Domenica 7 marzo 2021 Primo scrutinio

Gv 4, 5-41

Trasformati in Cristo

Quando leggevo il Vangelo, mi faceva ridere la reazione degli apostoli, che non capiscono mai niente, poveretti: “Avrà  già  mangiato?”. E così siamo anche noi. Facciamo fatica a capire la profondità, la bellezza di questa nostra chiamata. Oggi abbiamo la fortuna di poter celebrare insieme il Primo scrutinio della nostra Giulia che ha aspettato tanto questo grande momento della sua vita, del suo Battesimo. C’è  voluta la pandemia in mezzo per farla aspettare, ancora e ancora, il grande dono del Battesimo.

E oggi, nella celebrazione del primo scrutinio, ci ritroviamo davanti a questo Vangelo straordinario, quello della Samaritana. La Samaritana che va al pozzo a mezzogiorno,  quando fa più caldo e nessuno a quell’ora ci va: lei, sicuramente,  non voleva incontrare nessuno. Ma lì incontra Gesù. E incomincia questo dialogo. Gesù  inizia questo dialogo e le dice: “Dammi da bere”. Lei si stupisce che questo  giudeo venga da lei a chiederle da bere.

Gesù  con ciascuno di noi cerca di iniziare un dialogo. Ma la nostra reazione può anche essere di non sentirlo, di girare la testa. Forse nel passato di Giulia è  stato così, tante vote ha girato la testa da un’altra parte. Questo accade purtroppo per molti di noi. Gesù  ci cerca e noi non ci facciamo trovare.

In mezzo a questo dialogo c’è un pozzo, il pozzo di Giacobbe; e sappiamo che nella nostra vita, nel nostro proprio cuore, c’è  un pozzo. Anche noi siamo alla ricerca di quest’acqua. Gesù  ci parla di un’acqua  che non ci dà  più  sete. E nel profondo del nostro cuore, se noi andiamo a quel pozzo in profondità,  troveremo le domande fondamentali che ciascuno di noi ha: la richiesta della felicità,  della verità,  della giustizia, del bello: di tutto quello che fa di un uomo, un uomo; di tutta questa sete di eternità  che vive nella nostra vita! È lì,  in profondità.  E noi, tante volte, purtroppo, andiamo a cercare dell’acqua che ci dà  sete! Continuiamo a usare quell’acqua, senza andare invece a cercare le vere risposte. Per Giulia ci è  voluto tempo, ma noi, che siamo stati battezzati nell’infanzia, non significa che siamo rimasti con le orecchie e con il cuore aperto alla presenza di Gesù  nella nostra vita.

Gesù, in questo incontro, dice una cosa straordinaria. Quando la Samaritana osserva che i Samaritani pensavano che la presenza di Dio fosse sul loro monte e che per i Giudei era nel tempio di Gerusalemme, nel Santo dei Santi,  Gesù le risponde: “Arriveranno gli adoratori in spirito e verità”.

In spirito, questo Spirito Santo che ci accompagna, che durante la messa scende sul pane e il vino, trasformandolo in Eucaristia. Questa verità  che è  il Vangelo,  che a ogni messa viene proclamato e che guida il nostro cammino! È  questo che siamo chiamati ad adorare, è  questo che siamo chiamati  a ricercare.

Quello che in questo momento vive Giulia dovrebbe colpire ciascuno di noi perché  la sua sete è la nostra sete, la sua voglia di spirito e verità  è  la nostra voglia di spirito e verità! Il fatto è che ce la dimentichiamo questa ricerca profonda di ciascuno di noi.

Dice Gesù  che, dopo aver ricevuto quest’acqua, l’acqua zampillerà dentro di noi, cioè che diventiamo noi stessi sorgente! Guardate questa donna, lascia la brocca lì, è  precisato nel Vangelo, lascia l’acqua che non vale niente e va a testimoniare che ha trovato il Cristo. E il finale del Vangelo è  meraviglioso: i Samaritani, venuti a conoscere Gesù,  dicono alla donna: “Non crediamo più per la tua parola, ma per la sua!”.

Anche noi siamo chiamati a essere testimoni di Cristo, perché  il mondo ha sete di spirito e verità; e può  perdere il cammino, può  perdere tempo con tante cose che animano le sue giornate! Ma in profondità nessun altro ha parole di vita eterna come Cristo. Ed è  questa  certezza, questa sicurezza che viene ad abitare il cuore di ciascuno di noi, è  Cristo che dà  senso alla nostra vita. È  per Cristo che tanti uomini e donne perdono la vita! Avete visto l’immagine di papa Francesco in Iraq. Alcuni anni fa sono potuto andare, quando è stata liberata, a Qaraqosh, la città cristiana che è lì; e dovevo stare attento a dove camminare perché c’erano ancora  le mine; e non sono potuto arrivare a Mosul, dove oggi è  andato il papa. Molti cristiani hanno perso la vita per questo Cristo. È  questo Cristo che noi oggi, a poco a poco, in questo cammino di accompagnamento, daremo alla nostra Giulia. Dobbiamo essere abitati tutti da Cristo. Dobbiamo poter dire, con san Paolo: “Non sono più  io che vivo, ma Cristo vive in me”. Nelle preghiere che faremo per Giulia ci sarà proprio questo, chiederemo proprio che Cristo venga ad abitare in lei perché  lei ne sia trasformata! Avete sentito all’inizio: “trasformati in Cristo”! E siamo chiamati ciascuno di noi a questo. E ci fa soffrire pensare che non ci riusciamo, che è  così  difficile! Ma che, nello stesso tempo, è così bello! E che questa fede, noi, non solo la dobbiamo difendere, ma la dobbiamo trasmettere: questa  certezza, questa  verità, cosi fragile e cosi bella!

Chiediamo al Signore che l’esempio di Giulia ci ridoni forza, coraggio, gioia, per riscoprire il tesoro che noi non meritiamo e che abbiamo ricevuto. Amen