27 gennaio 2019 terza domenica del Tempo ordinario

Parola liberatrice

Oggi parleremo di un tema importante per un cristiano: quello della parola di Dio – che adesso abbiamo proclamato tutti insieme. E che cosa sentiamo?

Nella prima lettura si parla di Esdra che porta il rotolo davanti al popolo. All’epoca Gerusalemme era un po’ come il nostro paese, cioè non riusciva a uscir fuori dalla crisi. Il tempio è stato distrutto, ricostruito… E non si ritrovava la parola. Finché un giorno la ritrovano, là dove doveva essere la sagrestia, diciamo così. E allora Esdra la porta e la legge davanti al popolo. E il popolo riscopre questa parola. E avete sentito quello che viene detto: si mette a piangere! Viene colpito.  Perché si era dimenticato cosa significava questa parola, come poteva parlare al suo cuore.

Noi possiamo dire che tante volte la parola di Dio ci scivola addosso! Tante volte non ci ricordiamo neanche quello che è stato detto quando usciamo da questa chiesa alla fine della   messa! Ci scivola addosso; non è una parola creatrice per noi. E’ una parola che si mette in mezzo a tanti altri che sentiamo in questo mondo…

Invece noi dobbiamo stare molto attenti. Avete visto quello che facciamo all’ inizio del Vangelo: dove facciamo il segno di croce? Sulla fronte, sulla bocca e sul cuore. Perché io la voglio capire, la voglio vivere – sul mio cuore! – e la voglio proclamare. Quindi è importante questa Parola.

E tante volte noi facciamo dei gesti o diciamo delle parole tipo amen. Quante volte ho ripreso l’assemblea perché l’ amen lo dicevano così…, invece amen significa ci credo! Tante parole che noi diciamo hanno importanza. Pensate alla parola come amore, che dovrebbe essere una cosa incredibile, stupenda! Sappiamo quanto è importante l’amore nella nostra vita, e quanto invece questa parola viene usata nella maniera positiva e negativa…

Le parole sono importanti. Ricordate nella Genesi che cosa fa Dio al momento della creazione: la parola è creatrice: Dio parla e si crea! Pensare sull’altare a quello che succede attraverso la parola: il prete, quando fa la consacrazione, quando parla del pane e del vino, non deve usare delle parola che inventa: sono parole ben precise. E sono creatrici, nel senso: il pane e il vino con quelle parole diventano il corpo e il sangue di Cristo.

La parola è importante. Il popolo, l‘avete sentito, si mette in piedi. In piedi, proprio come noi al Vangelo ci alziamo. Davanti a che cosa ci alziamo? Davanti alla parola di Dio. E avete sentito il Vangelo cosa ci dice oggi? Come è nata questa parola? Ce lo dice Luca. “Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin dal principio e divennero ministri della parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi e di scriverne un resoconto ordinato a te, Teofilo” cioè amante di Dio. Teofilo forse non è una persona, siamo noi gli amanti di Dio. E Luca ci dice allora come ha fatto a scrivere il Vangelo. Questo Vangelo che viene proclamato nella nostra vita. E che risponde veramente, come abbiamo spesso detto, ai nostri bisogni.

E a cosa risponde, ce lo dice la parola di Dio. Gesù legge nella sinagoga: “Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione”. Parla di liberazione. La parola di Dio ci libera! Il nostro cammino di cristiani è un cammino di liberazione! Ricordatevi la veglia pasquale, quando facciamo memoria di quello che Dio aveva fatto al popolo di Israele, liberandolo dalla schiavitù.

Per noi la liberazione è la parola di Dio ché ci libera. Perché ci  fa capire che Dio-amore, Dio-Padre ci ha amati di una amore così grande, così nobile che noi non possiamo cadere nel peccato cioè nella schiavitù. Siamo chiamati a qualcosa di più alto, di più grande.

E questo ce lo dice la seconda lettura: siamo tutti membra dello stesso corpo. Non c’è chi è più importante e chi meno importante: tutti lo siamo! Ed è questa chiamata di liberazione che oggi dobbiamo vivere. Noi tante volte questa parola la mettiamo da parte e torniamo ad essere schiavi. Noi pensiamo di liberarci, liberandoci anche della parola e non ci rendiamo conto che più andiamo avanti, più siamo schiavi. Più la società ci dice che siamo liberi, più ci rende schiavi.

E’ la parola liberatrice che noi dobbiamo scoprire. E’ la parola liberatrice che noi dobbiamo amare. E’ la parola liberatrice che noi dobbiamo vivere, mettere in pratica.

E allora chiediamo al Signore di darci la forza di aprire il nostro spirito a questa parola, di aprire il nostro cuore a questa parola. Perché ciascuno di noi la possa proclamare, come facciamo ogni volta che facciamo questo segno. E proprio questo che vogliamo vivere oggi. Chiediamo al Signore allora di accompagnarci. Amen

27 gennaio 2019 terza domenica del Tempo ordinario
Omelia di Don Stefano Cascio
Trascrizione di Maddalena Kemeny