19 settembre 2021 XXV domenica del Tempo ordinario

Al centro della mia vita l’io o Dio?

cupola Galleria Napoli

Sono simpatici questi discepoli perché sono pieni di difetti, come ciascuno di noi.  La cosa bella della Bibbia è che non nasconde le problematiche. E vediamo questi uomini, quelli scelti  da Gesù, pieni di difetti.  Perché  dico questo?

Il Vangelo di oggi ci dice che Gesù stava camminando con loro, e non voleva  nessun altro; infatti diceva di non farlo sapere in giro per non avere la folla intorno a sé. E camminando diceva loro cose molto serie, importanti: che doveva essere ucciso, che risorgerà.  Ma essi non capivano bene cosa stava dicendo.
Continuano il cammino e lui si rende conto che c’è qualcosa,  ma non dice niente.  Tornati a casa, chiede ai suoi discepoli: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”. Il Vangelo ci dice che avevano discusso su  chi fosse il più importante tra di loro.

Ma ora vediamo: la storia di questi discepoli che si bisticciano per sapere chi tra di loro è  il primo è così via, perché  viene raccontata a noi? Cosa dice alla nostra vita? Ci dice una cosa molto importante, che noi, o ci lasciamo abitare da Dio e Dio diventa per noi la cosa più importante, oppure la cosa più importante per ciascuno diventa l’io, sono io. L’uomo deve sempre mettersi al centro di tutto.

Conoscete bene il peccato originale, quello di Adamo ed Eva: qual è stato il loro problema? Che a un certo momento essi non avevano più fiducia in Dio! Quindi hanno cominciato a mettersi al centro.  È questa la nostra tendenza: di volersi mettere sempre al centro. 

Quando mi metto al centro e voglio esistere, allora devo schiacciare l’altro, devo essere il primo! Così fanno i discepoli,  così tante volte facciamo noi. E così fa questa società, in cui emarginiamo alcune persone perché   dobbiamo essere noi i primi. Gesù,  a questa volontà di affermarsi, dice: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”:  cioè  devi essere così libero, che ti metti a servire l’altro. E capisci ché l’altro ha un’importanza forse maggiore della tua, comunque almeno è  al tuo livello; e allora cominci a volergli bene.

Vedete, la nostra società  è  malata, perché noi non  riusciamo a metterci all’ascolto dell’altro, perché ci vogliamo sempre affermare.  Questo inizia già da piccoli! E questo è d’importanza anche per i genitori, che devono saper educare i loro figli. Tante volte sono proprio i genitori che sono lì a dire: devi vincere, devi essere il migliore, devi… Certo, ma prima di tutto devi riconoscere la dignità dell’altro! Se essere il migliore significa schiacciare l’altro,  allora continueremo ad avere la società che conosciamo oggi, continueremo ad avere le guerre, continueremo tutto questo.  Il crocefisso ci insegna il contrario: ci insegna che il bello nella vita è dare la vita per gli altri.  È lì che esisti realmente, quando tu hai la forza di dire che l’altro è importante per te.

Noi, all’inizio dell’anno,  facciamo sempre la settimana eucaristica perché desideriamo sempre mettere al centro del nostro anno pastorale Dio, attraverso l’Eucarestia. Anche quest’anno iniziamo con questa settimana. Ascoltiamo insieme la testimonianza di una delle nostre adoratrici. Vediamo come l’adorazione, un’ora alla settimana, ci aiuta a rimettere le cose un po’  in ordine nella nostra vita: non sono io che sono al centro, ma è Dio il centro della mia vita.
Riceverete un modulo che chi vorrà  potrà  compilare, per dare un servizio a questa comunità,  ma soprattutto regalare a voi stessi la presenza col Signore.

È importante capire questo.  Noi in questa vita frenetica abbiamo delle priorità,  ed è normale. Una delle  priorità è ovviamente  alimentarci e quindi andare a lavorare per portare qualcosa a casa. Ma non dimentichiamo che non siamo solo animali, che hanno bisogno di cose molto basilari: c’è anche uno spirito da nutrire.  Abbiamo anche bisogno di qualcosa di più  alto. E allora “consacrano” un’ora del nostro tempo, della  nostra settimana, a poter pregare. Ci aiuta. Dire io a questo appuntamento settimanale ci aiuta. Se no, tante volte  rischiamo di andare avanti e non prendere il tempo con il Signore.