12 settembre 2021 XXIV domenica del Tempo ordinario

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi

Iniziamo l’anno pastorale ogni volta con questa domanda, una domanda che va oltre i secoli, una domanda che fa riflettere ciascuno di noi. Gesù inizia a parlare ai suoi discepoli dicendo: “La gente chi dice che io sia?”. E i discepoli subito danno la risposta. Ma quando la domanda diventa più personale: “Ma voi chi dite che io sia?”, cala un grande silenzio, e risponde solo Pietro: “Tu sei il Cristo”, cioè: tu sei il Messia, tu sei l’atteso; tu sei la risposta alle domande fondamentali della nostra vita. Tu sei il Cristo.

Allora Gesù comincia a dire quello che l’aspetta, le sue sofferenze, il rifiuto degli altri; la morte e la Resurrezione. E Pietro, lo stesso che aveva risposto dicendo: “Tu sei il Cristo “, comincia a dire: “No, Gesù, non dire queste cose”. E allora Gesù dice quella frase che noi conosciamo bene: “Vade retrò, Satana”, vai dietro a me, Satana, “perché non parli secondo Dio, ma parli seco do gli uomini”.

Pietro non ha capito che non basta solo la buona risposta; ed è quello che ci ricorda anche la seconda lettura: non basta dire che abbiamo la fede, non basta sapere a memoria le cose, non e questo avere fede. Posso sapere il catechismo a memoria, ma non è questo! Avere fede significa seguire Gesù. E che cosa significa seguire Gesù? Significa rinnegare se stessi! Cioè lottare contro la cosa più grande che abbiamo dentro di noi, vale a dire noi stessi. Questo “io”, questo orgoglio che abbiamo dentro, questa volontà di essere sempre i primi, di dover schiacciare gli altri; di dover pensare solo a noi stessi, per l’egoismo ché abita in ciascuno di noi.

Voler seguire Cristo non significa che non conoscerò sofferenza e dolore, ma che attraverso la sofferenza e il dolore posso incontrare Dio, che è lì che Dio mi dà la forza di andare oltre. Il Signore ci chiede di seguirlo sulla sua strada. E se oggi ci sono due bambini che vengono battezzati, vengono battezzati proprio nella morte e Resurrezione di Gesù.

Ai genitori, ai padrini faremo delle domande tra poco, diremo: ma vi rendete conto di quello che chiedete? Ne siete certi? Oggi voi chiedete il Battesimo, chiedete che il bambino sia immerso in questa vita di Gesù, una vita ben precisa che il Signore ci ha insegnato, una vita in cui l’amore deve essere la prima cosa: ma non un amore egoista, non un amore sentimentale; non solo la parola: “amare”, che sentiamo tanto; ma un amore donato, come Gesù sulla croce. Un amore che si dona per l’altro, un amore che dimentica se stesso per dare la vita agli altri. E quanto è difficile questo! Quanto facciamo fatica, ciascuno di noi, a vivere così! È questa la vita che il Signore ci chiede di vivere, è questo il progetto di Dio sull’umanità, su ciascuno di noi. Potessimo vivere come Cristo, non ci sarebbe violenza, non ci sarebbe il dolore che conosciamo di questo mondo, a causa di quella cattiveria, di quell’egoismo, di quell’orgoglio che l’uomo spesso ha dentro. Significa educare i figli in un certo modo, significa fare scelte ben precise.

Oggi si parla tanto di amore, ma questo tante volte nasconde un grande egoismo. Dobbiamo stare molto attenti: il vero amore è quello che si sa sacrificare per l’altro. Non c’è altro vero amore. Allora ha ragione Giacomo quando dice: “Tu hai la fede e io ho le opere. Mostrami la tua fede senza le opere io con le mie opere ti mostrerò la mia fece”. È la nostra vita che testimonia la nostra fede, non sono le parole. I nostri figli ci guardano, ci vedono. Non basta dire: questo è importante, ma poi faccio e vivo in maniera diversa. Tutto passa non tanto dalle parole, quanto dall’esempio è dalla testimonianza. Sapete che la parola “martirio”, “martire” viene dal greco e significa testimonianza, testimoni. Noi siamo chiamati ad essere martiri dell’amore, testimoni dell’amore. Ecco quello che vogliamo dare a questi bambini come comunità, come genitori, come famiglia.

Allora, all’inizio di quest’anno dobbiamo riflettere seriamente sulla nostra fede, dobbiamo riflettere sul dono di noi stessi; perché vedo quanto è faticoso andare avanti, quanto è faticoso donarsi agli altri, quanto è faticoso formare gli altri! Ma tutti siano chiamati a questo! Nella comunità non ci possono essere solo due o tre persone che si mettono al servizio, ma tutti dovremmo avere voglia di mettersi al servizio! E così anche nella nostra famiglia.

Allora preghiamo per queste famiglie, perché possano testimoniare quello che chiedono oggi, perché, se no, è tutta ipocrisia. Ma chiediamo anche a noi, a questa nostra comunità, di essere veri testimoni di Cristo in questo quartiere, perché ce n’è bisogno. Chiediamo al Signore di convertire i nostri cuori, di lottare contro il nostro orgoglio, di metterci al seguito del Signore; di aprire questo nostro cuore che tante volte si chiude al bisogno dell’altro. Le opere che Giacomo ci chiede di fare sono le opere che Cristo vuole da noi.

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi” abbiamo detto e sentito nel nostro Salmo: ecco la nostra chiamata. In presenza del Signore camminiamo in questa terra. In presenza del Signore e nel nostro cuore camminiamo alla sua presenza. Amen