3 aprile 2021 sera sabato santo, Veglia pasquale

Effatà! Apriti!

Voglio vedere se ci sono dei bambini ancora svegli. Venite a sedervi qua, intorno a me.

Giulia, oggi vorrei parlare a te. Vorrei parlare a te perché  qua è  iniziata una famiglia che si è  riunita attorno al fuoco, eccolo qui.  Siamo tutti riuniti questa sera. E le parole che dirò a te, le dico a ciascuno, nel nostro cuore. Perché,  vedi, Giulia, ci hai fatto camminare, non solo in questi due anni, soprattutto  in questa  Quaresima. La Quaresima  è  nata per i catecumeni, come questa veglia è  fatta tutta per te, è fatta per il Battesimo. La veglia di Pasqua nasce per il Battesimo, è  tutto attorno a questo evento. Allora, come in una grande famiglia, abbiamo raccontato la nostra storia, abbiamo ripercorso cosa ci unisce; cosa fa sì che, dopo duemila anni, oggi siamo ancora qui, riuniti in questo modo.

Abbiamo visto che Dio ha creato il mondo; e ha separato il giorno dalla notte, la luce dalle tenebre. E questo l’abbiamo vissuto anche noi, insieme: avete visto questa piccola fiamma, che era qui sotto questo cielo pasquale, come toglieva il buio della nostra chiesa! Ci vuole poco: una piccola luce cambia una stanza! È proprio vero, no? Ci vuole una piccola fiamma: e tutto cambia, cominci a vedere tutto quello che hai attorno. E sapete chi è  questa fiamma? È  Cristo, è  Gesù! È  Gesù  che ha toccato il tuo cuore e che ha toccato il cuore di ciascuno di noi, oggi. È  Gesù  che illumina la nostra vita, che ci permette di fare la differenza tra le tenebre e la luce.

Andando avanti nella storia, abbiamo sentito come Dio amava questo popolo, e come l’ha liberato dalla schiavitù  d’Egitto facendolo passare nel Mar Rosso. Un po’  come abbiamo sentito anche nella preghiera, abbiamo ricordato come l’acqua del Battesimo ci permette di uscire dalle nostre schiavitù: quelle schiavitù  che tante volte prendono il nostro cuore! Ancora oggi noi, noi cristiani, noi risorti, ci dimentichiamo di questa notte! Ci dimentichiamo della Resurrezione e che tutti siamo risorti! Ci dimentichiamo di quello che tu stai per vivere, Giulia: il passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù  alla libertà!

E poi tra poco tu potrai dire insieme a noi il Padre nostro,  perché  diventerai figlia di Dio. Abramo ce l’ha ricordata questa storia, in cui tutti noi siamo chiamati a essere suoi figli, di generazione  in generazione, lui padre di tutti. Certo, Giulia, non credo che ti porterò  in alto sopra la testa come facevo con gli altri bambini: “Ecco Giulia, la nostra nuova figlia di Dio!”, avrei detto, ma non lo farò  solo per motivi di schiena, di mia debolezza, se no l’avrei fatto!…

È proprio nella debolezza che il Signore ci viene a prendere, l’abbiamo sentito, tutto gratuito. È  questa la meraviglia del Signore. Non dobbiamo pagare, l’avete sentito in quella lettura, perché  i doni del Signore sono grazia per noi. Lui si è  donato totalmente: l’abbiamo vissuto in questa passione, l’abbiamo vissuto nell’ultima cena; l’abbiamo vissuto nella crocifissione. Il Signore si è  donato per ciascuno di noi. E anche di questo quante volte ci dimentichiamo! Quante volte trasformiamo anche la nostra fede in un  dovere, quando invece è  tutta grazia, tutto amore! Noi siamo stati amati per primi e dobbiamo amare nostro Signore.

Vedi Giulia, duemila anni  fa sono state delle donne ad andare alla tomba e sono delle donne, un po’  come te oggi, che per prime scoprono Cristo risorto. Viene detto loro: “È  risorto, non è  qui”. Ecco, noi, questa sera, dobbiamo ricordare questo: è  risorto, non è  qui. Non abbiate paura in questo tempo di pandemia in cui ci sono tante paure,  in cui anche la nostra comunità  cristiana in generale non dimostra di ricordarsi della Resurrezione, non dimostra di ricordarsi della speranza. Sembra che abbia paura, quasi, della morte! Non è  qui, è  risorto. E quando noi cerchiamo nella nostra piccola vita, nelle nostre piccole tombe, nel nostro cuore completamente chiuso con una grossa pietra, il Signore lì  non lo troveremo. Non lo troveremo. Sentiremo questa parola che ci dice: “Non è  qui. È  risorto”.

Lasciamo entrare il Signore nel nostro  cuore. Usciamo da questa chiesa invitando, come le donne, ad andare ad annunciare che Gesù  è  risorto. Esse lo faranno, lo sentiremo domani. Visto che la veglia finisce presto, potrete tornare domani a messa perché  il Vangelo è  diverso e così  potrete sentire il resto della storia. Dove vanno le donne, cosa faranno? Funziona sempre così , con: continua.  Domani tornate, perché  capirete che cosa dobbiamo annunciare: questa Resurrezione! Perché  vedrete che le donne non è  che ancora avevano capito bene; e i discepoli, anche loro, sono un po’  tonti.

Vedi, Giulia, prima, poche ore fa, durante il Vespro, noi abbiamo fatto il rito dell‘Effatà : ti ho aperto la bocca  e le orecchie perché tu possa  ascoltare questa parola e proclamarla. Bene, il succo di questa parola è  la Resurrezione  del Signore,  è  questo  che devi ascoltare e che dovrai proclamare. E questo vale per ciascuno di noi. Siamo noi, come Giulia: siamo morti con Cristo e siamo risorti con lui. Amen alleluia!