24 marzo 2019 Terza domenica di Quaresima

Aprire il cuore

Oggi sembra di essere alla “Vita in diretta”. Quando vado a fare le benedizioni nelle case, è interessante vedere che tutti hanno il televisore acceso… Tutti questi morti ammazzati!. Sono  le cose che raccontano tutti i pomeriggi sulla televisione italiana. Questo sicuramente non aiuta la nostra società a sentirsi più tranquilla. E oggi questo Vangelo, come avete sentito ci racconta anche di alcuni fatti di cronaca. Abbastanza interessante: non credo che anche altrove Gesù parli di cronaca così.

Ma perché ci racconta questo? Intanto Gesù subito dice, riguardo a queste morti cruente, che non è colpa di queste persone. Però dice: “Se non vi convertite vi succederà la stessa cosa”. Che cosa significa questo? La conversione, valer a dire il cambiare rotta, è sempre un aprire il cuore. Aprire il cuore prima di tutto a Dio: e sappiamo quanto è facile nella nostra vita metter Dio da parte. Ma è un’apertura del cuore che sempre va anche verso i nostri fratelli.

Avete visto che il Vangelo è diviso in due parti che non hanno quasi niente in comune: prima questi fatti di cronaca che Gesù racconta, poi passiamo a una parabola. Se voi andate a vedere nella Bibbia, vedete che sono proprio due cose diverse. Però la Chiesa ce li ha messe insieme questa mattina, terza domenica di Quaresima.

Allora, per tornare a questa prima parte, cosa ci vuole dire Gesù?? Che se non vi convertite, perirete allo stesso modo. Ovvio che non ci sta dicendo: attento, se non ti converti, ti crolla una torre addosso! Oppure: attendo, di fronte a questa comunità che fa così fatica a convertirsi, cade tutto questo bel tetto qua… già è basso! No, quello che ci dice il Signore oggi è che c’è una colpa spirituale molto forte che forse già viviamo  nella nostra vita, se abbiamo il cuore chiuso, se noi non ci interessiamo di quello che sta succedendo attorno a noi, ai nostri fratelli… E tante volte per ciascuno di noi è così: quante volte siamo passati davanti a un fratello che aveva bisogno e l’abbiamo ignorato!  Quante volte in queste benedizioni che faccio incontro persone sole, una a un piano e una all’altro! E invece di andare a incontrarsi, queste persone vivono chiuse nella loro casa a dire che sono sole, a piangersi addosso, quando invece al piano di sotto o al piano di sopra c’è la stessa situazione e potrebbero incontrarsi! Ma così non si fa, siamo chiusi! Certe volte  busso a una porta e non mi aprono, non perché sono atei (può succedere: no!, siamo atei, non vogliamo…) ma per paura! E mi direte, sentendo “La vita in diretta, ho paura, con tutte le storie che ci sono!”

Però, vedete, il legame sociale che poteva esistere nelle nostre società prima, adesso non c’è più! Persone che vivono una sopra una sotto non si incontrano, non si vedono, non stanno insieme! E’ questa la morte di cui parla Gesù. Una morte in cui il cuore è chiuso, in cui non vediamo l’altro, in cui ci siano rinchiusi nel nostro piccolo mondo! Questa è la morte di cui parla nella prima parte del suo Vangelo. Una morte dovuta all’egoismo, all’individualismo, che sta come una malattia, un virus toccando tutta la nostra società occidentale.

Servirebbe andare in certi Paesi poveri solo per capire la differenza dei legami che esistono tra le persone. Quando sono stato in Pakistan, quello che mi ha colpito di più è proprio il senso dell’accoglienza di queste persone che non hanno niente, hanno veramente poco, che vivono tutti nella stessa camera e che però ci aprono le porte, le braccia per accoglierti.  Non ti chiedono niente, perché sono Paesi che non hanno neanche l’abitudine di conoscere gli occidentali; penso per esempio al Marocco, ovunque vedi i turisti dare ai bambini caramelle ecc., e hai subito i bambini che vengono a chiederti le cose. In un paese come il Pakistan, che non conosce questo, c’è un’accoglienza della gente incredibile, che noi abbiamo perso! Lì ti rendi conto della differenza! Ed è così vero che più abbiamo, più abbiamo paura, più ci ritiriamo.

Allora il Signore, nella prima parte del Vangelo, quando ci parla di conversione ci dice: “Aprite il vostro cuore”. La conversione è l’apertura del cuore a Dio e all’altro. Ma non è solo questo la conversione. E ce ne parla il Signore nella seconda parte, nella parabola.

Lì ci ritroviamo da un’altra parte. C’è un vignaiolo che sta lavorando e c’è quest’albero che non dà frutti. E lì il Signore ci dice che la conversione ti porta anche ad avere pazienza con l’altro. E anche qui: basta prendere la macchina e ci rendiamo conto nelle nostre strade con le buche e con le difficoltà che conosciamo a Roma ci rendiamo conto che di pazienza ne abbiamo poca. Basta che uno ti faccia uno sgarbo e subito devi rispondere. Invece, quando andiamo al confessionale, ci rendiamo conto che il Signore con noi ha molta pazienza! In quel confessionale lì ha tanta pazienza. Quando noi invece dobbiamo giudicare gli altri ci scordiamo della pazienza che il Signore ha avuto con noi e subito dobbiamo andare a castigare. Il Signore dice che tu non devi giudicare della sterilità o della fecondità degli altri. Non andare a dire: questo non vale niente! Non sei tu che devi giudicare del valore della persona! E soprattutto non sei tu che devi giudicare della vita e della morte di una persona. Verso quell’albero il vignaiolo intercede presso il proprietario dicendo: aspetta un po’, ci lavoro, lavoro attorno, metto concime, vediamo quello che esce fuori, poi deciderai tu. Poi è Dio a decidere di quello che succederà, noi no, noi non abbiamo questo diritto. Noi con pazienza aspettiamo e lavoriamo.

E, vedete, quando noi preghiamo, quando ci facciamo intercessori – come fa un po’ questo vignaiolo che va dal padrone e chiede: aspetta!, quando anche noi – succede! io credi che anche a noi succeda di pregare o per una intenzione  per qualcun altro o per una nostra intenzione – quando ci facciamo intercessori dell’altro, non basta solo la preghiera. Dobbiamo anche sporcarci le mani. Il vignaiolo non dice solo una preghiera a parole dicendo: no, non tagliare qiest’albero! Prende la zappa e comincia a lavorare la terra. Anche noi siamo chiamati, se ci facciamo intercessori, anche a sporcarci le mani, cioè ad aiutare l’altro concretamente. Non posso solo aspettare che Dio faccia questo. Sono chiamato anch’io a prendere mio fratello, a prendere la sua mano e alzarlo, aiutarlo ad alzarsi. Se vuole.

E allora  torniamo al fatto che la conversione è un’apertura del cuore. Un’apertura concreta, dove io sto attento all’altro e ai suoi bisogni. Dove io metto il mio per far crescere l’altro. E non aspetto che tutto venga dall’alto.

Chiediamo dunque in questa terza domenica di Quaresima di aiutarci ad aprire il nostro cuore. La nostra comunità cammina in questi giorni particolari che sono quello della Quaresima. Insieme chiediamo al Signore di aprire il cuore: per sentire Lui e per sentire gli altri. Amen

24 marzo 2019 Terza domenica di Quaresima
Omelia di Don Stefano Cascio
Trascrizione di Maddalena Kemeny