31 gennaio 2021 quarta domenica del tempo ordinario

L’autorità di chi dice solo ciò che vive.

Eccoci di sabato con Gesù nella sinagoga, con Gesù che insegna. E rimangono tutti stupiti da questo insegnamento, non per quello che dice, ma per come: “Egli infatti insegnava come uno che ha autorità, e non come gli scribi”. Ma cosa significa insegnare con autorità?

Non è che Gesù fosse un dittatore e in quanto tale avesse “autorità“, non è questa l’autorità di Gesù. Nemmeno si tratta di una conoscenza della Scrittura mai sentita prima, perché comunque gli scribi erano persone che studiavano. Allora che cos’era questa autorità di cui parla il Vangelo? È il fatto che, quando Gesù parlava, diceva quello che era, viveva quello che diceva. La sua autorità veniva da quella verità che usciva fuori dalla sua vita.

Quanto ci manca questo, oggi! Trovare persone vere, tali per cui chi parla, ciò che dice lo dice perché lo sta vivendo. Quanto ci manca questo! In un mondo in cui tutto è troppo spesso falso, in cui le trasmissioni televisive sono sempre premontate, in cui i nostri politici dicono a, poi dicono b, poi dicono a, poi dicono b, ed è tutto così. Siamo delusi da una società in cui non sai più a chi credere, ma giustamente, perché il mondo ci dà pochi esempi. Dobbiamo tornare a chi ha veramente autorità, a chi vive quello che dice, al Verbo incarnato: Gesù Cristo. È l’unico su cui possiamo realmente fondare la nostra vita. È l’unico che ci dà il senso della vita. Tutto il resto è crollato. Lo vediamo. Vediamo le ideologie del ventesimo secolo, quello che hanno dato! Ma su Gesù possiamo costruire un mondo nuovo. E proprio all’epoca, quando lui parava, si sentiva questa autorità. Lui viveva quello che diceva.

In questa sinagoga, il Vangelo dice che c’è un uomo posseduto da uno spirito impuro, che comincia a gridare: “Che vuoi da noi, Gesù nazareno? Sei venuto a rovinarci?”. Questo spirito impuro ce l’abbiamo anche noi tante volte! Ce l’abbiamo ogni volta che non vogliamo che Gesù rovini la nostra mediocrità. Perché, vedete, quell’uomo stava nella sinagoga, come oggi voi siete nella chiesa. Lui era un uomo che veniva lì forse ogni sabato, come noi veniamo qui ogni domenica; ma, sentendo Gesù parlare, subito si è messo a gridare, perché lui sapeva chi era Gesù. Perché Gesù rovina! Rovina la nostra piccola vita, rovina la nostra mediocrità, rovina tutto quello che c’è di superficiale in noi. La parola di Gesù ci spinge a fare un passo in più nella nostra vita. Questo richiede coraggio, richiede apertura di cuore, richiede quella disponibilità che tante volte non vogliamo dare! E allora la parola che abbiamo sentito in chiesa rimane lì, ci scivola addosso. Alcune volte nemmeno ci ricordiamo che Vangelo è stato detto, che letture abbiamo fatto. Il prete ha parlato e siamo tornati a casa, abbiamo ripreso la vita di tutti i giorni. Questa Parola, invece, è seme che deve crescere nella nostra vita: una vita nuova! Una vita in cui la mediocrità è messa da parte. In cui si vuole andare all’essenziale, che è Gesù Cristo, in cui si vuole fondare il regno dei cieli già qui sulla terra. L’abbiamo detto la settimana scorsa: il regno dei cieli è la comunione con Dio. Noi sappiamo dentro di noi cosa ci porta alla felicità, che Cristo ci porterà alla felicità, che lui ce la può dare questa felicità! Ma non osiamo metterci in cammino! Non osiamo farci toccare, non osiamo farci rovinare la vita da Gesù Cristo, perché ce la rovina questa Vita mediocre, lui! Lui ci spinge, ma noi facciamo fatica, vigliamo rimanere nel nostro piccolo mondo che abbiamo creato. Perché questo piccolo mondo l’abbiamo creato noi, senza Dio. L’abbiamo creato noi e abbiamo paura di perdere l’equilibrio da noi costruito, la nostra stabilità .

È  triste così. Perché la Parola deve invece entrare, deve creare una rivoluzione dentro di noi, deve spingerci a uscire dal nostro guscio. Ci chiama alla libertà, ci chiama alla verità, ci chiama alla giustizia!

Nelle settimane precedenti l’abbiamo ben sottolineato, vedendo che tutto questo non lo viviamo: basta osservare cosa succede nel nostro quartiere. Ci vorrebbe poca gente per cambiare la sorte di un quartiere. Ma il quartiere non cambia, perché siamo mediocri! Cosa abbiamo fatto noi cristiani qui? Come lo stiamo cambiando questo mondo? In questo piccolo mondo attorno a noi, in questo quartiere in cui viviamo, la nostra comunità dov’è? Siamo mediocri. Non stiamo facendo niente, non stiamo facendo abbastanza! Perché non è dare un po’ del mio tempo che va bene a Dio. O tutto o niente con Dio. O faccio le cose con la passione, mi dono totalmente, o è meglio non farlo. Questo vale per un padre di famiglia, vale per un prete, vale per tutti. Tutti noi siamo chiamati a darci totalmente alla vocazione che abbiamo ricevuto. Se no, non ha senso. Un po’ vuol dire niente. Non è che posso essere per mio figlio o mia figlia un po’ madre, un po’ padre, no! O sono padre o non lo sono, o sono madre o non lo sono, o sono sacerdote o non lo sono. Ma questo vale per ciascuno di noi. Se vogliano creare una nuova umanità in Gesù Cristo, ci dobbiamo impegnare tutti e completamente! Dobbiamo impegnare totalmente la nostra vita nella vocazione che abbiamo ricevuto.

Stiamo attenti che la parola non ci scivoli ancora addosso. La Parola è qua per creare una rivoluzione dentro di noi! Non la rivoluzione con le bandiere rose, ma è una rivoluzione dentro il cuore che cambia questo mondo, perché cambia prima di tutto la nostra persona. Possiamo andare a protestare quanto vogliamo, ma se dentro di noi non facciamo il primo passo, non servirà a niente. È qui che nasce la fede.

Un insegnamento nuovo dato con autorità: è questa la parola di Dio, è questa la parola di Gesù. Lasciamoci prendere da questa Parola, toccare fino in fondo. Solo così saremo veri discepoli di Cristo. Amen