20 giugno 2021 dodicesima domenica del tempo ordinario

“Passiamo all’altra riva.”

Certo, questo brano del Vangelo non parla solo di un episodio di tempesta.
Parla della nostra fede, parla di ciascuno di noi, parla della nostra Chiesa.
In quella barca possiamo vedere la nostra vita.
Gesù disse ai suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva.”
La vita di fede è una vita dinamica, una vita di cammino, una vita in cui siamo chiamati a passare all’altra riva, a liberarci. Siamo uomini e donne chiamati alla libertà, alla giustizia, al bene. Siamo chiamati a ricercare tutto questo. E quindi siamo chiamati a passare all’altra riva.
Ricordiamoci che nel Battesimo siamo stati immersi nella vita di Dio, siamo nuove creature e questa è la nostra chiamata.
Chi crede che essere cristiano significhi venire qua, sedersi, ascoltare la Messa e tornare a casa, come se fosse un teatrino, ha sbagliato.
La vita cristiana è una vita dinamica, una vita con un orizzonte ben preciso, e tutto quello che faccio, tutte le decisioni che prendo, devono essere orientate verso questo orizzonte.

“Passiamo all’altra riva” è l’invito che Gesù fa questa mattina.
E in questo cammino, in questo percorso, in questo viaggio insieme a Cristo, ci saranno momenti di tempesta. Ci sono stati già nella nostra vita e ci saranno.
Perché Dio, vedete, come già vi ho detto tante volte, non è la macchinetta del caffè, in cui io metto la mia monetina, la mia preghierina, e esce fuori quello che io voglio.
Quando arriva la tempesta, e i discepoli vedono Gesù dormire gli dicono: “Maestro, non ti importa che siamo perduti?” prendono Gesù proprio come certe volte facciamo noi, come uno strumento nostro.
“Non ti importa? Non vedi che stiamo soffrendo?”
Ma Dio non ci ha mai detto che non conosceremo il dolore, la sofferenza, i problemi, le tempeste.
Però si fa presente in quei momenti lì.
Non ci toglie il dolore, ma sta nel nostro dolore.
Non ha detto a Cristo che non ci sarebbe stata la croce, ma sta lì, su quella croce.
Gesù si destò, minacciò il vento e disse al mare: “Taci! Calmati!”
Le stesse parole che Gesù usa quando lotta contro il diavolo, contro lo spirito cattivo: “Taci!”
Sta parlando a ciascuno di noi, forse. A quello spirito dell’uomo vecchio, l’uomo pauroso, l’uomo dominato dalle sue passioni e dalle sue paure: “Taci, calmati!”
E poi dice a ciascuno di loro: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”
Noi non siamo chiamati a seguire Dio perché vogliamo qualcosa da Lui, noi siamo chiamati ad avere fede in Lui, fiducia in Lui.
Anche nei momenti più dolorosi, anche nei momenti più difficili, è lì che dobbiamo avere fiducia che lui sia presente nella nostra vita, sia al nostro fianco, come l’ha dimostrato 2000 anni fa con Gesù Cristo, che è morto, ma è risorto per noi.
È questa fiducia che noi dobbiamo ritrovare, è questa domanda fondamentale che noi ci dobbiamo porre: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”
È questa fiducia, questa fede, che noi dobbiamo riscoprire nel nostro cammino.
È il problema dell’uomo dell’inizio, pensate ad Adamo ed Eva, quale è stato il peccato più grande? È stato di avere perso la fiducia in Dio, di non essere sicuri che Dio dicesse la verità in quel momento. È quella mancanza di fiducia che marchia anche la nostra vita di fede, è questo il nostro più grande problema.
Ricordiamoci di quello che dice san Paolo nella seconda lettura: “Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede”. Dobbiamo essere certi che siamo posseduti dall’amore di Cristo, e che noi, dal Battesimo, siamo nuove creature. Ed è questa novità che deve abitare la nostra vita, questa novità di uomini e di donne libere, aperti alla grazia di Dio che vuole vivere dentro di noi, che vuole agire attraverso di noi.
Allora accettiamo l’invito del Signore, oggi, passiamo anche noi all’altra riva.
Amen