12 maggio 2019   Quarta domenica di Pasqua

Riconoscere la sua voce

Nella prima lettura vediamo che san Paolo va in sinagoga e incomincia a insegnare quell’ insegnamento nuovo: Cristo è risorto, tutto cambia! San Paolo, lo sappiamo, è proprio quello che andava a uccidere i cristiani. Ma sulla via di Damasco incontrerà Cristo risorto e, lui che, un po’ come l’Isis di oggi, uccideva i cristiani, si converte totalmente e diventa uno dei più grandi apostoli della storia del cristianesimo.  San Paolo è una delle prove  viventi che Cristo è risorto perché lui cambia totalmente vita. E’ quel che dovrebbe essere per ognuno di noi toccati dalla parola di Dio, toccati da Gesù Cristo che si è fatto vivo nella nostra vita. Ora, durante il suo insegnamento nella sinagoga, una parte dei presenti si ribella e san Paolo a questo punto capisce che deve andare versoi pagani. Il messaggio di Cristo diventa universale, non più per il piccolo gregge di Israele, ma diventa universale. E’ così che forse ha raggiunto uno dei nostri antenati.

Questo è un grave mistero: come è possibile che alcune volte la Parola tocca una persona e un’altra no? E’ il grande mistero di oggi in questa crisi di fede che vediamo attorno a noi. Ma per poter essere toccati dalla Parola, uno deve fare un atto di umiltà. E forse è per questo che in una società egocentrica è difficile che ci sia quell’umiltà di dire: ho bisogno di qualcun altro, non sono io a prendere le redini della mia vita, c’è qualcun altro sopra di me. E questo passaggio è difficile.

Sant’Agostino, quando era sul cammino di conversione – pure lui un bel personaggio, eh? A diciassette anni ha fatto un figlio senza aver contratto matrimonio, poi è entrato in una setta,  ha fatto di tutto:.. però c’era sempre questa ricerca continua. Un giorno apre il Vangelo, ma non gli piace per niente perché lui era maestro di retorica e quindi cercava l’estetica delle parole che qui non c’era, perciò chiude tutto e lo butta via. Sarà la testimonianza dei martiri che alla fine toccherà sant’Agostino. E lui dice: la parola di Dio è un po’ come una grotta, tu devi abbassare la testa per arrivarci. Ecco, il nostro cammino è questo.

Perché dico tutto questo sulla Parola? Perché nel Vangelo di oggi le pecore seguono il pastore perché riconoscono la sua voce. Tante volte nella storia della Chiesa di questi ultimi secoli la cosa che è stata messa in crisi non era la Parola. Voi sapete che i cattolici per tanto tempo non avevano neanche il diritto di aprire il Vangelo. Se voi leggete la vita di santa Teresina, vedete che deve chiedere il permesso al suo padre spirituale per poter leggere tale o tal altra lettura. Per paura che non fosse capita, la Scrittura era diventata proibita. Solo i religiosi potevano aprire la Parola. E allora per tanti secoli la nostra Chiesa è stata moralista. Tutto era basato sulle regole e sulla morale. Pensate a tanti conventi dove c’era l’occhio di Dio che dice: Dio ti sta guardando. C’era questo clima di proibizione.

Ma la lettura di oggi ci parla di qualcosa di diverso. Le pecore seguono il pastore perché riconoscono la sua voce: il pastore che dà la vita per loro. Noi veniamo toccati da Cristo perché la sua parola tocca il nostro cuore, il più intimo, il più profondo della nostra vita. Questo significa che noi cristiani siamo chiamati a proclamare questa Parola. E a viverla! Perché non possiamo proclamare la Parola senza proclamarla prima di tutto con la nostra vita. La testimonianza cristiana è questa e che muove le persone intorno.

Dunque noi siamo su questo cammino. Lasciamoci toccare dalla Parola, ma per questo dobbiamo aprire il cuore. Dobbiamo abbassare la testa, come dice sant’Agostino. Non dobbiamo aver paura perché ce lo dice il Signore, il Pastore: Nessuna pecora verrà strappata dalle mie mani. Ce o dice alla fine di questo Vangelo.

E’con serietà e con apertura di cuore che noi dobbiamo metterci ad ascoltare e seguire questa Parola. Io so che forse tanti di voi non aprono mai il Vangelo a casa loro. Bisogna forse cominciare ad abituarci. Ci sono tanti mezzi: basterebbe, anche andando al lavoro, prima di iniziare, la “parola del giorno”: la guardi su Google, esce fuori il Vangelo del giorno e vedrete che inizierà la giornata diversamente, tenendo presente una parola che ti colpisce di più in quel Vangelo lì. E poi la tieni presente per tutta la giornata. Sono piccoli passi che ci aiutano a sentire vicino il pastore che vuole guidare il nostro cuore.

Allora camminiamo insieme ricordandoci sempre che questo momento della domenica ha anche come centralità non solo l’Eucaristia, ma anche la parola di Dio che condividiamo insieme. Amen.