesù prende l’esempio di un padrone che se ne va e lascia i servi in casa. Ciascuno fa quello che deve fare. C’è anche il portiere, che veglia alla porta e dice: “Attenti, perché non sapete quando il padrone tornerà, potrebbe essere alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo, al mattino.”. Come la nostra messa di mezzanotte nella quale abbiamo capito come vanno le cose. Il Signore verrà quando verrà, dice Gesù. E allora ci dice: “Vegliate”,state svegli, non addormentatevi. Non vivete una vita giorno dopo giorno lasciandovi andare, dobbiamo essere svegli! Dobbiamo renderci conto del grido che c’è attorno, del grido del povero, della chiamata del Signore nella nostra vita. Noi dobbiamo essere svegli, un popolo sveglio!

Queste sono le due colonne del tempo di Avvento, ma dovrebbero essere le colonne di tutta la vita cristiana: l’attenzione, il tendere e l’essere vigilanti, l’aspettare. Quindi noi chiediamo oggi al Signore di essere in questa attesa vera. Il nostro Avvento è un Avvento di preparazione, di volontà di accoglienza del Signore nella nostra vita. “ Ma, Signore, tu sei nostro Padre, noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani”.

Ricordiamocelo. Noi creature, aspettiamo la vita. Amen.