7 febbraio 2021 quinta domenica del tempo ordinario

Servire

La prima lettura ci parla  di Giobbe, l’uomo che aveva tutto e che poco a poco perde tutto. Ma nel suo dolore incontra Dio e tutto cambia nel momento  in cui si crea questa  comunione. 

Di dolore ne sentiamo tanto parlare in questo periodo di pandemia. E lo vediamo anche nel Vangelo di oggi. Gesù  esce dalla sinagoga e va nella famiglia di Simone e Andrea, accompagnati da Giacomo e Giovanni. Voi sapete che l’inizio  della fede cristiana vive e nasce nelle case. I genitori sono i primi catechisti. Il latte della fede viene dai genitori.

E abbiamo visto anche durante la pandemia come questa preghiera domestica e familiare è stata importante. Ricordate come abbiamo vissuto i giorni santi insieme, i video che vi mandavano i catechisti su cose da fare, sulle preghiere, le foto che abbiamo ricevuto di tante famiglie che il giovedì  santo avevano fatto il pene insieme, e altro:  avevamo riscoperto in quei giorni la preghiera in casa e in famiglia. E questo sarebbe bene non perderlo, infatti. Sappiano che noi uomini ci dimentichiamo presto delle cose,  purtroppo. Anche delle cose terribili che sono successe nel nostro mondo: ce ne dimentichiamo e poi rifacciamo gli stessi errori.

Dunque Gesù  viene in quella casa. E gli presentano subito la suocera. Ill Vangelo dice che: “Egli si avvicinò e la fece alzare, prendendola per mano”. Molto importante questo piccolo dettaglio. Vedete, nella nostra vita noi non siamo cristiani perché  così  siamo sicuri di non avere mai problemi.  Il nostro Dio viene in mezzo alla nostra sofferenza. Non è  un Dio che ci dice: non soffrirai più, se sei con me, no! Tu soffrirai, ma io soffro con te, ci dice. E il crocefisso questo  ce lo ricorda sempre.

Dunque, come alla suocera di Simone, lui ha dato la mano e lei l’ha presa, anche a ciascuno  di noi, a te nelle tue  difficoltà,  il Signore ti dà  la mano e cerca di prendertela. Tu devi solo cercare questa comunione  con lui. La pandemia non ci ha portato solo un dolore fisico e la perdita di alcune persone, fino una perdita anche economica, ma ci ha messo dentro delle paure, delle angosce, della difficoltà nel guardare al futuro: Gesù  prende la mano alla suocera di Simone, ma è  a tutta l’umanità  che sta facendo così. A ciascuno di noi sta tendendo la mano.

Il Vangelo ci dice che “la febbre la lasciò  ed ella li serviva”. Quando questa  suocera ha ripreso a vivere, quando non aveva più  la febbre, subito dopo quel momento in cui ha preso la mano di Gesù, si alza e si mette a servire.  Non è  che si alza e va a fare le sue cose: si alza e si mette a servire. Ora anche questo è  molto importante  per noi. Non voglio dire che, siccome si tratta di una suocera, voi che siete suocere dovete servire, non è questo, ma ognuno di noi è  chiamato  nella sua vita a servire. Quello che fa questa donna, dopo l’incontro con Gesù, il suo mettersi a servizio è  la chiamata  di ciascuno  di noi. La chiamata  alla vita  è  chiamata  all’amore. Essere chiamati all’amore significa servire. È  il progetto di Dio per ciascuno di noi:  mettersi a servizio dell’altro. Sappiamo che l’umanità,  se viviamo così, cambia. Ricordate che Gesù  crocifisso  dà  la vita per gli altri. Ognuno  di noi è  chiamato a servire l’altro. Questo è  il segreto  della felicità.  Questo  è  il Segreto del nuovo mondo. Questo è  il segreto della nuova umanità: amare significa servire. Significa che, quando io mi alzo e mi metto a servire e non aspetto dagli altri, non faccio quel che mi pare, dimenticandomi egoisticamente di quello di cui hanno bisogno gli altri,  non contribuisco alla cultura  di oggi: la cultura di una società che si sta costruendo sempre di più all’insegna del sempre maggiore egoismo. Gesù  invece ci insegna  a servire. Il servizio significa: attenzione all’altro. E l’altro può  anche essere il più  piccolo, lo scartato. Ricordate papa Francesco contro “la cultura dello scarto”, cioè  l’eliminare quello che non mi va.

Una recente ricerca ci dice che un bambino su tre viene abortito, viene scartato! Qualsiasi persona, che sia fisicamente perfetta o imperfetta, ha diritto a vivere. E sappiamo quanto quello che è  considerato imperfetto porta alla perfezione l’amore della famiglia cui appartiene, porta una bontà  che non si trova da altre parti. Ed è  per questo che è  bello avere questo Vangelo il giorno della Giornata della vita: una giornata voluta dalla Chiesa italiana nell’anniversario in cui è  stata votata la  legge sull’aborto. La prima domenica di  febbraio è  sempre dedicata alla promozione della vita. Abbiamo chiamato qui Patrizia, del segretariato della vita, che lavora sul campo, una “santa della porta accanto”, per raccontarci cosa vuol dire lottare contro  “la cultura dello scarto”.

BENEDIZIONE DELLE MAMME IN ATTESA

Signore Dio, Creatore di ogni uomo, tu hai voluto che tuo Figlio nascesse dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo per salvare ogni uomo, volgi il tuo sguardo a queste madri in attesa di un  figlio, accogli il loro infinito ringraziamento per questa vita che sentono crescere giorno dopo giorno nel proprio grembo. Fa che le fatiche della gravidanza e la paura del parto non turbino la loro serenità.  Dona loro amore, tenerezza, forza, pazienza, pace, gioia e salute. Benedici, Signore, questi piccoli, che tu già vedi, conosci e ami profondamente. Fa che crescano sani e sereni. Fa che in  questi primi mesi della loro vita, così  importanti e delicati, non ci sia nessuna insidia, nulla che possa turbare la loro crescita fisica e spirituale. Ti preghiamo per loro, per tutte le mamme e per tutti i papà  del mondo. Amen