25 Dicembre 2017 Natale del Signore, Messa del Giorno

“In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”.
Il Verbo, la Parola creatrice di Dio. Dio parla e le cose esistono. E’ difficile capire questo perché siamo in una società dove tante volte sentiamo parole, parole, parole, ma poi concretamente da queste parole spesso non esce niente. Questo vale per i nostri politici, questo vale per le persone che fanno gli opinionisti, questo vale tante volte anche nelle nostre famiglie, per noi stessi. Diamo poca importanza alla nostra parola. Invece, come vi ho detto tante volte, anche nella liturgia la parola ha la sua importanza. Diamo senso alle cose che diciamo, perché se diamo senso allora forse qualcosa cambierà.
Non dobbiamo dubitare invece della Parola di Dio: quello che dice, fa. La Parola è creatrice, ricordatevi la creazione del mondo.
“Il Verbo si è fatto carne, è venuto ad abitare in mezzo a noi”. E’ quello che abbiamo letto poco fa e quello che abbiamo festeggiato questa notte. La luce è venuta in mezzo a noi, attraverso questo Verbo incarnato.
Ma cosa significa per noi questo?
L’abbiamo sentito in questo Vangelo bellissimo di Giovanni, in cui ci viene detto che la vita è la luce degli uomini, che la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno voluta.
Quante tenebre noi ci portiamo nel cuore? Quante tenebre abbiamo vissuto nella nostra vita? Quante tenebre vediamo nel mondo?
Ma oggi ci nasce una nuova speranza. Dio si fa presente nella nostra vita. Ieri abbiamo visto che, storicamente, potevamo datare questo momento in cui Dio viene in mezzo all’uomo, sapevamo chi era l’imperatore, sapevamo chi era il governatore della Siria, per cui era facile capire quale era il momento in cui Dio si fa presente.
Perché Dio si fa presente nella tua vita, concretamente. Se guardi indietro, se cerchi bene, vedrai che Dio si è fatto presente. Certo, lui non si impone mai, lui si propone, ma se tu rileggi la tua storia ti renderai conto che Dio tante volte si è messo vicino a te. Forse indirettamente, forse attraverso un “Giovanni”, avete sentito che Giovanni è venuto a testimoniare la luce, non era la luce ma è venuto a testimoniarla, ad indicarla. Nella nostra vita tante volte le persone hanno indicato il Salvatore, ce l’hanno fatto presente: può essere stato un sacerdote, un catechista, una nonna, un genitore, ma qualcuno nella nostra vita ci ha certamente indicato il Signore. Perché, vedete, ciascuno di noi è chiamato un giorno a diventare come Giovanni, ciascuno di noi è chiamato a essere come l’abbiamo sentito nella prima lettura: “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza”. Ciascuno di noi è chiamato a essere questo messaggero della buona notizia. “Vangelo” significa “buona notizia”.
Ciascuno di noi è portatore di questo messaggio di speranza per ogni uomo, ma per poterlo diventare dobbiamo prima di tutto accogliere nel nostro cuore questa luce, questa gioia, questa pace.
Ma cosa significa questo? Guardate (indica il presepe), Dio si fa piccolo, umile, in un bambinello. Il bambino, lo sappiamo, è quello che ha bisogno di noi, un bambino non può crescere, non può vivere senza di noi, da solo muore. Ha bisogno di affetto, ha bisogno di presenza, ha bisogno di qualcuno che gli dia da mangiare. Dio si fa il più umile, il più povero, quello che chiede l’elemosina a ciascuno di noi, ci chiede aiuto. Non si impone mai, sta lì con le braccia aperte.
E cosa rappresenta questo bambino, chi è questo Dio? Perché diciamo che Gesù è il principe della pace, che è portatore di gioia, che è portatore di luce?
Semplicemente perché ci ricorda chi siamo noi e qual è la nostra chiamata.
Dio, ricordatevi sempre, si è fatto uomo. Dio si è fatto uomo, significa che attraverso di lui capiamo che cosa significa essere uomini, perché lo sappiamo, l’abbiamo visto anche durante l’Avvento, l’uomo a un certo momento si nasconde da Dio. Quando Dio viene nel giardino dell’Eden a incontrarsi con l’uomo, a parlare con lui, a dialogare, perché nella nostra vita c’è bisogno di questo dialogo con Dio, l’uomo che si sente nudo, si nasconde. Noi ci nascondiamo da Dio perché sappiamo che non rispondiamo alla promessa che ha messo nel nostro cuore. Ci nascondiamo perché non lo vogliamo seguire, perché non gli diamo tutto il nostro cuore, perché non lasciamo che lui ci possa guidare. Dio si è fatto uomo per mostrarci qual è il volto dell’uomo. Ecco perché porta la pace. Certo che le guerre continuano, per colpa nostra. Lui ci porta la pace, una pace interiore, perché? Perché quando sono in pace con me stesso posso vivere le cose più terribili nella vita, ma se ho la pace dentro, tutto cambia. E avere la pace dentro vuol dire essere uomo, essere coerente con la mia umanità. Ecco quello che ci porta, ecco perché è il principe della pace.
Devo guardare a lui per capire che cosa significa essere uomo.
Lui è portatore di Gioia. Che cos’è questa gioia? Non è quella che passa. Ciascuno di noi l’ha vissuta, quella. Ma poi cosa succede? Rimaniamo vuoti, non c’è niente. La vera gioia è quella del dono. Lui si farà dono per l’umanità, morirà sulla croce, darà la sua vita per ciascuno di noi. E’ dando, che riceviamo, è dando che siamo pieni. Ogni volta che la nostra tendenza a conservare, a trattenere, ci fa vivere rinchiusi in noi stessi, saremo vuoti. Lo sappiamo, l’abbiamo vissuto.
Allora ecco, il Dio che si fa uomo è il Dio che ci porta questa pace e questa gioia.
Ma per questo lo dobbiamo accogliere, per questo abbiamo fatto il percorso di Avvento, per preparare il cuore alla sua venuta.
E ogni Natale è un tornare verso Dio.
Non è definitivo, perché noi siamo come in una spirale che va sempre più nel profondo, e in questa profondità devo trovare Dio, è lì che lo devo accogliere.
E oggi rinnovo di nuovo la volontà di accoglierlo, di nuovo devo dire di sì, di nuovo voglio aprire il mio cuore.
A Natale Dio si incarna in mezzo a noi, e quindi si vuole incarnare in te. Questo è il vero Natale: accogliere Dio perché possa incarnarsi in me, per poter dire, come San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Dio vive in me”.
Amen.

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