13 giugno 2021 undicesima domenica del tempo ordinario

Il regno di Dio non si impone nella vita, mai.

Vedete, per parlare di Dio non si parla di troni, di dominazioni, non si parla di potenza.

Gesù per parlare del regno di Dio prende qualcosa di molto semplice, prende come esempio il seme buttato in terra, o il granello di senape, che veramente, se non l’avete mai visto, è un punto nero.
Il regno di Dio non si impone nella vita, mai. Però è lì, presente, ed è quello che succederà a questi bambini: esteriormente non cambierà niente, un po’ come il pane e il vino sull’altare, e invece tutto cambia.
Questi bambini avranno dentro un invito grandissimo a essere figli di Dio. Perché dico un invito?
Certo saranno figli di Dio, con il battesimo, ma è come per il seme, tu lo metti in terra, e se un minimo non te ne occupi morirà lì.
Così siamo chiamati a far crescere questa fede che questi bambini riceveranno. Ecco il dovere dei genitori, i primi catechisti, ecco il dovere della madrina e del padrino: accompagnare nella crescita questi bambini.
Questo è il compito più bello che un uomo e una donna abbiano nel mondo: educarli, crescerli, far crescere.
Oggi è un ringraziamento anche a queste famiglie che, malgrado la difficoltà del tempo, hanno voluto veder nascere questo dono nella loro famiglia. In un’Italia che non fa più figli loro hanno deciso di rischiare la vita e il futuro con questi bambini, e già per questo va loro il nostro ringraziamento.

Ma poi c’è il dopo, c’è la crescita, c’è l’educazione.
Io l’ho detto prima: il regno di Dio non si impone, non arriva con la forza, è qualcosa che ricevi e che cresce lentamente.
Ed è questa crescita che dovrà adesso essere sostenuta.
Il Signore non si impone nella vita, ma ci dà un esempio meraviglioso di come la fede può crescere.
Come fa a crescere la fede? Noi sappiamo che al seme basta mettere un po’ d’acqua, avere un po’ di sole, arricchire la terra e poi le cose vanno avanti.
Come facciamo a crescere la fede di un bambino, oggi, e domani di un uomo e di una donna?
Attraverso l’esempio, attraverso la parola di Dio vissuta, attraverso la testimonianza.

Ed è lì la cosa più difficile, forse. Forse certe volte crediamo che le cose le dobbiamo lasciare ad altri: vabbè faranno i catechisti quando sarà un po’ più grande, farà la Chiesa. Ma la Chiesa siamo noi, i primi catechisti siete voi, e dovrete insegnare ai vostri figli non tanto con le parole, perché sappiamo quanto valgono, tante volte, le nostre parole, ma con l’esempio di vita, con le scelte che ogni giorno fate, con le scelte che farete per questi vostri figli.
Ogni momento della nostra vita è una scelta: o dico sì al Signore, o dico di no. Non c’è via di mezzo, nella fede. O credo che ci sia, o vivo senza, o vivo con.
Posso pure dire “Mah, forse c’è, ma non lo so” ma poi nelle mie scelte, o scelgo di vivere con Lui o scelgo di vivere senza di Lui.
E vostro figlio, vostra figlia, questo lo sentono, lo vedono. Non basterà dire “sì”, bisogna viverlo questo sì.
Questo è un po’ come anche il matrimonio, non basta il “sì” all’altare se poi non faccio un atto di amore verso mia moglie, mio marito, ogni giorno, se non faccio la scelta, quando mi sveglio la mattina, di scegliere lui, di scegliere lei, di vivere per lui o di vivere per lei.
Se questo vale per il matrimonio vale ancora di più per i nostri figli: quali scelte noi facciamo per loro? Quale educazione noi diamo a questi ragazzi?
Ci dobbiamo interrogare perché tante volte la nostra testimonianza non è stata quella che doveva essere.
Tutti, anche come comunità cristiana, siamo chiamati a interrogarci.

Però, nello stesso tempo, il Signore dice che il seme cresce senza saper quello che sta succedendo. Dorma o vegli di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Non riduciamo la fede solo a quello che noi possiamo fare: c’è anche la Grazia di Dio che oggi scende su questi bambini, c’è lo Spirito Santo che li accompagna. Certe volte penso alla mia propria vocazione: i miei genitori a Messa non ci andavano, e io mi ritrovo prete… quindi tutto è possibile nelle mani di Dio. Questa Grazia, però, al bambino la dobbiamo far vivere, e questo vale anche per noi, questi sacramenti siamo chiamati a riceverli: la confessione, l’eucaristia, siamo chiamati a viverle.
Se io ho accettato di essere padrino o madrina, significa che ho deciso di dire di sì ad accompagnare questo bambino nella fede. Non lo faccio semplicemente perché faccio parte della famiglia o perché sono un amico, ma lo faccio perché voglio accompagnare questo bambino nella fede, e devo essere un sostegno per i genitori, in questo.
Allora per primo sono chiamato a vivere questo dono di Grazia che il Signore vuole fare a ciascuno di noi.
Allora vorrei concludere con le parole di san Paolo: “Camminiamo nella fede, siamo pieni di fiducia perché vogliamo abitare presso il Signore”.
La vita del cristiano è una vita con un orizzonte ben chiaro, che è l’incontro con Cristo.
La vita del cristiano è la vita rivolta a Cristo, che, crocifisso, ci mostra cosa significa amare e vivere: significa dare la vita.
Perché non sapremo dare la vita finché non sapremo cosa significa amare, e cercheremo di viverlo con tutte le nostre difficoltà, con tutte le nostre fragilità, ma finché noi abbiamo ben chiaro il cammino che vogliamo percorrere, allora siamo sicuri che questi bambini saranno realmente accompagnati verso di Lui.

Poi è Lui che dà tutto, ma noi dobbiamo almeno dare quel senso, quell’orizzonte che siamo chiamati a dare.
Il seme è la Parola di Dio, il seminatore è Cristo, chiunque trova Lui ha la vita eterna.
Amen