26 maggio 2019 VI Domenica di Pasqua

Aprire la porta

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Ancora una volta ci ritroviamo davanti a questo discorso di Gesù che torma sul fatto fondamentale di seguirlo e di amarlo. Amarlo non significa seguire delle regole, osservare la sua parola significa accogliere il suo amore. Come abbiamo già detto, infatti, è forse una delle cose più difficili accogliere l’amore del Signore.

Ma cosa vuol dire accogliere il suo amore? Anzitutto significa mettersi da parte, abbassare la testa per dire: non sono io al centro, c’è qualcun altro che sta al centro. Significa accettare che qualcuno mi voglia bene; e anche questo è strano, noi che cerchiamo l’amore, facciamo fatica a lasciarci amare. Lasciarci amare significa anche certe volte che ci venga detto che le cose che facciamo non vanno bene e anche questo non sempre è facile per noi.

Lasciarci amare da Dio significa concretamente affidarci. Affidarci. E affidarci non è facile, dare fiducia a qualcuno non è facile.

Come si concretizza questo nella nostra vita? Per un sacerdote ad esempio affidarsi significa dare la vita alla Chiesa, vale a dire obbedire al vescovo. Così ciascuno di noi nella vita della Chiesa dovrà a un certo momento affidarsi e per i parrocchiani è affidarsi anche al proprio parroco: è strano, ma è così. Cioè le cose si concretizzano. Invece vediamo tante volte come facciamo fatica ad affidarci. E’ davvero una grande fatica lasciare spazio a qualcun altro! Pensate come è faticoso lasciare spaio al grande amore di Dio che vuole prendere dimora dentro di noi! Ce lo dice Gesù: “Il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Noi tra poco inizieremo a invocare lo Spirito Santo. Perché tra poco, lo sapete, è Pentecoste: inizierà la novena di Pentecoste, ci prepariamo a questo momento grande. E che cosa significa Pentecoste se non lasciare entrare il Signore nella nostra vita attraverso il suo Spirito? Lo Spirito Santo è quella terza persona che ci dimentichiamo completamente! E’ lui che dovrebbe guidare la nostra vita. Ma quanti di noi la mattina si alzano invocano lo Spirito Santo per chiedergli di guidare la loro vita, quanti di noi lo fanno?

Allora quanto è grande questo spazio che dovremmo lasciare al Signore, quanto è grande nel nostro cuore e nella nostra vita, nel nostro cervello, nel nostro modo di pensare? Quanto spazio lasciamo al Signore? Quanto coltiviamo questa possibilità di lasciargli spazio? Voi sapete che la vita spirituale è una palestra e, come in palestra, se non ci vado, dopo un poco si vede! Così succede nella nostra vita spirituale. E qual è l’allenamento nella nostra vita spirituale se non il lasciare quello spazio di silenzio tra me e lui che è la preghiera? E’ il momento in cui tutto il resto viene messo da parte. Ma quando nella mia giornata mi apro a questo momento che è la preghiera?

Vedete, noi abbiamo spesso l’impressione che amare il Signore significhi rispettare delle regole: no. La prima cosa è lasciarci amare da lui. Questa è la prima cosa. E quando si prega credere che questa sia la cosa più facile, anche questo è un errore, non è vero. Tante volte non gli permettiamo di amarci. Perché lasciare che ci ami significa farlo entrare, lasciargli quello spazio che noi facciamo tanta fatica a lasciare.

Allora questa mattina chiediamo al Signore di darci la forza di poter ricominciare ad andare in palestra, cioè di ricominciare a pregare di più; chiediamo che possa entrare nella nostra vita, nel nostro cuore, nella nostra ragione, in tutto noi stessi, in tutte le nostre cose. Chiediamo al Signore di darci la forza di aprire il nostro cuore alla sua presenza. Solo così ci potrà essere una vera conversione: lasciandoci amare da lui. E’ l’unica cosa che dobbiamo fare. Aprire la porta, non c’è altro. Le altre cose vengono dopo, ma aprire la porta è forse la cosa più difficile nella nostra vita: affidarci. Amen